Connect with us
Pubblicità

Arte e Cultura

Tiziana Sembianti: «I capolavori allo specchio» dentro un museo casalingo

Pubblicato

-

Modi gentili ed eleganti, Tiziana Sembianti vive con il marito, Claudio Jungg, in una casetta tra i colli trentini, in mezzo ad una natura lussureggiante.

Dal balcone si vedono campi, fiori, salici e, in lontananza, un tocco di Medioevo: le mura di pietra del poderoso castello di Besenello.

E’ la dimora perfetta per una pittrice, che ha bisogno di silenzio e concentrazione per portare a termine i suoi capolavori, e per un ex “mago” del turismo, che dopo aver viaggiato per il mondo in lungo e in largo, sin da ragazzo, apprezza ora più che mai la quiete e la serenità che la natura sa offrire a chi è disposto a contemplarla.

PubblicitàPubblicità

Alcuni anni orsono un giornalista, Stefano Lorenzetto, celebre soprattutto per le sue interviste dedicate a “Tipi italiani” non famosi ma meritevoli per genio ed originalità, dedicò a Tiziana e ai suoi capolavori un’ intera pagina de Il Giornale, intitolata: Ho trasformato casa mia in un Louvre tutto per me.

Sì perchè Tiziana non soltanto dipinge soggetti originali, coniugando gusto per il bello con significati allegorici profondi, ma realizza anche copie perfette, “capolavori allo specchio” dei grandi quadri del passato (alcuni dei quali destinati ad essere distrutti dal tempo).

Lo fa dopo aver “stazionato” nei grandi Musei d’Europa, dopo aver studiato alla perfezione la vita, le idee, le manie, il tempo storico dei pittori che desidera riproporre: per questo le pareti della sua casa sono tappezzate di quadri, ma anche di libri biografici, artistici, storici…

Ho trovato appeso alle pareti – esordiva Lorenzetto nell’articolo citato- fra cucina, tinello e salotto, mezzo millennio di storia dell’arte, dal 1400 al 1900: La dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, la Canestra di frutta di Caravaggio, la Zingarella di Boccaccio Boccaccino, il Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli e l’Adorazione dei Magi nella neve di Pieter Bruegel il Vecchio, il Vaso di fiori su balaustra di marmo di Jan van Huysum, I giocatori di carte di Paul Cézanne, I papaveri di Claude Monet, la Natività di Georges de la Tour. E poi tre tele di Vincent Van Gogh e due di Paul Gauguin e altri dipinti dei tre fratelli Limbourg, di Hendrik Avercamp, di Odilon Redon e del Maestro delle mezze figure femminili, l’anonimo pittore fiammingo del XVI secolo. Tutti con le loro cornici originali”.

Pubblicità
Pubblicità

Qualche anno dopo, nel 2015, queste opere – figlie di un’ impressionante capacità tecnica e di una sensibilità raffinata ( “Le cattedrali sono stupende -dichiara- perchè chi le costruiva ci credeva”)-, sono state esposte con notevole successo di pubblico, all’Expo di Milano dal 2 luglio al 1 agosto 2015, mentre in varie occasioni sono servite ad appassionare i giovani – intristiti fors’anche da tanta arte moderna, sciatta, concettosa e senz’anima – alla bellezza della pittura.

Viene da chiedersi, allora, perchè non valorizzare anche a livello locale la Collezione “Capolavori allo Specchio”, organizzando per esempio visite periodiche da parte di scuole superiori o università ad indirizzo artistico, con lezioni sulla pittura (dal 1400 al 1900) tenute da professori e con l’aiuto eventuale di Tiziana Sembianti Iungg?

Immaginiamo se in una delle tante sale del Castello del Buonconsiglio, o del Palazzo delle Albere, o del Mart, o di un altro palazzo trentino, i giovani potessero godere di un’offerta permanente per approfondire la conoscenza della pittura, e i turisti in visita alla nostra città potessero anche ripercorrere, in breve tempo, molte pagine gloriose della grande storia della pittura?

Pubblicità
Pubblicità

eventi

A Viarago la festa dei Santi Fabiano e Sebastiano

Pubblicato

-

Domenica 26 gennaio sarà la giornata della “Sagra di Viarago”  durante la quale ogni anno viene celebrata la festa dei Santi Fabiano e Sebastiano.

L’inizio è previsto per le 11 con la celebrazione della messa, alla conclusione sarà aperto il Vaso della Fortuna e alla sede degli Alpini saranno distribuzione gratuita di gnocchi.

