Connect with us
Pubblicità

Trento

Levico Terme: Il centro sinistra trentino appoggia Beretta. Rieccoli, cacciati dalla porta tentano di rientrare dalla finestra

Pubblicato

-

Saranno queste ultime ore a decidere chi sarà il prossimo Sindaco di Levico Terme. 

Domani il ballottaggio da «dentro o fuori» metterà la parola fine a settimane di veleno e di polemiche.

Sembrano molto positivi per il candidato Tommaso Acler gli interventi fatti nelle ultime ore da Luca Zeni e Alessandro Olivi.

Pubblicità
Pubblicità

Gli ex Consiglieri provinciali Olivi e Zeni si sono infatti schierati apertamente con il candidato Beretta, titolare della ditta W&G S.r.l, definendo così la vera natura di centro sinistra della coalizione da lui formata.

Già lo si capiva in realtà vista la lettera che un altro ex Consigliere, Gianpiero Passamani, aveva spedito ai suoi più fedeli Cittadini. “Lavorare dietro le quinte…è stimolante e entusiasmante”, così si legge in un passaggio della comunicazione.

Nel caso di Luca Zeni gli esempi da portare potrebbero essere molteplici e se in caso di vittoria di Gianni Beretta fossero messi in atto ci sarebbe da preoccuparsi visto il totale fallimento delle sue politiche in fatto di welfare e accoglienza certificate dalla bocciatura del 21 ottobre 2018.

Ma come si sa quelli del PD spesso li cacci dalla porta e rientrano dalla finestra. È quello che anche stavolta tentano di fare su Levico Terme appoggiando Gianni Beretta, che con un lista civica ha tentato di camuffare il solito centro sinistra.

I numeri di Zeni e del centro sinistra corso in aiuto di Gianni Beretta sono allarmanti. 

Certificano il fallimento del progetto di accoglienza e delle politiche sanitarie che hanno abbandonato le periferie e le valli chiudendo punti nascita, pronto soccorsi, ospedali e guardie mediche.

Luca Zeni attraverso l’interrogazione 4492 ammette per esempio che solo 111 su oltre 1.900 hanno ricevuto lo status di profugo e che nel 2016 la spesa sostenuta per le tessere elettroniche prepagate dalla provincia di Trento è stata di 791.327,25. euro.

Nell’anno 2017 la spesa sostenuta per i primi mesi 2017 (30 aprile 2017) è stata di € 350.070,19.

La spesa totale rendicontata al Commissariato del Governo per l’accoglienza straordinaria anno 2016 è stata di € 11.120.101,08 (dato aggiornato a maggio 2017). 

L’invito è di leggere con attenzione la rendicontazione pubblicata sotto. Alcune voci sfiorano la comicità.

Moltiplicate la stessa cifra dal 2013 ad oggi. Sono cifre da capogiro. 

Il dato totale è contenuto in una tabella (clicca qui) della risposta che ’assessore Luca Zeni da all’interrogazione del consigliere provinciale del Movimento 5 Stella Filippo Degasperi.

Luca Zeni è anche responsabile dei costi della costruzione delle strutture dove hanno alloggiato i richiedenti asilo che sono tutti assorbiti dalla nostra provincia.

Prima a Marco di Rovereto (ora smantellato dalla lega) dove Zeni ha speso quasi 500 mila euro per ristrutturare la sede della protezione civile per poi capire che i profughi in un posto del genere ci devono rimanere oltre il dovuto visto che nessuno comune trentino li vuole.

Nessun problema, infatti l’ex assessore aveva pensato di spenderne altri 250 mila per renderlo più accogliente. (qui articolo)

Non va meglio alla residenza Fersina e Brennero dove sono stati spesi quasi 800 mila euro per la ristrutturazione (ma il dato potrebbe essere sminuito) e dove si sono verificati gravi episodi di violenza e criminalità.

 

 

Pubblicità
Pubblicità

Trento

Esplode una caldaia a Villazzano, nessun ferito

Pubblicato

-

Forte esplosione stamane poco dopo le 11.00 a San Rocco di Villazzano.

Il botto si è sentito a chilometri di distanza mettendo in apprensione i residenti del paese.

Da una prima ricostruzione una caldaia posizionata nel garage di una abitazione è saltata per aria.

