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Trento

Architettura e paesaggi nell’allevamento fra tradizione e futuro

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Il rapporto tra agricoltura, allevamento e paesaggio è un tema centrale per garantire un assetto equilibrato al territorio montano.

Su questo tema si sono confrontati sabato a maso Pacomio, presso Fiavè, politici, amministratori locali, architetti ed esperti, per un’iniziativa organizzata dall’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori.

La giornata è iniziata con l’inaugurazione della mostra “8 stalle per esempio”, ed è proseguita con un convegno a cui hanno portato i loro saluti fra gli altri l’assessore all’agricoltura Giulia Zanotelli e il sindaco di Fiavè Angelo Zambotti,.

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In serata la manifestazione si è conclusa con una tavola rotonda a cui hanno preso parte Mario Tonina, vicepresidente e assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione della Provincia, Mauro Fezzi, presidente dela Federazione provinciale allevatori, Gianfranco Pederzolli, presidente della Riserva MaB Alpi ledrensi e Judicaria, Gianluigi Rocca, artista e co-fondatore del Museo della malga, Annibale Salsa, antropologo, e Eros Scarafoni, presidente dell’Associazione nazionale casari e casare.

“Un appuntamento importante su un tema molto caro a questa Giunta – ha detto Tonina – . Il paesaggio è un elemento distintivo del Trentino e attraverso gli Stati generali della montagna, che concluderemo la prossima settimana a Comano, lo confermeremo con convinzione.”

“Il paesaggio è infatti uno dei fattori strategici che abbiamo individuato per lo sviluppo territoriale, con il contributo di tutti i soggetti interessati. Abbiamo alle spalle tre piani urbanistici che hanno garantito uno sviluppo equilibrato al Trentino, a partire dal primo, quello di Bruno Kessler, che creò i presupposti per il benessere attuale. Gli architetti hanno dato all’epoca un grande contributo, con professionisti come Sergio Giovanazzi. Ci auguriamo che anche in futuro tutte le competenze, le idee, le energie presenti sul territorio possano aiutarci a continuare un percorso positivo, nella direzione giusta, quella dello sviluppo sostenibile”.

Auspicio condiviso dall’assessora Zanotelli per la quale “anche con riferimento alle produzioni agricole, un territorio come il nostro dovrà puntare con sempre maggiore convinzione alla qualità e alla sostenibilità”.

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A partire dal Secondo dopoguerra, nuove dinamiche economiche e sociali hanno profondamente modificato il modello dell’antropizzazione della montagna, introducendo nuove attività e nuove modalità produttive, ma soprattutto depotenziando il tradizionale ruolo dell’agricoltura di montagna e dell’allevamento.

Un aspetto, quest’ultimo, che si è tradotto nell’abbandono di vaste porzioni di territorio un tempo coltivate o adibite a pascoli.

I dati parlano chiaro e attestano come dal 1951 al 2011 in Trentino si registri una riduzione drastica degli addetti esclusivi al settore, passati da 63.000 a 9.000 operatori e una parallela riduzione delle superfici agricole utilizzate, che dagli originari 241.000 ettari è passata oggi a 137.000 ettari.

Questa “rivoluzione“ ha colpito in modo particolare il settore zootecnico, non solo con il dimezzamento dei capi bovini allevati ma anche con l’introduzione di nuove modalità di allevamento, caratterizzate dalla concentrazione dei capi in stalle più capienti e da un non sempre coerente rapporto tra numero di capi  e territorio aziendale di pertinenza.

Tutto ciò non può non avere avuto un impatto anche sul paesaggio.

La bellezza del Trentino è data dall’alternanza di spazi coltivati e di aree boschive e le Giudicarie ne sono un esempio lampante.

Come ricordato da  Fezzi, oggi gli spazi aperti vanno tutelati quanto il bosco. Bisogna mettere in campo degli strumenti per valorizzare realtà e buone pratiche che in passato non sono state considerate in maniera tanto positiva, facendo degli agricoltori e degli allevatori i nuovi protagonisti del rilancio della montagna.

Il turista vorrebbe trovare il paesaggio-cartolina, ha ricordato Salsa, il che è comprensibile, ma il paesaggio cambia, assieme all’uomo.

Fino all’anno 1000 il Trentino era quasi tutto coperto da boschi. Poi è iniziato il processo di dissodamento, fatto da contadini che erano uomini liberi, non ingabbiati negli schemi feudali, grazie alle libertà introdotte da Mainardo II.

Lo spopolamento è fenomeno recente. Più grave laddove l’assetto proprietario non ha aiutato a contrastarlo (come è accaduto dove esiste l’istituzione del maso chiuso). Ma senza l’uomo il paesaggio cambia inesorabilmente.

Bisogna dunque riscoprire il ruolo dell’uomo e dell’interazione uomo-ambiente.

La Provincia sta  elaborando nuove strategie per contrastare l’abbandono dei suoli agrari e per rilanciare le attività di agricoltura e allevamento in montagna, anche in seno agli Stati generali della montagna.

Sono strategie, ha spiegato Tonina, che guardano avanti e interpretano il futuro  delle alte quote, in una prospettiva innovativa, recuperando  l’orgoglio di chi in montagna vive e lavora.

Questo approccio si traduce nella valorizzazione delle produzioni tipiche, come sottolineato anche dall’assessore Zanotelli, e non da ultimo in nuove soluzioni architettoniche per gli edifici, le stalle, i fienili e i depositi destinati ad ospitare queste attività, superando l’approccio per il quale le strutture della zootecnica devono necessariamente riproporre forme legate al passato, come modelli stereotipati e spesso privi di un sensato legame tra forma e funzione.

In questo il ruolo giocato dall’architettura è quindi essenziale, come più volte sottolineato nel corso degli interventi.

Ne è un esempio lo stesso maso Pacomio, oggi trasformato in centro congressi a servizio della comunità di Fiavè ma più in generale di tutto il bacino giudicariese e del Garda.

Immagini a cura dell’ufficio stampa:

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Trento

Investita da un’auto in centro a Cles: grave bimba di 7 anni

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Grave incidente questa mattina poco prima delle 8 a Cles dove una bambina di 7 anni è stata investita da un’auto mentre attraversava sulle strisce pedonali.

Il fatto è avvenuto in via Degasperi: l’auto, guidata da un uomo di Revò, è sopraggiunta a velocità sostenuta centrando in pieno la piccola che è stata sbalzata a qualche metro.

Sul posto gli agenti della Polizia locale per i rilievi e l’elicottero dei vigili del fuoco che ha elitrasportato la bimba all’ospedale Santa Chiara di Trento.

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A fare chiarezza sulla dinamica dell’accaduto saranno ora di aiuto anche i filmati delle telecamere installate in zona.

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Trento

“I due Foscari” al Festival Verdi di Parma: Stefan Pop, un Pavarotti in paradiso?

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Parliamo subito del tenore Stefan Pop: la sua presenza in scena è sempre altruistica e leggiadra (so quel che scrivo, l’arte cambia i connotati). L’ho visto sempre bravissimo, anche quando era perplesso, da ultimo come Jacopo Foscari al Festival Verdi 2019, e sapete perché? Lui canta per noi, dal suo vero cuore e, per farlo, deve cantare per i suoi colleghi di scena: Stefan è Achille, grande professionista al servizio degli Achei, prima che della vittoria su Troia, che è la seconda cosa che gl’importa. Un vero primouomo, mai primadonna.

E Troia siamo noi, che l’ascoltiamo, e ci conquista con l’intelligenza della sua presenza scenica individuale e integrata. Per questo sosteniamo Stefan Pop: perché, magari rinunciando a qualche personalismo da star, lui è “l’opera”, cioè l’impresa, d’intrattenere ad alti livelli in squadra complessa, che richiede tanta flessibilità e comprensione reciproca tra gli artisti e tra le arti…

Quante, le arti comprese nell’Opera! Pensate: Musica, e di Verdi e Arrivabene il 6 ottobre non si discute; Canto lirico, ed erano grandi i cantanti ne “I due Foscari”; Regia teatrale, bravissimo il non-mio-amore Muscato; Costumi, impeccabili; Scenografia, geniale, con un cerchio in mezzo al palcoscenico che dona continuità e magia alla messinscena, da fare invidia ad altri “cerchi magici”; Letteratura (testi e libretto) di ottima drammaturgia, cioè Byron e un lucido Francesco Maria Piave.

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Ma fatemi riparlare di Stefan Pop, perché è il caso di fare il punto sulla fase di maturazione di questa splendida realtà del canto lirico contemporaneo: con il suo sano modo di stare in scena, Stefan lavora benissimo in squadre di smaliziati professionisti, che non hanno nessuno da incantare perché hanno già incantato l’incantabile col canto loro (sembra uno scioglilingua), niente da dimostrare più salvo il nostro piacere di uno spettacolo elevato.

