Connect with us
Pubblicità

La Sfera e lo Spillo

Intervista ad Angelo Bonfrisco, ex arbitro di Serie A

Pubblicato

-

Angelo Bonfrisco è un ex arbitro di calcio con un passato da giovane calciatore; dieci anni, calcando il green della Brianza, indossando anche la maglia delle giovanili del Monza1912.

E’ un’esperienza non comune quella di aver giocato a buon livello con le scarpette bullonate, che lo supporta con successo nella carriera arbitrale.

Nei 90 minuti dirige con autorità e sicurezza, mostrando personalità e carattere. Rappresenta l’icona del fischietto gentile, disponibile al dialogo, l’approccio rilassato ma severo, dispensando un sorriso benevolo e indulgente.

PubblicitàPubblicità

Nella veste da direttore di gara svolge la consueta trafila e approda in Interregionale nel 1987, poi in Serie C. Nell’occasione è promosso primo della graduatoria in Italia nella lista di 31 arbitri.

Il debutto in serie B è nel 1993, il match è Cosenza-Palermo (1-0). In seguito, nel 1995, approda nella massima serie, il battesimo si celebra con la partita tra Reggiana e Foggia (1-1).

Bonfrisco, inserito nella sezione Aia di Monza, vanta 250 gettoni nel calcio professionistico. In dettaglio, dirige nella sua carriera 118 match in serie B, 17 in serie A, circa 90 in Serie C e 15 partite di Coppa Italia.

Appende il fischietto al chiodo nell’estate del 2001, all’età di 41 anni.

Nel suo curriculum vi è anche la discesa in politica. E’, infatti, nominato assessore allo Sport (2009-2014) nel comune di Villasanta, in provincia di Monza e Brianza.

Oggi l’ex “giacchetta nera” è un apprezzato ospite per l’emittente tv Telelombardia, mentre in precedenza vanta collaborazioni con le emittenti Telenova e 7 Gold.

Riportiamo l’intervista rilasciata da Angelo Bonfrisco per la nostra rubrica “La sfera e lo spillo”.

-Vorrei citare Luigi Agnolin che disse: ”I nostri arbitri sono bravi. La tecnologia è inevitabile però le telecamere non colgono le sensazioni.” Sei d’accordo con il compianto arbitro di Bassano del Grappa?

“Ti ringrazio di aver ricordato un maestro, mio designatore in serie C. A mio parere Agnolin è da ritenersi uno dei più grandi arbitri del calcio italiano. Il concetto espresso è condivisibile perché la visione di un episodio o parte di una partita dal video è sicuramente diversa: mutano le sensazioni e la visuale rispetto al terreno di gioco.”

-Due anni fa (stagione 2017-2018), in serie A, ha debuttato il VAR, ovvero Video Assistant Referee, cosa ne pensi dell’ausilio tecnologico nel calcio?

“Il VAR conferisce tranquillità al direttore di gara. Avere un supporto, l’opportunità di esercitare una verifica sulle decisioni prese e/o da modificarsi è fondamentale. Senza dubbio un deciso passo in avanti. Il nuovo strumento tecnologico mostra diverse immagini, la ricostruzione di questi frammenti aiuta l’interpretazione più coerente e corretta. Quest’anno è stato inserito un nuovo concetto: il VAR deve intervenire in caso di un chiaro ed evidente errore.”

-Le immagini possono sostituire l’istinto dell’arbitro e i suoi sensi, fiutare i giocatori, sentire le voci, osservare le moine e il ghigno?

“Le immagini riproposte sul video perdono alcuni dettagli che vivi dal campo: le voci, il piccolo particolare, le moine, il ghigno; in generale, le sensazioni. L’espressione del viso di un giocatore è una sorta di comunicazione comprendi se il fallo, ad esempio, è genuino o il frutto di cattiveria agonistica. Alcuni dettagli e le percezioni si diluiscono, la visione dal green coinvolge anche l’istinto.”

