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Trento

La ricetta della felicità secondo il sociologo De Masi

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Quando noi rallentiamo il ritmo, cioè quando riposiamo, permettiamo alla nostra mente di risalire alle immagini del passato, per poi proiettarle in avanti.

Il multitasking, quindi, non paga e non è funzionale all’ apprendimento: un passaggio, questo, che sta rivoluzionando il mondo delle neuro scienze perché apre nuovi scenari sulle modalità operative del cervello.

Proiettando il discorso all’oggi, la confusione, la competizione e lo stress, che sono dirette conseguenze del neoliberismo, a lungo andare portano all’isolamento sociale, alimentando scenari di insicurezza, chiusura e ancore.

In che modo quindi l’individuo può trovare la ricetta della felicità in un contesto sociale complesso?

Ne ha parlato il sociologo Domenico De Masi al Festival dell’Economia nell’incontro che ha visto relatori anche Maurizio Milan, presidente nazionale AIF, l’Associazione Italiana Formatori, e Antonello Calvaruso, Direttore di AIF Academy.

Maurizio Milan – Presidente di AIF, l’Associazione italiana Formatori, è partito da un’analisi attenta dei flussi migratori per supportare le sue considerazioni sulle politiche d’integrazione e d’inclusione dei Paesi UE. A comniciare dal sistema scolastico, per il quale i modelli scandinavi e anglosassoni risultano offrire risultati migliori sul fronte dell’apprendimento e delle prospettive di occupazione rispetto ad altri.

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Oggi, la differenza culturale ed etnica è un valore da promuovere in azienda, perché crea valore.

Le minoranze etniche variano in base ai Paesi e alla leadership aziendale: un esempio virtuoso è quello del Regno Unito, dove i team misti ai vertici aziendali rappresentano il 50% dell’insieme. Dati e analisi che devono far riflettere. Politiche di non inclusione sembrano non essere, quindi, la soluzione migliore per l’economia odierna.

Domenico de Masi, Professore Emerito di Sociologia organizzativa, ricorda che quello attuale è il mondo migliore di quelli esistiti fino ad oggi e abbiamo tutto il dovere di operare affinché resti come tale.

Diversi i temi trattati dal sociologo: dalla mancanza di un modello per la società post-industriale che crea uno smarrimento generale, alla diminuzione delle ore lavorative a favore delle ore del tempo libero, l’ozio creativo, l’aumento delle post-democrazie e dei governi prefascisti, passando in rassegna gli scenari politici dell’ultimo millennio giungendo fin ai giorni nostri.

ll neoliberismo è il pensiero unico in economia, che oggi ha assunto una violenza inaudita.

“Per Papa Francesco il neoliberismo è il male principale del nostro tempo” – ha detto De Masi citando la celebre affermazione dell’Evangelii gaudium: “questa economia uccide”.

“È il primo Papa che ha trattato il neoliberismo da assassino”, ha fatto notare il sociologo, ricordando che “tutte le encicliche dei papi, dalla Rerum Novarum alla Laudato si’, hanno trattato il problema del rapporto tra ricchi e poveri, schierandosi decisamente dalla parte dei poveri”.

Il dunque, secondo De Masi, è presto detto. La sua “ricetta” al male odierno prevede alcuni passaggi fondamentali. Bisognerebbe formare alla social democrazia, la solidarietà anche in autonomia può ottenere anche molto di più della competitività. In secondo luogo bisognerebbe educare alla tecnologia, in senso liberatorio, non “sfruttatorio”.

Il progresso dev’essere reale e concreto, non fittizio. E fa l’esempio di quanti si recano in ufficio, quando potrebbero fare il telelavoro. Questo, secondo il sociologo è ancora sfruttamento, non progresso.

In terzo luogo è necessario educare alla “lentezza”, viviamo in un mondo che va sempre di fretta, con lo stress e la competizione alle stelle, e tutto ciò non giova a far sì che un individuo possa sentirsi parte di una comunità.

Fondamentale anche è il ri-appropriarsi del senso delle cose, così come facevano i greci. Tramite la cultura. L’ozio creativo è quello che manca alla società odierna e le persone devono essere rieducate all’ indignazione, poiché nessuno oramai si scandalizza più di niente.

La ricetta della felicità dunque? Antonello Calvaruso ha riassunto così l’incontro, offrendo credito alle ultime scoperte sul fronte neuro scientifico.

“Per il sociologo è la donazione di senso la vera chiave della felicità, il vincere il braccio di ferro tra isolamento e integrazione – ha detto – ciò vuol dire evitare di dedicare del tempo a cose inutili e senza senso. Tutti elementi, questi, che portano a un riequilibrio della nostra esistenza su vari fronti e soprattutto per quanto riguarda la parte emotiva, a sfruttare bene le nostre aree cerebrali”.

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