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Trento

Riscaldamento globale, il tempo è scaduto

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L’uomo ha dieci anni di tempo per evitare che gas serra e carbonio formino una coperta talmente spessa da portare la temperatura del globo oltre il limite, il punto di non ritorno, fissato nell’aumento di 2 gradi centigradi della temperatura media.

La dead line è indicata da Servaas Storm, economista olandese che da tempo si occupa di cambiamenti strutturali e cambiamenti climatici, intervenuto oggi al Festival dell’economia di Trento nell’ambito dell’Inet lecture.

L’economista indica la strada da seguire: tassazione sulle maggiore imprese mondiali che contribuiscono alle emissioni di carbonio nell’atmosfera; politiche strutturali in grado di garantire i fondi necessari per investimenti molto costosi e, al contempo, creare nuovi ammortizzatori sociali per coloro che, in questi cambiamenti, saranno chiamati a pagare il prezzo più alto, in termini sociali ed economici.

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La strada per l’inferno, il surriscaldamento del globo, è lastricata di buone intenzioni, ma il tempo che abbiamo a disposizione sta per finire.

La transizione verso quella che è stata definita “economia del cambiamento climatico”, richiede però una presa di coscienza generalizzata e misure strutturali concrete: dai sistemi produttivi ai modelli di consumo. Insomma, non sarà un pranzo di gala.

L’economista Servaas Storm parte dalla leggenda norvegese di Nix: una figura mistica, uno spettro che inganna le persone e assume le sembianze di un cavallo.

Un giorno un ragazzo incontra il cavallo e, seppur riluttante, decide di cavalcarlo. L’animale parte lento, poi accelera fino al punto in cui il ragazzino si entusiasma e pensa di essere il fantino migliore con il cavallo migliore. Insomma, il ragazzo pensa per un momento di essere il governatore dell’universo. E’ proprio in quell’istante di euforica arroganza che il cavallo salta dalla scogliera e il ragazzino muore.

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“Questa storia – esordisce Servaas Storm – racconta il controllo del clima. Noi viviamo un momento di coscienza alterata ma non abbiamo il controllo della situazione e, proprio come nella fiaba norvegese, la storia del cambiamento climatico rischia di non finire bene”.

Dal 1800 in poi, l’uomo ha rilasciato gas nocivi in maniera massiccia e questo ha portato a un “non prevedibile” aumento della temperatura normale.

“Il carbonio – spiega Servaas Storm -, che da solo rappresenta il 70 per cento delle emissioni nocive, forma una sorta di coperta che avvolge la terra, con concentrazione sempre più dense. La coperta diventerà sempre più spessa e la terra accumulerà via via sempre più calore. Gli ultimi sei anni sono stati i sei anni più caldi a memoria d’uomo”.

Di questo passo abbiamo solo dieci anni per evitare il punto di non ritorno climatico. Sono i dati a dirlo, secondo Servaas Storm:

“Ogni anno immettiamo nell’atmosfera 40 giga tonnellate di carbonio e la quantità di carbonio sopportabile dalla terra è stata stimata in 400 giga tonnellate”.

Da qui, la dead line di 10 anni: “Raggiunte queste concentrazioni di carbonio – continua l’economista svedese –  non riusciremo più contenere il riscaldamento entro i due gradi, limite  massimo del riscaldamento climatico. Poi sarà terra serra”.

Molti economisti e politici (non ultimo Barack Obama) – lo ha detto lo stesso Storm – ritengono di gestire l’emergenza, intraprendendo azioni climatiche molto graduali.

L’economista svedese non è d’accordo: nonostante le misure prese fino ad oggi, la de carbonizzazione non diminuisce in maniera efficace perché i paesi più ricchi continuano ad avere alti indici di emissioni, dovute ai consumi, a fronte di indici migliori per le emissioni da produzione. Questo però è dovuto al trasferimento della produzione in altri paesi.

Infatti, India e Cina (che molto si è spesa per contenere le emissioni) continuano a mantenere indici alti per la produzione. “Per queste ragioni – aggiunge Servaas Storm – Obama ha torto. La realtà è che, seppur grazie all’introduzione di nuove tecnologie meno impattanti e una riduzione della produzione di energia elettrica dal carbone, noi non abbiamo le redini in mano”. E Nix continua a correre.

