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Politica

Roberto Battiston: i disastri spaziali del cocco della sinistra

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Giù le mani dal nipotone di Romano Prodi, giù le mani dalla scienza.

La revoca del mandato di presidente dell’Agenzia spaziale italiana a Roberto Battiston, che era stato rinnovato in articulo mortis da Valeria Fedeli il 7 maggio, continua a scandalizzare le anime belle che «lo spoil system sulla ricerca non si fa».

L’altro giorno, in prima pagina sul Corriere della Sera, il lamento del fisico Carlo Rovelli: «Le mani politiche sulla scienza».

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E l’udienza al Quirinale con Sergio Mattarella per il novello Galileo Galilei del Pd.

Peccato che al Colle andrebbero forse invitati anche i revisori dei conti dell’Asi che, in una serie di relazioni che la Verità è in grado di rivelare, hanno descritto un ente gestito in modo decisamente discutibile da Battiston, tra contratti di lavoro su misura e decreti presidenziali d’urgenza a raffica.

Oltre alle mille magagne del Centro italiano ricerche aerospaziali (Cira) di Capua, oggetto di perquisizione della Finanza proprio nei giorni scorsi.

L’attenta analisi la scrive Francesco Bonazzi su «la Verità» il quotidiano, diretto da Maurizio Belpietro, pochi giorni prima delle elezioni europee dove manco a dirlo Roberto Battiston è candidato del PD 

Dopo la decisione del ministro della Ricerca, Marco Bussetti, di utilizzare i poteri che la legge gli attribuisce, tutti i giornaloni sono stati compatti nel denunciare «la rimozione politica» di Battiston. Ma sono stati egualmente compatti nel tacere due elementi non banali: come denunciato il 16 febbraio scorso da questo giornale, la procedura di selezione per il nuovo presidente era stata smaccatamente anticipata di tre mesi per mettere in sicurezza Battiston. Il quale, oltre che un noto uomo di scienza, è anche il noto marito della nipote di Romano Prodi.

L’incarico di Battiston ai vertici dell’Asi significava, per il centrosinistra, il controllo su un bilancio da 1,6 miliardi di euro e su tutta una serie di incentivi e partnership con le aziende pubbliche e private italiane del settore.

Non è dato conoscere se Battiston sapesse o meno che dopo le elezioni del 4 marzo sarebbe saltato. Ma certo andava di fretta. Nel verbale della riunione del 3 ottobre scorso, il collegio dei revisori dei conti (Natale MonsurròGaetano Tatò e Francesco Mercurio) osserva che dall’inizio del 2018 Battiston ha governato l’ente con 42 decreti presidenziali, la maggior parte dei quali d’urgenza.

I revisori puntano il dito, per esempio, su un contratto a tempo determinato a un ingegnere, Giuseppe Dell’Amore, che riporta come data di registrazione il 1° gennaio, il che suscita «perplessità» se non altro per il giorno festivo. Il 26 gennaio, Battiston proroga al 29 febbraio 2020 un contratto di ricerca a Vanessa Viti. Anche qui, i revisori chiedono la ragione di una proroga «d’urgenza» di addirittura due anni. Con un’altra decisione autonoma, l’ex presidente mette in sicurezza anche la ricercatrice Sara Piccirillo.

Il suo incarico sarebbe scaduto il 28 febbraio di quest’anno, ma con un mese d’anticipo lui la sistema fino al 29 febbraio 2020. Tra gennaio e il 25 giugno, Battiston si nomina in splendida solitudine dieci commissioni valutatrici per temi che vanno dal contratto con Alenia thales fino alla creazione di un asilo nido aziendale. I revisori dei conti obiettano: ma visto che la relazione finanziaria dice che queste nomine non portano oneri finanziari, non sarebbe il caso di «chiarire il carattere onorifico di detti decreti, atteso che i relativi dispositivi non chiariscono l’aspetto finanziario»?

