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Io la penso così…

Emendamendo semplificazione: «Nessun vil baratto» – di Luca Guglielmi

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Egregio Direttore,

chiedo cortesemente di poter trovare spazio nella rubrica dedicata alle lettere del Suo giornale in merito al tanto discusso emendamento all’articolo 17 del ddl 18 di iniziativa giuntale per la semplificazione e la competitività della seduta consiliare di ieri.

Un emendamento che ho convintamente e assolutamente in buonafede presentato nel pieno delle prerogative di ogni singolo Consigliere.

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Lo stesso peraltro è stato dichiarato ammissibile a seguito delle verifiche dei preparati uffici del Consiglio Provinciale, se così non fosse stato non sarebbe arrivato in aula e non sarebbe diventato per logiche politiche il casus belli della seduta consiliare di ieri.

Un emendamento che, tengo a precisare, andava nella direzione della semplificazione amministrativa e della competitività, giacché come ho dichiarato in Aula ero e sono tuttora convinto che all’esterno, che alla popolazione trentina, sia necessario dare un segnale di inversione di tendenza, di un’amministrazione pubblica maggiormente dinamica e meno ingessata.

Premesso quanto sopra, a seguito della discussione che questo emendamento aveva creato, nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi ho dichiarato l’intenzione di ritirare l’emendamento al fine di vedere il ddl 18 approvato senza lasciar passare ulteriore tempo e nel “limbo” norme e azioni necessarie ed impellenti per la nostra Provincia.

Nessun “vil baratto” come pretestuosamente affermato dal collega Ghezzi, tant’è che a verbale della Conferenza è chiaramente riportato che il sottoscritto ha dichiarato “ritiro l’emendamento perché non voglio che questo diventi il capo espiatorio per non arrivare alla votazione finale del disegno di legge”.

Tante sono state le reazioni dei consiglieri di minoranza in aula, altrettante sui social dove ad esempio il collega Dallapiccola mi ha degnato di menzione per non essere stato in grado di “spiegare a voce” l’intenzione dell’emendamento stesso.

Tutto lecito nella logica del dibattito politico, mi si permetta però di sottolineare come l’esplicazione dell’emendamento fosse chiara nel testo stesso.

Ritengo infatti che dotare la giunta provinciale di uno strumento fattivo ed effettivo volto a misure per l’accelerazione, la semplificazione dei procedimenti amministrativi e alla riduzione di oneri e vincoli per i trentini e le imprese (allo scopo di migliorare l’efficienza e l’efficacia della condotta pubblica) e per accrescere la competitività del sistema economico trentino sia cosa necessaria e di estrema attualità.

Non ritengo che tutto ciò sia un atto di lesa maestà anche se, responsabilmente, avendo un profondo rispetto di chi esercita il ruolo di minoranza, ho preferito ritirare l’emendamento al fine di riappacificare gli animi.

Mi duole constatare, sentendo e leggendo i diversi commenti della sinistra dell’emiciclo provinciale, che tale responsabile atteggiamento non sia stato ricambiato.

Concludo annunciando che il contenuto e l’indirizzo dell’emendamento rimane per me una priorità e che in quanto tale lo porterò avanti su altre strade ed in altri modi perché, la seppur comprensibile dialettica politica, non può e non deve ingessare la competitività economica o la semplificazione burocratica e amministrativa.

Sperando di trovare, nei tempi giusti e a ragionamenti fatti, l’appoggio anche di quella parte di minoranza che ieri in aula ha comunque condiviso l’indirizzo dell’emendamento.

Consigliere Provinciale – Luca Guglielmi

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Io la penso così…

A cento anni dagli eventi bellici sul Lagorai è tornato il silenzio. Lasciamolo così – di Massimo Mariani

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Egregio Direttore,

da qualche mese si fa un gran parlare della “valorizzazione” del percorso escursionistico denominato TransLagorai, oltre ottanta chilometri di porfido a quote comprese fra i 2000 e i 2500 metri di quota lungo il quale cento anni fa correva il fronte della I Guerra Mondiale.

Secondo alcuni questa “valorizzazione” deve prevedere anche la  “riqualificazione” della Malga Lagorai  – posta a 1870 metri di quota – trasformandola in un ristorante-bar-rifugio strumentale a questo grande percorso. Chiunque conosca questi posti sa che la malga è troppo lontana dal cammino e nessuno sarebbe disposto a perdere circa 500 metri di dislivello per raggiungerla.

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Ad una prima distratta occhiata quindi questo intervento appare insensato.

