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economia e finanza

Apot a «Macfrut» affronta il futuro del comparto melicolo

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Chiude Macfrut 2109, punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per il settore ortofrutticolo e Apot è stata naturalmente una delle voci importanti all’interno dei numerosi dibattiti e convegni di aggiornamento circa l’attuale scenario del mercato e di chi vi opera.

Due in particolare gli incontri che hanno visto l’intervento di Alessandro Dalpiaz, come direttore di Apot e di Assomela: il primo, organizzato da Agrofarma, dal titolo “Una mela al giorno. Il contributo degli agrofarmaci per una filiera sicura e di qualità” e il secondo, dal titolo “L’ortofrutta italiana a un punto di non ritorno: servono nuovi mercati”, organizzato da CSO Italy.

La varietà di opinioni e di esperienza di tutti coloro che partecipano in modo costruttivo allo sviluppo del nostro comparto vanno rispettate e soprattutto ascoltate” – ha sostenuto Dalpiaz nella tavola rotonda di AgrofarmaE con questo intendo comprendere settori apparentemente difficili da far dialogare, come istituzioni, agricoltori, collettività, ma anche associazioni ambientaliste, produttori di agrofarmaci e retailer. Per determinare le performance di vendita di un prodotto come la mela, soprattutto vista la crescente concorrenza europea, penso che sia fondamentale cercare di comprendere le rispettive motivazioni e dinamiche, senza pregiudizi ma attraverso un dialogo vivo e costruttivo.

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In merito alla concorrenza europea, tema caldo affrontato nell’incontro organizzato da CSO Italy, Dalpiaz ha annunciato la prossima missione di fine maggio nel sudest asiatico, come Assomela, per consolidare le relazioni con paesi potenzialmente come Vietnam, Tailandia e Taiwan, ma altrettanto complicati per quanto riguarda le regole di accesso.

I recenti cambiamenti geopolitici mondiali, principalmente l’embargo della Russia verso molti prodotti europei, tra cui le mele, così come le problematiche in Libia, Egitto ed Algeria, ci hanno fatto perdere mercati pari a 250 mila tonnellate di prodotto esportato negli ultimi quattro anni” – ha dichiarato Dalpiaz – “Un danno a cui si aggiungono una notevole crisi generalizzata dei consumi e la crescita di produzione di altri paesi produttori, come la Polonia, precedentemente non così forti rispetto all’Italia.

L’apertura di nuovi mercati è un percorso obbligato e difficile, ma che possiamo affrontare meglio con il giusto appoggio delle istituzioni e operando sempre come sistema ortofrutticolo unito. Tutto ci dice che la distintività delle mele Italiane e Trentine è alta e dobbiamo usare questa leva per restare al vertice dei paesi produttori ed esportatori nel mondo. Ci sono enormi possibilità di esportare in Paesi che stanno chiedendo il nostro prodotto, come la Tailandia e Vietnam per esempio; il nostro servizio, la qualità superiore della nostra mela, le nuove varietà, l’inclusione di processi sostenibili, ma anche una migliore valorizzazione delle peculiarità storiche, delle arti e tradizioni dei nostri luoghi sono cardini che, se ben valorizzati, ci distingueranno anche in futuro”.

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economia e finanza

Officine Margoni investe 7 milioni di euro nell’area industriale di Ravina

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Un nuovo stabile di circa 5 mila metri quadrati a Ravina, il raggiungimento di un livello occupazionale pari a 67 lavoratori e nuovi investimenti nell’innovazione.

Questi i punti cardine dell’accordo sottoscritto ieri dall’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro, dal presidente di Trentino Sviluppo Sergio Anzelini e da Mauro Margoni, amministratore unico di Officine Margoni.

L’azienda, nata nel 1952, acquisirà un lotto di circa 10 mila metri quadrati della zona industriale di Ravina, di proprietà di Trentino Sviluppo, investendo complessivamente, nel nuovo stabilimento, circa 7 milioni di euro.

