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economia e finanza

La forte crescita delle tigri di Visegrád: un’altra europa è possibile

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Un’altra Europa è possibile.

Lo dimostrano le “tigri di Visegrád ” che mordono ai garretti il sistema Europa gradito a Bruxelles.

Economia ultra dinamica, Pil in crescita al quale corrisponde una bassa tassazione , fanno di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia l’alternativa all’Europa della Bce, di Juncker e della Merkel.

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E’ a Visegrád che dal 1991 la nazioni dell’Est si riuniscono per concordare un’azione comune all’interno dell’Europa ed è a questo cartello che i nazionalisti francesi, slovacchi e estoni si sono alleati in vista delle elezioni di domenica, per fare fronte unico in nome della lotta all’immigrazione incontrollata.

Le “ tigri di Visegrád hanno dimostrato che sovranismo e nazionalismo possono confluire in un sistema economico che oltre ad essere redditizio, regge benissimo il confronto con l’altro modello di Europa.

Investimenti esteri, basso tasso di disoccupazione, conti pubblici in ordine, fisco leggero sono gli ingredienti base di un boom economico arrivato dopo essere usciti dal dominio sovietico.

Le previsioni del Pil polacco sono pari al 4,2% in flessione rispetto a quello dello scorso anno che è stato del 5,1%.

La stima di aumento dei salari è dell’8% ed il tasso di disoccupazione in calo fino al 3,4%.

Un altro esempio è l’Ungheria di Orban conservatrice e sovranista che ha messo alla porta Soros è le sue attività e si segnala per un regime fiscale ad aliquota unica 9% per le imprese e 15% per le persone fisiche con Iva al 27%: una flat tax che piace molto a Salvini che in Orban ha un modello di riferimento

In sostanza meno tasse per chi produce e di più per chi consuma.

Al contrario dell’Italia dove gli straordinari sono diventati praticamente obbligatori e non retribuiti o nella migliore delle ipotesi monetizzati con un forfait, in Ungheria hanno trovato la giusta mediazione.

400 il tetto massimo di ore di straordinario che il datore di lavoro può richiedere in un anno col pagamento dilazionato fino a 36 mesi.

La Repubblica Ceca con l’1,9% ha il tasso di disoccupazione più basso.

La Slovacchia è invece l’unico stato delle quattro tigri ad aver adottato l’euro, ma ha un Pil in crescita del 3,8%.

Il governo polacco si è recentemente impegnato a far rientrare i cittadini immigrati specialmente quelli della Gran Bretagna, sfruttando il trend economico positivo.

Le “tigri di Visegrád” attirano investimenti, specie dai piú forti Paesi europei ma anche dall’Estremo Oriente e dal Nordamerica, e mentre calano i loro tassi di disoccupazione, i Quattro hanno o tendono ad avere anche conti sovrani solidi e sotto controllo.

I quattro di Viségrad possono non piacere politicamente, ma sul piano economico sono “tigri” sempre piú strettamente integrate nell´economia globale e della Ue.

E’ a queste realtà, che hanno portato più stati sovrani in Europa, piuttosto che importare al proprio interno l’attuale concetto di Europa, che anche l’Italia dovrebbe guardare.

O meglio avere il coraggio di guardare, perché un’alternativa agli attuali modelli di sudditanza come vorrebbe Bruxelles ci sono, le “ Tigri di Visegrád “ hanno segnato la strada si tratta di decidere se seguirla o meno.

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economia e finanza

Oggi è il «Tax Day» la giornata nera per gli italiani

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Oggi è il Tax Day, un giochino fiscale che vale 33 miliardi di euro che si volatizzeranno dalle tasche degli italiani, in una manciata di secondi.

Ma attenzione perché potrebbe andare anche peggio se non slitterà al primo luglio – la scadenza regolare sarebbe il 30 giugno che cade di domenica – il pagamento per saldo o acconto o prima rata Irpef; Irap, contributi Inps, Ires per le dichiarazioni 2018.

E saranno altri 21 miliardi di versamenti.

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Oggi è anche il giorno 17 e quindi per gli scaramantici la botta fiscale non è certo una sorpresa, anzi, peggio di così….

Ma per tutti sarà un lunedì nero.

Un appuntamento col fisco che non riguarda solo le imprese, ma anche le famiglie che dovranno versare il primo acconto di Imu e Tasi.

In Italia i proprietari di seconde case e di immobili diversi non di lusso sono 25 milioni che andranno a versare 10,2 miliardi che saranno divisi tra le casse statali e comunali.

Un balzello ormai settennale per il quale si deve ringraziare la riforma Monti del 2012 costato finora 150 miliardi.

