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Trento

Casse Rurali, torna il sereno: Utile per 56 milioni di euro

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Questo pomeriggio si è tenuto il convegno del settore delle Casse Rurali Trentine della Federazione, il primo dopo l’avvio del Gruppo Cooperativo Cassa Centrale Banca a cui tutte hanno aderito.

Una contestualizzazione nuova, dunque, che ha comportato sforzi economici ed organizzativi rilevanti e che ha fatto maturare aspettative a regime di importanti benefici, sia in termini di efficienza, sia di autonomia esercitabile dai singoli istituti bancari sul proprio territorio, fatto salvo un livello di rischiosità inferiore ai limiti previsti.

“Registriamo dati positivi – ha affermato il vicepresidente per il credito Marco Misconel -, un ritorno alla redditività e alla diminuzione del credito deteriorato. Oggi facciamo parte di un grande gruppo nazionale, un obbligo e una opportunità perché dà solidità alle nostre banche e un supporto tecnologico e di consulenza importanti”.

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“La Federazione ha sostenuto e accompagnato il processo di riorganizzazione nato dalla riforma – ha detto la presidente Marina Mattarei –. Il sistema del credito cooperativo ha affrontato un vero e proprio terremoto istituzionale, e a ogni anello della filiera ha dovuto presidiare un periodo di grande cambiamento e di ridefinizione dei ruoli. Ora si capisce appieno che il livello associativo è importante per tutelare l’identità cooperativa. Il ruolo resta fondamentale nella rappresentanza, poiché la Federazione rimarrà il luogo di confronto provinciale sia all’interno del settore del credito sia con gli altri comparti cooperativi”.

La riforma obbliga anche a ridefinire i servizi che la Federazione fornisce al mondo del credito, posto che molte attività ed un numero significativo di collaboratori sono stati ceduti alla capogruppo. “Il ruolo è cambiato ma è ancora importante – ha detto direttore generale Alessandro Ceschi – non solo per alcuni servizi amministrativi che continuiamo a svolgere a favore delle Casse e in qualche caso anche della capogruppo,  ma soprattutto per i nuovi progetti che stiamo elaborando nell’ambito della consulenza, della gestione dei dati e nell’alveo dei progetti di sistema come la piattaforma digitale e il welfare”.

Il convegno ha visto anche la partecipazione del presidente e dell’amministratore delegato di Cassa Centrale Banca Giorgio Fracalossi (“Il Trentino è stato il motore della nuova capogruppo, un lavoro enorme e straordinario”) e Mario Sartori (“La leva che ha portato il Trentino ad essere il baricentro di una capogruppo nazionale è stata la forza bancaria industriale. Andiamo avanti così, nell’interesse delle nostre banche”).

Soci, sportelli e fusioni – Il Trentino non si discosta dall’andamento del sistema bancario nazionale, caratterizzato da una riorganizzazione generale che ha portato alla riduzione del numero di banche, di sportelli e di dipendenti. Ciò è avvenuto anche per le Casse Rurali Trentine, che a fine 2018 sono diventate 20 (-5). Quest’estate il numero scenderà a 17, per effetto dei processi di aggregazione in Val Rendena, e potrebbe diminuire ancora a 15 o 13 a fine anno se si concretizzeranno le ipotesi di fusione in Vallagarina e il protocollo tra Trento e Lavis.

La riorganizzazione ha portato anche ad un calo del numero degli sportelli, che oggi sono 318, 8 in meno rispetto al 2017, e dei collaboratori, pari a 2.082 persone (-48, accompagnate alla pensione attraverso il Focc o altri sistemi incentivanti).

Questi andamenti non condizionano il numero dei soci che continua a crescere. A fine 2018 è stato toccato il record di 130 mila persone, 10 mila in più dal 2019, importante segnale di fiducia verso il futuro di questo sistema che continua a dare sostegno concreto alla propria comunità di riferimento. Nel 2018 gli interventi sociali delle Casse Rurali hanno superato i 15 milioni, 2 milioni in più dell’anno precedente. Il 27% ha finanziato attività e iniziative a favore dei soci; il 22,5% è andato a sostegno delle attività sportive e il 17% per cultura, scuola e formazione, tanto per citare le tre quote maggiori di impegno.

L’andamento delle masse – La raccolta complessiva è stabile a 17,5 miliardi di euro: il leggero calo della raccolta diretta (-2,6%) è compensato dall’aumento di quella indiretta (+6%). I crediti complessivi si fermano a 9,7 miliardi, in contrazione del 5,3% a causa delle rettifiche su crediti non performanti. La diminuzione, dunque, non riguarda le nuove erogazioni, ma lo stock complessivo di impieghi, che tiene conto delle attività di ‘pulizia’ che sono proseguite anche nel 2018 (cartolarizzazioni ecc.).

