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Piana Rotaliana

Piana Rotaliana: nel corso dei secoli più calamità naturali o più epidemie ?

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Le calamità naturali sono state abbastanza clementi con la Piana Rotaliana. Nel corso dei secoli le inondazioni non hanno mai raggiunto livelli apocalittici, mentre sono stati pressoché assenti i terremoti o gli incendi di vaste dimensioni.

Gli alimenti, seppur di non vastissima scelta, non sono mai mancati. Le epidemie, invece, hanno creato molti più danni.

Nel 1575 dal Nord Europa arrivò un’epidemia di peste che colpì Trento e si diffuse ben presto in tutta l’Italia settentrionale, tanto che a Milano è nota come la peste di San Carlo.

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Trento ebbe perdite altissime: si parla di 6 mila morti nel giro di sei-sette mesi.

La popolazione venne decimata, ma non fu l’unica. La peste era presente anche nella Piana Rotaliana fra Mezzocorona, Mezzolombardo e Roverè.

Mezzolombardo in stile città di Troia chiuse la città come una fortezza. Ogni giorno a turno una guardia e un cittadino controllavano le entrate e le uscite. Fortunatamente la peste non ebbe l’ingegno di Ulisse e Mezzolombardo riuscì a salvarsi.

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Per due secoli e mezzo il Trentino rimase alla larga dalle malattie. La famosa peste del 1630, citata anche da Manzoni nei Promessi Sposi, si “limitò” all’area padana.

Milano era un tappeto di moribondi e morti, e in questo clima da obitorio il governo fu costretto a scegliere delle persone addette alla pulizia delle strade, intasate da cumuli di corpi.

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Nell’inventario delle malattie, comparse anche il colera. Di provenienza indiana, il forte sviluppo della navigazione contribuì a diffonderlo in Gran Bretagna e da lì in tutta Europa. Il Trentino Alto Adige non poté sottrarsi e la situazione divenne ben presto insostenibile.

A Mezzolombardo nei primi mesi del 1836 c’erano già 275 morti. Le cure mediche si davano alla creatività: sanguisughe, oppiacei e superstizioni, ma nessuna dava gli effetti sperati.

Si decise di trasformare il convento francescano in un ospedale per mandare i contagiati in quarantena e sperare nel rimedio del tempo. La popolazione e gli stessi frati insorsero e ne boicottarono la costruzione.

Alla fine si decise di trasformare il convento in una falegnameria per la costruzione di bare. In quel periodo era il lavoro più faticoso.

Anche questa idea durò poco perché i morti cominciarono ad essere talmente tanti che i falegnami non riuscirono a tenere il passo con le bare.

Come se non bastassero le malattie, a colpire le popolazioni della piana si aggiunsero le alluvioni. Anche in situazioni di emergenza non mancarono i dissidi fra Mezzolombardo e Mezzocorona.

Nel 1707 il torrente Noce esondò, sbriciolando il ponte sovrastante. Le spese per la ricostruzione furono un problema: nessuno dei due paesi voleva rischiare di pagare anche la parte del vicino.

Il tempo di discutere fu breve, anche perché nel 1789 ci fu l’alluvione più potente, che colpì il quartiere Borghetto. Non venne sommerso come Atlantide, ma la quantità d’acqua e di sedimenti fu talmente elevata, che le sabbie depositatesi alzarono il livello del suolo, come si scorge ancora oggi osservando i balconi delle case al primo piano.

Con l’avvento dell’era moderna, l’uomo ha ridotto drasticamente le inondazioni attraverso la costruzione di argini e deviando il corso dei fiumi da zone particolarmente esposte. La situazione di relativa “pace” in questi ultimi anni sta venendo meno.

I cambiamenti climatici hanno portato e stanno portando perturbazioni atmosferiche a livelli difficilmente visti in passato.

Alcuni fenomeni climatici estremi stanno mettendo a dura prova anche i più moderni ingegni che l’uomo ha realizzato per preservare la propria integrità.

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