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Trento

Dove finisce l’Europa?

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Nell’ultima giornata del Festival dell’Economia, Maurizio Landini è intervenuto oggi all’incontro “dove finisce l’Europa”, assieme a Massimo Bordignon, Sergio Fabbrini, Alberto Martinelli, Lucrezia Reichlin e Simona Piattoni.

Nell’introduzione il prof. Massimo Bordignon ha schematizzato alcuni punti su cui poi si è declinata la discussione, in particolare come l’Europa con i suoi organi governativi possa rispondere alle esigenze di tipo collettivo dei cittadini europei. L’Europa ha senso se riesce a “fare cose che i singoli stati non possono fare, o farle meglio”.

Questo si può realizzare a partire da un rafforzamento dell’identità collettiva europea.

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Dal punto di vista economico esiste un problema di politica economica, in particolare di armonizzazione dei sistemi fiscali. Non esiste un bilancio comune.

Politicamente esiste una questione che riguarda l’elezione diretta del Presidente della Commissione europea e del Consiglio di Stato. Non si può parlare di Europa, se non si cerca di “rendere sexy l’Europa”.

Ovvero, si tratta di trovare i modi per far crescere una consapevolezza di un sentire comune europeo, che metta in luce come l’essere cittadini europei sia un modo per risolvere piu problemi di quanti ce ne siano restando da soli.

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Il prof. Sergio Fabbrini, politologo, ha fatto un’analisi della situazione politica alla luce del voto del 26 maggio, puntualizzando come la divisione sovranisti vs europeisti abbia portato ad un quadro di incertezza con un ribaltamento degli equilibri tale, per cui, comunque l’aumento del peso dei sovranisti non sembra essere in grado di garantire un nuovo polo di governo.

Il vero King Maker, secondo lui, è rappresentato da Macron, con il suo blocco di potere liberale. Il rischio per l’Iitalia governata da una coalizione di sovranisti, si trovi all’opposizione in Europa, perdendo potere nella governance europea.

La prof.ssa Lucrezia Reichlin, economista della Londo School of Economics, è partita nella sua analisi dal ruolo dell’euro, come facilitatore dell’economia.

La realizzazione di una moneta unica ha portato ad un’enorme cessione di sovranità, impostata sul principio che tutti gli stati membri debbano seguire dei compiti per garantire un controllo dei conti pubblici ed una corretta gestione delle politiche di sistema.

Questo non è bastato, e anche se le due manovre piu importanti degli ultimi anni, il fondo salvastati e le regole del bail in nella gestione delle banche, imposte dalla BCE, non sono ancora la soluzione ottimale. C’è il bisogno di attuare il principio di un bilancio comune europeo e l’attuazione di un sistema di assicurazione comune.

D’altra parte è meglio rispettare le regole, magari se semplificate, piuttosto che lasciare al mercato il compito di regolare gli equilibri degli spazi vuoti lasciati dalla politica europea. La soluzione secondo la prof.ssa Reichlin è quella di arrivare ad un’ Europa economica a due velocità, e questo fa parte di una valutazione solo politica.

Il prof.Alberto Martinelli si è soffermato sui lavori del libro bianco di Junker e dei “reflection papers” pubblicati sulle varie questioni economiche.

I punti piu significativi sono quelli di aumentare il bilancio dell’UE, fermo all’1% del Pil europeo, attraverso una politica fiscale che sia indirizzata verso una tassa ambientale, una tassazione sulle transazioni finanziarie e una WEB Tax.

L’intervento di Maurizio Landini si è sviluppato su “un recupero del del sociale, in un Europa dei diritti”. Il voto recente ha messo in luce come la rappresentanza dei ceti piu deboli non ha trovato risonanza nei classici partiti della sinistra.

L’Europa si è occupata solo di seguire le istanza del mondo della finanza, a discapito di un crescente bisogno di riportare in alto nell’agenda le questioni del lavoro. Questa è un’accusa alla politica europea di questi anni. Landini propone un social compact, che possa cambiare il modello di sviluppo. Il mercato non può essere il solo regolatore del mercato del lavoro, c’è bisogno di un forte intervento di politica del lavoro a livello europeo.

Nel 2010 a Lisbona il trattato avevo posto come obiettivo il 3% come soglia minima di investimento per ricerca e cultura. Oggi siamo al 1.5%, notevolmente sottosoglia e molto meno di realtà come l’Asia e gli Stati Uniti. C’è un problema fiscale, infatti se non si agisce con un’ armonizzazione, non si puo contrastare la delocalizzazione all’interno degli stati membri, che diventano piu o meno attraenti per il mondo imprenditoriale proprio in ragione degli sgravi fiscali.

Infatti, il sindacalista della Fiom, ha fatto riferimento diretto allo stesso mondo del sindacato. E’ reduce dal congresso del sindacato europeo a Vienna.

Il limite del sindacati europei è quello di essere rimasti nazionalisti. “In Polonia non scioperano per tenere il lavoro in Italia nella produzione di autovetture”, e da qui si evince come sia ancora lunga la strada per trovare una politica comune nel sindacato europeo.

C’è un evidente problema di competizione nel mondo del lavoro.

Landini ha concluso facendo riferimento al cambiamento come risultato di una battaglia difronte ad una politica europea fatta di tagli sociali, che erano già presenti nella lettera della BCE del 2011 al presidente Berlusconi.

Ha citato un aneddoto, un lavoratore in un incontro si è avvicinato a lui e gli ha detto, “da quando avete cominciato a parlare in inglese non ci sono più pensioni, diritti e lavoro”.

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