-L’ultima tua performance in serie A risale a 18 anni fa. A tuo parere, la figura dell’arbitro è cambiata o è mutato il mondo del pallone?

“Dagli anni ’90 del secolo scorso, ai tempi di Paolo Casarin e Luigi Agnolin, è iniziato un percorso atto a migliorare la performance dell’arbitro. Il gioco è più veloce e si è scelto l’ausilio della tecnologia. Gli arbitri curano l’aspetto della preparazione fisica e atletica, mentre la personalità e la forza psicologica in campo appare più limitata. La tecnologia, il cambiamento dello stato mentale dell’arbitro e la tempistica nelle valutazioni sono nuove variabili nel calcio contemporaneo. La goal-line tecnology rappresenta un’innovazione fondamentale, se ne parlava da 30 anni. La segnatura del goal certifica il risultato delle partite, comprendiamo il suo valore intrinseco. Con l’installazione di un semplice congegno, un sensore, abbiamo messo fine a ogni discussione di sorta.”

-Il sistema VAR, nello specifico, modifica il comportamento, la condotta, le dinamiche decisionali della terna (o quaterna) arbitrale in campo? Quali sono gli aspetti positivi e quali negativi?

“L’obiettivo del VAR è quello correggere le decisioni importanti per mantenere più veritiero il risultato delle gare. Rendere uniformi le decisioni è una via senza ritorno. In generale, durante lo scorso campionato vi è stata una crescente qualità dell’interpretazione attraverso l’uniformità di giudizio; 8 volte su 10 si andava a valutare correzioni anche silenti o eventuali conferme. Quest’anno è cambiato il clima attorno al VAR per diverse motivazioni che hanno minato la credibilità; non vi è stata uniformità e si è registrato la mancanza di verifiche. Un indice negativo, in tal senso, è rappresentato dall’aumento delle proteste sul campo.”

-Il decano Paolo Casarin spiega: “Per rimangiarti una decisione, devi mettere da parte l’orgoglio.” E’ un pensiero che condividi?

“Un arbitro deve avere una forza incrollabile per cambiare la propria decisione. Se muta il provvedimento, dopo le opportune valutazioni al VAR, è considerato un errore e potrebbe incidere sulla sua personale pagella. Questo è un aspetto dal punto di vista psicologico pericoloso e discutibile che andrebbe opportunamente analizzato. In futuro si dovrà lavorare per migliorare i diversi approcci soggettivi. Pensiamo che nelle prossime stagioni gli esperti, come Mazzoleni, Banti, Rocchi e Orsato, lasceranno per raggiunti limiti di età. Il processo di rinnovamento è sempre difficile e il designatore Nicola Rizzoli sta cercando di lanciare le nuove leve. La generazione rappresentata da Pasqua, Fabbri, Maresca e Abisso, se pur bravi, hanno bisogno di tempo ed esperienze per affermarsi. Oggigiorno, in serie A, si richiede qualità e il tempo è limitato.”

-Ogni stagione assistiamo a nuove disposizioni che modificano il regolamento. Quali saranno nel breve periodo le possibili rettifiche? Durante il 133esimo raduno dell’IFAB (International Football Association Board), organizzato ad Aberdeen, sono state stabilite alcune novità per la stagione 2019-2020?

