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La Sfera e lo Spillo

Maurizio Sarri, la gavetta prima del successo

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Maurizio Sarri vince il suo trofeo a 60 anni compiuti.

E’ un personaggio controverso, spigoloso, a tratti inviso, schietto a tal punto da non considerare i suoi detrattori.

Il “comandante”, o mister 33 per il numero di schemi provati su palle da fermo, è un fumatore incallito, scaramantico sino all’ossessione, amante della lettura e in particolare di Charles Bukowski.

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“Ci sono dei momenti in cui la follia diventa così vera che non è più follia” citando lo scrittore americano.

E’ nativo di Napoli, ma cresciuto in giovinezza a Castro, piccolo comune collocato sulla sponda del lago d’Iseo, nella provincia bergamasca, e a Faella, nell’aretino toscano.

Il tecnico, figlio di un operaio (gruista), nasce nel capoluogo campano sabato 10 gennaio del 1959, giorno in cui si festeggia Santo Aldo Eremita.

Secondo lo zodiaco, quelli nati sotto il segno del Capricorno sono determinati, amano lavorare con intensità e puntano al successo.

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Sino al 1999 lavora come impiegato presso un istituto di credito e “investe” tempo e passione nel suo hobby preferito: il calcio.

Sposato con Marina, è un ex giocatore dilettante. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, studia il calcio spinto da slancio incrollabile. Incomincia il lungo percorso all’ombra, calcando i campi polverosi, allenando in Seconda Categoria, Promozione ed Eccellenza.

Sarri fa parte di quella cerchia di allenatori che si sono imposti nel professionismo senza avere un passato da calciatore illustre, seguendo le orme di Arrigo Sacchi, José Mourinho, Zdenek Zeman, Felipe Scolari, Marcelo Bielsa, Alberto Zaccheroni, Serse Cosmi, Alberto Malesani e Luigi Maifredi.

Non è certo un raccomandato, per 15 anni allena squadre di rango locale: Stia, Faellese, Cavrigia, Antella, Valdema, Tegoleto, Sansovino e Sangiovannese.

La svolta della sua carriera è datata nell’estate del 2005, quando firma il contratto con il Pescara, poi gira l’Italia passando per Arezzo, Avellino, Verona, Perugia Grosseto, Alessandria e Sorrento.

Il triennio a Empoli lo consacra, finendo sui taccuini di club blasonati, mostrando alla platea calcistica un gioco stilistico, pregevole e apprezzabile.

Maurizio Sarri predica un calcio organizzato, propositivo e divertente. Il modulo preferito è il 4-3-3, contraddistinto da corsa e dinamismo, palleggio e possesso palla nella trequarti degli avversari.

La difesa in linea è schierata a zona: i centrali impostano puntellando il playmaker, mentre gli esterni compiono movimenti sincroni. Modifica con arguzia e finezza l’impianto nelle diverse fasi d’assalto e di ripiego.

E’ accurato, pignolo, quasi maniacale durante la fase di allenamento, quando prova con precisione gli schemi tattici impartiti con tempra alla truppa.

“La preparazione della partita” è il titolo della tesi in cui si diploma a Coverciano nel 2006.

In seguito è cronaca dei giorni nostri: tre anni a Napoli inseguendo la Juventus e il grande salto nella Premier League alla corte di Roman Abramovic.

Nella notte di Baku, il tecnico dei Blues conquista l’Europa League con dedica speciale per i tifosi del Napoli.

Il Chelsea schianta (4-1) l’Arsenal dello spagnolo Unai Emery, dipingendo di blu il cielo della capitale dell’Azerbaigian.

Maurizio Sarri, la gavetta prima del successo.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

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La Sfera e lo Spillo

San Siro e il suo futuro: tra nuove volumetrie e il glorioso passato

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Il futuro di San Siro è incerto, appeso alle istanze dell’amministrazione del Comune di Milano e dalle richieste legittime dei club AC Milan e FC Inter.

