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Tre nuovi dottorati di ricerca all’università di Trento

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Forme dello scambio culturale (Dottorato di ricerca internazionale, in convenzione con l’Universität Augsburg – Germania), Innovazione industriale; Scienze agroalimentari e ambientali: i tre nuovi dottorati vanno ad aggiungersi a quelli già attivati per il ciclo precedente (34° per l’anno accademico 2018/19)Questi, sono stati illustrati in conferenza stampa dai rispettivi coordinatori – nell’ordine i professori Luca Crescenzi, Paolo Giorgini e Ilaria Pertot – alla presenza del rettore Paolo Collini e della delegata per i dottorati di ricerca, Giuseppina Orlandini. Sei corsi nell’area scientifico-tecnologica e otto nell’area delle scienze umane, sociali e cognitive accolgono in tutto 626 studenti, di cui 144 stranieri (96 di cittadinanza non europea)
Il dottorato di ricerca è il più alto grado di istruzione previsto nell’ordinamento accademico italiano.
Svolge una funzione strategica perché al termine del percorso di laurea fornisce ai giovani le competenze necessarie per esercitare attività di ricerca di alta qualificazione e per trovare collocazione nel mondo pubblico, privato e delle libere professioni. Sui dottorati di ricerca l’Ateneo gioca una delle partite più importanti per il miglioramento della qualità e della competitività nella formazione ad alti livelli.

I corsi di dottorato dell’Università di Trento – L’Ateneo promuove da tempo il terzo livello della formazione offrendo corsi di dottorato di ricerca in vari settori scientifico disciplinari. Oltre ai tre nuovi, previsti per il 35° ciclo, nell’anno accademico in corso 2018-19 (che corrisponde al 34° ciclo) sono stati attivati sei corsi nell’area scientifico-tecnologica e otto nell’area delle scienze umane, sociali e cognitive. Su questi corsi, la maggior parte di durata triennale, al momento sono iscritti in totale 626 studenti, di cui 144 stranieri (96 di cittadinanza non europea).

L’Università di Trento punta a rendere sempre più internazionale il dottorato di ricerca. Per questo ha sottoscritto vari accordi bilaterali con università straniere per lo svolgimento di percorsi di dottorato in co-tutela di tesi e promuove la partecipazione a programmi e progetti di ricerca internazionali (Azioni Marie Skłodowska-Curie, progetti ERC e altri). Per favorire la mobilità dei dottorandi e delle dottorande e una migliore interazione con il mondo della ricerca non accademica e con il mondo del lavoro, sono state attivate numerose collaborazioni con altri atenei, enti di ricerca pubblici e privati, sia in Italia sia all’estero (tra cui Università degli Studi di Verona; Università degli Studi di Firenze; Fondazione Bruno Kessler – FBK; Istituto nazionale di Fisica Nucleare – INFN; Fondazione Edmund Mach – FEM; Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia – IIT; Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR; Accademia Europea di Bolzano – EURAC) e con aziende e imprese impegnate in attività di ricerca e sviluppo.

I TRE NUOVI DOTTORATI 

Cosa accade quando culture diverse entrano in contatto
Focus sulla prospettiva multiculturale e internazionale per il primo dottorato di ricerca internazionale all’Università di Trento. Il Dottorato in “Forme dello scambio culturale” nasce in convenzione con l’Università di Augsburg (Germania). Insieme al nuovo Centro di Alti Studi Umanistici (CeASUm) è punto forte del progetto di eccellenza del Dipartimento di Lettere e Filosofia.

Internazionale, multilinguistico, interdisciplinare, inter- e trans-culturale. Sono alcuni degli elementi distintivi del nuovo corso di dottorato di ricerca in Forme dello scambio culturale, attivato dall’Università di Trento in convenzione con l’Università di Augsburg (Germania) per l’anno accademico 2019/20 (35° ciclo, in attesa dell’accreditamento ministeriale previsto a breve). Primo dottorato internazionale dell’Università di Trento, è innovativo per impianto, tematica e metodologia, e viene considerato una proposta unica nel contesto italiano e internazionale.

