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fashion

«Influencer» furbetti? Consumatori e correttezza non sempre percepita

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All’apice della vittoria della società del consumismo sui valori tradizionali nella competizione morale, anche i sogni dei giovani sono smaterializzati e più effimeri si risolvono a volte in temporanee esposizioni nella rete.

Ottima sembrerebbe la nuova “professione” di influencer!

Il nuovo sogno di migliaia di ragazzini e ragazzine infatuate da chi li ha preceduti in questa impresa, ricevere molti soldi senza fare fatica, certe volte senza aver meriti che vanno al di la della bella presenza e i contatti.

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Perlomeno singolari poi certe reazioni anche delle influencer quasi ossessionate dall’immagine e dal non voler faticare nella vita.

In altri tempi si sarebbe provato quasi un senso di vergogna per certe affermazioni che oggi vengono invece enfatizzate.

«Smettetela di segnalarmi e farmi cancellare il mio account Instagram» diceva piangendo Jessy Taylor dopo aver postato un video sul proprio canale YouTube in cui chiedeva aiuto per una vicenda per lei vitale.

Il suo account su Instagram era stato chiuso, e «Non sono niente senza i miei followers!», sbraitava davanti alla webcam, affermando di non poter immaginare di fare un altro lavoro, o meglio un vero lavoro, durante la sua giornata.

Questo il video con tantissime visualizzazioni

Al di la di questo chiaramente ci sono anche molte persone veramente talentuose e professionisti stimati, modelli ed artisti che hanno creato giustamente una carriera adattandosi ai nuovi strumenti tecnologici e non si può colpevolizzarli per aver sfruttato a proprio vantaggio la stima e credulità di molti utenti, spesso giovanissimi che restano estasiati di un mondo che per altri appare invece artificiale.

Superando gli aspetti morali anche per quelli sostanziali ci sono tuttavia delle perplessità. Soprattutto di natura fiscale e di correttezza commerciale.

Gli “influencer” come pagano le tasse?

Vi è un fenomeno di estero vestizione o “creatività fiscale” per quelli che si dichiarano all’estero o che hanno dei nik name che non li rendono facilmente conoscibili agli uffici della agenzia delle entrate?

A quali regole commerciali si devono attenere per i prodotti che promuovono sul territorio dello Stato italiano?

Dovrebbero certamente uniformarsi a tutti gli altri lavoratori del settore pubblicitario ed osservare il codice del consumatore, indicando chiaramente quando postano delle immagini con funzione pubblicitaria.

L’Antitrust ha confermato la tesi della Associazione Nazionale dei Consumatori nel 2017 e poi nel 2018, ossia che tale forma di comunicazione, inizialmente utilizzata da personaggi di una reale notorietà, si sta diffondendo anche presso molti utenti dei social network non noti per altri motivi se non quello dei follower e qualche comparsata televisiva ( a volte in programmi definibili trash = Orientamento del gusto basato sul recupero e sulla valorizzazione, spesso compiaciuta, di ciò che è deteriore, grottesco, volgare).

L’influencer marketing può dar luogo a forme di pubblicità occulta, nel proprio intervento del 2017, l’Autorità aveva sollecitato tutti gli operatori coinvolti a vario titolo nel fenomeno a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo, fornendo adeguate indicazioni atte a rivelare la reale natura del messaggio, laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti.

I criteri generali di comportamento prevedono sia sempre chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, ove sussistente, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio.

Se da un lato la visualizzazione di prodotti unitamente al posizionamento sull’immagine di un tag o un’etichetta che rinviano al profilo Instagram o al sito del produttore ( o il suo marchio) sono idonei ad esprimere un effetto pubblicitario; dall’altro, la mancanza di ulteriori elementi può non rendere evidente per tutti i consumatori l’eventuale natura promozionale delle comunicazioni.

La maggior parte dei consumatori ignorano le caratteristiche obbligatorie e non si sentono lesi da queste pubblicità, il lavoro degli organi accertatori parimenti è reso più difficoltoso dalla non tangibilità dei profili sul territorio di competenza. Si dovranno aprire nel futuro nuove strategie d’indagine e l’Autorità continuerà a monitorare il fenomeno adottando le misure valutate di volta in volta più opportune per contrastarlo.

Ad agosto 2018, il Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, l’Autorità ha inviato lettere di moral suasion agli influencer e ai titolari dei marchi utilizzati dagli stessi ed esiste un istituto in Milano (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ) intanto che riceve le segnalazioni al seguente modulo (LINK)

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fashion

Margherita de Cles, la “stilista dei vip” eletta vicepresidente Unimpresa Moda

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La stilista Margherita de Cles, trentina dalle origini siciliane, è stata eletta nei giorni scorsi a Napoli vicepresidente della Federazione Nazionale Moda Unimpresa: affiancherà l’azione del presidente Giancarlo Presutto nell’organismo che si occupa di promuovere i brand italiani legati al mondo fashion sul territorio nazionale e internazionale.

La Federazione Unimpresa Moda ha il compito di rappresentare, tutelare e valorizzare il ruolo delle Micro, Piccole e Medie Imprese, dei lavoratori autonomi e delle professioni intellettuali aderenti al sistema nazionale di Unimpresa che operano sia all’ingrosso sia al dettaglio nei settori della moda, tessile, abbigliamento, sartoria, calzature, articoli sportivi, articoli per la casa, accessori e pelletteria, bijoux, gioielli, fragranze e design.

La Federazione ha come funzione primaria quella di interpretare, affiancare e sostenere le MPMI nella creazione di un nuovo sistema finalizzato al rinnovamento delle politiche educative, formative e lavorative per perseguire gli obiettivi di una maggiore competitività promuovendo le qualità e l’eccellenza della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, dell’autentico Made in Italy.

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Era il 17 agosto 2017 quando al Palazzo dal Lago si tenne il taglio del nastro per l’apertura dell’atelier della baronessa Margherita de Cles proprio nel cuore della Val di Non, a Cles.

La giovane stilista ha avuto due anni molto intensi ma ricchi di gratificazioni: oggi è nota per la sua seta vegana ed ecosostenibile che rispetta la naturale evoluzione del baco.

Con il suo brand “La Cles” è stata definita la “stilista dei vip” perchè molti personaggi famosi hanno indossato di recente alcune sue creazioni: da Maria Grazia Cucinotta a Rossella Brescia, da Caterina Balivo all’ex Miss Italia Clizia Fornasier e ancora l’attrice Anna Mazzamauro, la storica signorina Silvani dei film di “Fantozzi”, perchè il suo stile abbraccia ogni tipo di donna, da quella più sofisticata e innovativa alle signore più easy.

Di recente ha ricevuto il Premio Fashion Award all’International Fashion Week al Teatro Cilea di Reggio Calabria ed è stata protagonista di una sfilata sul lungomare di Lingua in occasione dell’VIII edizione di Marefestival Salina – Premio Troisi, manifestazione diretta da Massimiliano Cavaleri, che ha voluto far conoscere al parterre di giornalisti e artisti da tutta Italia la sua nuova collezione in uno dei luoghi più incantevoli dell’isola del film “Il Postino”, sul retro lo sfondo di Lipari.

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fashion

È boom del microblading sopracciglia: ecco la nuova tendenza del 2019. Ma di cosa si tratta?

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Una tendenza nata nel 2018 che è scoppiata all’inizio di quest’anno.

Agli addetti ai lavori e agli appassionati del settore non è certo sfuggito come negli ultimi mesi il fenomeno della crescita del trattamento noto come microblading sia ormai esponenziale.

Ma sono state le donne a decretarne il crescente successo e che decidono ogni giorno di rivolgersi a questo rimedio in grado di risolvere in modo permanente problematiche di inestetismi delle sopracciglia.

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Ma il microblading sopracciglia è anche un trattamento estetico che trasforma lo sguardo in magnetico e sempre perfetto.

La traduzione letteraria della parola microblading è appunto micro lama, poiché per immettere e distribuire il colore nella zona sopraccigliare viene utilizzato uno strumento, detto dermografo, dotato di diverse micro lame.

Naturalmente è inutile dire che per il trattamento è utile e d’obbligo appoggiarsi ad un centro estetico che rispetti tutte le normative vigenti sull’igiene.

A svelare i trucchi del trattamento è Toni Belfatto esponente mondiale di trucco permanente e Microblading che in esclusiva spiega alcuni importanti segreti.

Quali sono i vantaggi del Microblading sopracciglia? I microblading ha numerosi vantaggi, tra cui:

  • risultati super naturali;
  • il colore ha una durata di circa un anno;
  • lo sguardo viene incorniciato ad hoc;
  • può rimediare ad alopecia o a buchi creati da eccessivi spinzettamenti;
  • può armonizzare lo sguardo;
  • i colori vengono assorbiti dalla pelle, così da permettere di tornare all’aspetto originario qualora non ci volesse più sottoporre al trattamento;
  • è indolore, poiché prima del trattamento l’estetista applica una crema anestetica sulla zona da trattare;
  • si è presentabili subito dopo la prima seduta;
  • i peli delle sopracciglia rimangono, ma vengono riempiti dal microblading;
  • può coprire piccole cicatrici nella zona sopraccigliare.

Come viene eseguito il Microblading? Per quanto riguarda l’esecuzione del microblading, funziona nella seguente modalità.

  • Per prima cosa, la professionista disegna a mano le linee delle sopracciglia per capire se la tonalità si addice al viso della cliente e se sono di suo gradimento;
    una volta stabilita la forma delle sopracciglia da tatuare, la professionista applicherà una crema anestetica per addormentare la zona e non far sentire il dolore alla cliente;
  • si prosegue con l’esecuzione del tatuaggio vero e proprio.
  • Dopo il tatuaggio è bene non esporsi eccessivamente ai raggi solari o entrare in contatto con cloro, salsedine e lampade abbronzanti, in quanto questi elementi pregiudicano la durata del colore.

I colori utilizzati non sono quelli dei tatuaggi tradizionali, ma sono bioassorbibili, ossia vengono aspirati dalla pelle dopo circa un anno.

Viene effettuata questa scelta perché la pelle, col passare del tempo, subisce variazioni cromatiche e un colore che oggi si intona alla perfezione, domani potrebbe rappresentare una vera e propria nota stonata sul viso.

Quanto e quando bisogna eseguire il Microblading?

Il costo del microblading si aggira intorno ai 4-500 Euro per il primo trattamento, mentre il ritocco sulle 150-200 Euro.

Naturalmente i prezzi variano da centro estetico a centro estetico, anzi spesso per invogliare le clienti a provarlo vengono applicate delle scontistiche molto interessanti che permettono di risparmiare consistenti somme di denaro.

Il periodo ideale per effettuare il microblading è l’autunno-inverno, poiché in questo periodo è presente meno sole e solitamente non si parte per le vacanze.

Come riportato sopra prima di sottoporsi al microblading, è bene accertarsi che all’interno del centro estetico vengano rispettate scrupolosamente tutte le norme igieniche e che la professionista sia qualificata, diversamente si otterrebbero risultati alquanto disastrosi.

Meglio dunque non farsi tentare da prezzi eccessivamente bassi, in quanto in questi casi verrebbe a mancare l’aspetto più importante: la qualità.

Una buona strategia è quella di controllare i prima e i dopo di ogni professionista oppure, ancora meglio, di recarsi presso una che ha eseguito il trattamento su una persona che si conosce.

 

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fashion

Fashion renting: esplode la moda del vestito a noleggio

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Fashion renting o fashion sharing sono i nuovi metodi mediante i quali non si acquista più un abito firmato, ma lo si noleggia o si scambia.

Molte volte il vestito serve solo per un’occasione e poi magari non si usa più ed allora al posto di spendere qualche centinaio di euro, con 50 si ha la possibilità di fare bella figura.

Negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina il fenomeno è esploso diventando un business che ha in internet un esclusivo canale di vendita e da una stima di settore, nel 2023 sarà un mercato del valore di 1,9 miliardi di dollari.

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Anche perché la prospettiva è quella di un allargamento dell’offerta non solo a capi di lusso, ma anche a quelli medi.

In più il noleggio o lo scambio risponde ai canoni voluti dal rispetto dell’ambiente e dall’ecosostenibilità ed è in linea con l’economia della condivisione.

A favorire questa scelta anche la minor qualità dei tessuti, tanto che in 15 anni la durata dei capi d’abbigliamento è diminuita del 36% e la vita media stimata dei vestiti, arriva ai 160 utilizzi, il che vuol dire una produzione di 16 milioni di rifiuti tessili nella sola Europa.

Secondo The Guardian da oggi al 2050 l’industria tessile sarà responsabile di un quarto del consumo del carbon budget, contribuendo all’aumento della temperatura globale di 2°C.

Insomma se si riesce a modificare questa tendenza, potrebbe davvero essere un’ottima cosa ed allora ben venga un noleggio di un abito che per quattro giorni ha un costo medio di 50 euro comprensivo dell’assicurazione per eventuali danni e servizio di lavanderia.

I siti a cui rivolgersi? Eccoli. Rent the Runway, Chic By Choice attivo in tutta Europa, Girl Meets Dress in Inghilterra.

Front Row Tribe in Italia.

Sul sito I Share My Bag è possibile condividere borse e accessori. Passando da un sito all’altro è possibile trovare abiti ricamati di Rochas a 50 euro per 4 giorni, oppure degli stilisti Giovanbattista Valli o Emilio Pucci, capi che in boutique hanno un costo che supera i 2 mila euro.

Il nuovo fronte dello shopping targato fashion renting o fashion sharing, è appena stato aperto.

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