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Una location strategica, quella di Ravina, vicina alla città e al casello autostradale di Trento Centro dell’A22, che già ha riscosso il gradimento di diverse aziende. Considerando infatti gli accordi già in essere e le trattative in corso, dei nove lotti inizialmente a disposizione, per una superficie complessiva di circa 60 mila metri quadrati, solo due lotti sono ancora liberi e attendono imprese interessate a svilupparvi le proprie attività.

«Un’operazione – commenta l’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento – che supporta i piani di crescita di un’azienda storica trentina, fortemente inserita nelle filiere di fornitura di grandi gruppi industriali a livello locale ma non solo. L’investimento di Margoni su un nuovo stabilimento nell’ottica dell’Industria 4.0 porterà inoltre importanti benefici al territorio: sia perché innalza il livello qualitativo del nostro tessuto manifatturiero, rendendolo più “intelligente” e competitivo, sia perché nella realizzazione dell’opera verranno coinvolte in gran parte aziende trentine».

A Ravina cresce quindi l’attività produttiva grazie all’accordo siglato tra Provincia autonoma di Trento, Trentino Sviluppo e Officine Margoni, che porterà alla realizzazione di un nuovo stabile da 4.840 metri quadrati.

La storia di Officine Margoni conta oltre 60 anni. Erano gli anni ‘50 quanto Pietro Margoni decise di diventare imprenditore nel settore della carpenteria metallica. Negli anni l’azienda è cresciuta ampliandosi alla tornitura e alla fresatura e, passata poi sotto la guida del figlio Mauro, si è affermata nella realizzazione di particolari meccanici, centri di lavoro e macchinari per le lavorazioni meccaniche.

Ora l’impresa è pronta ad un nuovo passo con l’ampliamento dell’attività previsto in prossimità dell’attuale sede, forte anche del contributo dei figli Emanuele e Sebastian pronti a raccogliere il testimone alla guida dell’azienda.

Da qui nasce l’interesse verso l’area industriale di Ravina nel Comune di Trento, affidata a Trentino Sviluppo dalla Provincia autonoma di Trento per promuoverne la cessione ad imprese meritevoli e con un solido piano di sviluppo.

Il patto sottoscritto ieri prevede l’acquisto da parte di Officine Margoni di un’area di circa 10 mila metri quadrati da Trentino Sviluppo al prezzo di 2 milioni e 526 euro, ridotto a 1 milione e 768 mila euro in base alla “Direttiva Aree” che ha, tra i suoi vincoli, la realizzazione del nuovo spazio produttivo entro il 2020 e il raggiungimento del livello occupazionale di 67 lavoratori entro il 2021: 10 nuovi posti di lavoro, quindi, rispetto agli attuali 57 occupati.

Le assunzioni dovranno avvenire attingendo con priorità dalle liste di mobilità e dai giovani provenienti dai progetti di alternanza scuola-lavoro. Officine Margoni si impegna a mantenere il livello occupazionale richiesto almeno fino al 2030.

L’azienda investirà complessivamente 7 milioni di euro: 5,5 milioni di euro nella parte immobiliare, 1,5 milioni per l’acquisto di impianti tecnologici, favorendo per quanto possibile le aziende trentine per le relative forniture.

Trentino Sviluppo offrirà all’azienda supporto nello svolgimento degli adempimenti burocratici, nel contatto con il network di possibili imprese partner e nell’accesso ai servizi offerti dall’ente.

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economia e finanza

Gruppo Sandvik Coromant: rinnovata l’unità produttiva di Rovereto

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“Complimenti al gruppo Sandvik Coromant per gli investimenti fatti qui a Rovereto e per lo sviluppo dell’attività di ricerca, svolta in collaborazione con il territorio”.

Così l’assessore provinciale allo sviluppo economico e lavoro Achille Spinelli, che in mattinata ha partecipato, nella Città della Quercia, all’inaugurazione della rinnovata unità produttiva del Gruppo Sandvik Coromant, leader mondiale nella produzione di utensili da taglio per uso industriale.

