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Trento

Allarme medici e professionisti sanitari anche in Trentino

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La carenza sia di medici che di altri professionisti sanitari è un tema ormai talmente evidente ed importante che incalza e dovrebbe preoccupare fortemente classe politica dirigente e cittadini sia a livello nazionale che locale.

I continui intasamenti dei servizi di pronto soccorso e le lunghe file d’attesa presso i medici curanti non sono altro che la costante conferma della situazione critica.

Migliaia di specialità mancano all’appello.

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Le Ulss provvedono richiamando spesso i professionisti a riposo o cercando medici stranieri alla Amsi ( associazione medici di origine straniera in Italia http://www.amsimed.org/ )

Il problema di tutto però è da individuare a monte.

Ed in particolare negli investimenti mancati in istruzione e nella programmazione universitaria a numero chiuso di queste facoltà, che restano con un numero chiuso davvero limitato e sottostimato di posti disponibili per i futuri studenti che si scontrano con un sistema ottuso.

Sono già fissate infatti le date delle prove selettive ( i temuti quiz d’ ingresso a risposta multipla) che sono dei veri e propri concorsi sempre più selettivi.

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Tra le facoltà universitarie che prevedono appunto l’accesso programmato vi sono nonostante la carenza di organico quelle sanitarie.

Per il nostro Paese è prevista una presenza media di 5,6 infermieri ogni 1000 abitanti, a fronte di una media dei Paesi Ocse di 9,4 (rapporto Ocse 2018) e già era prevista l’emergenza che andrà ad aumentare nei prossimi anni con i pensionamenti e l’effetto quota 100.

Ad inizio 2019 il presidente dell’ordine degli Infermieri trentini sottolineava: “La carenza di personale medico che si verificherà nei prossimi anni in Trentino, come in tutto il territorio nazionale, sarà accompagnata anche dall’acuirsi della già cronica carenza di infermieri”

Si sarebbe ipotizzato un intervento forte e deciso invece come ogni anno si aprirà il dibattito sul diritto allo studio, i posti messi a concorso etc etc.

Il tema è molto sentito e nonostante la carenza di figure professionali in particolare nel settore sanitario le limitazioni all’accesso sono molto rigide e come ogni anno molti futuri studenti dovranno optare per altri percorsi di studio, diversi magari da quello voluto e sperato.

Confermate le tendenze che vedono molto gettonate le facoltà di fisioterapia, medicina e scienze infermieristiche, presente a Trento nel polo delle professioni sanitarie dove si tengono anche i corsi non universitari per OSS gestiti dalla provincia.

I test d’ingresso sono programmati in Italia nello stesso giorno (11 settembre 2019 per le professioni sanitarie) per tutte le facoltà, quindi per i più motivati che non supereranno le selezioni d’accesso resta unicamente la possibilità di provare un’immatricolazione all’estero ed un futuro trasferimento, in virtù dell’ultimo orientamento giurisprudenziale che, in particolare tra paesi europei, vede il reciproco riconoscimento tra Atenei.

Per dare un’ idea dei numeri per gli infermieri i posti riservati a Verona per l’ a.a. erano 240, a Trento 120 come a Bolzano ( per i quali è prevista la conoscenza della lingua tedesca).

Si rileva non sia procedura facile e agevolata nemmeno il passaggio interno alla stessa Università di Verona e addirittura nella stessa facoltà di scienze infermieristiche tra un polo e l’altro nelle varie città presenti in considerazione sempre del numero chiuso.

L’ Università di Verona con la facoltà per le professioni sanitarie è presente in più città: Legnago, Vicenza, Bolzano, Trento e Rovereto ed ha un ruolo sociale importantissimo.

Sono da sottolineare dei segnali di volontà degli Atenei di semplificare ed agevolare gli studenti ma molto è ancora immerso in una complessa burocrazia, tempistiche vincolate e ben distanti dalla flessibilità che servirebbe per incentivare lo studio.

Nonostante le difficoltà d’accesso i casi di abbandono non sono cosi rari come si potrebbe ipotizzare.

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Trento

Ieri l’assemblea annuale della Federazione provinciale Scuole materne di Trento

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Molti i temi affrontati ieri all’assemblea annuale della Federazione provinciale Scuole materne di Trento, che ha visto presso le Cantine Ferrari a Ravina, ben 123 scuole rappresentate su 134.

Il presidente Giuliano Baldessari ha dedicato la sua relazione a “Qualificare l’investimento per l’Infanzia. 70 anni da capitalizzare”: “Il primo riferimento va all’anniversario della nostra associazione. Un anno significativo il 2020 che si apre col desiderio di immaginare ancora una volta il futuro e di rilanciare prospettive di ricerca e di innovazione.  Con lo sguardo al 19, 20 e 21 novembre prossimi – date nelle quali prenderanno vita le iniziative specifiche legate ai settanta anni di istituzione della Federazione – molte le storie, i percorsi, le domande, le sfide, i progetti da condividere per continuare a curare attenzione, cultura, progettualità nelle politiche per l’infanzia in alleanza con le famiglie e le comunità”.

All’avvio dei lavori l’assessore provinciale all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti ha portato il proprio saluto ai partecipanti, riprendendo i temi espressi da don Marco Saiani che nella Messa di apertura aveva fatto riferimento alle condizioni storiche che hanno portato più di un secolo e mezzo fa alla nascita delle scuole dell’infanzia equiparate e successivamente all’istituzione della Federazione, richiamando il contesto di unità di visione della vita e di disponibilità a collaborare per trovare insieme soluzioni.

