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Trento

Addio al diacono Fiorenzo Dorigoni

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È morto mercoledì 12 giugno il Diacono permanente Fiorenzo Dorigoni; aveva 78 anni.

Originario di Cles, venne ordinato diacono nel 1985.

E’ stato collaboratore pastorale a Trento, S.Pio X (1985-2004) e in seguito, nella parrocchia del Sacro Cuore, sempre a Trento (2005-2018); da pochi mesi risiedeva alla casa del clero dove si è spento. Il funerale verrà celebrato a Trento, nella parrocchia del Sacro Cuore, venerdì 14 giugno alle ore 14.00.

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Trento

Minacce Fugatti, AGIRE: «Vicini al nostro presidente e contro l’odio dei balordi»

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Anche Claudio Cia e Agire per il Trentino esprimono vicinanza e solidarietà al Presidente Maurizio Fugatti diventato bersaglio di una inaudita cattiveria di persone senza volto e senza dignità.

«Le scritte ingiuriose apparse a Rovereto non solo dimostrano una grande ignoranza ma anche il fatto che l’istigazione all’odio non ha colore politico ma può colpire tutti, persino chi viene continuamente definito in modo offensivo come “populista”. Oltre a ciò, il fatto che alcune pagine Facebook dopo l’accaduto abbiano ironizzato sull’accaduto dimostra come l’irresponsabilità di certe persone non abbia limite»Dichiarano in una nota i vertici del movimento

«Le minacce di morte e il disprezzo sono armi spuntate di chi è privo di intelligenza. Vi ricorre chi non è capace di mettere a confronto pensieri diversi, chi non sa conversare da persona matura, chi ha bisogno di avere ogni giorno un nemico per poter giustificare la propria esistenza ed essere in perenne lotta. Caro Presidente, con te noi di AGIRE per il Trentino ci contrapponiamo a queste manifestazioni di odio con il lavoro e il rispetto, anche verso questi balordi, perché siamo convinti che non sia sputando veleno e calpestando l’avversario che si ottiene ascolto e rispetto».

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Trento

Consigliera di parità, Segnana: «Sorprendenti le dichiarazioni di Emanuele Corn»

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In relazione alle polemiche di questi giorni sugli organi di stampa riguardanti la riduzione delle indennità della figura della Consigliera di parità nel lavoro, l’assessore provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana ritiene necessario precisare le ragioni della scelta presa dalla Giunta provinciale che riguarda una riconosciuta figura di garanzia dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

“La riduzione operata sull’indennità annua della Consigliera di parità nel lavoro non è dipesa da una valutazione estemporanea con la finalità di svilirne il ruolo, bensì da scelte responsabili di questa Amministrazione – commenta l’assessore Segnana -. Le origini della questione devono essere ricercate a monte di questa legislatura nelle scelte fatte da precedenti governi provinciali che hanno deciso di disciplinare con legge provinciale la figura della Consigliera di parità.”

“Una figura istituita dallo Stato e operante in tutte le Regioni il cui emolumento si assestava su circa 500 euro al mese e solo recentemente è stato aumentato a circa 10 mila euro annui.”

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“La Provincia autonoma di Bolzano ha fatto una scelta ancora diversa, attribuendo l’incarico di Consigliera di parità a una propria dipendente assunta con contratto a tempo indeterminato e a tempo pieno.”

“Contrariamente a ciò che avviene a Bolzano, nella nostra Provincia la legge prevede un concorso pubblico che selezioni per la durata della legislatura una figura di esperto che può continuare a svolgere parallelamente anche la propria attività professionale, una scelta questa che la Giunta provinciale non ha voluto mettere in dubbio proprio per garantire alla Consigliera di parità una posizione di assoluta indipendenza e terzietà, assicurando al contempo la possibilità di mettere a disposizione della cittadinanza una professionalità di alto livello”.

“Si deve inoltre evidenziare – prosegue l’assessore Segnana – che la Consigliera di parità non opera in solitudine, ma è supportata dall’Ufficio pari opportunità della Provincia, che segue tutti gli aspetti gestionali e amministrativi garantendo il funzionamento del servizio e l’attività della Consigliera.”

