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Trento

41° pellegrinaggio Macerata – Loreto: oltre 100 i trentini che hanno partecipato

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La notte tra l’8 e il 9 giugno si è svolto il pellegrinaggio mariano notturno più partecipato d’Europa, da Macerata a Loreto, a cui hanno preso parte due gruppi di oltre 100 trentini (provenienti da Trento e dalla Valsugana soprattutto), scesi in pulman organizzati da Comunione e Liberazione di Trento.

Al pellegrinaggio, giunto alla 41esima edizione, partecipano oltre 100.000 persone da tutta Italia ed Europa.

Il cammnino notturno parte dallo stadio Helvia Recina di Macerata, dopo la celebrazione della Santa Messa e dopo un programma di canti e testimonianze che comincia già alle 18 del pomeriggio.

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Da sette anni papa Francesco si collega in diretta prima della messa per salutare e benedire  i pellegrini e lanciare dei messaggi sul tema scelto anno per anno.
Quest’anno il tema era “Non sarai piu solo, mai”, e il papa è intervenuto mostrando la sua vicinanza “..nel peregrinare. Peregrinare è camminare. E’ fare un una sera quello che si fa in tutta la vita: andare avanti! Nella vita si deve camminare sempre. Anche quando siamo nel riposo, dobbiamo camminare con lo spirito, per andare sempre avanti, all’incontro con la pienezza. La pienezza di Gesù. La pienezza per tutti noi.”  

Nel kit del pellegrino che viene distribuito a tutti i partecipanti, quest’anno vi era una novità, infatti era presente un crocefisso benedetto da papa Francesco, in occasione dell’udienza del mercoledi 5 giugno a Roma.

Questo crocefisso investe tutti i cristiani nella loro funzione di “battezzati e inviati”, per essere testimoni della fede e missionari verso il mondo. Il mandato missionario fa parte attivamente cosi dell’edizione 2019 del Pellegrinaggio.

Come tutti gli anni è arrivata anche la fiaccola del pellegrinaggio, partita da Roma, benedetta dal papa in occasione dell’udienza del mercoledi.

Prima della Santa messa sono state ascoltate alcune testimonianza, tra cui la più toccante è stata quella di Jonathan di Firenze. Sua moglie, in gravidanza, fu colpita da un tumore al seno, e venne affidata dalla Madonna durante il Pellegrinaggio alle cure dell’Istituto Oncologico di Milano, per una sperimentazione di un protocollo medico su 100 donne.

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Il figlio Giacomo è nato sano, e la mamma Katre si è ripresa, maturando la convinzione di come tutto nella vita è un dono. Il cammino di vita diventa un cammino di fede per mettersi a disposizione degli altri, specialmente i più bisognosi.

Quattro anni dopo la nascita del figlio,  purtroppo c’è stata una ricaduta e il male non ha dato scampo.

Il marito Jonathan ha continuato la sua opera di misericordia, ricordando l’esempio della moglie e di come la sua vicinanza gli abbia cambiato la vita  e di come questo sia stato un dono giunto dal partecipare al Pellegrinaggio mariano Macerata Loreto.

L’omelia di Pentecoste è stata presieduta dal card. Bassetti, presidente della CEI, vescovo di Perugia, che ha spronato i giovani ad innamorarsi dello Spirito Santo, che “offre un porto sicuro, che rende il viaggio della nostra vita un’avventura meravigliosa.” Lo Spirito Santo è il “medico che cura le ferite“. “Dobbiamo accogliere lo Spirito Santo e Maria stella del mattino nella nostra casa, per santificare la nostra vita e restare uniti come fratelli e sorelle. Insieme facendoci coraggio per andare avanti“.

Ad accogliere alcuni dei pellegrini trentini c’è stata la redazione di Radio Nuova Macerata in blu, che da quest’anno ha trasmesso in diretta fino all’alba tutto il pellegrinaggio, a cui è stato portato come ringraziamento, un segno del Trentino, lo strudel di mele.

Al termine delle celebrazioni allo stadio verso le 22, tutti i due gruppi sono partiti insieme agli altri 100.000 e tutti i gli fedeli che si sono aggiunti durante il percorso, per giungere all’alba, dopo aver assistito ai fuochi d’artificio, a Loreto, alla Santa Casa di Maria, dove è stato possibile portare le proprie intenzioni di grazia, e di intercessione alla Vergine Santa.

E’ stata una notte di preghiera e di comunione che ha toccato tutti i partecipanti, soprattutto chi era la prima volta che faceva il cammino.

L’appuntamento è al prossimo anno, sempre il secondo sabato del mese di giugno, l’ultimo sabato della scuola, ovvero il 13 giugno 2020.

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Trento

Mattarello: è morta suor Anna Donà dopo una vita dedicata alla missione della “Piccola Mamma”

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Le suore della Piccola Opera del Divino Amore annunciano con profondo dolore la morte della cara suor Anna Donà.