Poi c’è il capitolo del telelavoro: i revisori scoprono che chi lavora da casa ha un rimborso forfettario delle spese energetiche e telefoniche. Ma l’accordo aziendale prevede che «il predetto rimborso sarà calcolato, e conseguentemente erogato, per le giornate di telelavoro effettivamente prestate».

Nella riunione dell’11 ottobre, i revisori affrontano ancora il tema dell’iperattività del Battiston: «Il collegio rinnova l’invito a voler meglio specificare in ogni provvedimento le motivazioni dell’urgenza che hanno determinato la procedura in deroga». E vengono messi in fila altri provvedimenti, in gran parte a favore di singoli, dei quali non si capisce la fretta.

Poi c’è il Cira di Capua, controllato da Asi, che sembra una specie di buco nero, tra personale scaricato sui suoi bilanci, macchinari costosi mal custoditi e una girandola di manager impressionante. Il magistrato della Corte dei conti il 2 ottobre scodella una relazione che al ministro Bussetti avrà fatto venire i capelli bianchi. Negli ultimi due anni, il Cira ha cambiato tre presidenti e tre direttori generali. Il primo, Luigi Carrino, scelto da Battiston nel 2015, è stato cacciato nel 2016 e denunciato dagli organi di controllo per irregolarità gestionali.

Il secondo, Claudio Rovai, si è dimesso a fine 2017 per asseriti «motivi personali», ma in realtà fonti sindacali parlano di uno scontro durissimo con Battiston su una due diligence. Il terzo presidente, Paolo Annunziato, è stato scelto sempre dall’ex presidente Asi a inizio 2018.

Il primo direttore generale, Mario Cosmo, è stato silurato a marzo 2017 per motivi mai resi noti. Il secondo, Massimo Cavaliere, ha resistito due mesi appena e il terzo, Pierluigi Pirrelli, è stato scelto da Battiston dopo una durissima selezione nel corso della quale ha dovuto vedersela con sé stesso e basta. Pirrelli prende 240.000 euro di stipendio, che son davvero sudati perché per i magistrati contabili ha delle rogne incredibili.

C’è perfino un dirigente da 110.000 euro l’anno che s’è visto solo nei primi giorni, parla spagnolo e ha vinto la selezione anche grazie al fatto che nel bando era richiesta, con stupore di tutti, una lingua: lo spagnolo. Lo stesso Pirrelli è stato sfiduciato due volte dal cda, ma Battiston l’ha sempre difeso.

Non poteva però difenderlo dalla Guardia di finanza, arrivata l’11 ottobre con un mandato di perquisizione su ordine della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Sono stati presi bandi e documenti sulla manutenzione degli impianti, oggetto di una due diligence voluta da Battiston e affidata alla Deloitte, sul periodo 2010-2016. La relazione finale era stata durissima, suggeriva di andare in Procura e di chiedere risarcimenti ai responsabili, ma si è persa nei meandri dell’Asi. Forse è finita nello spazio.

Fonte: la Verità

 

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Politica

Padre Alex Zanotelli: «Lega peggio del peggio». Replica Moranduzzo: «Sei un fanatico terzomondista in preda ai deliri»

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Come sempre padre Alex Zanotelli è andato giù pesante.

Le sue dichiarazioni rilasciate al giornale L’Adige sono un vero attacco alla lega.

Secondo padre Alex Zanotelli «non ci si può dichiarare cristiani e votare Lega» in quanto «la politica leghista è antitetica al Vangelo», oppure «In questi mesi abbiamo assistito ad uno spettacolo indecente. Indegno per l’Italia. Abbandonare in mare – attacca il missionario comboniano – come ha fatto Matteo Salvini, chi fugge dalla povertà, dalle torture, dagli stupri è un comportamento criminale. Spero che un giorno lui e altri ne rispondano in tribunale».

