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Benessere e Salute

Maggio è il mese della prevenzione della malattia venosa cronica

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Maggio sarà il mese della prevenzione della malattia venosa cronica che affligge 19 milioni di persone, nella maggioranza donne.

Il sesso femminile è colpito da una sintomatologia più marcata a causa delle fluttuazioni ormonali.

Tra le cause anche la familiarità, il sovrappeso, le gravidanze, le alterazioni morfologiche del piede e la sedentarietà.

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I sintomi sono dati dal bisogno di alzare le gambe, dal gonfiore e dal dolore.

L’esame che porta alla diagnosi è l’ecocolordoppler che permette di valutare la morfologia ed il funzionamento delle vene.

La cura del futuro è rappresentata dall’ablazione chimico-meccanica che consiste nell’inserire un catetere nella safena dal quale si fa uscire una sorta di spirale che rompe la vena che si contrae.

A questo punto si inietta un liquido sclerosante e si medica la safena, i tempi di recupero sono brevi.

Un consiglio generale è quello di avere un intestino in ordine che favorisce una buona circolazione.

Per la prevenzione è consigliabile un movimento di almeno mezz’ora al giorno. I più indicati sono gli sport in acqua. Un aiuto per chi soffre insufficienza venosa agli arti inferiori, lo può dare la carbossiterapia.

Si tratta di iniezioni sottocutanee di anidride carbonica che favoriscono il rilascio di ossigeno ai tessuti.

A tavola per il benessere delle gambe, si dovrebbe evitare alcool e sodio dando spazio a cibi ricchi di Vitamina C, bromelina e potassio e poi uva nera e mirtilli.

Tutti cibi utili per contrastare la stipsi che contribuisce a peggiorare la circolazione venosa. Infine le cure termali che con trattamenti specifici possono aiutare sia nella prevenzione che nella cura.

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Benessere e Salute

La settimana mondiale della Tiroide: in Italia interessa oltre 6 milioni di italiani

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Siamo nella settimana mondiale della tiroide: una ghiandola a forma di farfalla che è fondamentale per via degli ormoni prodotti che regolano il metabolismo, influiscono sul benessere del cuore, sul ritmo del sonno e sulla salute delle ossa; interessando anche lo sviluppo del bambino sia sul piano fisico che neurologico.

Il problema che sono ancora molte le persone alle quali non viene fatta una diagnosi in tempi adeguati a causa della difficoltà di interpretare i sintomi.

L’obiettivo della settimana mondiale della tiroide ( 20 – 26 maggio) è quello di sensibilizzare sulla prevenzione di un disturbo che interessa più di 6 milioni di italiani.

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Tendenzialmente è più frequente nelle donne ( il 10% accusa disturbi durante la propria vita) , ma colpisce in maniera trasversale uomini e donne a tutte le età.

Il 5% della popolazione è affetto da ipotiroidismo di gravità differenziata rispetto all’età, al quadro clinico generale, ma con maggiori rischi se la patologia compare durante la gravidanza o nell’età dello sviluppo.

Invece l’ipertiroidismo, ovvero l’eccesso di funzione ghiandolare, colpisce il 2% della popolazione.

La causa più frequente è la mancanza di iodio che può provocare gozzo, noduli o ipotiroidismo.

Un’adeguata alimentazione può portare alla giusta assunzione di iodio il cui fabbisogno quotidiano è pari a 150 microgrammi per gli adulti, 90 per i bambini fino ai 6 anni, 120 per i bambini in età scolare e 250 per le donne in gravidanza o durante l’allattamento.

A questo proposito sono utili gli integratori specifici.

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Benessere e Salute

Natalità: in Italia sono il 46,5% le famiglie con un figlio unico

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In Italia le famiglie con un figlio unico sono il 46,5%, ma si tratta di una percentuale in aumento.

Ma la scelta è libera o condizionata da fattori esterni?

La media dei figli per le donne italiane è in calo costante, attualmente siamo sul’1,24.

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Al centro nord le donne con un solo figlio sono pari al 30%, secondo l’Istat tra il 2008 ed il 2017 i figli successivi al primo, sono diminuiti del 17%.

Le motivazioni sono le più disparate.

C’è chi a livello educativo considera la condizione di figlio unico, migliore rispetto a quella di chi ha fratelli, ma ovviamente vale anche il concetto inverso.

In passato i figli unici erano una minoranza e come tali erano socialmente più isolati.

Al contrario oggi la loro numerosa presenza, costringe le famiglie ad aprirsi maggiormente.

Non manca nemmeno l’aspetto economico – sono ancora scarsi gli aiuti per incentivare le nascite – , ma anche quello della paura del futuro: occupazione, pensione, contesti sociali critici, fanno decidere per il figlio unico, piuttosto che una prole numerosa.

I figli unici hanno un diverso rapporto con i genitori ?

Da una parte si crea una sorta di triangolo con i genitori che non devono dividere con nessun altro le ore libere e la sfera affettiva.

Ma il rischio è che questo particolare rapporto si possa trasformare in dipendenza e specialmente nell’età adolescenziale, è importante permettere ai figli di emanciparsi per conquistare la giusta autonomia.

Il crescere solitario del figlio unico, può incidere sulla personalità?

Il rischio può essere quello di chiudersi in se stessi diventando egoisti, oppure eccessivamente altruisti per garantirsi la presenza di altri bambini.

Di certo viene a mancare la competizione con i fratelli e c’è la possibilità di cadere nell’egocentrismo.