In questi ultimi anni una progressiva malattia invalidante l’aveva costretta in carrozzina e resa quasi cieca.

Suor Anna Donà, nata 87 anni fa a Battaglia Terme (PD), nella sua lunga vita si è dedicata con grande amore a continuare la missione della “Piccola Mamma“, al secolo Enrichetta Bianchi Carollo, fondatrice dell’Opera.

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Lo scorso 13 novembre aveva potuto festeggiare il 33mo anniversario della morte della fondatrice.

Prima di entrare nella nuova congregazione Suor Anna era una suora salesiana che, nel suo agire rapportarsi con gli altri, aveva conservato lo stile e l’amabilità di Don Bosco.

Nei moltissimi anni trascorsi a Mattarello ha dato conforto alle famiglie e a tutte le persone che si rivolgevano a lei con consigli e preghiere.

Ha offerto le sue sofferenze incondizionatamente per la salvezza delle Anime, molto care alla Piccola Opera.

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Questo suo esempio di vita resterà sempre un punto di riferimento per chi l’ha conosciuta.

Le suore della Piccola Opera del Divino Amore ringraziano in particolare tutte le persone che le hanno voluto bene e che da lei hanno ricevuto amore, conforto e preghiere.

Domenica, festa dell’Immacolata, alle ore 19.30, ci sarà il Santo rosario in suo suffragio nella chiesa di Mattarello, mentre il funerale sarà lunedì 9 ad ore 14.30, sempre nella chiesa parrocchiale di Mattarello.

 

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Trento

La famiglia (italiana) non è in crisi grazie ai suoi forti legami di sangue

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Se, come affermano i due demografi Maria Castiglioni e Gianpiero Dalla Zuanna, autori del libro “La famiglia è in crisi. Falso!” (Laterza, 2017), in Italia la famiglia gode di ottima salute è perché è sempre stata unita, nel senso che forti sono i legami di sangue tra nonni-genitori-figli, legami che sono stati spesso visti come un segno di arretratezza ma che in realtà funzionano come “ammortizzatori sociali” frenando i processi di frammentazione e generando, con l’eccezionale ricchezza degli scambi interni alle famiglie italiane, la qualità della vita del nostro paese, contribuendo al benessere economico nonché alla coesione sociale.

La tesi dei due autori, intervenuti all’ultima giornata del Festival della Famiglia con un dibattito attorno alle dinamiche della natalità-denatalità nel nostro Paese ospitato nella Sala dell’Aurora a Palazzo Trentini, è supportata dagli studi e dalle ricerche che dimostrano come, ad esempio a Padova ma con esiti non molti diversi nel resto del Paese, il 70 per cento dei genitori con figli 0-12 anni risiedano in un raggio di appena un chilometro dai nonni.

Gli stessi figli, quando si sposano, vanno ad abitare per oltre il 55 per cento vicino ai propri genitori, una tendenza questa che si è mantenuta piuttosto stabile nell’ultimo secolo.

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Anche la legislazione italiana riflette in qualche modo questa situazione, prevedendo ad esempio il dovere di mantenimento anche a carico dei nonni (solo in Italia e Germania è previsto), con imposte di successione molto più basse rispetto a Germania, Francia e Regno Unito.

I legami di sangue modellano anche l’assistenza agli anziani, laddove l’Italia è il Paese europeo con il minor numero di anziani collocati in casa di riposo.

Ma legami familiari forti non significa automaticamente maggiore natalità; in questo il nostro Paese si trova in buona compagnia assieme a Spagna, Portogallo, Grecia, Corea del Sud, Giappone e le grandi città della Cina, dove i figli “sono considerati come proprietà dei genitori, anziché un bene collettivo”.

Così, ad esempio, Castiglioni e Dalla Zuanna – che hanno discusso delle proprie ricerche con Alberto Zanutto dell’Università di Trento e la giornalista Linda Pisani – spiegano l’alto livello della spesa per il welfare in Francia con il fatto che nel Paese transalpino il figlio è visto proprio come una proprietà collettiva, un “bene comune“.

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I due ricercatori hanno elogiato la propensione della Provincia autonoma di Trento a promuovere politiche familiari attive anche per stimolare la natalità – “è uno dei pochi territori a farlo” hanno detto – sottolineando anche il fatto che tali politiche “devono essere continuative, malgrado i cambi politici”.

 

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Trento

Matching day: le aziende Family Audit si confrontano

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Proseguono gli appuntamenti del Festival della Famiglia, in programma a Trento fino ad oggi 7 dicembre.

Ieri si è tenuto il terzo Matching day per le aziende certificate Family Audit, a cura di tsm-Trentino School of Management, in una sala attenta e gremita, nel palazzo della Provincia a Trento. Una giornata dedicata allo scambio di “buone pratiche” per ascoltare, presentare, per fare poi rete, di esperienze e progetti che favoriscono la conciliazione dei tempi di vita/famiglia con i tempi del lavoro.

