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Rovereto e Vallagarina

Vallarsa: rubano un cane ad Arco e lo impiccano ad un ponte

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Ad Arlanch in Vallarsa è stato trovato un cane che penzolava da un ponte.

L’animale di razza setter e di circa 5 anni è stato impiccato.

Vista la chiara volontà di uccidere, la procura ha aperto un fascicolo d’inchiesta alla ricerca di un possibile movente

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L’episodio risale a qualche tempo fa, quando la Forestale nel corso di un normale pattugliamento ha notato un cane impiccato a un ponte.

Era stato appeso con una corda ad un gancio ormai in disuso.

I Forestali attraverso il microchip sono risaliti subito al proprietario: un signore di Arco.

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Si è scoperto che il cane  era stato rubato un mese fa da casa sua, e l’uomo aveva già presentato la denuncia per furto ai carabinieri.

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Con ogni probabilità sperava che il cane ritornasse vivo, ma purtroppo  è stato ucciso senza pietà.

Pare che il cane sia stato impiccato pochi giorni prima del ritrovamento e di conseguenza o qualcuno l’ha rubato e dopo un mese l’ha impiccato, oppure l’ha rubato e poi abbandonato a sé stesso lasciando il macabro compito di ucciderlo barbaramente ad altre persone.

Fra le possibili ipotesi anche un atto intimidatorio, di ritorsione, o di vendetta verso il proprietario

Sul misterioso caso indagano le forze dell’ordine e la magistratura

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Rovereto e Vallagarina

L’imprenditore trentino ottiene giustizia contro la “Banda dei Rolex”.

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È cominciata nell’ottobre 2018 la vicenda dell’imprenditore trentino truffato per un Rolex. Era, infatti, di sua proprietà il costoso orologio che ha venduto alla persona sbagliata.

L’uomo viene contattato su internet dopo aver aveva messo in vendita un proprio Rolex di notevole valore. Il truffatore propone un accordo di compravendita dopo aver visto l’offerta online, e stabilisce con la vittima il luogo dell’incontro, l’istituto bancario di quest’ultima, con sede a Rovereto, suggerendo quale metodo di pagamento un assegno circolare.

L’imprenditore, ignaro di essere finito nella pericolosa rete della “Banda dei Rolex”, una vera e propria organizzazione criminale, accetta di incontrarsi con l’interessato acquirente per mostrargli l’orologio e concludere quello che sembrava essere un buon affare.  Presso la banca, viene affidato a un funzionario il controllo circa l’autenticità del titolo.

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L’impiegato si muove su due diversi fronti: revisiona l’assegno, e poi contatta telefonicamente la banca emittente, ricevendo positivo riscontro. Tutto regolare quindi, il venditore avrebbe dovuto solo aspettare i consueti tempi tecnici per l’effettivo accredito della somma.

Tuttavia, qualche giorno dopo l’incasso, la vittima si avvede che l’assegno è stato stornato. A quel punto chiede informazioni alla banca. Quello che scopre lo sconvolge non poco: il titolo è contraffatto.

Cosa accade dopo lo spiega il difensore della vittima, l’avvocato Massimo Mazzola, docente di diritto privato e delle assicurazioni nell’Università di Trento: «Il primo obbligato passaggio è stato quello di sporgere querela per l’accaduto affinché venisse avviato un procedimento penale nei confronti dell’autore materiale della truffa. In seconda battuta, ho consigliato al cliente di avanzare un’istanza di risarcimento per inadempimento contrattuale nei confronti degli intermediari coinvolti, presso l’A.B.F., ovvero l’Arbitro Bancario Finanziario.

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Si tratta di organismo alternativo di soluzione delle controversie, istituito presso la Banca d’Italia, suddiviso sul territorio della Penisola in diversi Collegi, che si occupa delle controversie che possono sorgere tra i clienti e le banche.

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L’eventuale inottemperanza ad una decisione che dovesse rivelarsi favorevole al cliente dà luogo alla pubblicazione del nome dell’istituto nel Registro degli intermediari inadempienti, cui chiunque può accedere consultando il sito dell’A.B.F.: si tratta di una sanzione assai rilevante sul piano reputazionale, e nella maggioranza dei casi costituisce un valido stimolo ad una pronta adesione alla decisione».

La strada intrapresa dell’avvocato risulta essere quella corretta.

L’A.B.F., con una recentissima pronuncia, ha condannato all’integrale risarcimento del danno la banca della vittima, presso cui era stato negoziato l’assegno.