A dicembre ci sarà la scadenza del saldo al momento pari al 50%, ma che potrebbe variare a seconda delle decisione che andranno ad adottare i Comuni.

Non dimentichiamoci che industriali, commercianti, artigiani e lavoratori autonomi sono attesi dalla scadenza dell’Iva e delle ritenute Irpef.

Insomma questo lunedì 17 non sarà di certo una giornata facile per molti italiani che oltre a questi costi, devono aggiungere anche quelli degli onorari di commercialisti e altri professionisti del settore fiscale: bisogna pagare chi ti fa pagare, per sperare poi che qualcosa sia rimasto.

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economia e finanza

72 dipendenti e 40 milioni di fatturato: Valentino Felicetti festeggia i 70 anni di servizio al Pastificio

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La storia del Pastificio Felicetti di Predazzo ha passato abbondantemente i cento anni, ma in molti si sono dimenticati di sottolineare che l’attuale presidente Valentino Felicetti, padre del Ceo Riccardo, ha conquistato decine di anni di servizio in azienda.

Infatti, saranno settanta a metà giugno per la precisione.

Classe 1935, Valentino Felicetti è ancora oggi la colonna portante del pastificio.

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È colui che ha vissuto e vive tutte le dinamiche aziendali, le difficoltà e i successi.

In una recente pubblicazione viene definito anche il Grande Saggio o la guida spirituale.

Un nome di battesimo, Valentino, che come tradizione vuole fu ripreso dal nonno che, nel 1908 e per 30.500 corone, divenne pastaio dando vita così a quella che oggi è una delle aziende, a livello nazionale e internazionale, più dinamiche e saldamente ancorate al concetto di “qualità”.

Valentino Felicetti è colui che può raccontare come il pastificio abbia affrontato la seconda guerra mondiale, di come abbia saputo rinascere dopo il grande incendio del 1945, di come fu il suo primo giorno di lavoro a soli 14 anni nel giugno del 1949, di come seppe affiancare il padre Emilio non solo nella produzione, ma anche nelle questioni di gestione e sviluppo, di come seppe superare, affiancato dalla famiglia, le tante difficoltà e marcare nella memoria i tanti, piccoli o grandi, traguardi conquistati.

Gli anni Settanta vedono così Valentino Felicetti sul ponte di comando del pastificio, che allora era nelle mani di sette soci.

Sono sempre quegli anni che coincidono con i primi veri ampliamenti dei reparti produttivi. E Valentino è chiamato, giustamente, in causa per ogni decisione che ha sempre saputo affrontare con grande caparbietà e razionalità.

Le scelte dei decenni successivi e l’introduzione in azienda delle nuove generazioni hanno portato oggi il Pastificio Felicetti a divenire una struttura con 72 dipendenti, un fatturato che supera i 40 milioni di euro e un export che viaggia ormai attorno al 70%.

Lo scorso anno inoltre il Pastificio Felicetti, ed anche in questo caso Valentino ha saputo guidare il board nella scelta, ha aperto le porte del suo azionariato alla holding ISA (Istituto Atesino di Sviluppo) per continuare a crescere e sostenere l’investimento di circa 28 milioni di euro per la realizzazione del nuovo stabilimento produttivo di Molina di Fiemme (TN) che sarà operativo, affiancando quello di Predazzo, dal 2021. (qui articolo)


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economia e finanza

Imprese: in Trentino fatturato +2,6% nel primo trimestre 2019. Bene il commercio (+5,8%)

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Il fatturato complessivo realizzato dalle imprese trentine nel primo trimestre del 2019 è cresciuto del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2018, mentre l’occupazione è diminuita dello 0,3%.

Il quadro relativo alla congiuntura economica in Trentino emerge dal report dell’Ufficio studi e ricerche della Camera di commercio.

Secondo il documento, i ricavi delle vendite hanno subito un rallentamento deciso, mantenendosi comunque orientati alla crescita.

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La domanda interna è aumentata a ritmi contenuti (+3,4%), mentre la domanda nazionale è debole (+0,7).

L’occupazione, invece, appare in contrazione nelle piccole imprese del -2,2%, non confortata dalla leggera crescita tra le medie (+1,5) e le grandi imprese (+0,4).

I settori che si caratterizzano per una variazione positiva del fatturato sono il commercio al dettaglio (+5,8%) e all’ingrosso (+4,8), le costruzioni (+5,3) e i servizi alle imprese (+5,0).

In negativo la variazione dei ricavi del settore manifatturiero (-0,3%) e dei trasporti (-0,2).

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