“L’attività che svolgete qui è molto importante per il Trentino – ha detto – perché potete vantare grandi collaborazioni sul territorio, in particolare con l’Università di Trento, con la quale avete sviluppato importanti ricerche sui materiali. Inoltre, grazie ai vostri investimenti, avete sostenuto l’occupazione, creando una forza lavoro qualificata. L’amministrazione provinciale è fortemente impegnata su questo, in particolar modo per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro ed è indubbiamente positivo poter collaborare con un partner così importante a livello mondiale, al quale noi daremo il nostro supporto, nell’ambito delle normative provinciali a sostegno dell’economia”.

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Lo stabilimento di Rovereto produce frese in metallo duro, utilizzate in tutto il mondo, con un’aumentata capacità produttiva.

La struttura comprende anche un centro globale di Ricerca & Sviluppo oltre ad avere preziose collaborazioni con esperti ed istituti esterni.

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economia e finanza

Dolomiti Fruits: investimento di 4 milioni di euro su Mezzocorona

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Tecnologia, investimenti e internazionalizzazione pur nel radicamento sul territorio: sono le caratteristiche della Dolomiti Fruits, azienda situata a Nanno, in Val di Non, da oltre 10 anni attiva nella produzione di succhi, puree e polpe di frutta, che ieri pomeriggio ha ricevuto la visita dell’assessore provinciale allo sviluppo economico, ricerca e lavoro.

In vista l’espansione della sede produttiva, con un insediamento “rent to buy” a Mezzocorona, che comporterà un investimento di 4 milioni e 900 mila euro, per il quale è stato richiesto un finanziamento per circa 430 mila euro da contributo provinciale.

“Un’azienda che valorizza la filiera trentina nel settore agrifood, che richiede oggi sempre nuove soluzioni” ha commentato l’assessore riferendosi in particolare alla politica aziendale di Dolomiti Fruits, da sempre orientata all’acquisto di beni e servizi sul territorio e recentemente impegnata in partenariato con la Fondazione Mach nel Corso di Alta Formazione Professionale per Tecnico superiore della produzione, trasformazione e valorizzazione della filiera Agri-food comparto bevande.

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L’assessore, accompagnato dal responsabile dell’ufficio di supporto allo sviluppo economico della provincia autonoma di Trento Roberto Dal Bosco, ha dapprima visitato i vari reparti di lavorazione, conservazione e confezionamento con la guida di Alessandro Cammelli, socio amministratore e responsabile amministrazione e logistica e successivamente ha preso parte all’incontro con Franz Schweigkofler, presidente del CDA, socio e responsabile vendite e con Maurizio Toniolli, socio e responsabile produzione e risorse umane della stessa azienda.

Sul tavolo non solo l’ampliamento della sede, in cui l’insediamento è previsto entro settembre 2019, ma anche la conseguente crescita della produzione e degli addetti, con nuove assunzioni che si prevede raggiungeranno le più 20 unità rispetto alle attuali occupate.

Dolomiti Fruits S.r.l., nasce nel 2008 da un’idea imprenditoriale di soggetti residenti ed operanti nelle province di Trento e Bolzano e la sua attività consiste nella produzione di succhi e cremogenati di frutta e ortaggi.

Occupa attualmente 25 addetti tra amministratori e dipendenti e fruisce di un servizio di logistica esterno, con una superficie complessiva di circa 10.000 mq di magazzini, ubicati nel comune di Trento.

Nel 2016 la società ha raggiunto un volume di ricavi di oltre 17 milioni di euro e oltre 20  milioni nel 2017.

La quantità prodotta supera le 25.000 tonnellate annue di frutta, prevalentemente di origine italiana.

La produzione ha una linea dedicata all’alimentazione per l’infanzia che utilizza frutta e ortaggi per lo più biologici e biodinamici.

Dolomiti Fruits opera soprattutto con i mercati esteri ed è un’azienda che fin dalla nascita ha investito nel perseguimento di standards di qualità, formalizzati anche attraverso certificazioni; l’azienda è autorizzata anche all’esportazione dei prodotti negli Stati Uniti avendo superato i controlli della FDA (Food and Drug Administration).

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