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Trento

Maurizio Fugatti: «La Valdastico uscirà a Rovereto sud, con l’accoglienza il centro sinistra aveva esagerato…»

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Eletto a presidente della Provincia Autonoma di Trento nell’ottobre del 2018, il leghista Maurizio Fugatti rappresenta un punto di rottura nel panorama politico della nostra terra, poiché per la prima volta dal dopoguerra, la presidenza del Trentino appartiene all’area del Centro-Destra.

Di suo, Maurizio Fugatti è l’emblema del leghista doc, sobrio, diretto, senza tanti convenevoli e con una passione sincera per la vita da gazebo, una modalità di fare politica tipica della Lega che ha fatto scuola in materia di vicinanza alla gente e di conoscenza del territorio.

Adesso, a sei mesi dall’incarico, il presidente Fugatti traccia per «La Voce del Trentino» un primo bilancio del suo operato, svelando, di fatto, il segreto del successo suo e della Lega tutta.

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«In campagna elettorale noi abbiamo promesso riforme e non la rivoluzione: in sei mesi non si possono certo cambiare decenni di politica, però credo che siamo riusciti a calarci nelle necessità della gente e a provare ad interpretarle, ben sapendo che il Trentino non è certo facile da amministrare, perché è un piccolo Stato con delle regole tutte sue rispetto ad una provincia a statuto ordinario, che va gestito con la testa sulle spalle, e dove occorre muoversi con la giusta cautela e il giusto equilibrio» – Esordisce il governatore del Trentino

Cosa si augura di diverso per il Trentino rispetto a quello che c’era prima, e che evidentemente non era apprezzato, visto il cambiamento politico così netto che ad ottobre c’è stato?

«Mi auguro un approccio diverso al territorio, specie riguardo ai servizi inerenti alla salute e sanità, perché arriviamo da lustri di una impostazione politica volta a depotenziare gli ospedali di periferia, chiudendo i vari reparti: ebbene, noi vogliamo invertire questa tendenza per mantenere i servizi sul territorio. E noi di questo siamo perfettamente convinti, infatti appena eletti abbiamo convintamente riaperto il punto nascite di Cavalese, e adesso vogliamo riaprire le guardie mediche: certo, facciamo fatica a trovare i medici perché una volta chiuse, i medici sono scappati, ma li stiamo cercando per riaprire i vari punti sul territorio».

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Rientra in questo nuovo approccio anche la scelta delle giunte itineranti?

«Sì, abbiamo sempre detto che il territorio va ascoltato e quella delle giunte sul territorio è una modalità che ci permette di rispettare le varie autonomie comunali: non è il sindaco che deve venire da noi in Provincia con il cappello in mano, ma siamo noi che andiamo ad ascoltare le esigenze che ogni amministrazione ha».

Un altro vostro cavallo di battaglia?

«La semplificazione burocratica: abbiamo presentato il disegno di legge che deve andare in commissione, La burocrazia non si potrà mai risolvere del tutto, ma il nostro impegno sta proprio nell’alleggerirla. E poi, per i recenti eventi calamitosi abbiamo avuto un forte sostegno dal Governo, che ha messo a disposizione ben 260 milioni di Euro: i nostri detrattori qui in Trentino, all’inizio ci sfottevano, invece i soldi sono stati stanziati».

In tema di immigrazione, sia a livello nazionale che locale, la Lega ha fatto arrabbiare parecchie realtà legate al mondo dell’accoglienza…

«Anche ieri la Kyenge ha detto che siamo brutti e cattivi…in realtà credo che qui in Trentino si sia esagerato con l’accoglienza, e qualcosa andava necessariamente frenato: allora abbiamo deciso di applicare la legge nazionale così com’è, in questo modo la Provincia di Trento paga i costi dell’accoglienza con i soldi che vengono dati dallo Stato, senza metterci un euro in più. Qualche cooperativa si è legittimamente arrabbiata, però abbiamo fatto anche un ottimo accordo con la Curia, quindi crediamo di esserci mossi saggiamente».

I rapporti tra la Provincia e il Comune di Trento come sono?

«Il Comune ha accettato la nostra impostazione relativa alle guardie nelle zone a rischio della città, e in effetti, in alcune zone sensibili, grazie al lavoro quotidiano della Guardia di Finanza, dei Carabinieri delle forze di Polizia, le cose sono migliorate, ma dobbiamo insistere ancora sul fronte della sicurezza, perché in sei mesi non si può rimediare a vent’anni di completo lassismo».

Parliamo di grandi opere: ci può fare il punto sulla Valdastico?

«Uscirà a Rovereto sud, e questa per noi è l’uscita giusta perché da un lato risolve i problemi di traffico della Valsugana, dall’altro può dare un’ipotesi di sviluppo all’area industriale e artigianale di Rovereto e bassa Vallagarina, che da un’opera di questo tipo può trarne solo vantaggio».

Per agevolare la logistica che fa capo alla Valsugana, è ipotizzabile una bretella di collegamento all’altezza, ad esempio, di Levico, per permettere così ai locali di immettersi direttamente nella Valdastico?

«No, la Valdastico arriverà a Rovereto sud senza altre uscite, e chi è in Valsugana fra un paio di anni potrà prendere direttamente la Pedemontana».

E per quanto riguarda il NOT, il nuovo ospedale di Trento?

«Il NOT è un progetto che ci siamo ritrovati e che ci piaccia o no, dobbiamo portarlo avanti così come è stato previsto precedentemente. Sul NOT si sono persi molti anni, ma adesso due imprese hanno partecipato al bando e si procederà regolarmente com’è giusto che sia».

Per il futuro sindaco o sindaca di Trento, la Lega correrà da sola?

«No, ci sarà una coalizione di Centro-Destra con le civiche, ma per quanto riguarda la proposta della Lega bisogna chiedere al segretario Mirko Bisesti».

E’ ancora tempo di elezioni: come sono le sue sensazioni?

«Sono buone, abbiamo dei riscontri positivi e stando ai sondaggi nazionali la Lega dovrebbe ottenere un buon consenso, ma vincere è un’altra cosa: non è mai una partita scontata e dobbiamo giocarcela fino in fondo. Per le elezioni supplettive, ad esempio, abbiamo due ottimi candidati, una donna e un uomo: Martina Loss è preparata, competente, ha maturato esperienza in consiglio circoscrizionale, poi comunale e come membro della Consulta. Mauro Sutto è un giovane consigliere comunale di Ospedaletto, è un libero professionista e sicuramente porterà nuova energia».

La stampa ha messo dell’enfasi sul fatto che Martina Loss è buddista, forse perché era abituata ad una Lega molto impegnata sul fronte cattolico, in difesa dei presepi e dei crocifissi, con Matteo Salvini che prega Padre Pio e Lorenzo Fontana che partecipa tutti i giorni alla Messa Tridentina:

“Martina Loss non detta le linee religiose della Lega, e non mi risulta che i buddisti siano contrari ai presepi e ai crocifissi”.

A cura di Sandra Mattuella

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