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Arte e Cultura

«In nome dell’onore», aperta la mostra al Museo delle forze armate 1914 – 1945

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In nome dell’onore” è un’originale mostra organizzata al Museo delle Forze Armate 1914 – 1945 di Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza.

I visitatori potranno osservare decine di pezzi di grande valore storico, inerenti al mondo dei duelli sia con le armi bianche che con quelle da fuoco.

L’usanza del duello a difesa del proprio onore, nasce con l’arrivo dei popoli nordici all’interno dell’Impero romano e con la loro conversione al Cristianesimo.

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Nelle società barbariche, l’onore era la conferma della propria forza che permetteva di avere il comando della tribù.

In Francia il duello era vietato, ma iniziò a diffondersi clandestinamente tra i nobili ad inizio ‘500.

Due secoli dopo l’usanza contaminò anche la borghesia e raggiunse una diffusione tollerata dalle autorità.

In imbarazzo i militari che da una parte non potevano sfidare o accettare una sfida, ma dall’altra non facendolo, erano considerati vigliacchi e codardi.

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Nella mostra sono esposte varie coppie di pistole con quelle da duello dotate di particolari strumenti per la carica, consentita unicamente ai “padrini” a garanzia dei duellanti.

Del tutto particolare il compito del chirurgo che oltre che a occuparsi dei feriti, doveva provvedere alla sterilizzazione delle palle e delle lame delle spade, sciabole e fioretti, operazione che veniva svolta col perclorato di mercurio.

Al di la dell’aspetto teatrale del duello, tra i contendi non c’era una reale volontà di farsi del male.

Spesso era sufficiente la dimostrazione di coraggio del presentarsi sul campo, piuttosto che vincere il duello che veniva evitato con una riconciliazione dell’ultimo secondo.

Oppure ci si fermava al “ primo sangue”.

E quando le armi da fuoco, eravamo nell’800, diventarono più letali tornarono ad essere preferire le armi bianche. L’ultimo duello – documentatissimo nella mostra – è stato nel 1922 tra due maestri di scherma: Aurelio Musumeci Greco e Candido Sassone del quale c’è anche un raro documento filmato.

Se il duello può avere portato agli eccessi la difesa dell’onore, la mostra fa riflettere su un sentimento ormai quasi completamente dimenticato nella società civile, ma non altrettanto in quella militare.

L’onore rispecchiava un codice etico ed era percezione della propria identità morale.

 

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Arte e Cultura

La Trento sotterranea e i suoi segreti: alla scoperta della Tridentum romana

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C’è una Trento sotterranea che nasconde segreti, ma anche il cuore antico della nostra città.

L’itinerario archeologico parte da piazza Cesare Battisti fino alla Basilica Paleocristiana e si può rivivere l’antica Tridentum romana, “lo spendidum municipio” come fu definita dall’Imperatore romano Claudio nel 46 d.c.

Lo spazio archeologico del Sass si presenta con 1700 metri quadrati di città romana, scoperti con gli scavi archeologici effettuati in occasione del restauro del Teatro Sociale. Si tratta di edifici pubblici e privati, un lungo tratto del muro di cinta ed un ampio segmento di strada pavimentata con resti di mosaici, cortili e botteghe artigiane.

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E per chi vuole immaginare, è a disposizione il video “Dentro Trento”.

Anche lo spazio archeologico di Palazzo Lodron nasce dalla ristrutturazione dell’omonimo palazzo. Propone una parte di un antico quartiere, insieme a tratti della mura di cinta, i resti di una torre e di un’abitazione privata con un impianto di riscaldamento ed una bottega vinaria.

Porta Veronensis, i cui resti si trovano sotto la Torre Civica, è invece il monumentale ingresso alla città per chi arrivava da sud e risale al primo secolo dopo Cristo. Presenta due accessi: uno per pedoni ed uno per i carri.

E’ fiancheggiata da torri poligonali in laterizi e costruita in calcare bianco: poteva originariamente avere un’altezza pari a tre piani. Da qui partiva la principale strada interna di Tridentum, diretta a nord.

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La Basilica paleocristiana, originariamente fu eretta all’esterno delle mura di cinta per volere del Vescovo Vigilio per ospitare le spoglie dei missionari Sisinio, Martirio e Alessandro, uccisi in Val di Non nel 397.

Alla sua morte, lo stesso Vescovo Vigilio, fu sepolto accanto ai tre Martiri. Per anni fu una Basilica Cimiteriale, poi tra il IX e X secolo le fu riconosciuto il ruolo di chiesa cattedrale in coincidenza con lo spostamento nelle vicinanze del Palatium Episcopatusresidenza dei Vescovi che nel 1027 ottennero anche il potere temporale.

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Arte e Cultura

“Che fine ha fatto Frankenstein?”: un nuovo finale per il concorso letterario dell’anno

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Che fine ha fatto Frankenstein?” E’ il tema del concorso letterario che andrà a premiare il nuovo finale del romanzo scritto da Mary Shelley a 200 anni dalla sua pubblicazione.

La Creatura si dilegua nei ghiacci nordici, ancor oggi in letteratura e nel cinema essa continua a riapparire sempre sotto altre spoglie e attraverso visioni inedite”.

A questo punto spazio alla fantasia. Gli elaborati andranno consegnati entro il 15 ottobre, mentre la premiazione si terrà al teatro Filodrammatici di Este il 30 novembre. Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: www.villadolfinboldu.it/concorso-letterario .

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Arte e Cultura

Mostra APT: il «Guercino» della collezione Cavallini Sgarbi è arrivato in val di sole

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Da oggi, venerdì 20 settembre, la mostra di Castel Caldes dedicata alla collezione Cavallini Sgarbi si arricchisce di uno straordinario dipinto del Guercino.

Dopo il prestito al Forte di Bard in Valle d’ Aosta, dove il dipinto di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino era esposto nella mostra monografica dedicata al pittore emiliano, la tela sarà infatti visibile fino al 3 novembre a Castel Caldes assieme alla settantina di opere tra dipinti e sculture che vanno dal Quattrocento a metà Ottocento con capolavori di Lotto, Artemisia Gentileschi, Cagnacci.

Il quadro, raffigurante il legale Francesco Righetti, è approdato nella collezione Cavallini Sgarbi nel 2004, è stato dipinto dal pittore di Cento tra il 1626 ed il 1628 e raffigura un noto avvocato della città natale del Barbieri.

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Lo stesso Righetti aveva in collezione due  dipinti del Guercino una Maddalena e un San Giuseppe.

Pochi i ritratti conosciuti eseguiti dal  Barbieri,  questo  raro esempio ne mette in luce le doti di buon ritrattista.

La mostra, fortemente voluta dall’Apt Val di Sole, dal Comune di Caldes e dalla Pat, sta raccogliendo consensi  di pubblico e critica raccontando  attraverso questa collezione d’arte la passione  e l’ amore per l’ arte della nota famiglia ferrarese.

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