Secondo l’economista svedese è tempo di interventi strutturali che però non saranno indolori. Anzi, l’economia del cambiamento climatico richiederà cospicui investimenti:

“I soldi si devono trovare  – sostiene l’economista – tagliando le spese militari e quelle per i carburanti fossili, andando ad incidere sull’evasione fiscale e su una tassazione che colpisca le multinazionali.

Le grandi corporate prosperano sulle emissioni nocive ma ne devono rispondere sulla base di un principio di responsabilità delle proprie azioni”.

Gli ostacoli all’economia del cambiamento climatico non mancano. Il principale è l’economia duale.

“La globalizzazione – spiega Servaas Storm – ha portato vantaggi tangibili ma ha polarizzato la ricchezza in poche mani. Il ceto medio è sparito e i lavoratori sono obbligati di fatto a svolgere mansioni al di sotto delle loro possibilità, con stipendi bassi”.

I governi europei, in particolare la Francia, hanno introdotto misure green: “Il problema – ricorda Servaas Storm – è che hanno sbagliato modello. La Green tax è stata decisa non sulle aziende bensì sui contribuenti, andando – sempre secondo l’economista – a colpire proprio chi sta pagando il prezzo giù alto del nuovo modello economico duale o globale.  Questo ha portato – aggiunge lo studioso – ai conflitti sociali, sfociati in Francia nella rivolta dei gilet gialli e ad un ritorno del populismo”.

“Abbiamo bisogno – ha concluso Servaas Storm – di cambiare il futuro, rinunciando all’idea di avere le redini. Il pianta terra sta reagendo in maniera imprevedibile. Dobbiamo imporre alle aziende più sviluppate la riduzione delle emissioni  con  una carbon tax e bloccare i sussidi alle aziende che producono idrocarburi. I governi dovranno puntare in maniera decisa sull’economia pulita, creando nuovi posti di lavoro, e al contempo immobilizzare fondi per la transizione verde. Questi serviranno a rimborsare coloro che, a causa del cambiamento, perderanno il lavoro. La ridistribuzione del welfare è necessaria per scongiurare il rischio che possa venir meno il sostegno popolare al cambiamento”.

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Trento

Importante fuga di gas in via della Pontara. Sul posto i vigili del fuoco

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L’allerta è scattata poco dopo le 18.30 in via della Pontara dove si è verificata un’importante fuga di gas. I vigili del fuoco permanenti di Trento sono subito intervenuti supportati dalla Polizia Locale che ha completamente chiuso gli accessi su via della Pontara dal rione di san Martino fino a via della Cervara.

Il fortissimo odore di gas ha messo in allarme i residenti che hanno allertato i vigili del fuoco. Le prime verifiche hanno portato alla scoperta di una perdita di gas all’interno di un tubo che è stata subito contenuta. Domani saranno fatte nuove verifiche e le riparazioni finali della tubatura. Fino ad allora la strada rimarrà chiusa.

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Trento

Maltempo: in arrivo pioggia e neve sopra i 600 metri

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Maltempo, dalla serata di oggi, lunedì 18 novembre, sono attese ulteriori precipitazioni.

Interesseranno tutto il territorio provinciale fino al tardo pomeriggio-sera di domani.

I valori di precipitazione cumulata attesi per le prossime 24-30 ore sono mediamente compresi tra 20 e 40 millimetri.

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Le nevicate sono previste inizialmente oltre i 1000 metri circa, anche se nella notte potrebbero localmente scendere fino a 600 metri circa, ma il limite della neve tenderà a risalire nel corso della giornata di domani. Il manto nevoso rimane per lo più instabile alle quote medio-alte, con fenomeni di scivolamento di media estensione.

Per quanto riguarda la viabilità da segnalare il divieto di transito per autotreni e autoarticolati da Carbonare di Folgaria a Lastebasse.

Per fare il punto della situazione (meteo, viabilità, corsi d’acqua e bacini, dighe, tenuta dal punto di vista geologico, interventi di emergenza) si è riunita questo pomeriggio presso la caserma dei Vigili del Fuoco permanenti di Trento, la sala operativa della Protezione Civile, alla presenza del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e del Commissario del Governo Sandro Lombardi, che si è congratulato con tutte le componenti intervenute per l’apporto assicurato e finalizzato a prevenire disagi alla popolazione.

