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Io la penso così…

Massimo ribasso sugli appalti pubblici: un boomerang per tutto il sistema – di Andrea Merler

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Ridare dignità al lavoro è un’affermazione che tutti possiamo condividere e guarda caso non smettiamo mai di sentirla alla Festa del Primo Maggio.

Il problema però è come realizzare l’obiettivo che la nostra Costituzione ci indica magistralmente già nei principi cardine dell’ordinamento.

In questa sede voglio porre l’attenzione su un tema fondamentale per lo sviluppo, quello degli appalti pubblici e che poi coinvolge a cascata anche un’altra tematica importante come la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Gli appalti pubblici sono una materia complessa sulla quale tutti i Governi hanno sempre cercato di intervenire.

Lo ha fatto anche questo Governo con il recente decreto legge “sblocca cantieri”.

A mio avviso è sempre corretto cercare di snellire e semplificare le procedure di aggiudicazione, ma il punto chiave rimane la regola del massimo ribasso.

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In linea di principio sarebbe una regola di concorrenza tra le imprese che vogliono aggiudicarsi un appalto di lavori, servizi o di fornitura, ma in concreto rischia invece di diventare un boomerang per tutto il sistema.

Non per la regola in sé e per sé perché dovrebbe portare ad un risparmio di costi per la collettività e normativamente è la regola prevalente, ma per come viene applicata.
Il motivo è semplice.

Se per realizzare un’opera il costo stimato dai tecnici facendo riferimento a prezziari standard ovvero di mercato è pari a 100, la base di gara non può essere 100 meno il 20/30%.

A questo costo a base di gara reale di 70/80 si aggiungerebbe così la fase delle offerte al massimo ribasso tra le imprese che partecipano all’appalto e in tal modo l’opera verrebbe realizzata ad un costo finale assai ribassato anche della metà rispetto al costo corretto stimato ab origine.

Sappiamo bene che per un motivo o per l’altro- riserve delle imprese sui costi e le quantità, varianti in corso d’opera ecc. – i costi finali possono lievitare notevolmente.

Il meccanismo perverso della stima incongrua a base di gara e quella che definirei il ribasso sul ribasso sono una scelta consapevole delle stazioni appaltanti che dovendo sostenere i costi dell’opera decidono però di scaricare una serie di problemi di realizzazione delle opere pubbliche sulle imprese e i lavoratori.

Non è in questo modo che si può ridare dignità al lavoro e non è così che si garantiscono condizioni di sicurezza idonee nei luoghi di lavoro.

Le imprese “costrette” da questo sistema a sopravvivere nel mercato devono necessariamente contrarre i costi fissi e variabili e molte volte sono messe nella condizioni di doversi arrangiare ed eludere le norme a tutela dei lavoratori. Il divieto di ribasso sui costi della sicurezza e del lavoro che è un principio sacrosanto, viene così bypassato dalle prassi, dal fatto di doversi barcamenare in ogni modo.

La politica e la burocrazia sono i principali responsabili di questo modus operandi.

La prima perché vuole fare le opere senza garantire le necessarie coperture finanziarie che assicurino la copertura dei costi e consentano un equo guadagno e lo spazio per la formulazione di un ribasso adeguato. La seconda perché si adatta alla volontà politica senza rendersi conto che potrebbe risultare travolta dalle responsabilità -almeno sul piano morale- di un infortunio mortale o gravissimo in cantiere.

Per migliorare basterebbe poco.

La politica dovrebbe ragionare come il bonus pater familias e pertanto mettere in campo opere che una comunità può permettersi in termini economici e i tecnici dovrebbero invece essere guidati dalla deontologia professionale che li dovrebbe rendere attori consapevoli delle loro azioni.

Il nostro Trentino non è certo esente da tutto questo e le situazioni a dir poco imbarazzanti di questi ultimi tempi ne sono la prova lampante.

Prima di perdere definitivamente la bussola è indispensabile che le OO.SS. delle imprese e dei lavoratori, gli Ordini e i Collegi professionali, la politica ritrovino la retta via perché di questo passo il sistema non può reggere e non aspettiamo il prossimo morto sul lavoro, il prossimo appalto discutibile ad aprire gli occhi.

Evitiamo l’ormai stucchevole demagogia politica e agiamo subito per il cambiamento.

Le imprese serie e che per definizione devono fare utili e i professionisti affermati sanno benissimo cosa accade e stanno prendendo le giuste contromisure guardando altrove dove la Pubblica Amministrazione e la politica non vivono di sogni, ma stanno al passo con la realtà del lavoro che e’molto più complessa di come ci viene molte volte  descritta.

Non servono più norme e procedure, quelle ci sono già e forse sono anche troppe, ripartiamo dalla competenza, dalla consapevolezza, dalla serietà e da una sana umiltà che non hanno mai fatto male a nessuno.

Andrea Merler – Tecnico esperto in materia di sicurezza sul lavoro

«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori  – Facci sapere anche tu come la pensi su qualsiasi argomento a te caro – (invia a [email protected])

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