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Trento

Sì unanime alle Linee guida della Giunta per il servizio civile illustrate dall’assessore Bisesti

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Nel pomeriggio di oggi si è riunita la Quarta Commissione presieduta da Claudio Cia (Agire). All’ordine del giorno l’espressione di parere sulla proposta di deliberazione della Giunta provinciale che reca le “Linee Guida per il servizio civile”.

Il documento, approvato dall’organismo all’unanimità è stato illustrato ai commissari dall’assessore Mirko Bisesti, accompagnato dal dott. Luciano MalferDirigente dell’Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili e dal dott. Giampiero Girardi, direttore dell’Ufficio, che hanno risposto alle domande dei consiglieri.

L’approvazione di queste linee guida è prevista dall’articolo 19 della legge provinciale sui giovani (lp 5/2007), ha spiegato Mirko Bisesti che ha osservato come il documento sia coerente con il programma di legislatura che ha riconosciuto lo sviluppo del servizio civile come: “un’esperienza aperta, inclusiva e qualificante per il percorso di crescita personale e di supporto alla transizione del giovane all’età adulta”.

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L’impegno della Pat è da sempre significativo in questo contesto, con una particolare attenzione alla formazione ed all’educazione, ha proseguito, dal momento che il giovane viene inserito in un contesto di apprendimento “del senso di società e dello stare in società”.

Il servizio civile rappresenta infatti un’effettiva opportunità di acquisizione di competenze anche certificabili e spendibili nel mondo del lavoro, ha aggiunto Bisesti che ha riconosciuto la centralità del giovane, apprezzando l’efficacia formativa dell’esperienza di servizio civile, orientata alla coesione sociale e all’acquisizione di competenze trasversali e di cittadinanza.

Saranno sviluppate una serie di strategie che rafforzeranno presso l’opinione pubblica la promozione del servizio civile e la valorizzazione dell’esperienza, ampliando i settori e la formazione anche delle figure di sistema.

Il servizio civile riveste un’importante opportunità per il futuro, ha concluso l’assessore, sopratutto in un contesto di cambiamento come quello attuale.

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Paola Demagri (Patt) ha apprezzato nell’intervento dell’assessore l’interesse a migliorare quanto la struttura già offre ai giovani in questo ambito, creando opportunità e offrendo disponibilità per il percorso di servizio civile.

Ha inoltre rilevato un’esigenza, che è quella di completare la dimostrazione del raggiungimento delle competenze assieme a chi ha accompagnato il ragazzo nel percorso di servizio civile.

Quanto agli enti che si rendono disponibili ad accogliere i ragazzi Demagri ha suggerito di tornare alla vecchia modalità, ovvero di semplificare il processo per non aggravare la già complessa procedura burocratica ed amministrativa.

Nella valutazione dei progetti, poi, sarebbe a suo avviso utile creare dei criteri cogenti.

Demagri ha quindi sollevato la questione della difficoltà di fare una formazione ad hoc, chiedendo se ci sia allo studio una strategia per stimolare la partecipazione dei soggetti a questa attività.

Pieno sostegno e approvazione per queste linee guida è venuto anche da Lucia Coppola (Futura): a fronte di una necessità impellente di trovare un ruolo ai ragazzi che non completano il loro percorso di studio, oppure che si trovano un po’ spaesati dopo la scuola superiore, il servizio civile può essere una possibilità per chiarirsi le idee e trovare la propria vocazione professionale, ha detto. Il soggetto prioritario di questo intervento, deve essere ben chiaro, è il giovane, ha aggiunto.

Claudio Cia si è detto colpito dal questionario, citato da Bisesti laddove il 18% dei giovani hanno definito “di sfruttamento” l’attività di servizio civile prestata ed ha chiesto chiarimenti su come avvenga il finanziamento dei progetti.

Sulla certificazione delle competenze Luciano Malfer ha chiarito che la ricaduta della certificazione si sta verificando.