“E’ promosso l’utilizzo del VAR, il cui protocollo non cambierà con la nuova stagione. In generale, per i falli di mano ci sarà una sorta di abaco per aiutare le varie interpretazioni. Non si potrà segnare una rete o crearsi una chiara occasione da rete viziata da un colpo di mano anche se involontario. In occasione del calcio di rinvio e delle punizioni all’interno dell’area non sarà più necessario che il pallone esca dall’area per essere in gioco, un vantaggio per gli attaccanti. Il pacchetto di norme tende a migliorare il tempo effettivo di gioco. Nei calci piazzati i giocatori, in fase d’attacco, non potranno più disturbare la barriera (distanza minima a 1 metro). Se l’arbitro interferirà nel gioco d’attacco e da quell’azione scaturirà il goal, la segnatura non verrà convalidata. Vi saranno i cartellini gialli e rossi per gli allenatori seduti in panchina. In caso di sostituzioni, il giocatore non dovrà più uscire a centrocampo, ma potrà allontanarsi dal punto più vicino del rettangolo (linea laterale o di fondo). Infine, in caso di fallo, una squadra potrà battere immediatamente la punizione e l’arbitro ritarderà l’eventuale procedimento disciplinare (cartellino giallo o rosso) da comminare all’autore del fallo, aspettando che si concluda l’azione.”

Intervista ad Angelo Bonfrisco, ex arbitro di Serie A.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

 

 

Pubblicità
Pubblicità

La Sfera e lo Spillo

Patrizia Lovato, il colpo di tacco e Miss Mamma

Pubblicato

-

Patrizia Lovato partecipa nel 2002 al concorso di Miss Italia a Salsomaggiore Terme; eletta Miss TV Sorrisi e Canzoni.

Frangenti di soddisfazione e un filo d’incredulità per essere giunta settima tra le 100 più belle d’Italia (non se l’aspettava), nell’anno in cui trionfa la padovana Eleonora Pedron.

Nell’occasione fanno parte della giuria artistica personaggi del piccolo schermo che ci hanno lasciati: in qualità di presidenti, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, mentre la conduzione della kermesse è affidata a Fabrizio Frizzi.

PubblicitàPubblicità

Quattordici anni dopo, nel 2016 (23esima edizione), Patrizia è incoronata Miss Mamma Italiana a Gatteo Mare (provincia di Forlì-Cesena), evento organizzato dalla Te. Ma. Spettacoli di Paolo Teti.

E’ originaria di Trissino e tifosa del Lanerossi Vicenza, squadra che milita in serie C, ma dal passato glorioso. Il ricordo corre al 1997, quando il club conquista, nel doppio confronto con il Napoli, la storica Coppa Italia con Francesco Guidolin seduto in panca.

La reginetta ci ricorda che “la nobile provinciale” è la squadra più antica del Veneto (fondata nel 1902). Giocatori del calibro di Paolo Rossi, Roberto Baggio e il compianto Piermario Morosini vestono nella storia la giubba dei Berici.

Incontriamo per la prima volta lady “Patty” (come la chiamano gli amici) una sera di fine giugno del 2011, durante uno spettacolo della compagnia teatrale “La Trappola”. Lei è radiosa, cortese e socievole; lunghi capelli castani, occhi marroni e lo sguardo incantato e fiabesco.

La sua performance è vivida e spontanea, una voce armonica, un lieve e soave accento vicentino.

Oltre la bellezza, dispensa il suo sorriso e la sobrietà del tutto naturale, che ammaliano i suoi interlocutori. Trasmette la delicata sensualità con misura, possiede l’innata capacità comunicativa, passionale, garbata ed elegante.

Il 25 novembre del 2016 è ospite della trasmissione Matrix negli studi di Mediaset, condotta da Piero Chiambretti.

Di professione è imprenditrice (utensileria all’ingrosso e immobiliare), sposata con il compagno di scuola, conosciuto ai tempi degli studi, e mamma di due bimbi. E’ inoltre attrice teatrale, inviata di Tviweb (web-tv) per la rubrica “Vicenza Alza la Voce”. Recentemente ha girato la sigla di Realiti Sciò, il programma di Enrico Lucci.

Adora i cani, il risotto, il sushi, la musica italiana, il colore verde e la bontà dell’acqua, mentre il suo attore preferito è Ben Affleck.