In primis, viene messa in discussione la professionalità del funzionario che si è limitato ad effettuare una mera telefonata all’apparente istituto bancario del truffatore, piuttosto che inviare una richiesta di verifica all’indirizzo PEC (posta elettronica certificata) fornito da quest’ultimo, che a suo tempo aveva già segnalato le truffe in atto, invitando tutte le banche a non utilizzare le utenze telefoniche delle proprie filiali.

In secondo luogo, emerge che ci si è trovati davanti ad un caso di palese negligenza del funzionario, della quale, ovviamente, risponde l’istituto, se si considera che l’assegno riportava evidenti segni di contraffazione: sull’assegno mancava addirittura, nella parte riservata alla firma, la denominazione della banca emittente.

Assolta”, invece, la banca presunta emittente, che aveva diramato ufficialmente, e prima del fatto, il rischio di truffe collegate alla negoziazione di assegni circolari falsi, perpetrate mediante l’illecita intromissione nelle proprie linee telefoniche.

 «Le banche convenute – chiarisce l’avvocato – avevano d’altronde eccepito che sussistesse un concorso di colpa del mio cliente, il quale avrebbe dovuto utilizzare un altro metodo di pagamento, per esempio un bonifico, o comunque non avrebbe dovuto concludere la transazione prima che fosse definitivamente accreditata la somma sul suo conto».

Fortunatamente, il Collegio ha escluso tale possibilità. La vittima non aveva fatto nulla di sbagliato, si era solo fidata della propria banca e della relativa professionalità.

Il ricorso è stato inoltrato nell’ ottobre 2018 e la decisione è stata emessa il 6 settembre 2019. Accedere a questo sistema di soluzione delle controversie costa solo 20 euro per le spese di procedura, e per i casi più semplici non richiede l’assistenza di un legale.

È un procedimento accessibile e sicuro.

Si è sentito parlare spesso della “Banda dei Rolex”, caso ripreso anche recentemente dalla trasmissione televisiva “Le Iene”. La sfortunata situazione dell’imprenditore lagarino non può che avere la doppia funzione di campanello di allarme e rassicurazione.

Se da un lato dimostra che l’attenzione non è mai troppa e che certi malaugurati eventi possano colpire chiunque, dall’altra porta alla consapevolezza che ci sono diverse modalità, anche veloci e non onerosi, per ottenere giustizia.

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Rovereto e Vallagarina

Rovereto, Di Spirito (Fdi): «Amministrazione inerme di fronte a furti e rapine»

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Il problema sicurezza torna di attualità a Rovereto dopo le rapine ai danni di un anziano 90 enne lungo la camminata del Leno e quella ai danni di un ragazzo 30 enne avvenuta a Lizzanella.

In entrambe i casi i malfattori sono riconducibili a soggetti di etnia rom.

Sul fenomeno che pare in aumento nella città della Quercia è intervenuto il presidente di Fratelli d’Italia Di Spirito «È ormai un dato di fatto: Rovereto sta diventando poco sicura. La rapina ai danni di un anziano lungo la camminata Leno e quella ai danni di un ragazzo avvenuta a Lizzanella sono solo gli  ultimi di una serie di episodi che turbano la nostra comunità. Dov’è l’amministrazione? Cosa fa per tutelare i suoi cittadini? La verità è che non fa nulla.»

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Secondo il presidente di Fratelli d’Italia l’amministrazione starebbe abbandonando città e cittadini  «La politica deve dare un segnale forte e ben chiaro. Il lavoro costante delle forze dell’ordine, sempre impegnate sul campo, non basta se poi il comune non fa intervenire i vigili. «Anche la zona di via Dante è una zona a rischio soprattutto quando cala la sera.» –  dichiara sempre il presidente di FdI». 

E ancora: «Fratelli d’Italia è chiara e decisa nel bisogno di potenziare il controllo del territorio. Utilizzando anche presidi fissi come si potrebbe fare nei pressi dei giardini di piazza Dante ed inviando i Vigili, visto che ora la municipale è provvista anche di bici, a presiedere la camminata lungo Leno e le zone delicate dal punto di vista della sicurezza. «Sono state molte le segnalazione da parte di donne, ragazze e genitori che hanno paura di girare la notte (ricordiamo il tentativo di aggressione ai danni di una donna che dopo aver chiuso il suo locale si è trovata pedinata da personaggi poco rassicuranti di colore in bicicletta), ma l’amministrazione minimizza dicendo che il pericolo non c’è.»

«Noi di Fratelli d’Italia, invece,  – continua Di Spirito – percepiamo la realtà è le preoccupazioni della popolazione perché è la stessa gente ad esprimercele a chiederci di intervenire politicamente e di dare un segnale forte e deciso.Anche l’aumento dei furti nelle case è un dato di fatto come la continua sottrazione di biciclette e la riscoperta di una città vulnerabile e non tutelata.»