E allora eccolo brillante accanto a Stoyanov (in grandissima forma canora e teatrale), Katzarava e Prestia, tutti bravi come gli altri, come il coro e il direttore d’orchestra Arrivabeni, che non deve fare le fatiche di Ivan Campa in Nabucco per “Ricci e capricci”. Questo “gioco di squadra” è una condizione magistrale dell’opera lirica, del teatro musicale: quanto meno i componenti della squadra (anche singolarmente eccellenti) combinano, tanto più il risultato è a rischio. Perché infatti scrivo che Pop è primouomo e non primadonna: perché non sentendosi star, ma essendo spesso il punto di riferimento dello spettacolo, come accade frequentemente al tenore nell’opera lirica, insieme al soprano, si fonde nell’opera e lascia spazio agli altri fattori e artisti. È già capitato, recentemente, sempre sul palco del Regio in un bel Rigoletto con Leo Nucci che si ritirava dalle scene, anche se lo abbiamo rivisto poi più volte e con piacere, anche al Gala Verdidi quest’anno in ottima forma: il bravo Pop lasciò a Nucci tutto lo spazio che meritava una ricorrenza del genere, per un grande come lui.

Mai avremmo potuto chiedere altrettanto a Pavarotti, che era un leone di indole e anche di comportamento, e i registi sanno che cosa significa: l’opera girava intorno a lui, era lui il sole e tutto il resto erano elementi orbitanti. Che importa se la sua luce e il suo calore li bruciavano, come all’inferno… Invece dove c’è Pop, c’è armonia, l’opera (I Due Foscari) appare equilibrata e apollinea e tutti hanno la loro vera e meritata gloria, sotto una regia equilibrata e sapiente.

La voce è buona anzi ottima, ancora un poco di coraggio e davvero Pop, nel dolce gravitare dei sistemi operistici di cui è parte, figurerà ai posteri come un Pavarotti in Paradiso

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Trento

Trentino-Giappone: missione commerciale nella terza potenza economica al mondo

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Tra le maggiori potenze economiche al mondo e leader tecnologico, il Giappone è un paese di grande interesse commerciale per l’Italia e il Trentino.

L’elevata capacità di spesa della popolazione e la ricerca di fornitori di eccellenza premiano i prodotti di qualità.

Per questi fattori, cui si somma un nuovo accordo commerciale stipulato con l’Unione Europea che facilita l’interscambio verso questo Paese, Trentino Sviluppo d’intesa con la Provincia autonoma di Trento ha scelto di organizzare una missione commerciale dal 14 al 17 gennaio 2020.

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Il termine per presentare la manifestazione di interesse scade il prossimo 24 ottobre.

L’opportunità è rivolta alle imprese con sede legale e operativa in provincia di Trento e attive in diversi settori ed in particolare quelli della meccanica/meccatronica, alimentare e smart building.

La missione sarà preceduta da un’analisi e una preparazione personalizzata e prevede il coinvolgimento delle imprese in incontri di business con potenziali partner e compratori giapponesi attivi nei settori più affini alla propria attività. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito trentinosviluppo.it.

Il Giappone è la terza potenza al mondo in termini di PIL, dietro a Stati Uniti e Cina. L’interscambio con l’Italia è intenso ed è incrementato sempre più negli ultimi vent’anni. Per quanto riguarda il Trentino nello specifico, il Giappone rappresenta il ventottesimo Paese per quanto riguarda le vendite internazionali. Il valore dei beni trentini esportati in Giappone supera i 26 milioni di euro.

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I prodotti di punta sono le parti e gli accessori per autoveicoli e i macchinari per impiego generale, ma significative sono anche le vendite per quanto riguarda le bevande e gli articoli di abbigliamento. Di particolare rilevanza è poi l’introduzione, dal primo febbraio 2019, di un nuovo accordo commerciale di partenariato tra Unione Europea e Giappone che consente di eliminare il 90% dei dazi doganali in un’area di libero scambio che rappresenta circa un terzo del PIL mondiale e 635 milioni di abitanti.

Trentino Sviluppo promuove, in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento, una missione commerciale dedicata al Giappone, rivolta ad una decina di imprese trentine interessate a intessere relazioni commerciali con il Paese nipponico. La possibilità di presentare le manifestazioni di interesse è stata estesa fino al 24 ottobre.

L’opportunità è rivolta alle aziende attive in determinate categorie merceologiche, indicate nell’apposito bando, e attinenti, in particolare, agli ambiti: meccanica e meccatronica, alimentare e sistema casa. Le attività, per le imprese che aderiranno, comprendono una completa preparazione, con analisi di mercato, affinamento del profilo aziendale e individuazione dei possibili partner.

Nel corso della missione sono in programma incontri B2B con operatori economici giapponesi, la predisposizione di agende personalizzate e il supporto da parte del personale di Trentino Sviluppo.

 

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