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Trento

Danilo Quinto a Trento: «Per liberarsi di questa Europa è necessario combatterla, riconoscendo alle sovranità nazionali la loro dignità»

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Storico tesoriere del Partito Radicale e per 20 anni tra gli uomini più vicini a Marco Pannella, in qualità di dirigente politico, Danilo Quinto ha presentato a Trento, in una sala presso la Chiesa della Santissima Annunziata, il suo nuovo libro “Dio o Mammona. Non si possono servire due padroni”, in cui racconta la sua conversione alla fede cattolica.

Danilo Quinto ama definirsi “battitore libero”, scomodo com’è sia al mondo radicale “del quale ne conosco l’ideologia come le mie tasche”, osserva, sia a una parte del mondo cattolico “o pseudo tale, ad iniziare dai politici che si definiscono cattolici e sono favorevoli all’aborto e all’eutanasia, che di cattolico non hanno proprio nulla”.

Gli stessi suoi libri non sono certo frutto del politically correct, ad iniziare dal primo “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio: Attraverso la più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana per arrivare a Cristo”.

E poi “L’Europa tra Sodoma e Gomorra: un viaggio nel continente senza Dio” nel quale ricostruisce le origini dell’Europa, i suoi padri fondatori, fino ai fondamenti dell’illuminismo, della cultura razionalista e della rivoluzione del ’68 in rapporto alla crisi dell’Occidente.

In “Eurislam: l’invasione dell’Europa e la caduta dei valori occidentali”, Danilo Quinto pone due interrogativi circa “l’esistenza di un Islam moderato che si contrappone a uno radicale, e perché una vignetta satirica su Maometto scatena nei paesi musulmani ondate di proteste mentre qui, in Europa, lo stesso trattamento riservato a qualsiasi altra fede, viene vissuto come libertà di stampa?”.

A «La Voce del Trentino» Danilo Quinto propone una testimonianza del suo intenso percorso politico e spirituale, ad iniziare dai motivi di fascinazione che lo hanno spinto ad entrare nel Partito Radicale, fino ai motivi che lo hanno convinto ad uscire.

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Quali sono stati i motivi di fascinazione che ti hanno spinto ad entrare nel Partito Radicale e quali I motivi che ti hanno spinto ad uscire?

«Fu la vicenda di Enzo Tortora a trasformare la mia simpatia radicale in militanza politica, che quasi subito divenne di dimensione dirigenziale. Mi affascinava la tenacia, il metodo di conduzione delle battaglie politiche e soprattutto mi colpiva la personalità fuori dal comune di Marco Pannella, che effettivamente è riuscito a vincere, come ha detto ai suoi compagni sul letto di morte. Ha vinto rispetto alle cose della terra, ma nella sua vita non ha potuto mai riconoscere la bellezza delle cose del Cielo, checchè ne dicano padre Lombardi e Mons. Paglia, che parlano – penso anche a nome di papa Bergoglio, che ha avvalorato le loro parole con le telefonate al leader radicale – di eredità spirituale e di confronto con lo spirito di Pannella. Ecco, a me è capitato che Dio si accorgesse di me, ha messo sulla mia strada una donna e attraverso di lei ho riscoperto la fede, dopo quarant’anni. Sono diventato un servo inutile di Dio ed ho compreso che il soffio della nostra vita può avere un senso solo dedicandolo a Colui che ha voluto sacrificare se stesso per insegnare agli uomini dove sta il bene e dove sta il male, offrendo nel pentimento la redenzione dai loro peccati nella speranza di Nuove Terre e Nuovi Cieli».

Oggi, c’è una grande mobilitazione per salvare Radio Radicale. Come si spiega, al di là del fatto che è un archivio di questi venti anni della storia giuridica e sociale d’Italia?

«Anche lei – mi consenta – cade nel “tranello” dell’ideologia pannelliana. Il male, come il bene, non si può dividere, come insegna la patristica cristiana. Un cattolico non può dire: “non condivido le idee radicali, ma la loro Radio fa un servizio utile”. Radio Radicale è lo strumento principe di propaganda dell’ideologia pannelliana e lo è da quando è nata. Si deve all’intelligenza di Pannella l’averla trasformata in uno strumento che sta bene a tutti e che ha ricevuto danari pubblici per oltre 200 milioni di euro negli ultimi vent’anni per trasmettere le sedute parlamentari, senza partecipare a nessuna gara».

Un parere su “+Europa”, così decantata da Emma Bonino.

«Non mi meraviglio che Emma Bonino cavalchi – con il democristiano Tabacci e con l’ex deputato Della Vedova, che dopo aver girovagato per tutti i partiti, ha finalmente trovato la collocazione – il tema della difesa di questa Unione europea. Chi ha a cuore le ambizioni delle elités e non i bisogni dei popoli, non può non parteggiare per l’Europa dei banchieri e dei mercanti, che non si cura di fronteggiare nè il pericolo dell’invasione islamica, nè la crisi economica e occupazionale, che coinvolge decine di milioni di cittadini europei, nè quella morale, che ha prodotto la scristianizzazione del continente, dove si realizza un aborto ogni 25 secondi e in molti Paesi il numero dei morti ogni anno si avvicina a quello dei nati. Per liberarsi di “quest’Europa” è necessario combatterla, riconoscendo alle sovranità nazionali la loro dignità e il loro diritto di federarsi su basi politiche e non economiche, come il fallimento dell’euro ha dimostrato. Basti pensare al ruolo della Banca Centrale Europea, un’associazione privata che decide l’andamento dell’economia di un territorio dove vivono quasi 500 milioni di persone».

A cura di Sandra Matuella

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