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Politica

Elezioni Europee, affluenza alle ore 19.00: 43,85% in Italia 45,60% in Trentino Alto Adige

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Il secondo dato dell’affluenza alle elezioni europee 2019 è stato diffuso dal Viminale alle ore 19.00

In italia per le europee hanno votato il 43,85% contro il 42,15% delle elezioni precedenti.

In Trentino Alto Adige la percentuale è del 45,60%, notevolmente più alta della tornata elettorale precedente che si era assestata sul 35,77%

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La percentuale è condivisa in provincia di Trento (41,51%, 5 anni fa aveva votato il 34,02%) Bolzano (50,20%)

La regione dove si è votato di più è L’Emilia Romagna seguita da lombardia, Piemonte, Toscana Umbria Liguria e Marche, quelle invece dove gli elettori si sono presentati meno alle urne per il momento sono la Sicilia e la Sardegna

In Trentino fra i comuni dove si è votato di più ci sono Tione e Vigolo Falesina dove entrambi hanno superato il 50%  

Negli ultimi 20 anni in Europa non si era mai verificata un’affluenza così alta. 

Gli exit pool danno per ora Le Pen avanti su Macron in Francia, tiene il partito di Kunze in Austria e il movimento di Ultra destra. Orban domina in Ungheria con il 56%.

Crollano Tsipras in Grecia e in flessione il partito della Merkel. Boom invece dei Verdi in Germania

Nelle elezioni suppletive in Trentino alle 19.00 aveva votato il 41,58% nel collegio di Trento – val di Non e il 40,77% nel collegio della Valsugana

Ricordiamo che a partire dalle ore 23.00 di questa sera e per tutta la notte il nostro giornale riporterà gli aggiornamenti in diretta dei risultati delle delle suppletive del Trentino che coinvolgono due collegi (Valsugana e Trento – val di Non).

Gli aggiornamenti delle elezioni europee saranno diffusi in tempo reale dalla Voce di Bolzano con la condivisione su tutti i gruppi di facebook della Voce del Trentino

Idem domani per le elezioni comunali dei paesi di Terres, Folgaria, Borgo e Levico Terme.

Inizio della diretta ore 14.00 di domani pomeriggio

Per vedere i risultati in diretta delle elezioni suppletive in Trentino clicca qui

Per vedere i risultati in diretta delle elezioni europee clicca qui

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Politica

Giorgia Meloni pesantemente insultata da un ex brigatista assassino

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Era soprannominato “il Castrato” dai compagni ed ha partecipato all’organizzazione del sequestro di Aldo Moro, che portò alla Strage di via Fani (5 morti)

Partecipò anche all’assassinio del giudice Riccardo Palma, ma all’ultimo momento rifiutò di sparare.

Il 16 luglio 1996, sentenza del processo Moro-quinquies, i giudici della seconda Corte d’Assise lo condannano per concorso nel sequestro e nell’omicidio di Aldo Moro e nell’eccidio della scorta Raimondo Etro a 24 anni e sei mesi confermata anche in corte di appello.

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Poi il 28 ottobre 1998, nel processo Moro quinquies la prima Corte d’Assise d’appello di Roma li riduceva la condanna a 20 anni e 6 mesi

Purtroppo ora è libero, di insultare pesantemente un esponente politico donna, con delle parole davvero oscene che non fanno certo onore ai «compagni» della sinistra che lottano dalla mattina alla sera per il rispetto delle pari opportunità.

Ma come spesso succede nella sinistra italiana, i fatti e le parole vanno ad intermittenza. Vengono infatti condannate quelle degli avversari politici e dimenticate quelle degli amici.

Gli scandalosi insulti scurrili e vergognosi verso la Meloni sono un’altra brutta pagina italiana che penalizza le persone corrette avvantaggiando i criminali e in questo caso gli assassini che sono liberi di diffamare ed insultare chiunque. Una vergogna!

«Questo individuo è un ex brigatista italiano condannato per concorso nel sequestro e nell’omicidio di Aldo Moro e nell’eccidio della scorta. 
Invece di passare il resto dei suoi giorni dentro una cella a vergognarsi, questo mezzo uomo passa le sue giornate comodamente a casa – mantenuto da voi con il reddito di cittadinanza – a insultare di qua e di là. Io sono il suo bersaglio preferito, e siccome mi sono stufata ho deciso di querelarlo. E nonostante siano parole oscene ho deciso di metterle qui, perché tutta Italia deve leggere lo schifo che scrive questo essere» Questa la replica di Giorgia Meloni 

Sotto al posto oltre 10 mila commenti di solidarietà nei confronti della leader di Fratelli d’Italia.

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Politica

La base dei cinque stelle in rivolta sul web, migliaia di messaggi: «Mai con il partito di Bibbiano, non vi voteremo più»

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È un’autentica rivolta quella che è cominciata sul web all’indomani dell’inizio delle trattative fra cinque stelle e PD.