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Padre Alex si augura un ridimensionamento della Lega che reputa «Il peggio del peggio, i portatori dei valori contrari a quelli che sono indicati nel Vangelo».

E a chi gli ricorda gli attacchi della Lega nei suoi confronti risponde: «La macchina del fango è sempre in funzione. So che le mie affermazioni hanno fatto discutere pure in Trentino. Sono abituato agli insulti.». Certo è che il padre non porge certo l’altra guancia, anzi, risponde agli insulti con la stessa moneta.

Al consigliere Devid Moranduzzo non sono andate giù le parole di Zanotelli ed è partito al contrattacco: «Questo personaggio sprizza odio da tutti i pori. È indegno utilizzare la religione per dividere le persone tra buoni e cattivi sulla base di opinioni puramente personali e ideologizzate. Rimango sempre dell’idea che la Chiesa (preti compresi) non deve fare politica, in caso contrario si tolgano la tonaca e si candidino».

«Io sono orgoglioso di professarmi cristiano e cattolico – aggiunge Moranduzzo –  anche se mi sento sempre meno parte di questa Chiesa Cattolica, per fortuna non tutta, ridotta a fare la sponda a ONG a fini di lucro. Forse la riflessione che andrebbe fatta è proprio in riferimento a preti come Zanotelli che, a causa di questa professata lontananza dalle persone, portano le chiese a svuotarsi».

Il consigliere leghista lo attacca sui valori: «Come lui si prende la libertà di additarci a non-veri-cristiani, allora noi possiamo dire che lui non è un vero prete, e di cristianesimo vero ne dimostra ben poco, mentre si preoccupa solamente di ricoprire il ruolo di terzomondista fanatico spesso preda di deliri ideologici che con la religione hanno poco o nulla a che fare. Padre Zanotelli pensi a fare il missionario, anche se devo ricordare che dall’Africa – alla fine – è scappato pure lui. Con questi suoi continui attacchi dimostra solo di essere una persona maleducata, che non ha rispetto per gli altri e per le altrui vedute. Per fortuna anche all’interno della Chiesa stanno emergendo sempre più voci non allineate, a dimostrazione che l’interpretazione del Vangelo non è univoca ed il pensiero unico è sempre sbagliato.»

«Invece che predicare il Vangelo – conclude poi –  questo si preoccupa solo di ragioni di Stato: ecco uno dei motivi della crisi della Chiesa: preti prestati alla politica invece che a Dio. Gli consiglio un esame di coscienza e capire che – forse – ha sbagliato missione».

 

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Politica

Claudio Cia contro i sindaci di Pergine e Rovereto: «L’errore è quando sbagli una volta. Due volte, è stupidità»

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«Leggo con stupore le parole del Sindaco di Pergine Oss Emer e del suo omologo roveretano Francesco Valduga, circa le future mosse dei Civici per le elezioni comunali e in caso di eventuali elezioni politiche anticipate» – esordisce così la nota del consigliere provinciale Claudio Cia l’indomani delle  dichiarazioni dei due sindaci nuovamente nostalgici per il polo civico miseramente fallito prima delle elezioni provinciali del 21 ottobre 2018.

I due amministratori, candidatisi in passato contro il centrosinistra, oggi sostengono inspiegabilmente, prima, la necessità di dialogare con tutti e, poi, che il mondo del civismo è incompatibile con la visione del centrodestra, che “riduce al minimo gli aiuti a chi soffre” (ndr riforma sugli aiuti internazionali), ma sembrerebbe invece adattarsi alla perfezione con i valori dei partiti del centrosinistra quelli, cioè, di chi in Trentino chiude i punti nascite e che a Bibbiano gestisce, quantomeno in maniera poco trasparente, il sistema degli affidi.