Nel 2018, infatti, sono stati erogati nuovi mutui per oltre 1,5 miliardi di euro, e sono state accolte il 91,2% delle domande pervenute, una percentuale leggermente superiore rispetto all’anno prima. Di questi crediti, 256 milioni sono a favore delle famiglie per l’acquisto della prima casa di abitazione.

Il totale delle partite deteriorate è sceso al 15% rispetto al 20% del 2017 e allo stesso tempo è aumentato il tasso di copertura che passa dal 49% al 51%. Con professionalità e tanto lavoro, le Casse Rurali sono riuscite ad allineare il loro tasso di copertura al dato medio nazionale, mentre 4 anni fa registravano uno scarto di quasi 15 punti percentuali. Il totale delle masse intermediate è pari a 27,3 miliardi (-2,1%).

Quote di mercato e conto economico – Le Casse Rurali tornano a registrare un utile significativo, superiore ai 56 milioni di euro, frutto dell’importante calo delle svalutazioni. La gestione caratteristica registra un margine di intermediazione in calo, per effetto dei bassi tassi di interesse, e costi di gestione in leggero aumento. Gli sforzi, dunque, dovranno essere ora concentrati sul perfezionamento dei livelli di efficienza, ed i primi dati del 2019 indicano che la strada intrapresa sta dando buoni risultati.

Le Casse Rurali Trentine sono in cima alla classifica nazionale per quanto riguarda la patrimonializzazione, con un CET1 ratio del 15,8% (rapporto tra il capitale ordinario versato e le attività ponderate per il rischio) laddove la media del sistema bancario nazionale è 13,2%. E si confermano i principali riferimenti nel mercato bancario provinciale: le quote di mercato registrano una leggera crescita sui depositi, dove raggiungono la copertura del 58%, e sono stabili al 46,7% nell’ambito dei crediti.

 

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Trento

Bocciofila Canova, Tiziano Uez: «Ecco la verità che Vernarelli non ha detto»

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L’ emotivo e passionale sfogo di Franco Vernarelli sul futuro del Gs Canova pur con le giuste precisazioni e contestualizzazioni di chi è stato chiamato in causa, deve far riflettere su un aspetto: stanno morendo tutte quelle piccole realtà sportive e associative che fino ad oggi grazie al volontariato, erano riuscite a tirare avanti.

Realtà di paese, talvolta rionali, sport per pochi come nel caso delle bocce, associazioni che magari s’impegnavano per un evento all’anno: tutte travolte dalla riforma del terzo settore, dalle leggi europee e provinciali, da direttive e deliberazioni dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzzione).

Oggi o si è strutturati alla pari di una piccola azienda con tanto di commercialista o non si va da nessuna parte. E’ finita l’epoca della pacca sulle spalle, della damigiana di vino regalata da un amico al bar del circolo così quei pochi centesimi al bicchiere, erano tutti guadagnati.

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O dei tanti volontari che si accontentavano di un paio di cene all’anno.

Oggi ci vogliono i corsi di formazione sulla sicurezza, responsabili, attestati ed alla fine o le piccole realtà si associano, o hanno la forza economica per strutturarsi, oppure sono destinate a scomparire.

Ma ci vogliono soprattutto le certificazioni delle spese.

Sull’argomento è intervenuto anche l’assessore dello sport del comune di Trento Tiziano Uez, l’unico ad aver la competenza di farlo, essendo l’unica figura di riferimento istituzionale.

Uez racconta la verità, anche se a malincuore supportata da numeri che non mentono.

«Il corrispettivo annuo riconosciuto ai sensi del contratto di servizio che definisce i rapporti tra Comune e Gruppo sportivo Canova per la gestione del Bocciodromo dal 1° gennaio 2016, è quantificato ora in € 3.310,00 (+ i.v.a.) ossia € 4.038,20 oneri compresi – spiega Tiziano Uez – e l’attuale proposta di convenzione predisposta sulla base delle direttive sia del Consiglio comunale che della commissione sport, prevede il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate fino ad un importo massimo di € 5.000,00 (+ i.v.a.) all’anno ossia € 6.200,00 oneri compresi.»

E’ quindi cambiata la modalità operativa di gestione degli aspetti economici, rimborso e non corrispettivo, ma l’importo massimo che sarà possibile riconoscere all’affidatario ha subito una variazione in aumento pari al 53% circa.