Chi è ad avere maggiori capacità: i figli unici o coloro che devono condividere le attenzioni?

Tendenzialmente i figli unici passando più tempo con gli adulti possono maturare prima dei coetanei con fratelli ed iniziano prima a utilizzare un linguaggio più evoluto.

Ma l’Italia va anche in controtendenza rispetto ad altre nazioni e non sempre c’è proporzione tra il tempo trascorso con i genitori e lo sviluppo di competenze.

Infine lo welfare potrà essere utile da solo a invertire la tendenza del figlio unico?

Partendo dal presupposto che un figlio rappresenta un investimento nel tempo, non ha senso un intervento una tantum, come il bonus bebè anche da 1000 euro.

Gli asili costano poco solo per chi dimostra di essere povero, per tutti gli altri la spesa è almeno di 400 euro al mese. Ad essere necessari sono interventi che diano sicurezza come in Francia ed in Svezia dove si interviene sul lungo termine su scuola e lavoro.

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Benessere e Salute

Gravidanza e diabete, la sicurezza in una App

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Si chiama “TreC_Diabete” ed è un’applicazione sviluppata da TrentinoSalute4.0 e, in particolare, dall’unità di ricerca e-Health del Centro ICT della Fondazione Bruno Kessler di Trento, nell’ambito del progetto TreC – Cartella Clinica del Cittadino.

Presso il Centro diabetologico di Trento (CAD) della APSS, l’unico centro di riferimento per tutto il Trentino per la donna diabetica in gravidanza, è in corso una sperimentazione che permette al medico diabetologo di prescrivere la App alle donne in gravidanza con il diabete.

Dal 2014, TreC_Diabete è stata prescritta a più di 26 donne, di cui 23 mamme, che la hanno utilizzata quotidianamente già dalle prime settimane di gestazione fino al parto. Ma non solo: l’applicazione può essere estesa anche a casi selezionati di giovani all’esordio di malattia e con preferenza alle persone che vivono nelle valli, lontano dal centro.

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Con l’obiettivo di rendicontare questo progetto di innovazione sanitaria, TrentinoSalute4.0 ha invitato alcune di queste mamme “speciali” a raccontare la loro esperienza. Ne è nato un video documentario che è stato presentato lo scorso 5 maggio durante l’incontro “Montagne e tecnologie per la salute. Mamme diabetiche in gravidanza” al TrentoFilmFestival: http://bit.ly/2DSjYrc

All’appuntamento erano presenti la dott.ssa Tiziana Romanelli, responsabile del servizio diabetologia dell’Apss di Trento, le infermiere e la nutrizionista del team di Diabetologia, Katia, una delle quattro protagoniste del documentario e Ileana, una studentessa di Trento a cui è stata prescritta la App durante un periodo particolare della sua vita.

Ma perché le abbiamo definite “mamme speciali”? Per tre motivi: il primo, perché sono mamme diabetiche. Il secondo è perché sono mamme che hanno deciso di mettersi in gioco e accettato di sperimentare in prima persona una tecnologia nuova. Il terzo motivo: queste mamme vivono, con le loro famiglie, in montagna e nelle valli del Trentino, lontane dal centro, dalla città e dalle sue comodità.

Per realizzare il documentario, che è una sintesi, un frammento digitale della vita di queste quattro donne, lo scorso inverno abbiamo percorso qualche chilometro in giro per la Provincia. Le abbiamo raggiunte ad Alba di Canazei (Val di Fassa), dove vive Sarah con il marito Moreno e i loro due bimbi, a Roveda (Frassilongo, Val dei Mocheni), dove abbiamo incontrato Katia e Diego con il piccolo Nicolas.

Abbiamo poi portato la nostra telecamera a casa di Gema, neo mamma di Diego, a Comano (nelle valli Giudicarie) e a Riva del Garda, dove risiede Lara, imprenditrice e mamma di due splendidi bambini.

“Da alcuni anni” – spiega nel video la dott.ssa Tiziana Romanelli – “si sperimenta un metodo innovativo per seguire le donne con diabete di tipo 1 in gravidanza”.

Infermieri e medici tengono monitorati i pazienti attraverso un “cruscotto medico” via web. “Qui” – prosegue la dottoressa Romanelli – “prescriviamo i farmaci e la terapia, ma anche questa App che permette di raccogliere dati giornalieri dei pazienti per il controllo della glicemia e anche di mettere in contatto il centro diabetologico con la donna attraverso una chat per poter suggerire il metodo migliore per il controllo della glicemia”.

La App si può personalizzare dal cruscotto medico secondo le necessità di ciascuna donna. È un po’ come prescrivere le dosi e le modalità di assunzione di un farmaco.

“Per noi medici” – aggiunge Romanelli – “l’innovazione consiste proprio nella possibilità di prescrivere la App per la gestione di una patologia cronica”.

“Le tecnologie di intelligenza artificiale che si sviluppano in Fondazione Bruno Kessler” – spiega Paolo Traverso, direttore del Centro ICT della FBK  – “permettono di costruire sistemi e applicazioni che interagiscono con le persone e le aiutano a prendersi cura della propria salute”.

Nella prima sperimentazione, il diario digitale del diabete era disponibile per smartphone con sistema operativo Android, mentre con la nuova versione della App, anche i cellulari Apple potranno installarla.

L’innovazione, unica in Italia, è stata oggetto lo scorso 15 marzo 2019 di un servizio giornalistico dell’ANSA nazionale.

Il video:

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