Il progetto è stato elaborato dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Trento nel contesto del piano di eccellenza finanziato dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca. È prevista una forte interazione tra Dottorato e Centro di Alti Studi Umanistici (CeASUm), che sono i due punti forti del progetto di eccellenza. Istituito dall’anno accademico 2019/2020, su proposta del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, ha il 25% del collegio docenti composto da membri di università internazionali. Attento al contesto contemporaneo europeo, senza tralasciare la prospettiva diacronica e globale, il corso di dottorato ha come lingue ufficiali l’italiano e il tedesco (e l’inglese o un’altra lingua europea per la tesi finale).

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«Il nuovo dottorato internazionale è una novità nel panorama italiano e internazionale, già a partire dall’approccio, perché indaga cosa accade quando culture diverse entrano in contatto» spiega il professor Luca Crescenzi, coordinatore scientifico. «È incentrato sugli interscambi culturali in prospettiva sincronica e diacronica, per esempio nel rapporto antico/moderno. Intende, infatti, analizzare e approfondire le dinamiche che si manifestano nello spazio o nel tempo e i condizionamenti e le contaminazioni che ne trasformano i caratteri costitutivi. Oggetto di studio sono le pratiche sociali, gli usi, le istituzioni, le arti, il linguaggio. Dimensioni dello scambio culturale, note all’antropologia, ma finora solo parzialmente esplorate dalle discipline storiche, filologiche, artistiche e linguistiche».

Oltre alla convenzione con l’Università di Augsburg, è in collaborazione con altri atenei e centri internazionali: l’Université de Lille, la Tokyo University of Foreign Studies, il Centres d’Etudes Superieures de Civilisation Medievale – Poitiers, l’Istituto italiano di studi germanici e la Società internazionale per lo studio del Medioevo latino (Sismel).

Il corso propone a ricercatori/trici e studiosi/e un’offerta formativa mirata a fornire competenze avanzate nel campo degli studi sugli scambi interculturali applicati alle discipline linguistiche, letterarie, filologiche, storiche e storico-artistiche attraverso seminari, convegni, conferenze e attività nei laboratori del Centro di Alti Studi Umanistici (CeASUm) del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Trento. Il programma ha come destinatari candidati/e di elevata qualificazione provenienti da tutte le nazioni europee ed extra-europee.

Nel segno della qualità, le Università di Trento e di Augsburg sono impegnate a fornire specifiche competenze, insegnamenti e supervisori per le attività di studio e ricerca. Il percorso internazionale dottorale è integrato anche grazie alla mobilità obbligatoria prevista per i/le dottorandi/e sia tra le due università partner (almeno 6 mesi nel triennio) sia nell’ambito della rete di ricerca offerta dalle due università (almeno altri 6 mesi nel triennio) e prevede l’opportunità di attivare percorsi di dottorato in co-tutela di tesi. Al termine viene rilasciato il titolo accademico congiunto di dottore di ricerca in “Forme dello scambio culturale”.

Previo accreditamento ministeriale (atteso entro l’estate), il dottorato bandisce per il primo anno di corso 14 posti, di cui 7 coperti da borse di studio finanziate dall’Università di Trento, e 4 coperti da borse di studio finanziate dal Centro di Alti Studi Umanistici del Dipartimento di Lettere e Filosofia nell’ambito dell’intervento dei “Dipartimenti di Eccellenza”. La scadenza per le domande di partecipazione al concorso è fissata al prossimo 30 maggio 2019 (ore 16).

Il Centro Alti Studi Umanistici è stato istituito nella primavera del 2018 come progetto di eccellenza del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento sul bando promosso dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Il centro si propone di coordinare e sviluppare linee di ricerca già in corso. Al CeASUm afferiscono docenti di Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche (area CUN 10) ed è articolato in cinque strutture (Laboratorio sulle forme dell’interazione culturale nel romanzo, nella poesia e nelle pratiche e teorie della traduzione; Laboratorio sugli scambi culturali nello spazio mitteleuropeo, a partire dal medioevo e in ambito filologico, letterario, artistico, musicale; Laboratorio su lingue e linguaggio; Laboratorio Bagolini, archeologia e fotografia; Laboratorio di Scienze dell’antichità).

