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Trento

Operazione «Bombizona»: 104 anni di carcere per i richiedenti asilo

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nella foto il capo della squadra mobile Salvatore Ascione

Erano 54 (poi diventati 58) i soggetti coinvolti nell’operazione “Bombizona” che il 18 dicembre 2018 erano finite dietro le sbarre.

La banda era formata tutta da richiedenti asilo accolti in Trentino per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria  e dediti allo spaccio di droga.

L’operazione, aveva portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Verona, Vicenza e Ferrara, gestito da un’organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo e con i barconi

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58 africani, una volta immesso lo stupefacente nel mercato, prevalentemente eroina e marijuana, spacciavano oltre che nei pressi di istituti scolastici, anche in alcune piazze della città.

Gli spacciatori, per evitare i controlli della polizia, comunicavano tra loro tramite WHATSAPP ed avevano costituito una “rete”, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti, capace di intercettare la maggior parte di tossicodipendenti provenienti dalla provincia, utilizzando, peraltro, donne incinte con a seguito i propri figli.

In questo modo si erano assicurati quasi completamente il controllo dello smercio delle sostanze stupefacenti nelle zone più importanti di Trento, a danno degli spacciatori magrebini, costretti a zone più periferiche.

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L’organizzazione aveva, anche, intuito che assoldando tossicodipendenti italiani, grazie alle conoscenze di quest’ultimi, si riusciva a consegnare la merce agli “amici” in luoghi diversi da quelli soggetti al controllo della polizia. Non solo, quindi, si fidelizzavano i tossicodipendenti, ma si permetteva a questi, se erano in cura al SER.D, di barattare il metadone con l’eroina. Metadone che poi veniva nuovamente immesso sul mercato e venduto a “fidati” amici residenti in provincia di Trento.

Per loro è comunque arrivato il tempo del giudizio e tra condanne e patteggiamenti, le pene ammontano a 104 anni, mentre le multe superano i 400 mila euro.

Dei 58 richiedenti asilo, 30 hanno patteggiato, mentre  altri quattro sono stati processati e condannati con rito abbreviato (6 anni di reclusione e 20 mila euro di multa).

Altri 20 imputati sono stati rinviati a giudizio dal giudice Enrico Borrelli.

Per tutti l’accusa è di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre è caduta quella di associazione a delinquere.

L’operazione, condotta dalla squadra mobile di Trento, aveva proseguito sul lavoro d’indagine che fin dal 2016 la Questura di Trento aveva portato avanti per individuare quei soggetti che beneficiavano dell’accoglienza, ma si dedicavano allo spaccio.

Il lavoro era sfociato nelle operazioni Mandinka 1 (2016) e Mandinka 2 (2017) che smantellarono un rete criminale di altri 19 richiedenti asilo, provenienti nella maggioranza dei casi da Gambia e Senegal.

Nell’operazione “Bombizona” gli investigatori avevano scoperto una rete composta da nigeriani, che smerciava stupefacenti di vario tipo (marijuana, eroina, cocaina, hashish, metadone) proveniente dall’Olanda.

La merce veniva conservata a Ferrara e finiva nelle piazze di Verona, Vicenza e Trento. In poco tempo i nigeriani sono riusciti ad assicurarsi quasi completamente il controllo dello spaccio, relegando gambiani e maghrebini nelle zone marginali.

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