Custodisce con gelosia una foto, che la ritrae con l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, scattata nel 2002 ad Atlantic City. All’epoca, il tycoon Donald Trump era semplicemente un imprenditore ambizioso e affermato.

Oggi, nel giorno della festa della mamma è donna appassionata e dinamica.

Patrizia Lovato, il colpo di tacco e Miss Mamma.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

La Sfera e lo Spillo

“Rigore è quando arbitro fischia”

Pubblicato

-

Vujadin Boskov: a 5 anni dalla sua scomparsa.

“Rigore è quando arbitro fischia” è una delle massime di Vujadin Boskov, tecnico e padre della Sampdoria vincente di Paolo Mantovani.

Le sue interviste erano spesso esilaranti; uomo arguto, pungente ed ironico. In conferenza stampa, il serbo componeva citazioni semplici e dirette, spesso per stemperare le polemiche.

PubblicitàPubblicità

E’ stato un cittadino del mondo: il maestro parlava 5 lingue e annoverava una laurea in Storia. Coniugato sino alla fine a Yelena, moglie e attrice di teatro, colta e garbata.

Era una persona intelligente, a tratti sarcastica e un tecnico navigato. Il “professore”, come lo chiamavano in madrepatria, lega le sue fortune ai gemelli del goal: Gianluca Vialli e Roberto Mancini.

I suoi giocatori lo ritenevano con affetto una sorta di mago e stregone. “Chi non tira in porta non segna” era solito dire in allenamento con la sua proverbiale simpatia.

Boskov è stato un visionario e innovatore, saggio e leggendario.

Con i blucerchiati vinse 1 Tricolore (nel 1990-91), 2 Coppe Italia (1987-88 1988-89), 1 Coppa delle Coppe (1989-90) e 1 Super Coppa Italiana (1991).

Nella sua parentesi romana (sponda giallorossa) ha il grande merito di lanciare Francesco Totti alla ribalta nazionale.

Il calcio non lo ha insegnato solo sul green, ma anche ai giovani allenatori presso il Centro Tecnico di Coverciano. Il suo discepolo in panca per atteggiamento e filosofia  è Sinisa Mihajlovic, l’attuale tecnico del Bologna.

Rammentiamo altre frasi celebri e aforismi da lui coniati: “In campo sembravamo turisti. Con la differenza che per entrare allo stadio non abbiamo pagato il biglietto” oppure “Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0”.

In qualità di tecnico giocò 2 finali di Champions League con Real Madrid (1981) e Sampdoria (1992), perdendole entrambe contro Liverpool e Barcellona.

In Italia ha allenato: Ascoli, Sampdoria, Roma, Napoli e Perugia.

A cinque anni dalla sua scomparsa, era il 27 aprile del 2014, dopo una lunga malattia, il calcio italiano e i suoi tifosi lo ricordano.

Vujadin nasceva a Begec il 16 maggio del 1931. E’ stato un ex calciatore, discreto centrocampista, nella Vojovodina, squadra di Novi Sad; militò una stagione alla Sampdoria; infine, appese le scarpette al chiodo in Svizzera, nello Young Boys.

Disputò con la casacca della Nazionale jugoslava 57 incontri, partecipando all’Olimpiade di Helsinki del 1952 e giocando 2 mondiali. Per ironia della sorte chiuse la carriera guidando la Nazionale del suo Paese dal 1999 al 2001.

“Rigore è quando arbitro fischia”: Vujadin Boskov.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

La Sfera e lo Spillo

Juventus: le vittorie in Italia e le sconfitte europee

Pubblicato

-

I bianconeri vincono l’ottavo tricolore consecutivo. La Vecchia Signora è leggenda: otto anni di trionfi in campo nazionale.

La Juventus nella 33esima giornata, a 5 gare prima dell’epilogo, supera la Fiorentina allo Stadium e si conferma Campione d’Italia.

Cinque scudetti vinti con Massimiliano Allegri alla cloche, che si aggiungono ai tre successi di Antonio Conte.