Il parere positivo di pubblico interesse, deliberato dalla giunta comunale, apre alla costruzione di un nuovo stadio senza alterare le regole stabilite dal Piano di governo del territorio (Pgt).

In altre parole, non si concedono nuove volumetrie ed eventuali opere dovranno espressamente far riferimento allo strumento urbanistico vigente.

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La trattativa tra le parti, spinosa e complessa, verte non solo sugli indici volumetrici, ma sul disegno di una porzione urbana strategica e sulle comprensibili ambizioni finanziarie delle società sportive.

A riguardo, i pensieri e gli intenti in gioco possono divergere e non collimare affatto. Indicazioni significative sono giunte anche dalla Sovrintendenza e dal Politecnico di Milano, contrari alla demolizione del catino di Piazzale Angelo Moratti progettato dall’architetto Ulisse Stacchini.

Le parole del sindaco Beppe Sala sono chiare e inequivocabili, come riporta il “Corriere della Sera”: “Ribadiamo la nostra volontà di rifunzionalizzarlo, valutiamo soluzioni che prevedono la sua rigenerazione attraverso altre funzioni”.

Lo stadio meneghino, ubicato nella zona di San Siro e intitolato (nel 1980) a Giuseppe Meazza, è di proprietà del Comune di Milano.

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Nel 1925 il presidente del Milan, Piero Pirelli, costruì l’impianto. Nel 1935 il Comune di Milano acquistò lo stadio. Dalla stagione 1947-1948 la “Scala del Calcio” è il green casalingo anche dell’Inter.

Il secondo anello venne costruito nel 1955, mentre il terzo ring in occasione dei mondiali di Italia90. Il tempio del calcio ha una capienza di 80.000 spettatori suddiviso in 7 settori (posti per disabili, Sky box, tribuna d’onore, postazioni stampa, primo, secondo e terzo anello).

Il nuovo progetto è essenziale e vitale; la sua natura e la caratura dell’intervento ampiamente dibattuti. L’interesse della città è quello di ricucire il tessuto urbano e sociale attraverso un progetto di visione e d’insieme.

Riammodernare la struttura sportiva seguendo i migliori esempi europei è una priorità. Cogliere la sfida dei nostri tempi coniugando la storia, i valori sportivi, il ricordo e il futuro sono questioni impegnative e imperative.

Trovare il punto di equilibrio è la mission della politica, miscelando in maniera sapiente la cultura del progetto e la sostenibilità finanziaria.

San Siro e il suo futuro: tra nuove volumetrie e il glorioso passato.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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I sorteggi Euro2020: Italia nel girone con Svizzera, Turchia e Galles

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Il sorteggio alla fase finale di Euro2020 si svolge in Romania, al Romexpo di Bucarest (ore 18.00). Francesco Totti rappresenta degnamente, durante l’estrazione, il calcio italiano.

Nell’urna sono presenti le 20 squadre qualificate nella fase a gironi, cui si aggiungeranno le 4 squadre vincitrici dei playoff in programma il prossimo Marzo.

Le 24 squadre che parteciperanno alla prossima edizione di Euro2020 sono suddivise in 6 gironi da 4 squadre; l’Italia è inserita nel gruppo A e giocherà le 3 gare allo stadio Olimpico di Roma.

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La prima “pot” è composta dalle “teste di serie”: Italia, Belgio, Inghilterra, Germania, Spagna e Ucraina.

In seconda fascia vi sono Francia, Polonia, Svizzera, Croazia, Olanda e Russia. Il Portogallo di CR7, Turchia, Svezia, Austria, Repubblica Ceca e Danimarca, sono inserite nell’urna numero 3.

Infine, Galles e Finlandia, oltre ai posti ancora da assegnare sono in quarta fascia.

In calendario la fase a gruppi che si disputerà dal 12 al 24 giugno; il debutto a Roma. Si qualificano alla fase successiva le prime 2 squadre di ogni girone e le migliori 4 giunte al terzo posto.

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Gli ottavi (a eliminazione diretta) andranno in scena dal 27 al 30 giugno, mentre i quarti di finale si giocheranno il 3 e 4 luglio.

Londra, è la città che ospiterà le semifinali il 7 e l’8 luglio) e la finale (il 12 luglio) nello splendido catino di Wembley.

Ecco in dettaglio la composizione dei gironi:

GRUPPO A (si gioca a Roma e Baku): ITALIA, Svizzera, Turchia, Galles

GRUPPO B (San Pietroburgo e Copenaghen): Belgio, Russia, Danimarca, Finlandia

GRUPPO C (Amsterdam e Bucarest): Ucraina, Olanda, Austria, Vincente D

GRUPPO D (Londra e Glasgow): Inghilterra, Croazia, Repubblica Ceca, Vincente C

GRUPPO E (Bilbao e Dublino): Spagna, Polonia, Svezia, Vincente B

GRUPPO F (Monaco e Budapest): Germania, Francia, Portogallo, Vincente A

I sorteggi Euro2020: Italia nel girone con Svizzera, Turchia e Galles.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 

 

 

 

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Antonio Conte: pregi, eccessi e virtù

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Antonio Conte è un tecnico che divide. E’ amato e osannato dalla propria tifoseria, stimato ma contestato dai suoi detrattori.

Il suo rapporto con i club e dirigenti del recente passato è spesso travagliato e burrascoso. Il triennio bianconero (2011-2014) lo porta ai vertici del calcio italiano con la conquista dei 3 campionati consecutivi ai piedi della Vecchia Signora.

Il trascorso da giocatore (1991-2004) e capitano della Juventus è per taluni una macchia indelebile, per altri la naturale dimora formativa e caratteriale.

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Eredita da Giovanni Trapattoni l’istinto mai domo e sanguigno, la sagacia tattica da Paul Newman della Romagna, Marcello Lippi.

Il tecnico nativo di Lecce fa la gavetta al timone di squadre in provincia: Arezzo, Bari Atalanta e Siena con risultati sportivi discontinui e non sempre apprezzati.

Il grande salto lo certifica il ritorno, sulla plancia di comando, alla corte della famiglia Agnelli per risollevare gli antichi fasti Sabaudi.

Il finale in riva al Po è vorticoso, segnato da insanabili incomprensioni, da qualche dichiarazione fuori luogo, infine, il fragoroso abbandono della truppa.

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Le confidenze al vetriolo in sala stampa e le uscite senza freni ai microfoni dei cronisti rappresentano talvolta il tallone di Achille del mister pugliese.

L’innata capacità di guidare il gruppo, l’arguta destrezza nel motivare lo spogliatoio sono le doti del condottiero.

La sua impronta alla guida della Juventus e poi con la Nazionale Italiana sono significative e indelebili.

Nell’esperienza londinese con il Chelsea trionfa in Premier League (2017) eguagliando il primato degli italiani vincenti al di là della Manica emulando i suoi predecessori: Carlo Ancelotti (2010), Roberto Mancini (2012) e Claudio Ranieri (2016).

Antonio Conte è simile, nel rapporto con i media, allo “Special One” José Mourinho; vulcanico, impulsivo, talvolta ai limiti del pittoresco.

Tra i 2 tecnici si possono scorgere velate e inconsuete similitudini anche sul piano tattico e didattico, oltre alle esperienze condivise sulle panche del Chelsea e Inter.

Entrambi sul green insegnano un gioco essenziale e lineare, privo di teoria sofisticata e artifizi bizantini.

Il vociare da bordo campo, il meticoloso lavoro quotidiano, l’empatia con i giocatori, la risolutezza nei rapporti interpersonali sono i caratteri distintivi che accomunano Antonio Conte con il manager portoghese.

Antonio Conte: pregi, eccessi e virtù.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 

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