Nel primo pomeriggio alla Casa Sociale di Viarago, intrattenimento e laboratorio didattico per i più piccoli, ma non solo. Nel pomeriggio spazio al concerto della Banda Sociale di Pergine Gruppo di Viarago e dalle 17 ci sarà la preghiera di ringraziamento. Domani sera al teatro di Viarago andrà in scena una commedia brillante.

Continua a leggere

Spettacolo

Al teatro sociale «La classe»: la scuola come specchio di una società in crisi contesa tra delusione e speranza

Pubblicato

-

Fino a domenica va in scena al teatro Sociale La classe (2017) di Vincenzo Manna, prodotto da Società per Attori, Accademia Perduta/Romagna Teatri e Golden Art Productions.

Un insegnante precario di origine straniera, Albert, si vede affidata la gestione di un corso di recupero per studenti problematici.

Il preside non si attende risultati significativi dalla cosa: questi sei studenti debbono solo recuperare i crediti necessari per poter sostenere gli esami, nient’altro.

Pubblicità
Pubblicità

Questi adolescenti son un gruppo variegato di problematiche intrecciate: musulmani, ebrei, borgatari, zingari. E ancora: timidi patologici, sbandati, piccoli spacciatori, teppisti in erba.

Albert cerca di svolgere il suo compito coscienziosamente, ma i suoi sforzi si infrangono contro il muro di diffidenza accumulata dai giovani rispetto all’autorità e al sistema scolastico.

Con un piccolo stratagemma gli riesce di interessare quasi tutti (come il filone delle storie ambientate in scuole di confine impone, c’è sempre chi non vuole essere aiutato) in un progetto europeo che contempla un premio.

A distanza visibile dalla scuola sorge un enorme campo profughi, causa di disagio e timori in città. Un rifugiato ha portato con sé un bel numero di documenti che testimoniano la repressione in atto nel suo paese.

Pubblicità
Pubblicità

Il bando dell’Unione ha per tema i giovani e l’Olocausto: i materiali in possesso della classe sarebbero perfetti, e il fatto che a presentarli sarebbero studenti indisciplinati di una città in crisi potrebbe essere per loro un ulteriore bonus.

Il lavoro comincia, finché qualcuno viene travolto da un evento personale in concomitanza con alcuni disordini causati dai profughi. Questi ultimi diventano presto gli indiziati principali agli occhi dell’opinione pubblica e degli studenti stessi.

L’istituto non trova di meglio che chiudere, e dichiarare la classe di recupero completata d’ufficio; parallelamente la città istituisce un coprifuoco. Albert e i suoi virgulti si daranno per vinti?

La classe si svolge interamente all’interno di un’aula scolastica, dimessa e disordinata, ma il suo incessante confronto con il mondo esterno ad essa dissipa qualsiasi senso di claustrofobia potrebbe altrimenti sorgere.

Albert e i suoi studenti portano sempre con sé il bagaglio della loro storia personale; la realtà circostante irrompe costantemente nelle lezioni, costringendo tutti a reagire secondo la propria indole.

Come accusa un personaggio, è facile avere compassione delle sofferenze di chi vive lontano, difficile e scomodo è invece averne con chi ti sta sotto gli occhi, chi vive in città ed è stritolato dalla crisi economica.

Vincenzo Manna ha fatto un ottimo lavoro nel bilanciare gli elementi del suo lavoro: per una catastrofe umanitaria, un silenzioso dramma individuale. E se rimane chiaro chi tra i personaggi rappresenta la ragione e chi il torto, al torto viene dato spazio per una efficace arringa difensiva.

Giuseppe Marini, alla regia, ha anche lui ben variato il ritmo dell’azione a seconda dei momenti, seri, drammatici o giocosi della scena.

Il cast si muove bene nel dare voce a questi personaggi in cerca di un posto nel mondo. Andrea Paolotti è molto realistico come Albert, insegnante consapevole della scarsa autorevolezza oggidì attribuita alla posizione, solido eppur pacato.

Come preside, Claudio Casadio si mostra burocraticamente disincantato, impegnato verso il suo istituto assai più di quanto lo sia verso i suoi studenti, teoricamente ragion d’essere dell’intera istituzione. Eccetto quando parla di galline (a proposito delle quali… più avanti).

Poca meraviglia se questi adolescenti avversano scuola e potere: problemi a scuola? Chiusura e metal detector. Problemi in città? Coprifuoco e muraglie.

I giovani attori a cui sono affidati i ragazzi (Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Andrea Monno) svolgono il loro compito oltre la sufficienza (naturalmente non tutti nella stessa misura), e mi spiace non inoltrarmi nell’argomento, ma molta parte di La classe consiste nel conoscere (ancora, in diversa misura) il corpo studentesco. Sarebbe come entrare nei dettagli dei personaggi di Breakfast Club.

La scena, quest’aula dai banchi usciti da decadi passate, è di Alessandro Chiti. Le luci di Javier Delle Monache (coadiuvate dalle musiche di Paolo Coletta) contribuiscono puntualmente a denotare la scansione delle lezioni.

Teatro serio, questo. Il tema, se sia più sensato sopportare gli oltraggi del destino cinico e baro o combattere contro un mare di problemi e lottando disperderli.

Casadio offre una guida lungo lo spettacolo. Parlando di polli.

Le galline hanno le ali, ma non volano, tutt’al più svolazzano per pochi metri. Conducono un’esistenza dalla routine fissa: mangiano, dormono, si accoppiano, tuttavia sono costantemente preda del timore. Vedete i parallelismi, certamente.

Ma vi è dell’altro. Se le ali dei polli non gli concedono il volo, le loro zampe sono forti e ben piantate sul terreno. Una gallina potrebbe, volendo, raggiungere dall’Italia Parigi in tre giorni, Berlino in nove.

Basterebbe loro una rampa, e raggiungerebbero la luna.

La compagnia incontrerà il pubblico al teatro Sociale alle 17 e 30 di venerdì; lo spettacolo va in replica venerdì 24 e sabato 24 novembre alle 20 e 30 e ancora domenica 25 alle 16. La rappresentazione si è conclusa alle 22 e 55.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

eventi

«La culla delle mamme»: Michel Odent racconta 70 anni di parti naturali

Pubblicato

-

“ La culla delle mamme” è una conferenza pubblica che terrà venerdì sera a partire dalle 19,30 al Centro Santa Chiara.

Interverrà il medico di fama internazionale Michel Odent che con la traduzione di Chiara Scropetta, parlerà di quella che è stata una svolta nella storia della nascita.

Odent è stato il pioniere di un nuovo tipo di consapevolezza sull’importanza che hanno le prime esperienze di vita.

Le sue riflessioni, i suoi ragionamenti e le sue domande costituiscono il racconto di una straordinaria esperienza durata 70 anni.

La sua relazione offrirà interessanti spunti. La serata è stata organizzata col sostegno della Fondazione Caritro e pur essendo ad ingresso gratuito è gradita la prenotazione: 3388868249.

Odent dopo aver lavorato in Algeria e Guinea come chirurgo di guerra, dirige per 23 anni (dal 1962 al 1985) il servizio di chirurgia e ostetricia/maternità del piccolo ospedale di Pithiviers, nel dipartimento del Loiret nella Francia centrale.

Le esperienze connesse a questi anni sono fondamentali nell’influenzare il suo interesse verso la storia della neonatologia e la ricerca sulla nascita e la salute.

Odent è noto per aver creato, in ambito ospedaliero, la prima “salle souvage”, un ambiente simile a una stanza di casa, una mediazione tra parto in casa e parto medicalizzato in clinica.

Trasferitosi a Londra nel 1985, fonda il Primal Health Research Centre, dove sostiene le prassi del parto attivo, del parto nell’acqua e dei concetti collegati alla salute primale, anche in riferimento al concetto di “assistenza sanitaria primaria” contenuto nella Dichiarazione di Alma Ata del 1978.

Una delle tesi sostenuta nei suoi saggi è quella secondo cui il percorso culturale fino ad oggi manifestatosi ha trascurato l’importanza dell’amore come potenziale, e per certi versi rivoluzionaria, strategia per la sopravvivenza umana; Odent asserisce che lo stile di vita umano (che finora ha generalmente sostenuto la validità e l’importanza del dominio dell’Uomo sulla Natura e sugli altri gruppi umani e animali) è ormai superato e non più idoneo allo scopo della sopravvivenza stessa.

Dal 1989 al 2012 Michel Odent ha prodotto nove opere di grande successo:

Ecologia della Nascita, Red Edizioni, 1989.
L’acqua e la sessualità, Red Edizioni, 1991.
Abbracciamolo subito! I veri bisogni del bambino e della mamma, Red Edizioni, 2006.
L’agricoltore e il ginecologo. L’industrializzazione della nascita, Il Leone Verde, 2006.
Psiconeuroendocrinologia della nascita, Centro Studi il Marsupio, luglio 2007.
La scientificazione dell’amore. L’importanza dell’amore per la sopravvivenza umana, Urrà Edizioni, 2008.
Il cesareo, Blu Edizioni, 2009.
Le funzioni degli orgasmi, Terra Nuova edizioni, 2009.
Nascere nell’era della plastica, Terra Nuova edizioni, 2012.

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza