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Io la penso così…

Metterò la mia macchina in Duomo sperando di essere assolto dal Dio dei Cretini – di Gianluca Rigoni

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un lettore che come specifica nell’antefatto «Paga le tasse da una vita» 

Spett.Le Direttore,

sono mediamente credente, non faccio male a nessuno e cerco, con tutta la fatica che si fa in questi tempi, di seguire i precetti del Vangelo.

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Ebbene, poco tempo fa sono stato a rischio di bestemmia davanti ad una Chiesa di Trento, e non ero il solo.

Succede che mandano mio figlio in visita scolastica al Duomo, con prelievo dei genitori davanti al sagrato.

Nulla di particolare, penso, prendo la macchina (perché abito lontano) e ci vado.

Non avevo calcolato che siamo a Trento, il regno della gestione municipale illuminata.

Raggiungo la zona a ridosso del Duomo e cerco un parcheggio, pur sapendo che sono cari, e proprio perché sono cari ritengo sia pacifico trovarne uno. Ritenevo male.

Giro e rigiro attorno al centro, via Verdi, via Rosmini, via Prati, ma nulla da fare, tutto pieno e nessuno che si smuove, e passando sul retro della facoltà di Sociologia vedo una via totalmente libera da macchine, o quasi.

Perché le uniche due macchine presenti erano parcheggiate davanti alla sala giochi della vietatissima via Maffei, e mentre ero in coda dietro ad altri disperati come me con la coda dell’occhio noto che erano circondate di gente, extracomunitari da quel che ho notato, seduti sul cofano e con lo sportello aperto a sentire la loro musica etnica a volume alto.

Via al Torrione e via degli Orti erano completamente deserte, ma parcheggiare in quella zona è l’equivalente di commettere un omicidio.

Mentre come uno stupido continuavo a girare a vuoto, e avevo già raggiunto e superato la mezz’ora, facevo i pensieri più maligni.

Tra tutti che prima di blindare il centro storico e immiserire i pochi negozi rimasti forse una giunta comunale più seria dovrebbe pensare a creare più parcheggi.

Se era la scusa dell’inquinamento quella di desertificare senza pietà il cuore della città, basterebbe vedere quello che hanno erogato e erogano le mille macchine in coda a girare nei pressi del centro senza possibilità di sosta.

Gli ecologisti della politica anti-uomo avrebbero da ribattere che basta prendere la bicicletta, al ché, maligno, risponderei che se anche non te l’avessero rubata come è prassi a Trento nonostante le sbandierate telecamere che non so dove guardino, non tutti girano con carrozzina al seguito per figli o spesa come i perfetti tedeschi, allenati da piste ciclabili non come le nostre, più larghe delle autostrade, e protette da regolamenti ferrei.

Di più se abiti appena ridosso della collina (ah già siamo in un paese montano..) e non sei un ciclista professionista, vorrei essere il primo a cronometrare i tempi di salita degli ecologisti della prima ora, magari con i soldini per auto elettrica e casa in centro.

Intanto che malignavo il tempo passava e già vedevo mio figlio consegnato ai Vigili perché abbandonato da padre degenere.

E dire che mi ero preso largo margine di tempo per andare a mangiare un gelato in centro, sempre che esista ancora un gelataio.

Alla fine mi sono arreso e diretto presso un parcheggio sotterraneo, lontano dal Duomo e costosissimo, e di corsa sono arrivato al sagrato in tempo per vedere altri genitori con canini esposti e occhi cerchiati d’odio per la mia stessa Odissea, e le bestemmie non si sono sentite solo perché le campane suonavano a festa credo per i cresimandi, ma con tutti si paventava un’azione comune di protesta con macchine esposte davanti al Duomo, o magari accanto a quelle degli sfaccendati della sala giochi via Maffei.

Dio mi avrà ascoltato e si sarà offeso ma spero mi abbia assolto visto che è anche il Dio dei cretini, non so se farà altrettanto con il Sindaco.

Gianluca Rigoni 

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Io la penso così…

Tangenziale di Rovereto: «Troppi ritardi in Vallagarina, e intanto di denari vanno a risolvere i problemi della altre valli» – di Paolo Farinati

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L’argomento della tangenziale di Rovereto, ma che ha chiaramente valenza sovracomunale, è tornato di forte attualità.

Devo dire che la cosa mi fa piacere. Potrebbe essere che finalmente il sogno di liberare la città da parecchio traffico parassita è vicino all’essere realtà. Lo spero fortemente.

Ho avuto modo, con mio grande onore, di vivere da Assessore comunale la legislatura dal 2005 al 2010, Sindaco di Rovereto il prof. Guglielmo Valduga.

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Dopo varie valutazioni e discussioni con la PAT, la tangenziale di Rovereto e, quindi, di buona parte della Vallagarina, fu inserita nel PUP Piano Urbanistico Provinciale del Trentino nel 2008, sulla base di un preciso accordo tra la nostra Giunta comunale, il Presidente Lorenzo Dellai e l’Assessore Silvano Grisenti della PAT.

Il tracciato fu individuato con partenza dalla località Murazzi, a nord di Besenello, per proseguire a destra della ferrovia fino alla rotonda dello Stadio Quercia, per poi spostarsi verso ovest, oltrepassare l’Adige e proseguire lungo la A22 fino alla rotonda della Favorita a sud di Rovereto.

Invito i roveretani e i lagarini a recarsi a Noarna o a Patone e a disegnare col dito indice una possibile tangenziale di Rovereto. Il tragitto 9 volte su 10 corrisponderebbe a quello che ho appena in sintesi descritto.

Un’opera molto attesa, che risolverebbe per decenni i problemi della viabilità esterna a Rovereto e di gran parte della Vallagarina. Ricordo, inoltre, che quel tragitto è tuttora presente nel PUP del Trentino.

In questi giorni leggo che è tornata in auge quella che noi chiamammo la “secante”, ovvero una strada parallela all’odierna statale dell’Abetone. Un’arteria che spaccherebbe ancora di più in due la città. Inoltre si presenta di difficile realizzazione, stante i molti immobili presenti lungo quel tragitto.

Mi dispiace, ma dal 2008 vi sono state solo chiacchiere e veti incrociati tra i Comuni lagarini, i cui Sindaci, ritengo, ben poco o nulla hanno discusso nel frattempo dell’importante arteria. Nemmeno la Comunità di Valle se ne è preoccupata per oltre 11 anni. Vedremo ora cosa succederà. Ho la sensazione che prima delle vicine elezioni comunali della primavera 2020 non se ne farà alcunché. Peccato.

Non la si vuole fare? Ebbene, si abbiano almeno la coerenza e la responsabilità politico – amministrativa di toglierla dal PUP!

Ma in Vallagarina i ritardi su molti argomenti importanti e strategici sono da lungo tempo fisiologici.

Intanto i denari della PAT vanno da anni a risolvere i problemi viabilistici di altre valli trentine.

 

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Io la penso così…

Valdastico: arriviamo alla chiarezza senza pregiudizi – di Paolo Farinati

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Ritorno a scrivere sul tema del completamento dell’autostrada A31, detta della Valdastico, verso il Trentino, per il quale sono da sempre favorevole, ritenendo in primis importante per il benessere futuro della nostra comunità, in particolare la mia più diretta ovvero quella lagarina, un veloce collegamento con il Veneto, da sempre una delle locomotive più efficaci e apprezzate per l’economia e per la cultura italiana.

Lo faccio anche perché giorni fa mi sono fermato, in centro di Rovereto, presso un punto di raccolta firme contro la realizzazione della suddetta arteria. Ero curioso di capire meglio le motivazioni alla base di tale pur rispettabile posizione.

Il dialogo è iniziato pacatamente con una persona lì presente.

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Ma quando ho serenamente cercato di motivare la mia visione con aspetti anche legati al lavoro a Rovereto e in Vallagarina, affermando che siamo sotto di circa 3.000 buste paga rispetto all’inizio 2000, mi è stato risposto che la Valdastico non avrebbe evitato questo, che la A31 in Vallagarina non avrebbe evitato la chiusura di Grundig o di Sony o della Manifattura Tabacchi o di altre storiche aziende roveretane.

Ovvero con parole che io ho subito detto che condividevo. Ma come li recuperiamo quei 3.000 posti di lavoro rispetto al pre-crisi 2007/08? Il mio essere a favore del completamento della A31 è convinto proprio guardando al futuro, al voler dare una più celere via di esportazione verso il nord- est alle nostre aziende e al richiamare l’attenzione di altri imprenditori verso Rovereto, stante che diverrebbe punto strategico nord-sud ed est-ovest.

Allora, di risposta, mi si sono stati posti sul tavolo i problemi idrogeologici del Pasubio.

Orbene, avendo avuto l’onore e l’opportunità di essere stato dal 1990 al 2001 amministratore di ASM prima e poi di Trentino Servizi, ora Dolomiti Energia, mi sono permesso di affermare che le sorgenti di Spino e dell’Orco le conosco assai bene e mai mi sognerei di andare ad offenderle, stante la loro importanza vitale per l’intera Vallagarina.

Ho aggiunto solo che la risposta dovrà essere scientifica, geologica e non ideologica e di parte.

Il Pasubio è immenso e il tracciato potrebbe passare a sud, e non poco, dalle nostre preziose sorgenti. Qui aggiungo che esiste pure una soluzione approfondita a fine Anni ’90 dallo Studio Gentilini, che ipotizza di far passare l’arteria sotto il Finonchio, per arrivare in galleria presso il casello di Rovereto Nord.

Anche qui il tono e il contenuto delle risposte avute dai miei interlocutori sono state al limite dell’offesa personale e pregni di pregiudizi derivanti da significativa ignoranza sul tema e da quel velo ideologico che spesso e volentieri ha bloccato e blocca ogni intrapresa umana nella nostra Italia.

A questo punto, chiedo alla politica trentina, lagarina e roveretana di fare chiarezza e di prendersi le giuste e non delegabili responsabilità.

di Paolo Farinati

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Io la penso così…

Lacuna, negligenza o menefreghismo in ambito specialistico? – di Adriano Bertolasi

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Egregio Direttore,

le falle del sistema sanitario nazionale sono ormai alla portata della quotidiana visibilità, ma nemmeno nel settore privatistico della medicina la maggior parte dei liberi professionisti (medici specialisti), si attengono ad un decreto legge che la maggior parte dei pazienti non conosce e credo soprattutto nemmeno una buona parte degli stessi professionisti.

Faccio riferimento dal decreto legislativo del 19/6/1999 n.229 art. 15 decies.

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Tale decreto legislativo sancisce l’obbligo per tutti i medici specialistici di informare i pazienti sui medicinali e prestazioni erogabili con cure in carico al S.n.n, sia all’atto della dimissione ospedaliera che della visita specialistica ambulatoriale.

Oltre alle indicazioni cliniche, sono comunque fondamentali, quando si parla di appropriatezza, tutte quelle condizioni d’uso, quali ad esempio la posologia, le modalità di somministrazione, le controindicazioni o avvertenze, per le quali i benefici superano i rischi assumendo un impiego efficace e sicuro del farmaco.

Potenziali rischi possono derivare anche dalla contemporanea prescrizione di farmaci che interagiscono tra di loro.

E’ stato stimato, infatti che il 6-30% di tutte le reazioni avverse da farmaci (ADR) è causata da interazioni farmacologiche  ed in uno studio statunitense è stata rilevata un’incidenza di ricoveri probabilmente causata da interazioni fra farmaci del 2.8% con conseguenti notevoli costi per il servizio sanitario.

A questo punto riterrei che una maggiore deontologia professionale in questo ambito anche per certi luminari, che si fanno profumatamente pagare “visite specialistiche” di pochi minuti,  non guasterebbe affatto, ma renderebbe più empatico il rapporto tra medico e paziente, salvaguardando in effetti anche la salute di quest’ultimo.

Non di meno dovrebbe alla base del rapporto medico-paziente, esistere una maggiormente adeguata formazione farmacologica da parte degli specialisti prima di prescrivere dei farmaci, senza conoscere o peggio ancora ignorare come molte volte accade, da parte di una buona parte del settore, le potenziali interazioni negative e relative controindicazioni

Adriano Bertolasi – Trento

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