Conoscenze e competenze per lavorare nell’industria 4.0
In cantiere il dottorato in Innovazione industriale, proposto da Università di Trento con la Fondazione Bruno Kessler, che prevede un percorso personalizzato con l’affiancamento costante di due tutor (uno accademico e uno industriale).

Un percorso personalizzato con l’affiancamento costante, dall’inizio alla fine, di due tutor: uno accademico e uno aziendale. È una delle peculiarità del nuovo corso di dottorato in Innovazione industriale, proposto dall’Università di Trento con la Fondazione Bruno Kessler per l’anno accademico 2019/20 (35° ciclo, previo accreditamento ministeriale). Advisor accademico e tutor aziendale definiscono un piano individuale che comprende gli obiettivi formativi, la descrizione del progetto di ricerca e la modalità di svolgimento delle attività.

Il programma intende formare persone in grado di affrontare la quarta rivoluzione industriale (Industria 4.0) con una conoscenza approfondita delle problematiche industriali, una competenza specifica nella ricerca di soluzioni innovative nel settore scientifico di riferimento e la capacità di rispondere alle esigenze di innovazione dell’impresa. Il percorso si propone, in particolare, di valorizzare nei dottorandi e nelle dottorande le capacità imprenditoriali, manageriali, di attrazione di fondi pubblici e privati e di gestione dei processi di innovazione incentrate sui bisogni di mercato fornendo loro l’opportunità di intraprendere esperienze professionali in contesti industriali a elevata intensità di ricerca e sviluppo. Si spazia dalle Smart Cities all’invecchiamento attivo, dal settore dell’energia alla Cybersecurity.

Il corso di dottorato in Innovazione industriale è un programma interdisciplinare promosso dall’Università di Trento, e in particolare dai dipartimenti di Ingegneria e Scienza dell’Informazione (DISI), di Ingegneria industriale (DII) e di Economia e Management (DEM), e dalla Fondazione Bruno Kessler (FBK). Sono coinvolte, sia nella progettazione e nell’organizzazione del piano formativo sia nell’attivazione di posizioni di dottorato anche aziende impegnate in attività di ricerca e sviluppo. Il corso è in sinergia con le iniziative di alcuni enti legati al territorio quali HIT, Trentino sviluppo, Confindustria e EIT Digital. L’iniziativa si caratterizza per la natura multidisciplinare e internazionale del corpo docente e per la disponibilità di laboratori d’alto livello.

Il coordinatore Paolo Giorgini (Università di Trento) spiega: «Il corso di dottorato in Innovazione industriale si basa su una struttura a matrice dove una serie di tecnologie abilitanti vengono applicate a domini industriali per generare innovazione, in linea con l’approccio strategico Industria 4.0. Nel prossimo futuro altri dipartimenti dell’Ateneo e attori locali e nazionali verranno coinvolti per ampliare ulteriormente la capacità di attrazione del corso di dottorato, e farne lo strumento di riferimento per le aziende del territorio, ma non solo, nell’alta formazione e il trasferimento tecnologico».

Dal dottorato derivano vantaggi per le aziende, che avranno accesso a professionisti di talento in grado di dare una risposta alle esigenze di innovazione dell’impresa attraverso processi di ricerca e sviluppo e che avranno la possibilità di collaborare con gruppi di ricerca di eccellenza a livello internazionale. A beneficiare della nuova iniziativa saranno anche gli enti coinvolti nel progetto perché avranno la possibilità di lavorare su tematiche di ricerca ad alto potenziale di innovazione e di dimostrare l’applicabilità e l’utilità della ricerca su casi d’uso concreti.

Nella progettazione e nell’organizzazione del piano formativo, ma anche nell’attivazione di posizioni di dottorato sono coinvolte anche aziende impegnate in attività di ricerca e sviluppo. Tra queste, Cosman s.r.l., ADIGE-SYS S.p.A. e Autostrada del Brennero S.p.A., le prime tre ad aver firmato una convenzione di partenariato.