“Sulla base di tali considerazioni mi sorprendono alquanto le dichiarazioni di questi giorni di chi ha ricoperto l’incarico quest’ultima legislatura, (NdR – Emanuele Corn) circa il loro impegno in qualità di Consigliera/e di parità nel lavoro considerando che nel corso del loro mandato hanno potuto continuare a svolgere anche la propria attività professionale. Rispetto a tale aspetto, la Giunta provinciale è disponibile a valutare se un’effettiva totale disponibilità nei confronti dell’utenza – unica e reale priorità – possa essere meglio soddisfatta con un rapporto di tipo esclusivo, incompatibile con altre attività professionali.”

“Sempre in considerazione dell’importanza e della delicatezza dei temi trattati dalla Consigliera di parità nel lavoro – spiega ancora l’assessore provinciale – è necessario sottolineare che le risorse risparmiante per l’indennità verranno impiegate per la definizione di iniziative e progetti nel medesimo ambito, che saranno realizzate anche attraverso le sollecitazioni del Consigliera di parità.”

“La Giunta provinciale ha infatti condiviso l’ordine del giorno proposto dal consigliere Paolo Ghezzi, approvato in sede di manovra di assestamento, in base al quale sono già allo studio specifiche iniziative volte a promuovere una maggiore conoscenza degli strumenti che le donne hanno per difendersi dalla violenza di genere e dalla discriminazione, soprattutto sui luoghi di lavoro, nonché attività e progetti da realizzarsi sul territorio in collaborazione con le altre amministrazioni pubbliche.

“Sulla base delle predette considerazioni – conclude l’assessore Segnana – mi pare che le scelte della Giunta provinciale non possano essere criticate, ma attribuiscano alla figura dalla Consigliera di parità un corretto ed equilibrato riconoscimento per l’assoluta rilevanza dell’attività svolta a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori“.

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Trento

Un bambino su 3 non sa nuotare: ecco l’età giusta per iniziare

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Neonati subito in piscina, cinque impianti cittadini senza contare quelli minori e corsi di nuoto che Csi, Buonconsiglio, Rari Nantes e Nuotatori Trentini, organizzano per tutte le età.

L’insegnamento di tecnologie e approcci diversi, pur di abituare i bambini a familiarizzare con l’acqua, prima ancora di pensare di praticare uno sport vero e proprio.

Eppure un bambino su tre non sa nuotare e secondo i medici pediatri che hanno lanciato l’allarme solo il 40% sta in un qualche modo a galla.

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Il che vuol dire che 2 milioni di bambini italiani rischiano la vita se per una qualche ragione dovessero andare oltre il limite entro il quale “ toccano”.

Un dato ancora più allarmante se consideriamo che dall’inizio degli anni ‘70 ci sono stati 1300 decessi all’anno per annegamento.

Allora quale sarebbe l’età migliore per iniziare i corsi di nuoto?

Quella ideale sarebbe tra i 5 ed e i 10 anni, ma già a 14 giorni si può iniziare a nuotare in compagnia dei propri genitori.

Prima si comincia e meglio è, perché dopo i 10 anni le paure si consolidano e tutto diventa più difficile.

Poi è chiaro che aver frequentato un corso di nuoto non garantisce l’incolumità, perché trovarsi in una situazione d’emergenza rispetto alla tranquillità di una piscina, è cosa diversa, però aiuta.

Il primo approccio sarebbe opportuno farlo con la bella stagione in modo tale che anche il genitore possa restare vicino al figlio e proseguire poi in maniera più autonoma durante l’inverno.

Le società sportive trentine sono a disposizione per trovare la forma migliore per “mandare in vasca il bambino”; alcune società sono anche autorizzate all’erogazione dei Buoni Servizio della Provincia che rappresentano un’ottima possibilità per abbattere i costi d’iscrizione.

L’importante però è imparare a nuotare e farlo nell’età più giovanile possibile.

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