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Trento

Fallimento Mercatone uno: le stranezze e le responsabilità della politica

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Nella disarmante vicenda che ha portato al fallimento di Mercatone Uno ci sono tante cose decisamente strane.

La prima è la modalità con la quale è stata comunicata la chiusura dei punti vendita: WhatsApp e Facebook dall’una di notte in poi.

D’accordo che oggi alla rete si affida l’inizio e la fine di storie d’amore, lutti e nascite e che è anche il mezzo più veloce per comunicare, ma com’è possibile che fine alle 19,30 di venerdì si sia lavorato regolarmente?

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Il che vuol dire che si è venduto, incassato caparre, magari anche saldi senza che nessuno sapesse nulla?

Attenzione perché la vicenda è del tutto strana fin dall’inizio quando l’azienda imolese nota anche per essere stata lo sponsor di Pantani, viene commissariata nell’interesse dei 1869 dipendenti, dell’’indotto e della clientela.

L’idea è quella di riuscire a vendere ad un gruppo che poi rilanci un marchio conosciuto ed apprezzato sul mercato.

Per l’acquisto tutti i bandi europei per la dimostrazione d’interesse sono andati deserti.

I commissari si succedono nella carica amministrativa, fino quando prende forma l’idea di dividere in gruppi i punti vendita per facilitarne la cessione.

E’ a quel punto che si materializza Shernon Holding che si propone per l’acquisizione di 55 punti vendita.

Ora un gruppo che in meno di un anno presenta domanda di concordato preventivo, evita la ricapitalizzazione richiesta di 35 milioni a saldo fornitori e 17 a saldo retribuzioni arretrate e che nell’attesa dell’attivazione del tavolo di crisi prevista per il 30 maggio, il tribunale di Milano anticipa perfino i tempi e in meno di 48 ore dichiara il fallimento che garanzie potrà aver dato al Ministero?

In questo anno ci sono stati periodi nei quali sono stati richiesti anticipi pari al 100% del costo d’acquisto, altri al 50%.

E’ stata permessa l’attività commerciale anche quando si sapeva degli insoluti che riguardavano i fornitori, si parla di 250 milioni di euro.

Di chi sono le responsabilità? E’ vero che da una parte bene o male, Mercatone Uno ha sempre consegnato il venduto, quindi a livello superficiale la situazione sembrava gestibile.

Ma prima ancora in fase di assegnazione del gruppo alla Holding e poi in questo anno di agonia, è stato fatto tutto il possibile per evitare quello che di certo non è stato un fulmine a ciel sereno: il fallimento?

Nelle ultime ora è partito anche il rimbalzo delle responsabilità da parte di alcuni uomini politici.

Uno di questi è senza dubbio Carlo Calenda del PD, che scarica le colpe sul ministro del lavoro Di Maio compiendo un’autorete clamorosa.

Calenda infatti dimentica che era stato lui, come presidente del MISE, a dare l’autorizzazione alla vendita del Mercatone Uno a queste condizioni al gruppo che pareva avere alle spalle un importante finanziaria maltese.

Invece era tutto un flop.

Ora i dipendenti grazie ad un accordo precedentemente firmato rischiano di non ricevere nemmeno la cassa integrazione. Per i clienti che hanno versato la caparra va ancora peggio. Per loro tentare il recupero della somme significherebbe spendere 5 volte di più in spese per avvocati.

Per loro quindi nessuna speranza di ricevere indietro nemmeno un euro. Anche in questo caso di potrebbero aprire degli scenari inquietanti per «tentata truffa»

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Trento

Studi post-diploma, il sostegno alle famiglie con il Contributo provinciale

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Sostenere economicamente gli studenti trentini che affronteranno un percorso di studi post diploma, con un contributo provinciale proporzionale a quanto accantoneranno le famiglie di ciascuno studente durante la scuola superiore.

Questo, in sintesi, l’obiettivo della misura che fissa al 31 agosto la scadenza per effettuare il versamento annuale per gli studenti del secondo ciclo di studi.

Un’iniziativa di aiuto alle famiglie, che potranno così dare vita a un piano di risparmio al quale concorrerà la Provincia al momento dell’iscrizione all’università, con una somma in denaro tale da aumentare in maniera importante il capitale accumulato per le spese universitarie.

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Si continua così ad investire nelle risorse umane, nella convinzione che una maggiore preparazione sia per i giovani un elemento determinante nella ricerca di lavoro.

Il contributo per gli studi post diploma è una misura voluta dalla Provincia autonoma di Trento per aiutare le famiglie trentine a sostenere le spese per gli studi dei propri figli.

La misura prevede, a fronte di un piano di risparmio effettuato dalla famiglia, l’erogazione di una somma di denaro al momento dell’iscrizione  ai percorsi di studi post-diploma, universitari e di alta formazione proporzionale a quanto accantonato.

Accedere al contributo è facile, sarà sufficiente:

– aprire un libretto di risparmio o un conto corrente o un piano di accumulo di capitale (PAC) o polizze assicurative;

– versare per ogni anno scolastico, entro il 31 agosto, una somma di denaro per un periodo da 3 a 5 anni precedenti all’iscrizione a percorsi di studio post diploma;

– accumulare una somma complessiva compresa tra 3.000 e 6.000 euro;

– avere un indicatore ISEE famigliare compreso tra 23.001 e 32.000 euro.

Si tratta di una misura importante se si pensa che, se una famiglia risparmia una cifra tra i 3.000 e i 6.000 euro negli anni delle scuole superiori, quando lo studente si iscriverà a un corso post-diploma, sia in Trentino che fuori provincia o all’estero, potrà ricevere un aiuto pubblico provinciale fino al doppio di quanto risparmiato.

La domanda dovrà essere presentata agli Uffici provinciali nell’anno di iscrizione ai percorsi post diploma, completa della documentazione che attesta l’avvenuto accumulo e dell’indicatore ISEE della famiglia. Ogni anno viene pubblicato un bando con le modalità e le scadenze per inoltrare la richiesta.

I versamenti per costituire il risparmio dovranno essere effettuati entro il 31 agosto.

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Trento

Santa Chiara: ora arrivano anche i venditori di penne abusivi

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Il posto è il più frequentato di Trento, cioè, l’ospedale santa Chiara di Trento, il trucco è il solito ed è vecchio come il «cucco».

Da stamane due venditori di penne abusivi stazionano davanti all’entrata dell’ospedale tentanto di ricavare qualche offerta dai parenti in visita ai malati.

«Ti danno in mano due penne e ti dicono che devi fare un’offerta» – spiega un nostro lettore.

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Alla domanda a chi andassero poi i soldi ecco la risposta: «siamo un associazione che con il ricavato aiuta i disoccupati».

Il dubbio che al primo posto tra i disoccupati ci siano proprio loro due, diviene certezza, specie dopo aver capito che non viene rilasciata nessuna ricevuta.

I due, intorno ai 40 anni, italiani, ma con accento meridionale durante la mattinata pare siano comunque riusciti a convincere qualche anziano a versare l’obolo.

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Trento

Orso M49: gli ultimi aggiornamenti

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Prosegue l’attività di monitoraggio, di informazione, supporto e presidio territoriale da parte del personale forestale nell’area interessata dalla presenza dell’orso M49 fuggito lunedì scorso dal recinto del Casteller.

Una nuova fotografia scattata da una fototrappola testimonia la presenza di M49 sui pendii della Marzola.

L’ultimo scatto risale alle 22.54 della scorsa notte in un’area non molto distante da quella dove è stata rilevata la sua presenza ieri mattina.

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