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Trento

Virus West Nile e Usutu: il Trentino adotta il Piano nazionale 2019

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Il Trentino adotta il “Piano nazionale integrato di prevenzione, sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu – 2019”, emanato dal Ministero della Salute.

La decisione è stata assunta dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore alla salute e politiche sociali, demandando all’Azienda provinciale per i servizi sanitari, al Servizio Foreste e Fauna e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’attuazione degli adempimenti previsti.

I virus in questione possono passare dalle popolazioni aviarie, principali veicoli del virus, ai mammiferi e quindi anche agli esseri umani, attraverso i cosiddetti vettori-ponte, ovvero quelle specie di zanzare che pungono sia gli uccelli che i mammiferi. Il territorio trentino rientra comunque tra le aree “a rischio minimo di trasmissione”.

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L”Apss provvederà ad attuare le misure di sorveglianza disposte dal Ministero, in particolare: sorveglianza dei casi di sintomatologia nervosa negli equidi (solo per West Nile); sorveglianza su esemplari di uccelli selvatici rinvenuti morti appartenenti agli ordini dei Passeriformi, Ciconiformi, Caradriformi, Falconiformi e Strigiformi; sorveglianza dei casi di malattia neuro-invasiva e/o di infezioni recenti umani.

L’Amministrazione provinciale può inoltre definire eventuali misure o attività straordinarie, previa valutazione da parte del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e del Centro di Referenza Nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali.

Il virus West Nile è stato segnalato in Europa a partire dal 1958 ed è un virus non contagioso trasmesso da alcune specie di zanzare.

Le persone e gli equidi sono ospiti “a fondo cieco”, cioè non trasmettono a loro volta l’infezione anche quando ne sono vittime. L’infezione decorre in maniera asintomatica nella maggior parte dei casi. Tuttavia nelle categorie a rischio (età avanzata e/o soggetti immunocompromessi) può manifestarsi con sintomi neurologici gravi.

Il virus Usutu è stato osservato per la prima volta in Europa nel 1996. La sua comparsa ha determinato mortalità significativa tra le popolazioni di merli e altre specie aviarie in Italia e, successivamente, in altri paesi europei.

Entrambi i virus, come dicevamo, sono trasmessi ai mammmiferi da zanzare che in precedenza hanno punto uccelli già infetti.

 In considerazione della complessità del loro ciclo biologico, la sorveglianza mirata a rilevarne la circolazione rende indispensabile la collaborazione di soggetti diversi, che operano in campo entomologico, veterinario ed umano.

Dal 2016 la sorveglianza veterinaria (animale ed entomologica), essenziale per la stima del rischio, e quella dei casi umani sono integrate in un unico Piano nazionale.

Nel caso del  West Nile l’obiettivo generale della sorveglianza integrata consiste nell’individuare precocemente, attraverso programmi mirati, la sua circolazione sul territorio nazionale negli uccelli o negli insetti vettori, al fine di mettere prontamente in atto tutte le misure disponibili per prevenire la trasmissione nei confronti delle persone (controllo del vettore; comunicazione del rischio e adozione di misure protezione individuale; misure nei confronti delle donazioni di sangue ed emocomponenti, organi e tessuti). Le attività di sorveglianza previste per il West Nile virus sono integrate con quelle utili all’individuazione della circolazione dell’Usutu.

Il Piano 2019, elaborato con l’ausilio del Tavolo tecnico intersettoriale sulle malattie trasmesse da vettori, introduce importanti aggiornamenti relativi alle attività di prevenzione, alla classificazione delle aree a rischio sulla base delle evidenze epidemiologiche, ecologiche ed ambientali, e alle misure di controllo. È stato inoltre inserito un nuovo allegato relativo alle procedure operative per la cattura di zanzare e la gestione del campione.

Le modalità di attuazione delle attività di sorveglianza differiscono a seconda della situazione  epidemiologica/ecologica/ambientale dei territori che sono classificati come aree “ad alto rischio di trasmissione”, “a basso rischio di trasmissione” e, come nel caso del Trentino, “a rischio minimo di trasmissione”.

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