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Dunque Fratelli d’Italia sostiene il controllo del territorio e chiede che l’amministrazione dia conto di quanto sta succedendo e che dia risposte a problemi reali.

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«Problemi che verranno ignorati – puntualizza Di Spirito – perché in questo periodo di campagna elettorale il Sindaco Valduga è più attento a recuperare tutto quello che non ha fatto in 5 anni per paura di non essere eletto invece di lavorare per il bene della cittadinanza. Insomma per questa amministrazione abbattere gli alberi sembra più importante che abbattere la criminalità.»

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Rovereto e Vallagarina

Rovereto: festeggiati i cento anni della fondazione Famiglia Materna

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Grande festa sabato a Rovereto per i cento anni della Fondazione Famiglia Materna.

Una realtà molto importante per la comunità lagarina che è attiva a Rovereto nella storica sede di via Saibanti, nell’area dove un tempo sorgeva la Maternità cittadina, e in altre sedi periferiche con differenti interventi di sostegno a donne e bambini nell’ambito dell’accoglienza residenziale, nell’inserimento lavorativo di persone a rischio di marginalità sociale, nel supporto a famiglie con esigenze particolari di conciliazione e nel contrasto alla violenza di genere.

Un’attività portata avanti giorno dopo giorno da personale preparato e appassionato.

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Tante sabato le iniziative rivolte alla cittadinanza, che sono culminate nel tardo pomeriggio con un momento ufficiale alla presenza delle autorità locali.

A fare gli onori di casa il presidente della Fondazione, Antonio Planchenstainer.

Sono intervenuti i sindaci di Rovereto e Nogaredo, Francesco Valduga e Fulvio Bonfanti, e l’assessore provinciale allo sviluppo economico, ricerca e lavoro, Achille Spinelli.

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Proprio nel suo intervento l’assessore Spinelli, portando i saluti a nome dell’intera Giunta, ha affermato che “quando vengo da voi capisco l’aiuto che una Fondazione così forte ha dato in tanti anni di attività alle donne per la crescita delle proprie capacità e delle proprie competenze e per la crescita della fiducia verso una nuova speranza per coloro che si trovavano in situazioni di difficoltà. È bello vedere quanto realtà come quella della Fondazione Famiglia Materna riescono ad aiutare la nostra comunità in questo caso per formare donne più forti, più consapevoli, più preparate, pronte per tornare ad essere competitive”.

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Le attività realizzate dalla Fondazione Famiglia Materna prevedono un finanziamento pubblico da parte della Provincia autonoma di Trento e degli enti locali per le rispettive competenze.

Per le donne accolte è presente un progetto di aiuto personalizzato calibrato alle caratteristiche e alle esigenze delle singole situazioni, elaborato e verificato dal servizio sociale territoriale con il coinvolgimento delle interessate e degli altri servizi eventualmente coinvolti (sanitari, educativi ecc…).

Le finalità principali dei servizi erogati sono costituite da un lato alla protezione e al sostegno alle donne e ai bambini e dall’altro a favorire il più possibile percorsi di superamento delle fragilità, di rafforzamento delle competenze e di acquisizione dell’autonomia in ambito abitativo, educativo e lavorativo.

Cento anni sono un traguardo importante per il significativo orizzonte temporale trascorso mantenendo sempre viva l’idea di partenza costituita da un attenzione rivolta alle donne che vivono una condizione difficile. 100 anni fa erano le donne che si trovavano a dover vivere da sole il dramma di una gravidanza illegittima, oggi sono le donne e le mamme che transitano per motivi diversi nei servizi della Fondazione.

Questo anniversario permette di ripercorrere attraverso la storia della Fondazione anche la storia del nostro Paese, riconoscendo epoche, fasi di sviluppo e problemi sociali emergenti dei quali i servizi realizzati dalla Fondazione sono la cartina al tornasole di evoluzioni storiche significative.

La Fondazione in tanti anni di attività è stata capace di adattarsi alle istanze del momento, ha dovuto confrontarsi e lasciarsi interrogare dai fenomeni emergenti, puntando anche su azioni di sensibilizzazione che hanno contribuito a sviluppare le filiera di servizi che vediamo adesso e che sono espressione di un’importante funzione pubblica.

Cento anni per guardare al futuro con la continua ricerca dei modi migliori per essere veicolo di emancipazione per le donne e i bambini e per la cittadinanza. In questa direzione vanno i progetti della Fondazione che si affacciano anche verso l’esterno e verso le imprese, attraverso effettivi modelli di impresa sociale che funzionano e che producono effetti multipli.

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