Pubblicità
Pubblicità

Le vittorie del tecnico leccese sono il frutto della rabbia e del furore, quelle del coach livornese rappresentano la forza, il potere fisico e mentale.

In dettaglio, il conte Max, in panca dall’estate 2014, colleziona oltre ai 5 scudetti, 4 Coppe nazionali e 2 Super Coppe italiane.

La rinascita dei Sabaudi, dopo la discesa all’inferno della serie B, è frutto della programmazione societaria e dalle intuizioni di Andrea Agnelli.

Il progetto dello stadio di proprietà, la ricostruzione del management, le strategie e la rinnovata gestione riportano i bianconeri sul tetto del belpaese e nel club esclusivo e ristretto dell’aristocrazia europea.

Affidare la ciurma ad Antonio Conte dopo le deludenti stagioni, confermare la BBC (Barzagli, Bonucci e Chiellini) e Gigi Buffon, ingaggiare Andrea Pirlo sono il susseguirsi di scelte primordiali e vincenti.

L’entourage della Continassa dimostra negli anni competenza e abilità attraverso campagne di rafforzamento mirate e in crescendo. Giuseppe Marotta e Fabio Paratici acquistano con parsimonia i “parametri zero”, sviluppando una struttura di scouting senza precedenti.

Il coronamento del disegno societario si compie nell’estate del 2018 con l’acquisto di Cristiano Ronaldo. La scommessa finanziaria e sportiva operata da Andrea Agnelli è il tentativo di colmare il gap con le grandi società d’oltreconfine.

Oggi il sogno proibito è di trionfare in Europa. La maledizione della Champions League, la sfortuna e l’incapacità di vincere le finali simboleggiano  il “tallone d’Achille” dei piemontesi.

Ai piedi della Mole vi è la consapevolezza del fatto che, per competere in ambito internazionale, è necessario un salto qualitativo, nella mentalità societaria e sul green.

La dimensione europea richiede una rosa di giocatori ampia e profonda. Gli infortuni e le assenze sono una variabile che può spostare gli equilibri negli scontri diretti.

Nel match contro i giovani dell’Ajax sono emerse lacune sul piano psicofisico, di tenuta atletica e di personalità.

L’impianto, l’impalcatura tattica e l’intensità sono condizioni essenziali nel panorama calcistico contemporaneo. Le squadre che primeggiano mostrano la velocità di pensiero, il possesso palla, il ritmo e l’organizzazione di gioco.

Le Zebre sul palcoscenico privilegiato smarriscono l’identità, il carattere distintivo che narrano le grandi squadre.

Nelle serate complicate, le qualità dei singoli, l’assetto della truppa e il vigore illustrano la “cartina di tornasole” dei trionfi e delle disfatte.

L’approccio passivo è passato di moda, l’esuberanza mentale e fisica dominano senza calcoli. Nel torneo nazionale i Campioni d’Italia dettano la loro legge, i competitors arrancano, distanti sul campo e nei bilanci finanziari.

Il divario e lo scarto del calcio nostrano con la ribalta internazionale è evidente. Dovrebbero cambiare la filosofia, il pensiero tattico e la preparazione fisica. Non si tratterebbe di una “tabula rasa”, ma di ripensare l’atteggiamento e l’ordine delle priorità.

Noi siamo la tradizione, i maestri datati del “catenaccio”, precursori del contropiede e delle ripartenze, amanti degli equilibri stabili.

Il modello innovativo dell’Atalanta del maestro Gian Piero Gasperini è un’eccezione nel panorama italico, un approccio organizzato contraddistinto da vigore, rapidità e giusto tatticismo.

Riportare a Torino il trofeo più prestigioso è la sfida dei prossimi anni. Parafrasando come un mantra le parole di Giampiero Boniperti: “ Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta.”

Juventus: le vittorie in Italia e le sconfitte europee.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza