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Trento

Nasce la Fondazione Antonio Megalizzi

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Un lunghissimo, intenso e partecipato applauso ha concluso ieri pomeriggio la cerimonia di presentazione della Fondazione Antonio Megalizzi, accomunando i rappresentanti istituzionali al folto pubblico della Sala Depero, luogo simbolico della comunità trentina, che idealmente ha espresso vicinanza e condivisione di intenti alla famiglia del giovane assassinato a Strasburgo il dicembre scorso, nel giorno della costituzione di una iniziativa che vuole concretamente proseguirne e diffonderne gli ideali e il messaggio.

L’applauso ha seguito le parole della fidanzata di Antonio, Luana Moresco, che ha voluto ringraziare a nome della famiglia Megalizzi “le tante persone, enti e istituzioni per aver contribuito a concretizzare un progetto importante che, nel tempo a venire, porterà avanti gli obiettivi di Antonio e parte di quelli che erano i suoi sogni”.

La Fondazione, come ha spiegato Luana Moresco, intende portare il messaggio del giovane giornalista radiofonico “nelle scuole, nelle università, nei punti di incontro di tutta Italia per confrontarsi, nel rispetto del pluralismo, sulla nostra attualità, per fornire ai giovani gli strumenti per distinguere la realtà dalle fake news, per raccontare a tutti l’unione Europea, per promuovere l’informazione e il giornalismo”.

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L’assessore provinciale all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti, portando a nome di tutta la Giunta “il più grande sostegno e abbraccio” alla famiglia Megalizzi, ha voluto augurare a tutti che “il momento fondativo di oggi possa dare avvio ad un impegno perché le idee, lo spirito critico e il sogno di Antonio possano continuare”.

“Ci sono giovani e generazioni che non hanno voce”, ha continuato ancora l’assessore, “con l’aiuto di tutti e in particolare della stampa e dei giornalisti, il messaggio di Antonio può continuare ad esistere”.

Il parterre importante e rappresentativo delle tante anime che hanno portato alla nascita della Fondazione ha voluto ricordare Antonio Megalizzi, il suo impegno, il suo entusiasmo, il suo essere un giovane normale e straordinario allo stesso tempo.

“Un ragazzo che pronunciava parole che viveva”, come l’ha definito l’arcivescovo Lauro Tisi. Hanno voluto essere presenti oggi pomeriggio, accompagnati dalle parole del giornalista e dirigente dell’Ufficio Stampa Pat Giampaolo Pedrotti, che ha voluto aprire la cerimonia con le commoventi parole di un’amica di Antonio pronunciate nel giorno dell’estremo saluto al giovane nel duomo di Trento, oltre all’assessore Bisesti e all’arcivescovo Tisi, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, il rettore dell’Università di Trento Paolo Collini, il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti e il segretario regionale dello stesso sindacato Rocco Cerone.

Al tavolo di rappresentanza della Sala Depero erano seduti anche Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta e presidente dell’associazione Articolo 21, che riunisce esponenti del mondo della comunicazione, della cultura e dello spettacolo che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero, Daniele Machera dell’Unione Sindacale Giornalisti Rai (Usigrai) e Lorenzo Ottolenghi in rappresentanza Rai.

La Fondazione, nata a tempo record grazie all’impegno dei tanti attori istituzionali e privati che l’hanno voluta creare, persegue lo scopo di promuovere, coordinare, organizzare e supportare, su indicazione della famiglia Megalizzi, a livello nazionale ed europeo, le iniziative tese a perpetuare il sogno europeo di Antonio Megalizzi e tutelarne la memoria.

Per far questo intende favorire l’apprendimento, la promozione di una cultura della legalità, del rispetto della persona, della convivenza civile, del rifiuto di ogni forma di violenza e dei principi di cooperazione e di solidarietà. In quest’ottica, la Fondazione si impegna a promuovere, organizzare e finanziare iniziative nel campo della formazione e dell’educazione per ogni fascia di età, valorizzando e sostenendo la comunicazione e l’informazione al fine di rafforzare un’identità collettiva nazionale ed europea.

Trai suoi intenti, quello di favorire la formazione dei giovani, ma anche di tutti i cittadini, organizzando corsi, eventi ed altre attività che stimolino a partecipare in modo consapevole alla vita del Paese e dell’Unione Europea ed essere un’istituzione di riferimento per borse di studio, premi giornalistici, convegni nazionali e europei.

Inoltre, la Fondazione si impegna a promuovere e supportare nuovi formati e linguaggi, testuali, uditivi e visivi, proponendosi anche come laboratorio di programmi innovativi, in grado di coinvolgere anche i più giovani e a supportare, preferibilmente nel contesto radiofonico, i format che affrontano tematiche di pubblica utilità con linguaggi e modi che si pongono l’obiettivo di raggiungere i diversi pubblici attraverso una varietà della programmazione complessiva, con particolare attenzione alle offerte che favoriscano la coesione sociale.

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Trento

Stamane il presidio SBM davanti ai cancelli UNIFARM per ricordare Michele Dematté

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Stamattina, tra le ore 09:30 e le ore 12:30 il Sindacato di Base Multicategoriale ha svolto un presidio davanti ai cancelli dell’UNIFARM per ricordare la morte dell’operaio Michele Demattè, avvenuta lo scorso 29 giugno 2019 dopo che il giorno prima era stato trovato, esanime, sul posto di lavoro da un collega.

Giunto all’ospedale Santa Chiara di Trento, le sue condizioni sono apparse subito gravissime ed a nulla sono valsi gli interventi effettuati nel reparto di rianimazione.

La diagnosi fin da subito è stata di morte per un colpo di calore.