«E’ come io chiedessi a Vernarelli se preferisce avere 4.038,20 euro senza certificazione delle spese oppure 6.200 euro con tanto di rendicontazione – aggiunge Uez – chiunque sceglierebbe la seconda ipotesi naturalmente se vuole il bene della sua associazione»

Le disposizioni normative applicabili agli affidamenti della gestione dei impianti sportivi sono cambiate successivamente alla data di sottoscrizione dell’attuale contratto di servizio in scadenza il 30 giugno 2019. In particolare ora vengono applicate: la Direttiva 2014/23/UE e il Codice dei contratti D.Lgs. 50/2016 e succ. mod. e int.

Inoltre la direttive A.N.A.C. n. 4 dell’aprile 2016, la deliberazione A.N.A.C. n. 1300/2016 stabilisce due modalità di affidamento. La prima per gli impianti con rilevanza economica, (circoli tennis ecc ecc ) la seconda per  gli impianti privi di rilevanza economica (tipo appunto la bocciofila di Canova)

Nel rispetto della disciplina normativa vigente la proposta dell’Amministrazione comunale prevede quindi una gestione in collaborazione con il Comune regolamentata da una convenzione che sancisce i rapporti tra le parti con un diretto impegno da parte del Comune stesso ed il riconoscimento al soggetto affidatario del solo rimborso delle spese effettivamente sostenute in un’ottica di collaborazione avvalorata dal principio costituzionale di sussidiarietà.

«A tal proposito è opportuno sottolineare che la forza della nostra città è senza dubbio il volontariato che anche in questo contesto il Comune intende valorizzare – continua l’assessore dello sport  che aggiunge: «va anche evidenziato che la modalità di affidamento proposta anche al Gruppo Sportivo Canova è stata accettata dalla Società Bocciofila ANA Trento sud A.S.D. che inizierà la nuova modalità di gestione con il 1° luglio 2019. La gestione del Centro sportivo “Don Onorio Spada” di Villazzano, invece, nel quale è inserito, tra le varie discipline, anche un bocciodromo, scadrà in data 31.12.2019 e sarà oggetto, se sarà ancora in vigore la normativa vigente, di specifica procedura concorrenziale».

Con il 1° luglio 2019 il Comune riprenderà in consegna il Bocciodromo di Canova ed effettuerà i necessari approfondimenti giuridici e gestionali per verificare, nel rispetto della normativa vigente, i possibili utilizzi della struttura.

Pare che vi siano molte richieste di spazi per praticare differenti discipline sportive che non possono essere accolte per mancanza di strutture.

Per Uez inoltre sorprende non poco l’affermazione che il Gruppo Sportivo Canova che secondo Vernarelli intende chiudere il bar adiacente il bocciodromo.

Le due realtà infatti non hanno tra loro alcuna relazione

«Al fine di ponderare in modo adeguato l’uso degli spazi comunali è opportuno fare anche valutazioni in termini numerici: il Gruppo Sportivo Canova ha 29 atleti ed i praticanti la disciplina delle bocce in provincia di Trento dal 2001 al 2017 ha visto una riduzione pari al 43%. Sul territorio del Comune di Trento sono presenti 6 impianti coperti in cui praticare il gioco delle bocce con 14 piste totali e 7 strutture all’aperto con altrettante piste. I numeri parlano da sé: il Comune, anche dopo un’eventuale chiusura del bocciodromo di Gardolo, garantisce il gioco delle bocce»conclude l’assessore Uez

Il Gruppo sportivo Canova ha in gestione il Bocciodromo di Canova dal 1992 in forza di successive convenzioni.

Il grido di dolore di Franco Vernarelli nasce probabilmente da molti e svariati motivi.

Come ad esempio quel contributo forfettario versato dal comune come generico rimborso, serviva per il pagamento del pullman delle trasferte.

Si perché non tutti sanno che il Gs Canova è una squadra di serie A di bocce e come tale va a giocare in trasferta in Veneto, Lombardia , Piemonte.

«E’ per questo che se anche il tetto di contributo aumenta – interviene Vernarelli – ma con la formula del rimborso spese documentate, quel pullman non partirà più e la squadra non potrà più giocare. Poco importa se la bocciofila di Trento Sud abbia firmato o meno la nuova convenzione perché non fa attività agonistica e dietro ha un colosso come l’Ana» 

Nel passaggio di Vernarelli non si capisce bene dove stia il problema, infatti anche nel caso del pullman per recuperarne i costi basterebbe una fattura per il rimborso integrale.

Quella di Franco Vernarelli è comunque un’Italia che va scomparendo. Come la vecchia osteria di paese, la squadra di calcio parrocchiale: realtà che hanno fatto l’Italia, ma che oggi non hanno più spazio e stanno per essere cancellate per colpa di una burocrazia farraginosa e mastodontica.

Ma la legge purtroppo è legge e va rispettata da tutti.

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Trento

Feste Vigiliane: la squadra di San Giuseppe vince la zatterata

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Nonostante il livello del fiume superiore alla media e l’anomala velocità del corrente, il Palio dell’oca ha appassionato migliaia di trentini e turisti, che malgrado il caldo hanno raggiunto gli argini dell’Adige già dal primo pomeriggio.

La gara vera e propria è iniziata alle 17, un’ora prima dell’orario stabilito proprio a causa delle condizioni del fiume.

La squadra di San Giuseppe ha prevalso sulle altre 50 concorrenti (a cui si sommavano quelle dell’esercito e dei pompieri fuori competizione).

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Al secondo e terzo posto si sono classificati rispettivamente San Lazzaro e Meano.

Tutte e tre le squadre hanno condotto la gara a una velocità decisamente sostenuta: una media percorrenza  di 18 minuti tra la partenza a Roncafort e l’arrivo sotto il ponte di San Lorenzo.

Considerata la piena del fiume non si è svolta la prova dell’ancora, troppo pericolosa per l’incolumità degli equipaggi.

L’organizzazione della zatterata ha visto impegnate un folto numero di persone fra volontari dei corpi dei vigili del fuoco, unità specializzate nel soccorso acquatico e operatori nel monitoraggio costante delle condizioni del fiume. I pompieri erano circa un centinaio, di cui 80 volontari.

Ciascuna zattera, formata da cinque zatterieri in costume, veniva sorvegliata a vista lungo tutto il percorso dalle unità in acqua del corpo permanente dei vigili del fuoco e dell’esercito, presenti con quattro gommoni di soccorso.

I cinque zatterieri in costume hanno dovuto affrontare delle prove abilità e portare a termine la competizione nel minor tempo possibile.

La prima prova è consistita nell’attraversare una porta formata da due paline pendenti poco sopra il livello dell’acqua.

Nella seconda prova gli zatterieri hanno dovuto infilare un anello in uno dei bracci di un ancorotto che pende dal ponte San Giorgio.

La terza e quarta prova sono consistite rispettivamente nel far attraccare un compagno in attesa sulla riva e nel far suonare una campana.

Nella quinta prova bisognava infilare un anello nel collo di un’oca gigante di cartapesta. La sesta e penultima prova ha riguardato il fare canestro con un oggetto a forma di oca, mentre nella settima e ultima prova bisognava far suonare una sirena colpendo con i remi il dispositivo appeso sotto il ponte San Lorenzo.

Assieme ai sobborghi, ai quartieri e ai paesi intorno al capoluogo, erano presenti anche le squadre gemellate con Trento: Berlino Charlottemburg e Kempten.

 

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Trento

Controlli sui passi dolomitici, sei incidenti e otto centauri feriti nel week end

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Nonostante i controlli della Polizia locale continuano gli incidenti sulle strade trentine che coinvolgono i centauri.

Sono sette i motociclisti morti negli ultimi 15 giorni sulle strade trentine.

Sabato una 59 enne è stata ricoverata al santa Chiara in codice rosso dopo un’incidente con la sua moto avvenuto nel capoluogo.

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Nella sola mattinata di oggi, domenica 23 giugno, si sono verificati quattro incidenti motociclistici, di cui tre gravi: il primo in Primiero, a Siror, dove due uomini di 32 e 58 anni sono stati ricoverati in codice rosso. Le loro condizioni sono giudicate gravi.

Sul posto sono arrivate due ambulanze del 118 e l’elisoccorso.

Sulla strada della Mendola, in Val di Non, poco dopo le 11.30 a rimanere feriti sono stati altri due centauri: una donna 50 enne, le cui condizioni sarebbero gravi, ed un uomo di 41 anni.

Il terzo incidente è avvenuto 10 minuti dopo sulla strada che porta al lago di Lagolo, sul monte Bondone.

In questo caso a finire al santa Chiara in gravi condizioni è stato un centauro di 29 anni uscito di strada da solo.

Nel pomeriggio alle 13.30 nuovo incidente a Loppio,  per fortuna un centauro è rimasto ferito lievemente.

Infine poco dopo le 15.00 in val di Fassa sulla strada che porta a Tamion un centauro di 38 anni è uscito di strada ed è stato trasportato con l’elisoccorso al santa Chiara. Le sue condizioni sono definite gravi.

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