L’ammissione al corso di dottorato avviene attraverso selezione su bando con borse di studio finanziate. Grazie alla formula ‘PhD Executive’, la proposta si rivolge anche a dipendenti di aziende (sempre previa ammissione al dottorato).

Alimenti di qualità e attenzione all’ambiente
L’Università di Trento, in convenzione con la Fondazione Edmund Mach, istituisce il corso di dottorato in Agrifood and Environmental Sciences (Scienze agroalimentari e ambientali).

Integrare sistemi sociali, naturali e produttivi in modo sostenibile. Una sfida che può essere vinta solo da ricercatori e ricercatrici di nuova generazione. È pensato per loro il corso di dottorato in Agrifood and Environmental Sciences (Scienze agroalimentari e ambientali), costruito dall’Università di Trento in convenzione con la Fondazione Edmund Mach.

L’iniziativa, che sarà attivata nell’anno accademico 2019/2020 (35° ciclo) dopo aver ricevuto l’accreditamento dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca, si contraddistingue per l’approccio sperimentale finalizzato a elaborare soluzioni attente alla salute collettiva e dell’ambiente e a preservare le risorse naturali in un’ottica di economia circolare. La collaborazione dell’Università di Trento con la Fondazione Edmund Mach, garantisce una forte aderenza al mondo produttivo e al territorio e offre un ambiente ideale per studiare, testare ipotesi scientifiche, elaborare e validare approcci, modelli produttivi e concetti innovativi.

La coordinatrice Ilaria Pertot spiega: «Il corso di dottorato nasce da sollecitazioni provenienti dal mondo del lavoro che ha espresso la necessità di una figura professionale capace di comprendere e interpretare il linguaggio, l’approccio metodologico e le tecniche della ricerca di base per tradurre le nuove conoscenze in tecnologie e innovazione per le imprese. Nello stesso tempo il mondo della ricerca necessita di ricercatori che sappiano generare quelle conoscenze di base necessarie a dare linfa vitale all’innovazione e stimolo all’economia in un’ottica di qualità e sostenibilità economica e sociale».

Pur esistendo a livello nazionale numerose iniziative nel settore dell’agri-food, questo dottorato, che si tiene in lingua inglese, si caratterizza per l’approccio multidisciplinare alla ricerca. Il corso di dottorato Agrifood and Environmental Sciences si propone infatti di formare ricercatori e ricercatrici di levatura internazionale, capaci di progettare e condurre attività di ricerca nei settori delle scienze agrarie, alimentari e ambientali, ma anche di contribuire attivamente allo sviluppo economico, tecnologico e scientifico del settore agro-alimentare e ambientale.

Tra le numerose tematiche che saranno approfondite ci sono lo sviluppo di metodi biotecnologici avanzati applicati all’agricoltura, alla trasformazione dei prodotti e alla protezione dell’ambiente; la tracciabilità delle produzioni agroalimentari e forestali; la climatologia applicata, l’agrometeorologia e lo studio delle interazioni tra biosfera e clima, con particolare attenzione all’impatto dei cambiamenti globali sugli ecosistemi naturali e agricoli e sulla salute; lo sviluppo di tecniche avanzate per l’identificazione e la valutazione dell’impatto dei contaminanti nei sistemi naturali e agricoli; la distribuzione e la conservazione della biodiversità (genetica, di specie e degli ecosistemi) mediante un approccio integrato allo studio della biodiversità degli ecosistemi con tecnologie innovative (come telerilevamento e tecniche molecolari) e metodi evoluzionistici, tecnologici e modelli matematici e statistici.

Il corso di dottorato intende formare figure professionali che possano trovare adeguati sbocchi a livello nazionale e internazionale, nell’ambito della ricerca di base nel mondo accademico e/o in centri di ricerca pubblici o privati, in agenzie nazionali e internazionali e nel settore della ricerca e sviluppo delle realtà industriali e della produzione primaria, e nella libera professione. Il corso intende anche favorire l’acquisizione di competenze utili a favorire l’autoimprenditorialità attraverso la creazione di start-up. Dottorandi e dottorande avranno l’opportunità di svolgere attività formative e di ricerca in atenei e in centri di ricerca all’estero e di partecipare a stage in aziende e in enti ricerca.

Per il primo anno sono previste 19 borse di dottorato su temi agro-industriali e ambientali da svolgere anche in collaborazione con aziende del settore o su specifici progetti di ricerca e 2 su temi di ricerca di base nel settore agrario o ambientale. Nelle prossime settimane è attesa l’uscita del bando di ammissione.

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UniTrento è il migliore ateneo statale in Italia

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Il risultato è stato reso noto ieri sul quotidiano la Repubblica dal Censis, che da quasi vent’anni redige una classifica molto consultata come vademecum per la scelta universitaria.

Dopo alcuni anni di ottimo piazzamento in seconda o terza posizione, UniTrento ha superato gli altri atenei concorrenti della fascia di riferimento e si è collocata al primo posto tra gli atenei di medie dimensioni(tra i 10mila e i 20mila iscritti) davanti a Siena e Trieste.

Il punteggio totale di 97/110 è poi risultato il migliore in assoluto tra gli atenei italiani, a prescindere dalla grandezza. UniTrento si piazza così davanti ai politecnici e a grandi e rinomate università statali come Bologna e Roma Sapienza.

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Considerando i sei parametri presi a riferimento, decisivi per l’ottima performance di UniTrento nella classifica 2019/20 sono gli indicatori: “internazionalizzazione” (104) e “comunicazione e servizi digitali” (103). Molto positivi sono anche gli esiti ottenuti dalle borse di studio (98) e dalle strutture (98). Da quest’anno è stato inserito anche un parametro nuovo riferito all’occupabilità, che misura il tasso di inserimento nel mondo del lavoro di laureati e laureate magistrali del 2017 a un anno dal conseguimento del titolo. Anche in questo caso Trento registra un buon punteggio (93/110).

Insieme all’analisi generale per ateneo, il Censis ha pubblicato anche le classifiche per la didattica con buoni piazzamenti per l’Ateneo trentino.

Nella graduatoria dei corsi di laurea a ciclo unico Trento è prima con Giurisprudenza (101,5), mentre è tredicesima per Edile-Architettura (83).

Nelle lauree triennali è prima nei settori Informatica e tecnologie ICT (108), in quello scientifico (100, in cui si trovano Fisica, Matematica e Biologia) e in quello politico-sociale e comunicazione (106,5, in cui si trovano relazioni internazionali, scienze della sicurezza), al secondo posto nel settore psicologico e delle scienze cognitive (110 a pari merito con Bologna), spicca al quarto posto nel gruppo economico (103), al quinto per il settorelinguistico (105), settimo in quello letterario-umanistico (92). Chiude Architettura e Ingegneria civile al 18° posto (83), al 20° Ingegneria industriale e dell’Informazione (89,5) e Arte e design al 28°posto (81,5 in cui si trovano discipline delle arti figurative e della musica).

Per quanto riguarda le lauree magistrali Trento ottiene ottimi piazzamenti: è prima nel settore psicologico e delle scienze cognitive (110), secondo in Informatica e tecnologie ICT (103), ottavo in quello politico-sociale e comunicazione (91,5), nono in quello letterario-umanistico (94,5), decimo posto in quello scientifico (90) e Architettura e Ingegneria civile all’11° posto (80).

Grande soddisfazione per il risultato è stata espressa dal rettore Paolo Collini: «Il primo posto tra le università di medie dimensioni, peraltro con il punteggio più alto tra tutti gli atenei italiani, è un dato che conferma la posizione ai vertici che Trento ha sempre ottenuto in questa classifica. È una dimostrazione della qualità del lavoro che svolgiamo da anni e che è certificata anche dalle massime valutazioni ricevute dalle agenzie ufficiali, come l’Anvur (Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della ricerca) e dagli istituti di ricerca che compilano i ranking. Una posizione solida ai vertici del sistema accademico del Paese che prova come l’Università di Trento sia uno dei migliori luoghi dove studiare e fare ricerca in Italia, se non il migliore. Ma colloca anche il nostro Ateneo al pari delle migliori università europee per le opportunità che offre ai suoi studenti e studentesse. Desidero ringraziare tutta la comunità accademica e il personale dell’Ateneo per l’ottimo lavoro svolto: questo risultato è senz’altro frutto di un impegno collettivo, prolungato nel tempo».

I risultati della classifica sono disponibili online sul sito del Censis, dove è possibile scaricare il rapporto completo e le note metodologiche.

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Ammissione all’Università di Trento: al via le iscrizioni ai test estivi

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All’Università di Trento è tempo di iscriversi alle prove selettive estive per diventare studenti e studentesse dell’Ateneo per l’anno accademico 2019/2020 (iscrizioni sul sito: infostudenti.unitn.it/it/ammissioni).

Infatti, dopo la sessione di primavera che si è tenuta tra marzo e aprile, da oggi è possibile iscriversi online alle prove di ammissione del 22 agosto e del 29 e 30 agosto. La nuova sessione è dedicata a chi non ha sostenuto o superato i test in primavera.

La novità di quest’anno è Ingegneria informatica, delle comunicazioni ed elettronica, corso attivato presso il Dipartimento di Informatica e scienza dell’informazione (Disi) che si propone di formare ingegneri con competenze specifiche nei settori dell’Information and Communication Technology (Ict) in grado di lavorare in team e affrontare e risolvere problemi nei settori dell’informatica, delle telecomunicazioni e dell’elettronica utilizzando metodi, tecniche e strumenti innovativi.

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Oltre che per l’ammissione a questo nuovo corso, sono aperte le iscrizioni alle prove selettive del 29 e 30 agosto – erogate in modalità test Tolc – per Informatica, Ingegneria per l’ambiente e il territorio, Ingegneria civile, Ingegneria industriale, Fisica, Matematica, Viticoltura e enologia e Scienze e tecnologie biomolecolari (questi test prevedono una doppia iscrizione: una sul sito di Cisia e una, attiva fino al 2 settembre, sul sito UniTrento).

Per questi corsi, a eccezione di Fisica e Matematica, sono già aperte le iscrizioni al test Tolc del 15 e 16 luglio (anche per sostenere questo test è richiesta una duplice iscrizione, sul sito di Cisia e sul sito UniTrento fino alle ore 12 del 17 luglio).

Iscrizioni al via inoltre per le prove del 22 agosto: nello specifico, la mattina è in programma la prova valida per l’ammissione ai corsi Amministrazione aziendale e diritto, Gestione aziendale, Gestione aziendale part time e Economia e management.

Contemporaneamente si svolgono la prova per Comparative, European and International Legal Studies e i test per Beni culturali, Filosofia, Lingue moderne e Studi storici e filologico-letterari.

Nel pomeriggio dello stesso giorno sono previsti i test per l’ammissione a Giurisprudenza, Sociologia, Studi internazionali, Servizio sociale, Interfacce e tecnologie della comunicazione, Scienze e tecniche di Psicologia cognitiva.

Le iscrizioni sono aperte fino alle ore 12 del 6 agosto per tutte le prove. Il 22 agosto è possibile sostenere le prove di ammissione a Trento e, in contemporanea, in altre quattro città italiane: Mantova, Roma, Bari e Palermo. Per il corso Comparative, European and International Legal Studies, inoltre, è prevista la possibilità di fare la prova anche a Bruxelles (Belgio).

Gli ultimi test di ammissione si svolgeranno nel mese di settembre. Il 5 settembre ci sarà la prova selettiva nazionale per l’ammissione al corso di laurea magistrale a ciclo unico Ingegneria edile-architettura (iscrizioni sul sito di Universitaly e sul sito UniTrento dal 3 alle ore 15 del 25 luglio 2019).

Ultimo giorno di test di ammissione estivi l‘11 settembre, data in cui svolgono le prove per l’ammissione a Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro e a Educazione professionale, attivati in collaborazione, rispettivamente, con l’Università di Verona e l’Università di Ferrara (iscrizioni non ancora aperte).

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Malattie Polmonari: nuova diagnosi con gli ultrasuoni

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Ogni anno muoiono di polmonite nel mondo circa un milione di bambini e bambine al di sotto dei cinque anni di vita.

Le malattie polmonari sono tra le patologie più diffuse: solo di quelle interstiziali ne esistono oltre 200 tipi diversi, tra cui la tubercolosi, la fibrosi polmonare e la stessa polmonite, che è la principale causa di morte infantile a livello globale.

Al terzo posto nel triste primato delle patologie che sono principale causa di morte tra la popolazione di ogni età c’è la broncopneumopatia cronica ostruttiva con oltre tre milioni di morti l’anno.

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Al quarto, le infezioni respiratorie inferiori, le malattie mortali più trasmissibili, mentre al nono posto il cancro ai polmoni trachea e bronchi, che causa ogni anno 1,7 milioni di morti.

Dati alla mano, l’attenzione della comunità scientifica è puntata con insistenza sulla diagnosi e il monitoraggio delle malattie polmonari, divenute questioni di portata globale.

Su questi temi è in corso oggi al Grand Hotel di Trento un convegno promosso dal laboratorio di ricerca sugli ultrasuoni dell’Ateneo trentino (Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione), coordinato dal ricercatore Libertario Demi rientrato di recente dai Paesi Bassi per occuparsi proprio di questo ambito di ricerca.

«Le tecniche di imaging standard oggi utilizzate per diagnosticare e monitorare le patologie polmonari sono la radiografia del torace e la tomografia computerizzata (TAC)» spiega Demi.

«Sono tecniche costose, spesso non accessibili o non disponibili a tutti i pazienti. In più, queste metodiche utilizzano radiazioni ionizzanti che, in caso di alte dosi o frequenti esposizioni, rappresentano purtroppo un pericolo per la salute del paziente. Tra i rischi, la Food and Drug Administration degli Stati Uniti segnala un aumento della possibilità di sviluppare il cancro in età avanzata. La preoccupazione maggiore riguarda bambini e adolescenti che sono molto più sensibili all’esposizione alle radiazioni rispetto agli adulti. Gli ultrasuoni potrebbero potenzialmente superare i limiti delle attuali tecniche di imaging offrendo un’alternativa più sicura, portatile e conveniente».

All’Università di Trento è attivo un laboratorio che si occupa di ultrasonografia, un nuovo strumento per la diagnosi, non basato su radiazioni ionizzanti. «È un’opzione particolarmente adatta per i bambini, le donne in gravidanza e i pazienti sottoposti a ripetuti accertamenti» aggiunge Demi.

«Oltre a essere più sicuri, i dispositivi e gli esami a ultrasuoni sono facilmente trasportabili anche in aree remote e rurali e nei Paesi in via di sviluppo. Sono inoltre estremamente più economici rispetto alla TAC. Questo rende le tecniche ad ultrasuoni accessibili ad un numero molto più alto di strutture e quindi di pazienti. Migliorano così la qualità e la sostenibilità dell’assistenza sanitaria di supporto all’invecchiamento della società e all’aumento delle malattie croniche».

«La capacità degli ultrasuoni di fornire informazioni sul tessuto polmonare è nota sin dagli anni ’90. Eppure le diagnosi ecografiche polmonari attualmente in uso si basano su interpretazioni qualitative e soggettive e vengono sempre eseguite utilizzando attrezzature e modalità concettualmente inadatte all’indagine del polmone. Nonostante le prove di efficacia clinica siano promettenti, ad oggi non esiste un metodo quantitativo basato sugli ultrasuoni e dedicato al polmone. Questa mancanza ostacola il pieno sfruttamento dei grandi vantaggi dell’ultrasonografia. Una tecnologia dal grande potenziale economico: basti pensare che solo per la cura dei 24 milioni di statunitensi affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva l’impatto stimato sui costi sanitari è di quasi 50 miliardi di dollari all’anno»

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