Il sistema informativo è un progetto ambizioso, che sta richiedendo moltissime energie, una difficoltà interna che si sta cercando di affrontare. Il servizio civile non è lavoro, ha tenuto a sottolineare, ma è un’esperienza unica, che mette al centro del sistema il ragazzo e che può cambiare la vita del ragazzo.

Giampiero Girardi ha aggiunto, per rispondere a Cia che ci sono finanziamenti misti pubblico-privato, con una parte decisamente preponderante del pubblico, e qualche caso isolato di privato.

Quanto alla certificazione della competenza (un’unica competenza), deve essere un soggetto terzo a riconoscerla, ha chiarito, e le certificazioni sono state solo 50 in 5 anni, a dimostrazione che si tratta di un impegno di cui si fa fatica a riconoscere la funzionalità. I progetti vengono valutati su parametri definiti ed oggettivi da soggetti indipendenti rispetto al sistema.

Nel 2018 su 300 progetti 30 non furono ammessi, ma questi ultimi sono stati approvati in un secondo tempo, a fronte una correzione concordata con il valutatore. L’obiettivo è infatti avere più progetti possibile per ampliare il ventaglio delle offerte-opzioni da suggerire ai ragazzi. Nel servizio civile, ha spiegato infine, ci sono due tipi di formazione, una generale e l’altra specifica.

La prima è una giornata al mese in cui si parla di competenze trasversali e di cittadinanza (tematiche ampie che vanno dal parlare in pubblico alla gestione dei conflitti), mentre la formazione specifica è quella tecnica, cosiddetta on the job, che va fatta perché è un elemento costitutivo centrale.

Dal punto di vista strutturale ed organizzativo nessuno nel servizio civile è sfruttato, ha chiarito Girardi: la percezione di sfruttamento da parte di alcuni ragazzi è in realtà una personale percezione in tal senso del mondo del lavoro, sopratutto nei ragazzi che incontrano delle difficoltà. Si riscontra una fragilità educativa nei giovani, ha concluso Malfer.

Come Giunta, ha tenuto ad aggiungere in conclusione Bisesti, puntiamo molto sul valore del servizio civile scelto in maniera volontaria dal giovane, che deve avere dei tratti distintivi rispetto alle altre esperienze dal punto di vista del civismo e del collegamento al territorio.

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Trento

Contrasto alla cimice asiatica: il Piano è in fase avanzata di attuazione

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“La Cimice asiatica è un parassita particolarmente dannoso per varie colture agrarie, in particolare quelle frutticole, pur essendo innocuo per uomo e animali – spiega l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, caccia e pesca, Giulia Zanotelli – proprio per questo lo scorso autunno abbiamo messo in campo uno specifico Piano di azione per il contrasto alla cimice asiatica che fornisce precise e puntuali indicazioni agli operatori agricoli e stabilisce misure coordinate”.

Alla tempestiva approvazione del Piano, elaborato dalla Provincia in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach nell’ambito del processo partecipativo che ha coinvolto tutti gli attori del “Tavolo Verde”, stanno facendo seguito le diverse misure attuative.

Fra le altre cose, è in distribuzione il materiale divulgativo per far conoscere la cimice, i danni che arreca alle colture agricole, i disagi che provoca nei confronti della popolazione e per fornire le indicazioni utili per segnarla e limitarne gli impatti. “Il Piano – prosegue l’assessore Zanotelli – prevede appunto fra le azioni anche l’informazione e la sensibilizzazione della popolazione, perché questo insetto, essendo sensibile al freddo, durante l’inverno tende a trasferirsi in luoghi riparati, anche all’interno delle abitazioni, dove può causare notevoli disagi a causa del cattivo odore che emana. Il volantino che abbiamo predisposto insieme alla Fondazione Edmund Mach spiega come impedire l’accesso delle cimici alle case e fornisce indicazioni sulle corrette modalità per la sua cattura e distruzione. A breve – conclude l’assessore all’agricoltura – convocheremo il Tavolo di coordinamento previsto dal Piano, che coinvolge tutti i principali attori del settore agricolo provinciale per fare il punto sulla situazione e condividere i prossimi passi. Tutto ciò nella convinzione della necessità di fare sistema per affrontare in modo integrato questa emergenza che, come si sta già verificando in altre regioni, rischia di mettere a repentaglio interi comparti del settore agricolo”