Dalla riunione è uscito anche l’invito rivolto alla popolazione di utilizzare il numero 112 per le emergenze e non per chiedere informazioni.

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Condizioni meteo – Nelle 24 ore di domenica 17 sono caduti in media dai 40 ai 70 millimetri di pioggia con valori attorno ai 100 millimetri in Primiero ed un massimo di 142 millimetri a Passo Cereda.

La quota delle nevicate è stata molto irregolare sul territorio e nell’arco della giornata passando dai 500 metri sui settori occidentali al mattino, ai 2000 metri nel pomeriggio ad est.

Nelle ultime 24 ore le precipitazioni cumulate sono state in media comprese tra 5 e 15 millimetri, caduti quasi interamente nel pomeriggio-sera di domenica.

Dalla serata di oggi, lunedì 18, sono attese ulteriori precipitazioni a partire dai settori meridionali, che interesseranno tutto il territorio provinciale fino al tardo pomeriggio-sera di martedì 19 novembre, quando sono previste in esaurimento.

I valori di precipitazione cumulata attesi per le prossime 24-30 ore sono mediamente compresi tra 20 e 40 millimetri, con i valori più elevati sui settori meridionali ove, localmente, potrebbero anche essere superati i 50 millimetri.

Le nevicate sono previste inizialmente oltre i 1000 metri circa, anche se nella notte potrebbero localmente scendere fino a 600 metri circa, ma il limite della neve tenderà a risalire nel corso della giornata di martedì, in particolare sui settori meridionali, oltre i 1500 metri circa.

A fine evento gli apporti di neve fresca potranno raggiungere i 20-40 centimetri sui rilievi prealpini oltre i 1500 metri, mentre sui settori più settentrionali e a quote più basse i cumulati saranno generalmente inferiori.

Mercoledì non sono previste ulteriori precipitazioni, mentre giovedì non si esclude la possibilità qualche sporadica debole precipitazione isolata.

Reticolo idrografico – Alle 20.15 di ieri è stato chiuso il servizio di piena per il fiume Brenta, il torrente Cismon e per il fiume Leno. Sempre nella giornata di ieri è stata disposta la chiusura degli scarichi delle tre dighe (Stramentizzo, Val Noana e San Colombano) utilizzate per ridurre le portate transitanti a valle delle stesse. Al momento tutti i corsi d’acqua principali registrano sostanzialmente livelli inferiori alla prima soglia di attenzione. Con riferimento alla precipitazione prevista saranno possibili superamenti della prima soglia.

Valanghe – Nelle ultime 24 ore la situazione valanghiva è rimasta generalmente invariata, il manto nevoso rimane per lo più instabile alle quote medio-alte con fenomeni di scivolamento di media estensione; laddove gli spessori risultano maggiori si sono formate numerose fessurazioni (bocche di balena) che per ora non hanno però generato eventi rilevanti. Le nevicate di domani potranno dar luogo a scivolamenti superficiali e comunque a sovraccarico del manto esistente; l’eventuale presenza di ulteriori piogge (poco probabili a quote elevate) soprattutto in corrispondenza delle aree con bocche di balena, potrà favorire scivolamenti di medio-grandi dimensioni.

Situazione della viabilità alle 16.30

Strade sett 1 – ALTA VALSUGANA

Strade percorribili senza problematiche di rilievo. Chiusa la S.P. 108 di Centa S. Nicolò a valle dell’abitato di Centa per frana. Si segnala la formazione di buche sulla SS 47.

Strade sett 4 – TRENTO – MONTE BONDONE – PAGANELLA

Chiusa la bretella di svincolo di Trento Est-Ponte Alto SS 47 direzione Trento per smottamento e chiusa la ex-SS47 delle Laste dalla rotatoria di San Donà alla rotatoria di Ponte Alto (provenendo da Trento, Pergine Valsugana è raggiungibile solo utilizzando la galleria di Martignano, in senso opposto provenendo da Pergine Valsugana direzione obbligatoria verso Trento Nord). Questa chiusura permarrà almeno fino a mercoledì. A causa di questa chiusura i mezzi che trasportano materiali infiammabili lungo la SS 47 sono stati deviati nella galleria di Martignano in deroga al divieto.

