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Trento

Domande reddito di cittadinanza: il 25% vengono respinte

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Tommaso Monacelli, economista della Bocconi, e Pasquale Tridico, docente a Roma 3, attuale presidente dell’Inps, e principale ideatore del reddito di cittadinanza, con il coordinamento del giornalista Dario Laruffa, vecchia conoscenza del Festival, hanno dibattuto un tema naturalmente molto attuale.

Il reddito di cittadinanza è infatti uno strumento nuovo in Italia, per il suo essere da un lato un sostegno alla povertà, dall’altro uno strumento propedeutico all’accesso al mondo del lavoro.

I “famosi” 780 euro al mese, il tetto massimo fissato per per un singolo, può essere considerato un disincentivo al lavoro?

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E quali sono gli effetti del reddito sul pil potenziale, e a cascata sulle politiche che l’Italia può mettere in campo senza violare le regole Ue?.

Per Tridico il reddito di cittadinanza produce effetti positivi non solo nella lotta alla povertà ma anche sul fronte dell’incentivo al lavoro.

Esso potrebbe produrre inoltre effetti positivi sulla crescita del reddito nazionale, se ci fosse da parte dell’Europa una diversa considerazione della situazione Italiana, misurata con indicatori come l’output gap. Questo già accade con il Fondo monetario internazionale; Se l’Italia potesse perseguire politiche anti cicliche, potrebbe utilizzare maggiori risorse per fare investimenti.

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Monacelli invece ritiene che così concepito il reddito di cittadinanza possa disincentivare la ricerca di lavoro, soprattutto per quanto riguarda lavori retribuiti con salari non distanti dal tetto dei 780 euro, perché dovendo scegliere fra reddito da lavoro e reddito di cittadinanza è facile che l’avente diritto opti per il secondo.

Per quanto riguarda gli indicatori utilizzati, e validi per tutti i paesi europei, al fine di fissare i tetti massimi di spesa pubblica, si tratta di un problema di difficile risoluzione.

La strada eventualmente perseguibile dovrebbe essere non quella di chiedere una maggiore flessibilità nell’impiego degli indicatori ma utilizzare indicatori diversi.

Il reddito di cittadinanza esiste in altri Paesi europei? Sì e no. Nel senso che, sì, soldi erogati ai più indigenti esistono in quasi tutti gli altri paesi europei, e a volte possono durare anche tutta la vita.

Ma questo strumento, di sostegno alla povertà, non è associato a misure che incentivano l’ingresso o il ritorno nel mondo del lavoro. Più difficile invece qualificare l’impatto del reddito di cittadinanza  sull’economia italiana tout court, fermo restando una stima di crescita del pil di qualche decimale, già calcolata.

“Le domande di reddito di cittadinanza presentate fin’ora sono 1.270.000 – ha detto Tridico – con un tasso di respingimento del 25% circa. Riguardo all’impatto del reddito, andrebbe considerato innanzitutto quello sulla povertà, ovvero sul poverty gap. Essendo le risorse abbastanza generose, stimiamo che il poverty gap potrà essere completamente colmato. La gestione da parte dell’Inps si sta rivelando efficiente. Non bisogna credere alle fake news, per le quali ad esempio migliaia di persone avrebbero fatto richiesta di restituire il reddito. Non è affatto vero. Certo, la legge prevede pene molto severe per chi dichiara il falso, e quindi percepisce il reddito ma lavora in nero, e anche per l’azienda che lo ha alle dipendenze. In qualche caso qualcuno, consigliato dall’azienda, potrebbe avere deciso di fare un passo indietro”.

Ci sono invece problemi “tecnici” legati all’impatto di questa misura, che prevede, lo ricordiamo, l’iscrizione di tutti i facenti domanda di reddito ai centri per lì’impiego, sulle politiche nazionali, così come condizionate dall’Europa. Per Tridico i parametri standard utilizzati dalla Ue, come l’output gap, sono uguali per tutti, ma se non si tiene conto delle posizioni di partenza in ciascun paese, falsano le conclusioni della Commissione.

“Così non si va avanti – ha ribattuto Monacelli – perché in questo modo si introduce l’idea che ci sia una sorta di complotto contro l’Italia. Le metodologie di calcolo dell’Europa valgono per tutti i partner della Ue. Non solo: ci sono regole, come il famoso tetto di deficit del 3% sul Pil, che sono già cambiate e rese più flessibili. Venendo al reddito, l’iscrizione dei richiedenti ai centri per l’impiego, necessaria per accedere allo strumento, fra salire automaticamente il livello della forza lavoro potenziale. E’ una formula totalmente astratta: queste persone non stanno cercando lavoro, stanno accendendo ad un aiuto. Ma ciò fa crescere il gap fra il pil potenziale stimato e quello effettivo  e quindi riduce lo spazio fiscale, quindi la possibilità di spendere per mettere in campo politiche keynesiane”.

Per il grande pubblico questo sono naturalmente tecnicismi, ma il loro impatto è tutt’altro che trascurabile.

Per Tridico “le regole sono uguali per tutte in Europa ma le situazioni sono diverse da paese a paese. Se applichi lo stesso output gap a un paese in crescita o a un paese che attraversa una recessione, i risultati sono ovviamente diversi. La Commissione europea dice che se l’Italia mette in campo politiche espansive genererà inflazione, ma in Italia non si vede inflazione da vent’anni. Per la Commissione europea noi avremmo già colmato il gap. Invece  per il Fondo monetario no. L’Italia quindi non può fare politiche pro-cicliche, anche se il Fondo monetario internazionale sostiene che avremmo spazi di spesa a disposizione per fare investimenti pubblici e far ripartire l’economia”.

Secondo Monacelli, in ogni modo, la tentazione di usare il reddito di cittadinanza per cambiare le stime europee è sbagliata. Sugli aspetti relativi alla lotta alla povertà, invece, il giudizio è più diversificato.

In generale, il reddito di cittadinanza può essere parzialmente efficace nella lotta alla povertà, anche se in misura minore per le fasce più giovani.

Come strumento di incentivo al lavoro, invece, per come il reddito di cittadinanza è strutturato oggi in realtà esso rappresenterebbe un disincentivo al lavoro, perché chi accetta un lavoro perde immediatamente tutto il sussidio, mentre in  Francia (anche in Italia con il Rei) accedendo ad un lavoro che garantisce un reddito vicino a quello assicurato dal sussidio, non si perde del tutto il sussidio.

Tridico ha replicato che  la norma non determina la perdita del reddito al 100%. C’è insomma una gradualità nella “tassazione” applicata al reddito per coloro che accedono ad un lavoro, a seconda di quanto alto sia lo stipendio percepito.

L’accesso al lavoro, comunque, dipenderà anche dalle politiche di formazione messe in campo e dall’efficacia dei cosiddetti “navigator”, in forze presso le diverse sedi Inps.

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