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Caratteristiche – Originaria della Cina e segnalata per la prima volta in Trentino nel 2016 in un frutteto vicino all’autostrada a nord di Trento, la cimice asiatica (Halymorpha halys) è un insetto che arreca notevoli danni alle colture agrarie, in particolare alle piante da frutto. Considerata la sua notevole capacità di moltiplicazione (le nostre stesse case ne sono sempre più “invase”), anche a causa della mancanza di insetti antagonisti, già dal 2018 sono stati rilevati i primi danni su melo, mentre il 2019 può essere definito come anno di vera emergenza.

Il Piano di azione – Il Piano d’azione provinciale approvato dalla Provincia per contrastane le diffusione, prevede una serie di misure per la lotta diretta all’insetto quali il monitoraggio, la difesa chimica, le reti anti-insetto, le pratiche agronomiche e il controllo biologico. La soluzione a medio-lungo termine è rappresentata dal controllo biologico attraverso l’azione di altri insetti presenti in natura per favorire e anticipare il raggiungimento di un equilibrio naturale. Nello specifico, è previsto l’allevamento e la distribuzione di parassitoidi alloctoni, quali Trissolcus japonicus Trissolcus mitsukurii. Grazie al lavoro di monitoraggio condotto dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach, è stato possibile rilevare per la prima volta la presenza sul territorio trentino delle due specie esotiche Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii. T. japonicus e T. mitsukurii, che rappresentano i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia, e sono ora in corso tutte le attività per giungere in tempi celeri ai primi rilasci.

Misure di sostegno – Il Piano prevede una serie di misure a sostegno del reddito delle aziende agricole danneggiate e degli organismi associativi, ai quali si affiancheranno gli interventi che saranno messi in campo nel 2020 dalle Organizzazioni dei produttori e da Co.Di.Pr.A. attraverso il Fondo di solidarietà per danni da fitopatie, nonché attività di supporto tecnico agli agricoltori ed una campagna informativa e di comunicazione diretta a soggetti istituzionali, cittadini e agricoltori.
Per limitare i danni sia della Drosophila Suzukii, che ha già causato rilevanti danni a carico delle imprese agricole, sia della cimice asiatica, in attuazione del Piano, la Giunta ha già attivato un bando che consenta alle imprese agricole di coprire parte dei costi sostenuti per l’acquisto di reti. Dal 10 dicembre al 20 febbraio 2020 gli agricoltori non associati ad organizzazioni di produttori potranno presentare domanda per ottenere dalla Provincia un contributo per l’acquisto e la posa di reti di protezione e le Organizzazione di produttori hanno previsto un intervento analogo nei rispettivi programmi operativi con risorse a totale carico del bilancio della Comunità europea.

Materiale informativo Sul fronte dell’informazione e della sensibilizzazione da parte delle strutture tecniche della Provincia e della Fondazione Edmund Mach è stato predisposto materiale divulgativo, destinato sia alle aziende agricole, sia alla popolazione, per fornire indicazioni tecniche coerenti con il Piano e informazioni di base rispetto allea presenza di questo insetto e alle sue interferenze con le attività dell’uomo.

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Conosciamole meglio

  • le cimici asiatiche si nutrono di piante, non causano danni diretti all’uomo e agli animali;
  • se rimangono all’aperto difficilmente sopravvivono alle basse temperature invernali quindi in autunno si concentrano in gran numero in punti riparati, anche nelle abitazioni, dove passano l’inverno in una sorta di letargo;
  • come tutte le cimici, se disturbate, emettono odore sgradevole.

Impedire l’ingresso nelle case:

  • utilizzare reti antinsetto o zanzariere per ostruire i punti di possibile entrata quali finestre (anche dei sottotetti), prese d’aria, comignoli, ecc.
  • sigillare crepe e fessure e tutti gli accessi che consentono il passaggio delle cimici.

Come eliminarle:

  • utilizzare strumenti di pulizia che emettono vapore per stanare le cimici annidate nelle fessure;
  • utilizzare l’aspirapolvere per raccogliere le cimici che si trovano in posti più accessibili.
  • le cimici raccolte non vanno liberate all’esterno per evitare che si riparino in altri edifici e che la primavera successiva ritornino a danneggiare le piante; il miglior modo per eliminarle è immergere il contenitore in cui sono state raccolte in una bacinella d’acqua saponata per qualche minuto, il sapone impedisce loro di galleggiare causandone il rapido annegamento.

Le cimici morte vanno poi smaltite con i rifiuti organici.
L’uso di insetticidi per uso domestico è sconsigliato poiché tali prodotti sono poco efficaci e necessitano di ripetute applicazioni. Il loro uso è assolutamente da evitare negli ambienti ad uso abitativo in quanto possono essere pericolosi per le persone.

App BugMap – Si può segnalare la presenza della cimice asiatica tramite l’App BugMap, realizzata dalla Fondazione Edmund Mach. L’App può essere scaricata gratuitamente da App Store e Google Play Store.

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Trento

Failoni presenta il nuovo ddl sul turismo: ridimensionamento delle ApT e imposta di soggiorno unica per tutto il Trentino

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La bozza della Legge provinciale sulla promozione territoriale e sul marketing turistico del Trentino mette, per la prima volta, «nero su bianco» il fatto che «il territorio provinciale è interamente a valenza turistica».

Andando anche a riconoscere «il ruolo fondamentale del turismo come risorsa per lo sviluppo integrato, sostenibile ed equilibrato del territorio».

Non solo. All’interno del testo è chiaramente specificata la necessità che i nuovi quattro soggetti che compongono l’architettura del sistema del marketing turistico lavorino in maniera coordinata ed integrata, alla luce del «piano strategico pluriennale di marketing turistico territoriale» elaborato da Trentino Marketing «coerentemente con le indicazioni contenute nei principali documenti strategici della Provincia».

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Nella mattinata di oggi l’Asat ha potuto prendere visione, in anteprima, della bozza della Legge provinciale sulla promozione territoriale e sul marketing turistico del Trentino.

Il testo del Disegno di legge è stato presentato al Consiglio direttivo provinciale dell’Asat con il presidente Giovanni Battaiola ed il direttore Roberto Pallanch dall’assessore al turismo Roberto Failoni e dal dirigente generale del Dipartimento artigianato, commercio, promozione, sport e turismo Sergio Bettotti.

Per il presidente Battaiola si è trattato di un «momento fondamentale che ci consente di valutare la riforma del turismo, a seguito di incontri di confronto e scambio di comunicazioni avvenuti in precedenza (tra cui anche l’assemblea autunnale dell’Asat)».

«Il testo che ci è stato presentato oggi – afferma Battaiola – rimane a nostra disposizione per le opportune valutazioni. Va detto che si tratta di un elaborato articolato e merita approfondimenti e riflessione da parte della nostra Associazione. E questo sia all’interno degli organi direttivi dell’Asat, sia durante momenti di confronto sul territorio, sia attraverso incontri con le altre associazioni di categoria (Unat)».

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Battaiola e Pallanch esprimono soddisfazione per la chiarezza dell’assessore Failoni e del dirigente generale Bettotti nel definire il percorso temporale all’interno di cui andranno prodotte notifiche ed osservazioni alla bozza della Legge provinciale sulla promozione territoriale e sul marketing turistico.

In sostanza, il Disegno di legge arriverà nell’aula del Consiglio provinciale all’inizio di maggio (martedì 5 maggio): rimangono, perciò, circa tre mesi e mezzo per elaborare le opportune osservazioni e stilare gli eventuali emendamenti.

