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Val di Non – Sole – Paganella

Il climatologo Stefano Caserini ospite al convegno “Investiamo per un mondo migliore” tenutosi a Cles

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Venerdì 7 giugno scorso, nella Sala Polifunzionale della Cassa Rurale Valle di Non, si è tenuto il convegno sul clima dal titolo ‘Investiamo per un mondo migliore’, che, considerate le tematiche, ha attirato un pubblico davvero numeroso.

Ad presentare la serata, il Presidente della Cassa Rurale Dott. Silvio Mucchi che ha sottolineato come la Cassa Centrale delle Casse Rurali sia l’ottavo gruppo italiano in termini di espansione, e di come le problematiche legate al clima siano strettamente legate alla finanza ed agli investimenti, che ormai convergono tutti nella stessa direzione, cioè la sostenibilità.

“Mi sembra incredibile di come, pur avendo tutti la consapevolezza che il clima stia cambiando, ci fosse voluto l’intervento di una bambina, Greta Thunberg, per coinvolgere il mondo a riflettere” conclude Mucchi, cedendo il posto a Gianluca Filippi, Responsabile Commerciale Finanza di Cassa Centrale Banca, che introduce il programma e gli interventi degli oratori, parla di risparmio gestito, credito cooperativo, finanza sostenibile e aggiorna sulle novità riguardanti le normative del settore.

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“Le Nazioni Unite hanno sottoscritto 17 obiettivi da raggiungere, non vincolanti, ma che impegneranno i Paesi aderenti a rispettarli. Inoltre il gruppo Nef (gestione fondi) devolve una parte dei propri guadagni in progetti solidali; quest’anno sono destinanti alla Fondazione Archè che opera sul Lago di Garda con una barca a vela usata da persone disabili che vogliono imparare a veleggiare con il progetto ‘SailAbility’, ed all’organizzazione internazionale ‘Save the Children’, che si occupa di salvare bambini in difficoltà”.

Dopo un breve intervento del Dott. Antonio Volpe, Responsabile ETF Business Unit di Amundi, che snocciola alcuni dati statistici inerenti Amundi e gli investimenti socialmente etici, la parola passa al Dott. Giordano Beani, responsabile dei fondi azionari globali SRI presso la Amundi Asset Management a Parigi, partner storico di Cassa Rurale Val di Non per quanto riguarda gli investimenti sostenibili.

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“Logicamente scopo è gestire denaro e fare soldi, dare un rendimento positivo, ma dobbiamo investire in modo etico e sostenibile, cioè verificare che un’azienda si comporti in modo etico, che tipo di impatto ha sull’ambiente, come agisce nei confronti dei dipendenti, come si autogoverna. Cito ad esempio grandi aziende come la British Petroleum che nel 2010 causò un disastro ecologico provocato dall’inabissamento della piattaforma Deepwater Horizon nel golfo del Messico, e la casa costruttrice di veicoli Volkswagen nel 2015 per lo scandalo ‘Dieselgate’ (falsificò i dati sulle emissioni dei gas di scarico, poi si scoprì che quasi tutte le industrie automobilistiche avevano barato al riguardo). Ecco, in borsa i titoli di queste aziende crollarono in un attimo, e non si sono ancora riprese. Ora nel settore finanziario ci sono delle sanzioni molto alte per chi opera transazioni con paesi soggetti a embargo. Riassumendo, il portafoglio è strutturato in tre parti: ambiente – società – governance. Noi applichiamo questi canoni e verifichiamo l’attendibilità di un’azienda prima di investire”.

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Sale sul palco l’ospite più atteso del convegno, Stefano Caserini. Ingegnere ambientale e Dottore di ricerca in Ingegneria Sanitaria, svolge da anni attività di ricerca nel settore dell’inquinamento dell’aria, degli inventari delle emissioni e della riduzione delle emissioni in atmosfera; si è occupato più recentemente delle strategie di riduzione dei gas climalteranti e della comunicazione del problema dei cambiamenti climatici. Titolare del corso di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative. È direttore responsabile e co-direttore scientifico della rivista Ingegneria dell’Ambiente. ed ha scritto diversi libri sul clima.

“Ricordo che Amundi finanzia un progetto volto alla deacidificazione del Mediterraneo che si chiama ‘Desarc Maresanum’. Il mare, a causa dell’inquinamento ambientale, si sta acidificando; versando in acqua del carbonato di calcio si contrasta il fenomeno; questo interagisce con i microrganismi alla base dell’ecosistema acquatico ripristinandolo. Ora gli scienziati stanno studiano come produrre tutto l’acido carbonico necessario senza inquinare, e il sistema per poterlo spargere in mare.

I cambiamenti sostanziali che stanno affliggendo il pianeta sono i gas, come l’anidride carbonica, in aumento, provocando il costante innalzamento delle temperature. L’effetto serra è necessario e quindi benefico, senza questo effetto la terra avrebbe una temperatura di – 18°. Il problema è che l’aumento dei gas fa alzare la temperatura all’interno dell’effetto serra, e conseguentemente quella sul pianeta. I cambiamenti sono già in atto, lo possiamo vedere tutti, abbiamo estati torride (vedi Mosca nel 2010 colpita da innumerevoli incendi e con la gente che stava ammollo nelle fontane).

Più fa caldo, più il terreno evapora causando incendi, e le piogge sono più intense, come è successo nell’autunno scorso nel nord Italia, i ghiacci si ritirano, i nevai perenni stanno scomparendo, ed i primi a sparire saranno purtroppo quelli delle Alpi, i più vicini a voi. Nel recente accordo di Parigi del 2015, 195 paesi hanno sottoscritto un impegno per rimanere entro la soglia dell’innalzamento delle temperature terrestri di 2°, ed hanno commissionato agli scienziati uno studio sull’impatto che questo può avere sulla biodiversità, e del rischio elevato che comporta l’aumento di ogni decimo di grado; non si deve superare assolutamente questa soglia, altrimenti si corre il rischio di finire ad un punto di non ritorno. Sulle Alpi questo punto è già stato superato, ma in Amazzonia, per esempio, ancora no, perchè c’è il permafrost, quindi è più difficile. Prima ci si ferma meglio è; anche le barriere coralline sono a rischio, con conseguente perdita dell’ecosistema.

Se le temperature si alzassero fino a 4/5°, entro il 2100 i ghiacciai della Groenlandia sparirebbero quasi totalmente, provocando l’innalzamento dei mari, che entrerebbero nelle terre costiere, distruggendo le coltivazioni. Sempre nell’accordo di Parigi, si è stabilito di azzerare le deforestazioni nei prossimi tre decenni. Cosa si può fare? Per primo riconoscere che il problema esiste, facendo informazione senza creare panico. In secondo luogo bisogna adattarsi al clima, è inevitabile che perderemo i ghiacci, il clima diventerà più estremo e cambierà il territorio, dovremo edificare di conseguenza. Punto terzo: mitigazione, cioè cambiare i combustibili, risparmiare energia, fare energia rinnovabile; se si deforesta, poi bisogna ripiantare, basta con i combustibili fossili. Anche i grandi allevamenti sono un problema, perchè le deiezioni gli animali rilasciano una gran quantità di gas. Anche qui bisogna cercare un sistema di produrre energia (ne esistono già alcuni) estrapolandola da questi scarti biologici.

Ma ci sono anche buone notizie: per primo c’è una buona possibilità di ridurre le emissioni limitando i trasporti, usando mezzi ibridi o elettrici, per spostarsi cercare di usare i mezzi pubblici, o la bicicletta, o andando a piedi. Cercare di usufruire dell’energia prodotta dal sole e dal vento, con pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Più useremo energia solare, più si abbasserà il prezzo, tra cinque anni i pannelli saranno molto meno cari di oggi. Cerchiamo invece di creare nuovi posti di lavoro rivolti ai giovani, che dovranno studiare un sistema per il riciclo delle batterie (tipo quelle per le autovetture) che producono energia elettrica.

In Italia dovremo sfruttare di più le energie rinnovabili, puntare sull’eolica. Adesso il nostro fabbisogno viene fornito per la maggior parte dall’estero, siamo ricattati da Algeria, Libia e Russia, da dove proviene il gas che stiamo usando, e lo paghiamo a prezzi esorbitanti a causa delle accise che gravano sui costi. In California stanno facendo passi da gigante, nel 2020 arriveranno ad emissioni zero. Noi stiamo progredendo, ma non così velocemente. Grande sfida per i ricercatori sarà anche come fare a stoccare il CO2, perchè 30 anni sono pochi per rottamare un sistema energetico che ha più di un secolo; entro il 2025 si chiuderanno tutte le centrali che funzionano con carburanti fossili. Cina e India si stanno già muovendo in questo senso, ma deve essere l’Europa a iniziare e dare il buon esempio”.

 

Poi l’Ing. Caserini, molto disponibile, lascia spazio alle domande del pubblico: uno spettatore è molto preoccupato per le emissioni degli aeroplani, ma, a detta di Caserini, sono solo il 4% dell’inquinamento totale; riferisce che le compagnie aeree, non potendo limitare le emissioni, che anzi aumenteranno, vista la costante richiesta di volare, e nell’attesa che si scopra un valido carburante in sostituzione dell’attuale kerosene, si sono autoimposte una sanzione per quando sorpasseranno la soglia limite, e questo denaro servirà a finanziare i progetti di ricerca inerenti; stessa cosa vale per il trasporto marittimo e le navi.

Un altro quesito posto riguarda il progetto Desertec, (installazione di grandi pannelli solari nei deserti africani per la produzione di energia elettrica) abbandonato, spiega l’ingegnere, per i troppi problemi tecnici avvenuti in corso di realizzazione nel deserto africano, quali la sabbia, il vento ecc. Sarebbe molto più utile, spiega, che ogni capannone industriale applicasse pannelli solari, l’energia costerebbe loro molto meno, e a breve, quando si accorgeranno di questo fatto, tutti li vorranno installare. E a chi si preoccupa per il futuro smaltimento dei suddetti pannelli, una volta esauriti, risponde che i materiali dei quali sono composti sono totalmente riciclabili, non esiste alcun problema in merito.

Il tema degli smaltimenti riguarda invece le centrali nucleari in Francia. Dato il costo elevato dell’energia nucleare, si è deciso di chiudere praticamente tutte le centrali, ma ora rimangono le scorie da smaltire, e questo è un bel guaio, si sta cercando una soluzione. A conclusione del proprio intervento, Stefano Caserini presenta i suoi libri, scritti per capire meglio il cambiamento climatico ormai in atto.

L’ultimo oratore è il Dott. Roul Douli, Federazione Trentina della Cooperazione, Coordinatore Etika del progetto ‘Etika luce e gas’, un nuovo sistema energetico ecologico e solidale, che ha trattato questi temi e spiega: “Etika energia è economica, ecologica, sostenibile. Economica: con etika risparmi ogni anno e se sei socio di una Cassa Rurale Trentina o di una Famiglia Cooperativa del Consorzio Sait risparmi ancora di più.
Ecologica: con Etika tuteli l’ambiente dove vivi e ne conservi la bellezza e la salubrità per chi lo abiterà in futuro. Con Etika userai Il 100% di energia green perché prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili. Un’energia pulita certificata dal Gestore del Sistema Elettrico (Cofer-Go), un ente terzo che ne garantisce la provenienza dal territorio italiano. Sostenibile: ‘Che ne sarà di me, quando non ci saranno più mamma e papà? Con chi andrò a vivere?’ – ‘Che ne sarà di mio figlio quando non avrò più le forze per aiutarlo?’ Sono queste le domande che centinaia di persone con disabilità e i loro genitori si fanno ogni giorno.

Ma il futuro non è una cosa da costruire ‘Dopo di Noi’, ma qui e ora, non da soli, ma insieme. Ancor di più oggi perché le risorse pubbliche costantemente in calo non possono finanziare interamente i nuovi servizi. Dolomiti Energia nell’ambito della propria responsabilità di impresa versa 10 €uro l’anno (20 se si scelgono sia luce che gas) al progetto Etika.

I partner del progetto hanno creato un Fondo Solidale per finanziare la ricerca e la realizzazione di soluzioni abitative per le persone con disabilità (il cosiddetto Dopo di Noi) attraverso il coinvolgimento delle famiglie e della comunità. Una ricerca che parte dalle storie individuali valorizzandone le capacità di ciascuno e attivando il territorio. Non si tratta di edificare muri, ma progetti di vita, e accompagnare le persone dentro ad un concetto di casa come spazio in cui nascono relazioni, si alimentano legami, in cui il dentro e il fuori dialogano”.

Presente alla serata anche Matteo Lorenzoni, Responsabile marketing della Cassa Rurale Val di Non, che ha collaborato all’organizzazione del convegno.

Le foto sono di Nicola Bortolamedi

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