L’apertura dei lavori, che ha visto come moderatrice Lucia Claus dell’Ufficio Family Audit, ha preso l’avvio con Luciano Malfer, dirigente generale dell’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili che ha ripercorso i numeri della certificazione Family Audit e ha ricordato la recente approvazione del Piano strategico straordinario per la natalità.

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“Nelle misure di conciliazione vita/lavoro il capitolo dedicato all’Audit dimostra – ha commentato Malfer – come non sia più vero che le donne che non lavorano fanno più figli. Il Family Audit vede in Trentino 180 aziende coinvolte con 180.000 occupati di cui 35.000 in aziende Family Audit, il che si traduce nel 20% della massa lavorativa. Importante Ciò che è fondamentale è invece l’indice della flessibilità, perché il miglioramento della flessibilità oraria migliora anche la produttività”.

Dopo l’implementazione in Trentino la certificazione Family Audit è stata estesa a livello nazionale: in tutta Italia sono circa 120 le aziende coinvolte, per un totale di circa 300 organizzazioni se aggiungiamo il dato trentino.Tra gli obiettivi del miglioramento del benessere aziendale v’è quello di arrivare al 100% dei comuni in provinciale con la certificazione Family in Trentino.

Nel corso della mattinata di lavori Patrick Eheim, projet manager del progetto EASI-MASP-master parenting Work and family, che vede come ente capofila il Comune di Milano, ha spiegato questo progetto innovativo.

Attraverso il ripensamento dei servizi in un’ottica di integrazione, il progetto si articola in una collaborazione tra pubblico e privato per sperimentare nuove forme di bilanciamento vita-lavor, e nella “Settimana lavoro agile, che va nella direzione di una più equa suddivisione dei compiti genitoriali. Quindi Francesca Petrossi, della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche della Famiglia, ha ricordato come la Presidenza collabori ormai da dieci anni l’Agenzia provinciale della famiglia.  Il tema della demografia – ha concluso Petrossi – ci interpella con urgenza e il Dipartimento vuole essere un canale privilegiato per ascoltare le richieste, rilanciare Family Audit, promuoverlo su territori regionali e soprattutto continuare a collaborare con Trento”.

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L’intervento di Luciano Hinna, professore ordinario di Economia aziendale all’Università Tor Vergata Roma e da sempre impegnato sul benessere organizzativo nelle pubbliche amministrazioni, aveva per titolo “Innovazione nella pubblica amministrazione: la certificazione Family Audit”. Partendo dalla definizione dei pilastri dell’Auditing ha invitato a riflettere come il benessere organizzativo stia cambiando e continuerà a cambiare.

“Il Family Audit è un punto d’arrivo per qualcuno ma per altri è un punto di partenza”.

A chiudere la sessione del mattino è stata Elena Macchioni, assistant professor all’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, “amica” fin dalla prima edizione del Festival. Nella sua relazione:

“Le aziende certificate Family Audit e la sfida della denatalità: strumenti, pratiche, impatti” ha dimostrato come esista un gap tra figli reali e figli desiderati.

A Trento la natalità è di 1,4 figli, a  Bolzano di 1,7: i sondaggi indicano che la maggior parte delle famiglie vorrebbe il secondo figlio, ma per varie ragioni questo non è conciliabile. Proprio questi dati positivi rispetto alla natalità nazionale, comunque, dimostrano come sia possibile uno sguardo positivo sul futuro. Soprattutto nelle regioni del Nord – e il riferimento va anche ai Paesi scandinavi – c’è correlazione tra numero di figli e partecipazione al lavoro da parte delle donne, e questo perché esistono politiche di conciliazione vita/famiglia/lavoro come il Family Audit.

Due dunque le parole chiave per guardare al futuro nell’organizzazione del lavoro: “territorio”, come contesto capace di moltiplicare le risorse comuni necessarie al funzionamento di ciascuno e di tutti gli attori coinvolti, e “tempo”, il suo fluire in una determinata organizzazione sociale.

Quindi il via ai tavoli che, rispetto alla scorsa edizione, non sono stati organizzati per gruppi rispetto al tipo di misure intraprese, ma per Tavoli uniformi in termini di settore, per progettare il futuro con basi comuni.

I Tavoli sono stati così condotti, e non semplicemente coordinati, da esperti di settore, che hanno lavorato assieme ai partecipanti; questi i diversi tavoli: industria coordinato da Carlo Benedetti, consulente del lavoro; pubblico, coordinato da Stefania Allegretti, direttrice del Servizio provinciale per il personale; cooperazione sociale con Sara Rago, coordinatrice dell’area ricerca per Aiccon; servizi con Giannina Montaruli di Confcommercio imprese; Apsp con Massimo Giordano, direttore generale Unione Provinciale – Istituzione per l’Assistenza (U.P.I.P.A).

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