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Trento

Dimaro, entro fine ottobre il rientro nelle case: a settembre la conferma

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Un anno di lavori per superare la fase dell’emergenza, due per concludere la sistemazione complessiva del conoide del rio Rotian con il ripristino delle superfici e la deviazione di quel torrente che tanti danni ha causato, compresa la perdita di una vita umana, il 29 ottobre dello scorso anno. Sono questi i tempi, ragionevolmente certi, per riportare Dimaro alla normalità.

Ad assicurare i proprietari delle case rimaste danneggiate dalla colata detritica generata dalla devastante esondazione del rio Rotian che entro fine ottobre prossimo (la conferma si avrà a settembre) potranno riprendere possesso “H24” delle proprie abitazioni è il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, salito ieri sera a Monclassico per incontrare nuovamente la popolazione di Dimaro-Folgarida dopo l’incontro pubblico del 12 aprile scorso al teatro comunale, allorquando furono presentati tutti gli interventi per la messa in sicurezza dell’area.

Con il presidente anche l’assessore all’agricoltura foreste caccia e pesca Giulia Zanotelli, il dirigente generale dell’Umst Grandi Opere e ricostruzione Raffaele De Col ed il dirigente del Servizio Bacini Montani Roberto Coali. La buona notizia relativa alla data del “rientro” si associa a quella che riguarda i rimborsi dei danni subiti dai proprietari delle case:

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“Stiamo lavorando – ha affermato il presidente Fugatti – per innalzare le percentuali di rimborso in modo di arrivare al 90 per cento per le prime case e al 70 per le seconde”.

Il presidente Fugatti ed i tecnici della Provincia, con i quali quasi quotidiana è l’interlocuzione che hanno le amministrazioni locali, sono stati accolti dal sindaco Andrea Lazzaroni e dall’intero Consiglio comunale di Dimaro Folgarida (presenti anche il sindaco di Commezzadura e il presidente della Comunità di valle), riunito nell’ex municipio di Monclassico. Un incontro atteso dalla popolazione, interessata a sapere come e con quali tempistiche stanno procedendo i lavori – già illustrati nell’incontro del 12 aprile – per la messa in sicurezza del versante.

“Dimaro è un cantiere itinerante – ha affermato il sindaco Lazzaroni – e spero che, ad un anno dalla tempesta Vaia, si possa restituire le chiavi di casa a quanti non hanno ancora potuto farvi ritorno.”

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Ad attendere Fugatti a Monclassico per l’appunto la domanda dei proprietari delle case rimaste danneggiate, rispetto alla possibilità di rientrarci nuovamente al più presto e permanentemente.

La comprensibile e legittima aspettativa dei proprietari non può però derogare alla necessità, più volte sottolineata dall’ingegner De Col, di garantire nel tempo la sicurezza del versante che sovrasta Dimaro. Gli interventi previsti, infatti – hanno spiegato i tecnici della Provincia – non possono prescindere da una conoscenza approfondita delle condizioni di stabilità dell’intero versante e di come “si muovono” le acque nel terreno, pena una possibile replica del disastro dell’ottobre 2018.

Una serie di ordinanze – ha ricordato De Col riassumendo quanto si è fatto in questi mesi – hanno progressivamente consentito la ripresa delle attività commerciali e la riduzione della “zona rossa” a “gialla”, sulla quale vige un piano di emergenza articolato in 4 soglie predisposto dalla Protezione civile e che rimarrà in vigore per tutta l’estate a garanzia della sicurezza dei cittadini e delle attività produttive.

Nel frattempo da metà maggio le attività commerciali nell’area gialla sono riprese fine alle ore 24, permane il divieto di pernottamento.

I lavori sul rio Rotian, rimasti forzatamente sospesi durante le settimane di maltempo in primavera, sono ripresi il 16 maggio nella parte medio-alta del bacino (area A) con le attività preparatorie alla realizzazione delle piste di accesso per la demolizione delle briglie danneggiate e la rimozione dei massi e del legname pericolanti con la costruzione della strada che porta alla briglia 7, a monte della quale sono programmati i lavori di sistemazione della prima fase, mentre i primi giorni di luglio inizieranno i lavori nel sottostante “tratto B” con la realizzazione di una nuova grande briglia filtrante.

Tra la metà di luglio e i primi giorni di settembre via invece ai lavori nel “tratto C” sul conoide per la nuova deviazione del torrente nell’area interna al campeggio, che dovrà essere de localizzato: un intervento per il quale la Provincia ha deciso di attivare, con tempi burocratici dimezzati, la procedura di valutazione di impatto ambientale.

Con la prossima settimana, infine, si inizierà a selezionare la grande quantità di materiale detritico e blocchi di calcestruzzo attualmente depositati nella zona da impiegare poi per la costruzione dei nuovi argini e per i rinverdimenti. Anche nel territorio di Commezzadura sarà realizzata una protezione per la zona produttiva.

A rassicurare la popolazione sulla ferma volontà dell’Amministrazione provinciale di accelerare per quanto possibile i tempi di esecuzione dei lavori, anche la scelta della Provincia – come ha spiegato il dottor Coali – di individuare una serie di lavorazioni e attività da affidare direttamente a ditte esterne, sempre coordinate dal Servizio Bacini Montani.

“La montagna si è ‘scaricata’ – ha concluso il responsabile dei Bacini Montani – ma i lavori sul rio Rotian dureranno qualche anno; la popolazione deve essere consapevole che si vive su un conoide: movimenti di materiale ce ne potranno essere ancora ma con volumi più ridotti. Nei prossimi anni lavoreremo dunque per aumentare la sicurezza. Il lavoro in futuro continuerà per prevenire qualsiasi evento atmosferico che possa generare nuove  instabilità del bacino idrico”.

 “I contatti tra la Provincia e l’amministrazione di Dimaro sono stati costanti – ha detto il presidente Fugatti – la burocrazia può avere naturalmente i propri tempi ma gli sforzi e l’operato della Provincia sono stati massimi e soprattutto legati ad una forte assunzione di responsabilità e di garanzia rispetto alla sicurezza. Stiamo facendo tutto il possibile per garantire un veloce ritorno alla normalità, ma occorre anche comprendere la criticità di scelte che poi condizioneranno il futuro di questa zona“.

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