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Solo dopo alcuni giorni e quando la notizia era oramai nota a tutti, la direzione aziendale UNIFARM affiggeva un breve comunicato a tutto il personale sul decesso: “Buongiorno, in merito a quanto riportato sui giornali locali del Trentino siamo addolorati per quanto accaduto al nostro dipendente alla fine del turno di lavoro. Il lavoratore, che svolgeva le proprie mansioni in locali idonei e climatizzati, era sottoposto a visite periodiche ed era stato ritenuto anche recentemente idoneo alla mansione sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale. Oggi hanno avuto accesso le autorità competente a cui abbiamo fornito e forniremo il massimo supporto per ricostruire l’accaduto. Cordiali saluti. La Direzione”.

Il sindacato di base multicategoriale da subito ha denunciato pubblicamente questo breve comunicato, definendolo «una dichiarazione squallida e tardiva, funzionale solamente ad escludere ogni responsabilità dell’azienda sulla morte dell’operaio. Per tale motivo abbiamo convocato due assemblee (una per ciascun turno) in ditta ma la dirigenza della società ravinense ha deciso di vietarle con la scusante che non siamo firmatari della contrattazione collettiva applicata ai loro dipendenti».

Per questo motivo, il sindacato ha ripiegato su un presidio esterno allo stabilimento.

«Con l’ausilio di un impianto audio – aggiunge il sindacato –  abbiamo spiegato ai lavoratori ed alle lavoratrici (che ci hanno potuto ascoltare) le nostre ragioni ed il perché il decesso dell’operaio non può archiviarsi come casuale o accidentale. In particolare abbiamo posto un semplice quesito: se i locali ove prestava servizio Michele Demattè erano idonei e compatibili con il suo stato di salute, certificati sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale, nonché erano locali climatizzati, come ha potuto morire per “colpo di calore”, così come accertato dall’autopsia? La versione aziendale non sta in piedi».

La denuncia del sindacato verte sul fatto che i vertici non dialogano mai, non ricevono i rappresentanti sindacali e respingono tutte le, non autorizzano le assemblee, e l’unica modalità relazionale sono le continue minacce di denunce penali.

 

 

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Trento

Orso M49, Fugatti: «Nessun conflitto con il ministro Costa»

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“Non c’è nessun conflitto con il ministro dell’ambiente Sergio Costa sulla vicenda dell’orso M49. Non da oggi, ma da diverso tempo, abbiamo attivato un dialogo costante con il Ministero, attraverso l’Ispra, l’isituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con il quale ci siamo più volte confrontati”.

Questo il commento del presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, dopo le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dal ministro Costa.

“Abbiamo sempre rispettato, nei nostri interventi, i protocolli di Ispra e siamo pronti a collaborare con l’Istituto anche nella situazione che si è venuta a creare con la fuga di M49. A questo riguardo si evidenzia, peraltro, che il recinto nell’ambito del quale l’orso in questione durante la notte è stato rilasciato e rinchiuso è un recinto realizzato con il finanziamento del Ministero dell’Ambiente, previa valutazione tecnica di Ispra, autorizzato dalla commissione Cites, che detiene orsi senza problema alcuno da 12 anni. L’ipotesi di abbattimento – precisa inoltre Fugatti – è riferita solamente al caso in cui vi possa essere un pericolo concreto per l’uomo”.

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Trento

Fuga Orso M49, autonomisti popolari: «Ridicole le dichiarazioni del consigliere Rossi che crede di essere ironico»

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«Sorprendenti le dichiarazioni di molti politici, trentini e non, che si affannano ad accusare la Giunta provinciale di aver gestito male la vicenda dell’orso M49. Persino ridicole le dichiarazioni del consigliere Rossi che crede di essere ironico. Ricordiamo tutti che lui ed il suo fido assessore avrebbero risolto il problema con i campanellini, o, peggio, consigliando di sedersi a terra senza paura». – Così in una nota gli autonomisti popolari

«In realtà – aggiungono gli autonomisti popolari – la situazione dell’ orso M49 è da tempo grave e solo l’intervento del Presidente Fugatti ha, ad oggi, evitato guai peggiori. Gli animali problematici e pericolosi per l’ordine pubblico, di qualunque taglia e di qualunque specie, vanno messi in condizione di non nuocere. Ben venga dunque la cattura o l’abbattimento di M49, solidarietà alle guardie forestali e al Presidente Fugatti».

Ricordiamo che all’ex presidente della provincia Ugo Rossi andò anche peggio.

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Infatti nel tentativo di catturare l’orsa Daniza la uccise sollevando un polverone che durò parecchi mesi e che vide protagonista tutto il mondo animalista.  

«Servono misure di contenimento di fronte alla documentata aggressività che mette a rischio la presenza dell’uomo e delle attività di allevamento e coltivazione nelle montagne». E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento alla fuga dell’orso M49 che è riuscito a scappare scavalcando un muro elettrificato dopo essere stato catturato.

«Negli ultimi quattro mesi del 2019 l’orso – sottolinea la Coldiretti – è stato protagonista di 16 tentativi di intrusione in zone abitate e 13 uccisioni di animali da allevamento con rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone. Bisogna comprendere – precisa Prandini – le ansie e le preoccupazioni di chi vive in montagna e si sente indifeso di fronte ai pericoli di un esemplare del quale è stata scientificamente accertata l’aggressività.  Occorre intervenire – continua Prandini – con urgenza per garantire in primo luogo la sicurezza degli agricoltori e delle loro famiglie e non costringerli alla fuga e all’abbandono dei pascoli e della tradizionale attività di alpeggio delle numerose malghe con danni economici ed ambientali incalcolabili. Una esigenza manifestata in modo civile e costruttivo da quasi 1500 allevatori, agricoltori e cittadini che sono scesi a valle venerdì scorso con la Coldiretti a Trento per far conoscere le drammatiche storie di paura e danni».

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