E invece sembra che una logica ci sia vista l’enorme quantità di soldi che girano dietro a questa operazione – si parla di 750 mila euro di fondi pubblici! . Tutte cose già viste centinaia di volte, il profitto di poche persone senza scrupoli a scapito del territorio che, nel caso del Lagorai, credo di non esagerare definendolo unico e insostituibile.

Ho letto anche della scellerata affermazione di un consigliere della Provincia che ha affermato di vergognarsi di essere trentino per la fatiscenza della malga. Per conto mio questa persona dovrebbe sì vergognarsi, ma del fatto di non farsi alcun scrupolo davanti alla volontà di distruggere l’ambiente in cui vive venendo meno al suo dovere di preservarlo.

Si vuole valorizzare il Lagorai? Bene, perché non restaurare alcune delle numerose tracce e testimonianze della permanenza delle truppe in alta quota durante la Prima Guerra Mondiale. Si potrebbe allestire una sorta di museo all’aperto come sopra a Cortina d’Ampezzo, tra il Lagazuoi, le 5 Torri e il Sasso di Stria.

Come sulla Croda Rossa, sopra Sesto Pusteria o le creste di Costabella, sopra il Passo San Pellegrino solo per citarne alcuni.

Magari allestendo all’interno di qualche caverna, proprio come nell’osservatorio italiano del Sasso di Costabella, una mostra fotografica che denunci gli orrori di quella guerra costata milioni di morti.

Raccontiamo di quelle distruzioni, delle fosse comuni, delle esecuzioni, delle mutilazioni e dei campi di battaglia devastati dall’artiglieria. Raccontiamo di queste crudeltà e portiamoci i ragazzi delle scuole, per non dimenticare.

A cento anni dagli eventi bellici sul Lagorai è tornato il silenzio. Lasciamolo così.

Non ha bisogno delle nostre “valorizzazioni” e se proprio vogliamo, entriamoci in punta di piedi, senza lasciare traccia del nostro passaggio.

Massimo Mariani

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Io la penso così…

Elezioni Europee: le mistificazioni di Fratelli d’Italia in Trentino

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Egregio Direttore,

chiedo ancora ospitalità, con richiesta di pubblicazione in cronaca, per porre all’attenzione di chi legge queste righe alcune considerazioni relative ai risultati di FdI in Provincia.

Lunedì, in una conferenza stampa tenuta in pompa magna e riportata dalla stampa locale, il sen De Bertoldi (foto) annunciava trionfalmente la triplicazione dei voti di FdI ed il buon risultato di Francesca Gerosa pronta per candidare a Sindaco di Trento; mi fa piacere che Francesca candidi a questa prestigiosa carica, è senz’altro una scelta più consona della corsa fatta per la Europee.

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Io, però, sono un tecnico e come tutti i tecnici mi baso sui numeri e sui dati che questi generano.

Numeri e dati raccontano una realtà diversa di quella raccontata ieri da De Bertoldi e vanno letti per quelli che sono, non sbandierati a caso, e soprattutto non mistificati, come sembra essere successo in questo caso.

Fratelli d’Italia ha ottenuto, nella votazione di Domenica, 12.729 voti pari al 5,05% rispetto al totale dei votanti.

Già la percentuale è inferiore al dato nazionale che vanta un ben più cospicuo 6.46%, inoltre c’è da considerare che in quest’occasione FdI godeva dell’appoggio palese di due liste civiche (Agire per il Trentino e Civica Trentina) le quali, alle ultime elezioni regionali hanno ottenuto rispettivamente il 2.14% ed il 4.62% dei consensi rispetto al misero 1.44% ottenuto, nell’occasione, da Fdi.

Mi sembra arrogante pretendere che tutti i voti di queste due realtà locali possano essere attribuiti a FdI, alla prossima tornata elettorale locale torneranno nel loro alveo naturale riducendo, e non di poco, il già non esaltante risultato di FdI nel nostro territorio.

Anche per quanto riguarda le preferenze non capisco tanta euforia, nel 2014 Manfred de Eccher, con una percentuale di lista dell’ 1,8%, otteneva 1600 preferenze, in pratica 1 preferenza ogni 4.7 voti ottenuti dalla lista, oggi Francesca Gerosa, in Trentino, ha raccolto 1380 preferenze, praticamente 1 preferenza ogni 9.2 voti di lista, vale a dire un risultato che vale poco più della metà di quello spuntato da De Eccher nel 2014.

Ora, alla luce dei dati e dei numeri suesposti, davvero, non capisco cosa ci sia da gioire.

Poi ognuno la veda come vuole: per me è stato un flop clamoroso se altri hanno visto risultati strabilianti non so che dire ma, sicuramente sono smentiti dai fatti, obiettivi, che i numeri nudi e crudi ci raccontano.

Grazie per l’ospitalità.

Guerrino Soini – Ex Dirigente del Circolo di Rovereto di FdI – Ex Responsabile Provinciale del Dipartimento Famiglia di FdI

«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

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Io la penso così…

Metterò la mia macchina in Duomo sperando di essere assolto dal Dio dei Cretini – di Gianluca Rigoni

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un lettore che come specifica nell’antefatto «Paga le tasse da una vita» 

Spett.Le Direttore,

sono mediamente credente, non faccio male a nessuno e cerco, con tutta la fatica che si fa in questi tempi, di seguire i precetti del Vangelo.

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Ebbene, poco tempo fa sono stato a rischio di bestemmia davanti ad una Chiesa di Trento, e non ero il solo.

Succede che mandano mio figlio in visita scolastica al Duomo, con prelievo dei genitori davanti al sagrato.

Nulla di particolare, penso, prendo la macchina (perché abito lontano) e ci vado.

Non avevo calcolato che siamo a Trento, il regno della gestione municipale illuminata.

Raggiungo la zona a ridosso del Duomo e cerco un parcheggio, pur sapendo che sono cari, e proprio perché sono cari ritengo sia pacifico trovarne uno. Ritenevo male.

Giro e rigiro attorno al centro, via Verdi, via Rosmini, via Prati, ma nulla da fare, tutto pieno e nessuno che si smuove, e passando sul retro della facoltà di Sociologia vedo una via totalmente libera da macchine, o quasi.

Perché le uniche due macchine presenti erano parcheggiate davanti alla sala giochi della vietatissima via Maffei, e mentre ero in coda dietro ad altri disperati come me con la coda dell’occhio noto che erano circondate di gente, extracomunitari da quel che ho notato, seduti sul cofano e con lo sportello aperto a sentire la loro musica etnica a volume alto.

Via al Torrione e via degli Orti erano completamente deserte, ma parcheggiare in quella zona è l’equivalente di commettere un omicidio.

Mentre come uno stupido continuavo a girare a vuoto, e avevo già raggiunto e superato la mezz’ora, facevo i pensieri più maligni.

Tra tutti che prima di blindare il centro storico e immiserire i pochi negozi rimasti forse una giunta comunale più seria dovrebbe pensare a creare più parcheggi.

Se era la scusa dell’inquinamento quella di desertificare senza pietà il cuore della città, basterebbe vedere quello che hanno erogato e erogano le mille macchine in coda a girare nei pressi del centro senza possibilità di sosta.

Gli ecologisti della politica anti-uomo avrebbero da ribattere che basta prendere la bicicletta, al ché, maligno, risponderei che se anche non te l’avessero rubata come è prassi a Trento nonostante le sbandierate telecamere che non so dove guardino, non tutti girano con carrozzina al seguito per figli o spesa come i perfetti tedeschi, allenati da piste ciclabili non come le nostre, più larghe delle autostrade, e protette da regolamenti ferrei.

Di più se abiti appena ridosso della collina (ah già siamo in un paese montano..) e non sei un ciclista professionista, vorrei essere il primo a cronometrare i tempi di salita degli ecologisti della prima ora, magari con i soldini per auto elettrica e casa in centro.

Intanto che malignavo il tempo passava e già vedevo mio figlio consegnato ai Vigili perché abbandonato da padre degenere.

E dire che mi ero preso largo margine di tempo per andare a mangiare un gelato in centro, sempre che esista ancora un gelataio.

Alla fine mi sono arreso e diretto presso un parcheggio sotterraneo, lontano dal Duomo e costosissimo, e di corsa sono arrivato al sagrato in tempo per vedere altri genitori con canini esposti e occhi cerchiati d’odio per la mia stessa Odissea, e le bestemmie non si sono sentite solo perché le campane suonavano a festa credo per i cresimandi, ma con tutti si paventava un’azione comune di protesta con macchine esposte davanti al Duomo, o magari accanto a quelle degli sfaccendati della sala giochi via Maffei.

Dio mi avrà ascoltato e si sarà offeso ma spero mi abbia assolto visto che è anche il Dio dei cretini, non so se farà altrettanto con il Sindaco.

Gianluca Rigoni 

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