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L’assessore Bisesti, evidenziando come sia fondamentale rifarsi a quei valori di solidarietà, ha ricordato come tali valori, pur riletti alla luce dei tanti cambiamenti intervenuti nel corso degli anni, siano la base per affrontare le sfide importanti che ci attendono.

Fra presenti anche gli assessori regionali Giorgio Leonardi e Claudio Cia, nonché l’assessore alla partecipazione, innovazione, formazione e progetti europei del Comune di Trento Chiara Maule.

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Trento

Le Albere, Lega: «Il vero volto di 20 anni di amministrazione del centro sinistra a Trento»

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Da area produttiva simbolo della Trento industriale del boom economico, a quartiere modello e all’avanguardia a livello architettonico.

Presentato come quartiere modello di 113 mila metri quadri, urbanisticamente all’avanguardia, raggiungibile da pochi, addirittura con le guardie private che ne limitavano gli ingressi ( e così è stato nei primi mesi) , non è mai entrato nel cuore dei trentini.

Di certo il Muse ha contribuito a creare curiosità, il parco a portare gente, ma la scommessa è la nuova biblioteca universitaria che si rivolge alla “ nuova Trento”, quella degli studenti, universitari in particolare.

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Una città che ha deciso la completa demolizione del complesso industriale della Michelin dopo la chiusura nel 1997.

Tra la Michelin e la città di Trento per molti anni si è instaurato un grande rapporto di amore e rispetto.  Un’empatia che le Albere non hanno mai avuto con la cittadinanza.

Per il momento a distanza di anni il quartiere “Le Albere” a Trento perde sempre più valore e gli appartamenti del complesso progettato da Renzo Piano restano per gran parte invenduti o disabitati.

Nel 2017 il complesso di proprietà del fondo immobiliare Clesio ha perso il 18% e oggi è poco oltre il 50% del valore iniziale, ovvero 44,3 milioni di euro. I debiti con le banche ammontano a 150 milioni.

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I soci del fondo cioè enti territoriali come Isa, Dolomiti Energia, Itas, Fondazione Caritro, Mediocredito Trentino Alto Adige, hanno ottenuto come “rimborso” parziale delle perdite gli stessi appartamenti invenduti.

Purtroppo il complesso non è mai decollato ne dal punto di vista commerciale ne tanto meno da quello abitativo. Oggi si possono vedere i segni dell’usura delle strutture e luoghi dove il degrado ha preso il sopravvento.

Sull’argomento hanno preso una precisa posizione anche i consiglieri comunali della Lega.

«Ormai non ci stupiscono più le notizie riguardanti il fallimento del progetto di riqualificazione dell’area ex Michelin, – si legge in una nota dei consiglieri –  altresì conosciuta con il nome di quartiere Le Albere. Del resto, si tratta di una situazione ben delineata e che dimostra come questi vent’anni di amministrazione di centrosinistra a Trento non abbiano portato a risultati concreti per la riqualificazione della città. Le aree ex Sloi ed ex Prada, assieme allo sviluppo immobiliare di Trento Nord e le centinaia di appartamenti “semipopolari” sfitti alle Albere (ex Michelin) e la Destra Adige – ex Itacementi, sono vanto della maggioranza uscente nella orgogliosa rivendicazione che la controfigura scelta come candidato Sindaco dal rinato Centrosinistra Autonomista userà in campagna elettorale».

Poi l’attacco all’amministrazione del Sindaco Andreatta additato come primo responsabile della situazione delle Albere: «per il centrosinistra va tutto bene, del resto poco conta se – con riferimento al quartiere Le Albere – il 50% degli alloggi resta invenduto anche nonostante la realizzazione di tutta una serie di sottopassaggi che, nei fatti, non sono serviti per la riqualificazione e l’inclusività del quartiere all’interno della città. La situazione non cambierà neanche con lo spostamento, inutile e solo antiproduttivo – della funivia che dovrebbe portare fino al monte Bondone».

E ancora: «Se in Alto Adige si è vista la realizzazione di impianti funivistici vicino alle stazioni ferroviarie per ridurre l’uso di mezzi di trasporto, qualcuno a Trento, invece, vuol rendere poco praticabile un servizio, quello della funivia, che potrebbe seriamente riqualificare il Bondone ma solamente partendo da un’area vicino alla funivia. Le notizie riguardanti la fuga di negozianti dal quartiere sono conferma di un fallimento di un quartiere che, nonostante i proclami volti a esaltare la riqualificazione urbana, non è stato realizzato in modo tale da essere un polo attrattivo per la città. Peccato perché la riqualificazione poteva essere un’occasione importante per la città».

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Trento

«Programmazione e gestione delle uscite; strumenti e comportamenti»: stasera se ne parla alla SAT di via Manci

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“Programmazione e gestione delle uscite; strumenti e comportamenti” è il tema della serata proposta dalla Sat a partire dalle 20,30 di domani sera presso la sede di via Manci.

Relatori saranno Claudio Covelli e Armando Tomasi. Nel corso della serata si parlerà di come organizzare e gestire un’escursione, con particolare attenzione per gli ambienti a rischio come potrebbero essere le aree innevate o ghiacciate, per muoversi nell’ambito della sicurezza assoluta.

Non saranno tralasciate alcune indicazioni per la corretta lettura dei bollettino meteorologici e del “ Metodo Munter” ( metodo di valutazione del rischio valanghe), per l’utilizzo del telefono satellitare e saranno presentati alcuni siti internet e app utili per l’escursionista.

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