Sulla pagina del movimento sono quasi 8.000 i commenti e quasi tutti all’insegna della critica feroce contro Di Maio. (clicca qui per leggerli)

«Con il Pd è la fine del Movimento» e «se vi alleate con il PD io non vi voterò mai più» e ancora «meglio con Salvini e al voto che con il partito di Bibbiano».

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Le pagine Facebook dei pentastellati sono state prese di mira dagli elettori che hanno votato il partito fondato da Beppe Grillo, che criticano categoricamente un possibile accordo con il PD.

«Se state col pd a fare la maggioranza, cioè quello che ha fatto renzi in passato, siete politicamente finiti e salutate questo elettore e la sua famiglia! Mai più» – Scrive un internauta.

Un altro replica: «State distruggendo il MOVIMENTO. Ritornate alla lucidità, state perdendo la brocca!! Se formate un governo con il PD, il movimento si estinguerà. Come si fa a non capirlo? A quel punto meglio tornare a parlare con la Lega o in alternativa il voto!»

E ancora: «Se vi alleate con il PD, avete chiuso per sempre!Ricordatevelo!». I messaggi sono tutti dello stesso tenore e prenotano il funerale di Luigi Di Maio e soci. 

Anche il profilo di Luigi Di Maio è stato raggiunto da migliaia di elettori, che chiedono anche di cambiare nome al Movimento in caso in cui si dovesse realizzare un governo giallo-rosso: “Voi dovevate essere il cambiamento, state per allearvi con chi avete sempre combattuto più di tutti al grido di onestà. Siete diventati esattamente come tutti gli altri, cambiate nome per il rispetto di chi vi ha votato credendo nelle vostre parole”.

“Fino a lunedì rifletterci bene, riprendete da dove è stato interrotto”, scrive un utente suggerendo di riflette sulle nuove possibili alleanze. Tra i commenti, c’è anche chi invita a chiedere il responso degli elettori prima di istituire con governo con il PD: “Tassativo, come ha sempre detto Luigi: mai con il partito di Bibbiano. Comunque fino a martedì perché non consultate noi elettori?”.

“Se finite col PD alle Condizioni di Zingaretti consegnerete l’Italia al baratro socio economico” scrive un altro elettore considerando la situazione economica nazionale.

Molti tra gli utenti sono decisi a non rivotare i 5 stelle in caso di un’alleanza con Zingaretti: “Alleati con il PD? Bene, dopo avervi sempre sostenuto, alle prossime elezioni il voto mio e della mia famiglia ve lo scordate” e Coerenza zero, non siete affidabili.

Stessa sorte è toccata al profilo di Beppe Grillo dove da stamane continuano centinaia di messaggi di addio in caso di accordo con il PD.

Non si era mai vista una rivolta simile della base di un movimento dalla nascita della repubblica italiana.

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Politica

Satira politica: il grande dilemma del «tonno» Luigi Di Maio

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Sono ore convulse per il popolo italiano dopo il discorso di ieri del capo dello Stato Sergio Mattarella dopo la prima tornata di consultazioni.

Mattarella ha lasciato solo un’unica via, quella dell’accordo fra PD e Movimento cinque stelle.

Per Di Maio in verità ci sarebbe un’altra via d’uscita, cioè sedersi intorno ad un tavolo con Salvini e con ministri ed un piglio diverso ricominciare una grande azione di governo.

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Se «Giggino» sceglie il PD è la fine del movimento dei cinque stelle, se invece fa una veloce retromarcia forse il movimento potrebbe almeno sopravvivere.

Dopo le consultazioni con il capo dello Stato in conferenza stampa ha dichiarato: «sarebbe più facile per noi andare alle elezioni ma vogliamo salvare l’Italia» – nella sala giornalisti, addetti ai lavori, fotografi e cameramen compresi si sono messi a ridere.

Oggi i sondaggi danno il movimento di Di Maio sotto al 10%. (alcuni anche al 5%)

Non possiamo non ricordare il piglio dei moralizzatori pentastellati che a parole volevano cambiare la politica italiana. «Apriremo il parlamento come una scatola di tonno» dicevano.

Ora si stanno accorgendo che il tonno sono loro.

Prima sono stati aperti da Salvini a cui hanno dovuto piegarsi a 90° su tutto, adesso diventeranno lo zerbino del PD, apostrofato da Di Maio e Di Battista (a proposito dov’è finito?) come il «male assoluto». 

Desta anche una certa preoccupazione il fatto che per la prima volta una decisione non venga condivisa sulla piattaforma Rousseau. L’idea è sua andata a farsi benedire anche la famosa «democrazia condivisa».

Insomma, quando non riesci a capire dopo un po’ di tempo chi è il pollo, allora è probabile che sia tu. 

Evviva la coerenza e soprattutto il tonno. 

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