Pubblicità
Pubblicità

Allertati sul posto sono arrivati i vigili del fuoco di Trento due un’ambulanze di Trentino emergenza e l’automedica.

A rimanere spaventato è stato un anziano che è stato ricoverato all’ospedale santa Chiara in codice rosso.

Le sue condizioni sono buone anche se è sotto shock.

L’esplosione ha creato lunghe colonne di fumo visibili fino dalla città.

Ai Carabinieri, intervenuti sul posto, toccherà ora il compito di capire il motivo dell’esplosione che poteva causare danni peggiori.

Pubblicità
Pubblicità
Continua a leggere

Trento

Paolo Borrometi e la responsabilità dei giornalisti: “Mai perdere la bussola dell’impegno”

Pubblicato

-

Un dialogo serrato, che ha toccato temi importanti, a volte scottanti, a tratti anche intimo e personale, che ha rivelato al pubblico presente la personalità di un uomo e di un giornalista che non vuole scendere a compromessi perché crede fermamente in quello che fa e nel ruolo che riveste il giornalista nella nostra società: Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta per minacce mafiose,  nella saletta del villaggio digitale di piazza Duomo ieri pomeriggio hanno parlato di informazione, verità, credibilità e notizie che viaggiano in rete e si diffondono a velocità inaudita.

“Il giornalista ha il diritto-dovere di informare, come previsto dall’articolo 21 della nostra Costituzione, così come il cittadino ha il diritto ad essere informato” ha detto Borrometi, ricordando la grande responsabilità di chi fa informazione, la necessità di recuperare credibilità, minata purtroppo da episodi negativi, il bisogno di raggiungere i giovani che si informano sui social. “Non dobbiamo mai perdere la bussola del nostro impegno” ha detto ancora Borrometi alla platea attenta, che annoverava anche molti colleghi e rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, fra cui il segretario regionale dello stesso sindacato Rocco Cerone, il vicesegretario regionale Lorenzo Basso e Roberto Rinaldi, portavoce per il Trentino Alto Adige di Articolo 21, l’associazione presieduta da Borrometi.

Nel giorno che ricorda l’assassinio di Rosario Livatino, ucciso appunto il 21 settembre 1990 da un’organizzazione mafiosa, il dialogo si è aperto con il ricordo del magistrato: “Ci sono uomini che hanno pensato di fare la cosa giusta e l’hanno difesa fino alla fine” ha detto Borrometi, “Noi possiamo ricordarli facendo camminare le loro idee sulle nostre gambe”.

Pubblicità
Pubblicità

Poi il racconto del proprio vissuto, le minacce di morte, l’aggressione che lo ha lasciato con una spalla frantumata, l’attentato sventato grazie ad una intercettazione. Il rapporto di Borrometi con la paura è quotidiano, “ma il giornalista deve scrivere, lo deve fare al di là delle possibili conseguenze” ha detto ancora, chiedendo un applauso per i 5 uomini della sua scorta che gli hanno salvato la vita e rischiano ogni giorno la vita con lui. Guidato dalle domande del relatore, Borrometi ha poi parlato dell’universo digitale, della rete e dei social, ricordando i numerosi pericoli che li attraversano, ma anche la loro enorme importanza, soprattutto per i giovani.

I social sono una straordinaria opportunità di confronto, ha detto, non possiamo passare i linguaggi d’odio, perché non devono essere la valvola di sfogo delle nostre ire, ma attraverso i social può diffondersi il rispetto delle differenze e di qualunque idea politica che abbia ognuno di noi”. Riguardo alle fake news Borrometi ha ricordato l’importanza di verificare sempre la fonte della notizia, non incoraggiando censure, ma puntando all’educazione dell’utente finale.

La deontologia del giornalista è naturalmente alla base di una corretta informazione, il segreto di un buon giornalismo è conciliare la necessaria velocità di diffusione con i criteri deontologici: “Meglio perdere un minuto in più, ma tutelare la dignità delle persone di cui stiamo scrivendo”, ha suggerito. Tra i tanti temi toccati, anche il ricordo di Antonio Megalizzi, la cui famiglia era presente all’incontro, il suo impegno, la sua volontà di approfondire i fatti,  spunto per ricordare anche la necessità di aprire ai giovani la strada della professione. In chiusura un invito a tenere sempre alta la guardia verso possibili presenze mafiose, in ogni territorio, perché “Le mafie nascono nell’arretratezza culturale, ma vogliono prosperare nelle comunità ricche”.

Riprese e immagini a cura dell’Ufficio Stampa

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Trento

Contratti di esternalizzazione, attenzione ad analizzare in maniera critica le offerte proposte

Pubblicato

-

In considerazione dell’avvicinarsi della stagione invernale le imprese trentine stanno attivandosi, anche con il supporto della Provincia, per reperire la manodopera necessaria a fornire i servizi che caratterizzano il nostro territorio.

Se la modalità di approvvigionamento del personale è diversa dalla tradizionale assunzione diretta e si decide di esternalizzare alcuni servizi, la Provincia, anche su stimolo delle associazioni di categoria e dei consulenti del lavoro, raccomanda alle imprese interessate di informarsi adeguatamente rispetto alle caratteristiche dei contratti. In particolare, il contratto di appalto deve presentare gli elementi tipici dell’organizzazione dei mezzi necessari, come personale, beni mobili, attrezzature e beni di consumo e dell’assunzione del rischio di impresa da parte dell’appaltatore.

In caso di contratti di somministrazione di manodopera l’impresa proponente deve essere iscritta all’apposito albo, l’iscrizione si può verificare al seguente link.

Pubblicità
Pubblicità

Si richiamano, quindi, alcune indicazioni che possono essere d’aiuto agli imprenditori per verificare quali aspetti approfondire qualora interessate a ricorrere a forme di esternalizzazione.

Innanzitutto è sicuramente possibile ricorrere all’appalto per lo svolgimento di alcune funzioni aziendali. Si ricorda, però, che se l’appaltatore non paga correttamente i propri dipendenti, anche l’imprenditore che utilizza le prestazioni dei lavoratori può dover rispondere del pagamento della retribuzione e del versamento di contributi e imposte, anche nel caso in cui abbia già effettuato il pagamento a favore dell’appaltatore.

E’ quindi essenziale valutare bene l’affidabilità dell’appaltatore o tutelarsi contrattualmente (ad esempio chiedendo dimostrazione dei pagamenti di quanto dovuto ai lavoratori) per non correre il rischio di pagare due volte.

Per essere sicuri che sia veramente un appalto bisogna ricordare che l’appaltatore deve organizzare il lavoro e mettere a disposizione eventuali mezzi o attrezzature necessari per compierlo. La messa a disposizione di personale la cui attività è poi coordinata dal committente (imprenditore) non è appalto. E se il giudice riconosce che quel contratto non è un vero appalto, l’imprenditore potrebbe essere obbligato ad assumere a tempo indeterminato i lavoratori formalmente dipendenti dell’appaltatore.

Solo le imprese autorizzate dal Ministero del Lavoro (verificabili al link sopra riportato) possono effettuare attività di somministrazione di manodopera, cioè possono offrire propri dipendenti ad un altro datore di lavoro affinché lavorino nella sua impresa.

L’autorizzazione può essere revocata qualora il Ministero rilievi delle irregolarità: è meglio quindi verificare periodicamente – e comunque sempre prima di ogni nuovo contratto – il permanere dei requisiti.

Neanche le imprese più grandi e strutturate possono ottenere un costo del lavoro non in linea con quello di mercato.

Si deve quindi assolutamente diffidare di proposte contrattuali in cui il costo orario è inferiore rispetto a quello comunemente pagato dai datori di lavoro del proprio settore.

Le imprese che offrono un costo del lavoro particolarmente ribassato potrebbero riuscire ad ottenere questo risultato non pagando i contributi ai lavoratori, oppure utilizzando tipologie di rapporto di lavoro non legittime o applicando contratti collettivi di lavoro non stipulati dalle Organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (soprattutto nel caso di cooperative).

Attenzione perché, anche in questo caso, l’imprenditore che ha utilizzato i lavoratori non correttamente pagati può essere chiamato a versare in prima persona tutte le somme ancora dovute.

Da ultimo, va ricordato che ai lavoratori devono essere garantite condizioni di lavoro, vitto ed alloggio e soprattutto di retribuzione adeguate: sfruttare le condizioni di difficoltà di un lavoratore è un reato per cui può essere punito anche l’imprenditore che utilizza il lavoro di questo personale.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza