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Trento

Stop ai finanziamenti per cooperazione e migrazione in Trentino. La sinistra ora è in ginocchio

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Evidentemente per la sinistra l’unica priorità in Trentino è rappresentata dai finanziamenti per la cooperazione e la migrazione in senso lato.

Attenzione perché la preoccupazione non è dettata da un attacco di ingenua utopia che faccia pensare a lor signori che i problemi dell’Africa si possono risolvere, portando in Italia quanti più africani possibile.

Nulla di tutto questo.

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A mettere in agitazione Zeni, Ghezzi “essere umano”, Rossi, Armando Stefani, Passerini e via elencando, non sono gli uomini, ma i soldi.

Per essere chiari l’aiuto umanitario, come tale, dovrebbe essere prestato anche gratuitamente, non come conseguenza di una disponibilità economica che non è nemmeno diretta, ma frutto esclusivo di finanziamenti pubblici.

Come dice un vecchio adagio, la sinistra vorrebbe “ la botte piena e la moglie ubriaca”.

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Fare cioè bella figura umanitaria, con i soldi avuti in regalo da mamma Provincia.

Per la verità fino al 21 ottobre funzionava proprio così.

Gran parte delle risorse venivano dirottate verso migrazione e cooperazione ed il gioco era fatto.

Aggiungiamoci anche una chiesa trentina solerte esecutrice delle linee di principio di Bergoglio ed ecco il modello trentino da esibire come esempio.

Poi che i Trentini, ma anche molti di quegli stranieri che non erano stati pilotati sulle nostre coste da mafie locali e mafiosi internazionali, dovessero convivere con una serie di problemi quotidiani, a Zeni, Rossi, Ghezzi “essere umano” e via dicendo non importava nulla.

Ma da ottobre il giochino non funziona più.

La giunta di centro destra, ma al centro del mirino c’è solo Fugatti, ha parzialmente chiuso i rubinetti e i pupi siciliani del business dell’immigrazione hanno cominciato a agitarsi, anche troppo.

Ripetiamo non in favore degli uomini, ma unicamente il favore dei finanziamenti che non ci sono più.

Dicono che sono i soldi , negati “ dal cinismo senza etica di Fugatti” ( com’era titolato ieri da un quotidiano locale, l’intervento di Armando Stefani) che farebbero star meglio i profughi.

Ma non dicono quanti soldi realmente sono andati nelle tasche del profugo in Italia o del povero in Africa e quanti si sono persi strada facendo per finanziare la struttura: cooperative, ong, associazioni, consulenti che in Trentino hanno attinto per anni a piene mani dal finanziamento pubblico.

Ma intanto, ma potrebbe essere una casualità, dopo il taglio del bonus giornaliero ai migranti deciso dal ministro dell’interno Salvini, da 35 a 23 euro al giorno, nessuna cooperativa sociale e nemmeno la caritas partecipa più a nessun bando italiano.

Della serie, va bene aiutare tutta l’Africa ma se si guadagna qualcosa se no è meglio rimanere a casa a guardare la televisione. Altro che volontariato.

Singolare, dopo il taglio delle consulenze, anche l’insorgere dell’ordine degli psicologi. Di loro non se n’era mai sentito parlare.

«La politica di contrasto all’immigrazione clandestina e di controllo del territorio è ovviamente dovuta e auspicabile, ma al tempo stesso appare poco sensibile al profilo umanitario» – citava così un loro passaggio sui media l’indomani della mannaia calata dalla giunta Fugatti sulle «ricche» consulenze pagate dai trentini.

Altro che volontariato.

Ma tutta questa agitazione non è che per caso sia un tentativo per nascondere un’altra realtà? “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, diceva Andreotti.

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