Claudio Cia nella sua nota ricorda ai due primi cittadini che «autodefinitisi, al tempo, alternativi al centrosinistra, che all’interno del mondo civico vi sono diverse anime, con valori, storie e sensibilità differenti e che nessuno ha delegato loro il compito di rappresentare sulla scena provinciale il mondo del civismo. Valduga e Oss Emer potranno parlare, quando non agiscono da Sindaci, a titolo personale o in vece dei loro sostenitori, ma trovo profondamente scorretto sostituirsi, senza alcuna legittimazione, alla miriade di idee e ideali che compongono il mondo civico».

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E ancora: «Ricordo infine a Oss Emer, che stimo e apprezzo per il lavoro che svolge nella sua città, che la modifica approvata con l’assestamento non prevede “tagli agli aiuti internazionali” ma elimina la regola che obbligava a destinare lo 0,25% del bilancio agli stessi, preparando il terreno per una riforma che metta al centro il merito e che abolisca gli automatismi in materia di contributi internazionali, i quali, come dimostrato in Aula dallo scrivente e non solo, hanno prodotto vere e proprie forzature, per non dire mostruosità, nell’elargizione di contributi pubblici».

Secondo il consigliere provinciale il progetto civico per le Provinciali 2018 «è naufragato proprio per la sua ambiguità di fondo materializzatasi poi nella volontà dell’ex assessore Daldoss, al tempo asso nella manica del sedicente mondo civico tutto, di allearsi con il centrosinistra, fazione rispetto alla quale i civici si erano sempre proposti come alternativi. Come diceva il saggio, “l’errore è quando sbagli una volta. Due volte, è stupidità. Oppure, amore”».

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Politica

Movimento 5 Stelle: Da Anticasta a Casta, la metamorfosi Grillina

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Il Movimento è in crisi.

Di fronte alla decisione di Salvini di smetterla con un governo nel quale i Grillini sembravano battere in pugni perché incapaci di comandare ha posto i Pentastellati davanti ad una dura evidenza: Se si vuole fare politica bisogna diventare dei Politici.

Da qui il gioco di forza con la Lega, il detto e non detto di un patto con il Pd.

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Il partito anticasta che diventa La Casta per sopravvivere e mantenere la poltrona.

La realtà di fatto è questa.

I Pentastellati sono offesi, adirati perché ora  “Il Capitano” vuole monetizzare l’elettorato che è dalla sua. Quel’ elettorato al quale se si aggiunge Fratelli d’Italia e Forza Italia potrebbe far giungere il centrodestra  ai due terzi utili per governare senza opposizione.

L’Italia è stufa dei giochi di potere, del buonismo fatto per accaparrare denaro statale o finanziamenti Europei.

Il Bel Paese vuole e chiede sicurezza, lavoro, investimenti e rispetto in Europa.

L’inesperienza, come in ogni ambito, si paga, e Di Maio e soci hanno semplicemente permesso che la Lega facesse da padrona.

Ad oggi poco hanno da criticare in quanto poco hanno ottenuto. Il reddito di cittadinanza si è dimostrato un’arma a doppio taglio per tutto quell’elettorato che si aspettava il classico assistenzialismo all’italiana.

Alla fine si è avuta la metamorfosi. Quella metamorfosi Kafkiana che costringe il Movimento a diventare quello che ha sempre criticato per poter sopravvivere.

Ora il Pd non fa cosi’ tanto schifo. Non sono cosi tanto Mafiosi come molti sostenevano. No, ora no, perché la poltrona potrebbe saltare e tutti loro hanno una famiglia da mantenere.

Il destino dei Grillini sarà quello di ritrovarsi fagocitati da quel sistema che tanto hanno contestato. Contestazione che fù il cavallo di battaglia fino ad oggi ma che oggi li ingloba gioco forza.

Non ci resta che aspettare l’evoluzione e le decisioni di Mattarella. Sicuramente risulterebbe paradossale se a resuscitare Renzi e il Pd fossero coloro che lo hanno sempre combattuto e disprezzato.

Modificando un aforisma di Kafka si potrebbe cosi concludere: “Luigi Di Maio, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo

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