Dal testo presentato nella mattinata di oggi emerge che saranno quattro i soggetti integrati del sistema di marketing turistico trentino: le Aziende per il Turismo (ApT, in numero pari a 10 contro le attuali 15) « responsabili della qualità dell’esperienza e dell’ospitalità e la fidelizzazione in loco del turista, nei rispettivi ambiti territoriali», le Agenzie Territoriali d’Area (in numero pari a 4, attualmente inesistenti) «responsabili della ideazione e costruzione del prodotto turistico interambito e intersettoriale nelle rispettive aree territoriali, intese quali aggregazioni di ambiti territoriali», Trentino Marketing «con funzioni di promozione territoriale e marketing turistico del Trentino» e la Provincia autonoma di Trento «con ruolo strategico, di indirizzo, con particolare riguardo allo sviluppo dell’offerta turistica per tutti i territori dell’ambito delle ApT​, pianificazione, programmazione e coordinamento».

Riguardo all’imposta di soggiorno nulla è ancora definito in maniera univoca. Pare che la direzione del Governo provinciale sia quella di un’unica imposta per tutto il Trentino.

Resta da vedere se l’importo sarà variabile a seconda della categoria dell’hotel in cui l’ospite soggiorna.

L’Asat, poi, accoglie con favore anche la parte della bozza del Disegno di legge in cui viene esplicitata «la centralità del turista, in tutte le fasi del ciclo della vacanza». «E aggiungerei – dice Battaiola – che anche le imprese turistiche sono un punto cardine del sistema turistico, in quanto il turismo “vive” dell’attività delle nostre aziende».

Un’ultima parentesi riguarda la formazione. Nel testo presentato stamattina è riportato che «la Provincia può, anche attraverso le proprie società, promuovere attività di formazione rivolta agli operatori del settore ricettivo e turistico». «La formazione – conclude Battaiola – è uno degli aspetti fondamentali che dobbiamo curare nel nostro settore al fine di aumentare, tra gli attori, la consapevolezza degli obiettivi del sistema e del loro ruolo all’interno del sistema stesso». Aggiungo che, attualmente, la formazione è gestita da aziende esterne alla Provincia e auspico si potrà proseguire anche in futuro in questa direzione».

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Trento

Comitato provinciale di coordinamento: via libera a Medicina

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Il Comitato provinciale di coordinamento riunitosi oggi in Rettorato ha dato il via libera al progetto di un corso di studi Medicina e Chirurgia a Trento.

Si tratta di un risultato importante per il quale la Provincia autonoma di Trento, per voce del suo assessore all’Università Mirko Bisesti, e l’Università di Trento, con il rettore Paolo Collini esprimono forte apprezzamento, dopo settimane di confronto serrato, intenso ma sempre leale, tenuto conto dell’importanza della posta in gioco.

A testimonianza del valore del gioco di squadra che ancora una volta ha consentito di valorizzare le risorse dell’autonomia e le sue peculiarità distintive.

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Resta ferma la volontà di attivare un progetto comune che preveda una effettiva e rilevante cooperazione accademica che possa ricomprendere gli atenei di Trento, Verona e Padova.

Tenuto conto delle modalità e dei tempi di accreditamento del nuovo corso di Medicina – che per l’anno accademico 2020/21 può essere ottenuta dal corso interateneo UniTrento/UniVerona approvato dai rispettivi organi di Ateneo – le tre università e la Provincia autonoma di Trento hanno concordato di attivare sin d’ora un tavolo di lavoro per definire ruoli, modalità e tempi per il coinvolgimento di UniPadova nel rispetto delle reciproche competenze, a partire dall’anno accademico successivo (2021-2022).

Grazie al coinvolgimento degli atenei di Padova e di Verona che si sono resi disponibili, è stato peraltro confermato il comune obiettivo di anticipare la presenza – su base volontaria – degli studenti e delle studentesse trentini/e frequentanti tali università nella fase finale dei corsi di studi presso le strutture della APSS di Trento già a partire dal prossimo anno accademico, ampliando quanto già previsto dalla convenzione dell’Università di Verona per la medicina generale.

Infine, si auspica che la progettualità della Scuola di Medicina di UniTrento possa trovare terreno fertile all’interno della macroarea dell’Euregio, mediante la collaborazione con le istituzioni competenti per soddisfare le esigenze della popolazione che insiste su questo ambito territoriale.

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