Sono chiuse, per pericolo caduta piante:

la SP 25 di Garniga da Garniga Vecchia a loc. Viote;

la SP 64 di Fai da loc. Santel ad Andalo;

SP 131 in direzione Verla da Maso Roncador a Ville di Giovoper frana.

Si rammenta le chiusure stagionali della SP 3 del Monte Baldo da loc. San Valentino a confine di provincia e della SP 138 del Passo della Borcola da loc. Incapo a Terragnolo. Le altre strade percorribili senza problematiche di rilievo.

Strade sett 8 – VALLAGARINA E ALTOPIANO DI FOLGARIA

Non sono segnalati problemi significativi alla rete stradale di questa zona.

Strade sett 5 – VAL DI NON E SOLE

A seguito delle abbondanti precipitazioni nevose che hanno interessato l’intera val di Sole e buona parte della val di Non fino a quote anche inferiori ai 400 m nelle giornate di sabato e domenica, sono ancora in attività alcuni cantieri per il taglio e la messa in sicurezza delle piante che risultano in condizioni di precario equilibrio, lungo alcune arterie viarie della valle di Non e della Val di Sole. Sono inoltre stati avviati alcuni lavori per la sistemazione di frane e smottamenti puntuali registrate lungo alcune tratte stradali in alta val di Non.

Al momento sono chiuse per pericolo caduta piante e per consentire il taglio delle piante instabili le seguenti arterie:

– ex S.S. 43 tra intersezione con la S.P. 73 a Moncovo e località Sabino,

– S.P. 28 dir Frari tra innesto sulla S.P. 28 di Tregiovo ed il confine con la provincia di Bolzano.

Inoltre è chiusa per pericolo caduta sassi e piante la S.P. 14 di Tovel dal km 1,600 a fine strada (lato Lago di Tovel).

E’ chiusa per pericolo slavine la S.S. 42 nel tratto tra Vermiglio e P. Tonale.

Per pericolo valanghe rimane chiusa la S.P. 141 dir Montes. Su questa strada è consentito il transito solo nelle fasce orarie: 07:00-08:30, 12:00-13:30 e 18:00-19:00 sotto la sorveglianza dei Vigili del Fuoco volontari.

Si segnala inoltre la chiusura per pericolo valanghe della S.S. 42 tra P. Mendola e Appiano, in provincia di Bolzano.

Strade sett 6 – VALLI GIUDICARIE – VAL RENDENA

Al momento non si registrano anomalie di rilievo sulle strade di questa zona, salvo qualche puntuale restringimento per smottamenti localizzati.

Strade sett 7 – ZONA ALTO GARDA, VAL DI LEDRO E VAL DI GRESTA 

Non sono segnalate criticità per le strade di questo Settore.

Strade sett 2 – BASSA VALSUGANA E PRIMIERO

Permangono le chiusure di :

–         Passo Rolle per pericolo valanghe da San Martino di Castrozza a Passo Rolle loc. parcheggi Segantini.

–         Chiuso passo Broccon lato primiero per lavori di esbosco piante;

–         chiusura stagionale della S.P.31 del Passo Manghen da località Baessa (km  15+500) a località Ponte Stua nel Comune di Castello-Molina di Fiemme (km 32+500).

Chiusa la :

–         SP 79 al km 3+650 nel comune di Imer nei pressi della località Gobbera per cedimento di un muro in sassi;

–         SP 239 dir al km 4+700 per frana in località Berni;

–         SP 79, già chiusa per esbosco, due frane di cui una monitorata dal S. Geologico della PAT al 17+100 e 19+200.

Limitazioni al transito:

–         SP 60 dir nei pressi di Castel Ivano SUA per piccolo scodella mento;

–         SP 78 nei pressi abitato di Tomaselli di Strigno frana, sistemata nella serata di ieri con deviazione in loco;

–         SP 39 di Samone restringimento di carreggiata per cedimento della banchina;

–         SP 65 in loc. Montebello km 4+700 circa SUA per frana;

Si segnala la formazione generalizzata di buche lungo tutta la SS 47 (inserito sui PMV messaggi informativi).

Strade sett 3 – VALLI DI FIEMME E FASSA

Precipitazioni assenti.

Permangono le chiusure di

–         Passo Pordoi e Passo Sella dalla fine del centro abitato di Canazei;

–         Passo Costalunga e passo Lavazé chiusi sul lato della provincia di Bolzano entrambi raggiungibili dal territorio trentino;

–         passo Fedaia nel tratto ricompreso località malga Ciapela in territorio Bellunese e la località Penia km 4+050 per pericolo valanghe;

–         Chiusa la SP 102 delle piramidi per pericolo caduta massi;

–         Circonvallazione di Predazzo con deviazione all’interno del centro abitato.

Strade di montagna percorribili con attrezzatura da neve.

Traffico molto contenuto.

Colata detritica sulla SP 71 al km 38+200 nella giornata di ieri, situazione ripristinata.

Colata detritica sulla SP 31 del passo Manghen in località Zochi al km 34+240;

Cedimento della banchina sulla SP 126 prima dell’abitato di Carano nei pressi dell’intersezione con la strada comunale per il villaggio Veronza.

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Trento

Quando il “Razzismo” è contro gli italiani, all’estero ed in Patria

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La parola “Razzismo” è una delle più usate e ricercate su google ed ha significati davvero complessi.

Si registra secondo ISTAT un “aumento delle emigrazioni”, che accomuna cittadini italiani e stranieri. Sono i giovani italiani laureati e qualificati ad emigrare in cerca di lavoro quasi più che i cittadini extra comunitari ad arrivare .

Come precisa l’Accademia della Crusca il razzismo dalla zoologia e dalla botanica, è passato agli uomini, nel senso di ‘popolazione o insieme di popolazioni con una particolare frequenza distributiva di alcuni geni, contraddistinta da alcune caratteristiche dinamiche e mutevoli nel tempo’ (razza gialla), di ‘discendenza, stirpe’ (razza aristocratica), di ‘stirpe, popolazione’ (razza ariana; in questo senso il termine ha già una forte connotazione ideologica).

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Ormai il concetto di razza umana è stato destituito di propria validità scientifica, visiti alcuni studi dell’antropologia fisica e dell’evoluzionismo, ma la parola ha ancora una sua vitalità, anche in usi più generici, nel senso di ‘genere’, ‘specie’, o anche ‘qualità’, con riferimento a persone (che razza di amici frequenti?;razza di maleducato!) e perfino a cose (che razza di modelli hanno predisposto?).

Le teorie razziste nacquero nel Medioevo quando sovrani cristiani nutrivano interesse verso i beni dei banchieri ebrei che avevano avuto grande fortuna prestando denaro e ricevendo alti interessi; si svilupparono poi nel XVI secolo, quando Spagna e Portogallo impiegarono schiavi Africani per le loro colonie.

Esse assunsero un’importanza politica nel XIX secolo quando cominciò a diffondersi il mito della razza ariana. Questa ipotetica razza servì a Joseph Arthur de Gobineau per giustificare i privilegi dell’aristocrazia e spiegare l’antagonismo tra essa e le masse popolari.

Oggi il termine razzismo ha assunto significati cosi molteplici che non è semplice definirlo con precisione. Infatti vengono in gran parte riproposte da alcune minoranze politiche estremiste semplicemente sostituendo alla parola “razza” quella di “etnia”, “popolo”, “cultura” o “civiltà”.

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Sostituendo all’elemento biologico (non più riproponibile legalmente) quello culturale, si può mantenere intatta la stessa precedente impostazione “pseudo-scientifica”. La molteplicità è un valore quando non c’è discriminazione.

Spesso noi italiani siamo stati e siamo tutt’oggi vittime di razzismo più che artefici di condotte razziste.

Specismo” è un termine di fine 1800 che indica l’attribuzione di un diverso valore e status morale agli esseri umani rispetto alle altre specie animali, è usato nel contesto della letteratura sui diritti animali. E credo si debba ricordare che anche gli uomini appartengono comunque a tale categoria.

In “senso stretto” invece il razzismo, come teoria della divisione biologica dell’umanità in razze (superiori e inferiori o semplicemente differenti), è un fenomeno relativamente non cosi recente ed in senso più ampio si tratta di una generale antica tendenza a discriminare (nazioni, culture, classi sociali inferiori, religioni ed appartenenza associative).

Il fenomeno del razzismo ANTI ITALIANO è attestato soprattutto nei paesi del Nordamerica, dell’Europa centrale e del nord (Germania, Svezia, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Regno Unito) e balcanici (Slovenia e una parte della Croazia). Le cause sono attribuite all’emigrazione italiana di massa nel XIX e XX secolo, a eventi storici, soprattutto di natura bellica, o a ostilità nazionalistiche ed etniche.

Tuttavia si può notare che anche taluni immigrati sul suolo italiano siano di fatto favoriti rispetto agli autoctoni per vari motivi.

Il “buonismo“, perbenismo e l’uniformarsi al pensiero unico di massa impone sempre crescenti difficoltà nella valutazione oggettiva di fatti e comportamenti messi in atto da soggetti appartenenti a delle minoranze e per i quali l’essere appunto minoranza aumenta le possibilità di difesa per motivi astratti e legati alla non discriminazione.

Sempre negli stessi confini italiani, in Alto Adige, in particolare gli italiani riscontrano forti limitazioni nell’accesso al pubblico impiego, infatti è necessario dichiarare il gruppo di appartenenza linguistica in Tribunale oltre naturalmente alla conoscenza della lingua tedesca obbligatoria, meglio ancora se si conosce il dialetto Sud Tirolese.

Oltre alle note vicissitudini sulla toponomastica e cartellonistica multilingue in quel Bolzano il Consiglio provinciale di Bolzano aveva deciso recentemente inoltre di cancellare le parole “Alto Adige” e “altoatesino”, modificando il testo italiano del disegno di legge 30 sull’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.

Nella versione tedesca del testo sarebbe dunque dovuto esistere il “Suedtirol”, ma non più l’Alto Adige, sostituito invece con “Provincia di Bolzano” nella versione italiana.

Anche in Svizzera, Canton Ticino, sono spesso apparsi in pubblicità elettorali orribili disegni in cui gli italiani che vanno a lavorare nelle aziende elvetiche sono raffigurati come topi che mangiano il formaggio svizzero. Naturalmente facendo intendere a sbafo e a danno dei cittadini elvetici.

A distanza dalla prime apparizioni, nel 2010, tornano le vignette xenofobe utilizzate negli ambienti della destra ticinese. All’epoca la campagna fu diretta contro i frontalieri, esplicitamente definiti “ratti”. Quasi si sfiorò la crisi diplomatica fra Roma e Berna, passando per Lugano.

Poi nel 2016 quei manifesti razzisti fecero la propria comparsa ancora una volta. Quella volta l’occasione fu il referendum anti-frontalieri “Prima i nostri!“, fortemente voluto dal partito populista di destra Udc.

Ancora in vista delle elezioni cantonali del Ticino, quei manifesti sono tornati a fare la propria comparsa negli ambienti vicini all’Udc e a un altro partito di destra anti-italiani, la Lega dei Ticinesi.

Si ricorda inoltre il Belgio, da dove sono stati espulsi oltre 12.700 cittadini comunitari in soli sei anni. Numerose decine dei quali, italiani. In Germania infine sono state inviate centinaia di lettere a connazionali, con il consiglio di lasciare il territorio tedesco a quegli italiani che non avevano più i requisiti per accedere a misure di sussistenza sociale.

Ad onor del vero molti nostri connazionali all’estero a volte hanno condotte non proprio encomiabili ma ognuno va giudicato per quello che fa.

Di pochi giorni fa il caso “Jimmy the Watch” negli States riportato anche dalla trasmissione “ Le Iene” come caso di razzismo contro gli italiani “ ( Napoletani in particolare), dove è stato filmato a tradimento ed insultato il seppur tristemente noto e tuttavia simpatico connazionale.

Gli italiani quindi non sono razzisti ma piuttosto subiscono il razzismo ed anche il campanilismo interregionale.

Popoli di viaggiatori, creativi, aperto e tollerante manifesta a volte il “razzismo all’incontrario” che arriva a discriminare la maggioranza stessa di italiani a favore di certe minoranze.

Pertanto con la consapevolezza di vivere in uno dei Paesi più belli del mondo per arte, storia, cultura e tradizioni si rende sempre più evidente la necessità di un profuso impegno di tutti per la difesa della cultura italiana, nel mondo ed anche e soprattutto in Patria.

Sarebbe opportuno giudicare le persone dai propri comportamenti sempre ma anche sarebbe bello che tutte le voci che si levano a favore del fronte immigrazionista si sentissero anche quando le discriminazioni sono nei confronti degli italiani.

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