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Valsugana e Primiero

Scurelle, trovate 30 bare con resti umani dentro un capannone

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È un autentico film dell’orrore quello che hanno trovato i Carabinieri del NOE ieri verso mezzogiorno appena entrati nel capannone di Asola di Scurelle in Valsugana ex Samatec poi acquisita da Pasquazzo Costruzioni, che a sua volta l’aveva ceduta alla Eurosic di Vobarno che ha poi affittato il capannone per vari utilizzi

Un fonte anonima ha avvertito che nella struttura c’erano molte cose sospette, e così ieri il Noe insieme ai vigili del fuoco, il sindaco di Scurelle e il personale dell’azienda sanitaria ha deciso di effettuare un blitz. (leggi cosa hanno trovato)

Dentro la drammatica scoperta: in un capannone fatiscente e pieno di rifiuti di ogni genere anche una trentina di bare abbandonate fra detriti e polvere, accatastate una sull’altra e con dentro dei resti di persone decedute da molti anni.

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Appena entrati hanno trovato degli operati intenti a trasportare i resti umani dalle casse a dei sacchetti di nylon per essere poi conferiti presso il forno crematorio.

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Il capannone utilizzato evidentemente per le macabre operazioni è subito stato sequestrato e sono partite due diverse denunce.

La prima per gestione illecita di rifiuti, la seconda per vilipendio di cadavere.

La ditta della Valsugana, una cooperativa sociale, che aveva in affitto il capannone era autorizzata a trasportare le bare, ma non certo a svolgere queste operazioni di apertura e trasporto dei resti.

L’ immobile è stato messo sotto sequestro e sigillato sia sul basculante che sulla porta che altrimenti condurrebbe negli spazi interni del capannone.

Si sospetta che l’operazione sia stata fatta per risparmiare sullo smaltimento dei cadaveri e sul recupero dello zinco.

L’ipotesi è che le salme provengano dai loculi e dopo un certo periodo siano state tolte senza l’avvallo dei parenti.

È opportuno sapere che i forni crematori per accettare il feretro in cremazione richiedono specifiche caratteristiche per le bare quali –ad esempio- essenze lignee facilmente combustibili, assenza di zinco interno e di verniciatura esterna (o un massimo di 1kg di vernice ad acqua).

Quindi le bare potrebbero essere state depositate per essere lavorate prima del trasporto al crematorio.

Gli inquirenti indagato sul fatto che in questi anni dal capannone di Scurelle possano essere passati centinaia di cadaveri da tutta Italia.

Ricordiamo che la legge vieta che qualsiasi cosa esca da un cimitero senza l’autorizzazione.

La normativa in tal senso è chiara: per avviare il corpo alla cremazione è necessaria un’autorizzazione al trasporto

La zona, che si estende su oltre 7 ettari, è piana zeppa di capannoni che ospitano varie attività.

La struttura sequestrata si trova nell’area produttiva a ridosso della Statale 47 ed è divisa in 3 parte ben distinte.

Il capannone dove sono state trovate le bare è forse il più degradato della zona

Sarà compito degli investigatori capire ora chi avesse in affitto il capannone degli orrori.

L’entrata alle serie di capannoni dell’area è automatica. Si apre con un cancello alle sei del mattino e si chiude alle 20.00 della sera.

Nell’area possono entrare solo le aziende: Litodelta, Aluvals, Toller Fulvio, Pasquazzo lattonerie e Zircotec.  (Qui le ultime inquietanti notizie nello sviluppo delle indagini)

 

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Valsugana e Primiero

Panarotta: 73 enne colpito da un mucca finisce al santa Chiara

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Ieri mattina intorno alle 10.30 nella Malga Montagna Granda in Panarotta un uomo di 73 anni si è avvicinato ad una mucca per controllare il vitello appena nato ed è stato violentemente colpito.

Il ferito è un parente degli attuali gestori della struttura di proprietà dell’Asuc di Pergine.

Nel prato sottostante la stalla una mucca ha partorito un vitellino e accortosi dell’evento l’uomo si è subito recato sul posto per controllarne lo stato di salute.

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La mucca deve aver preso male la cosa però e mossa da un forte istinto materno ha sferrato un violento colpo con la testa.

L’uomo è sbalzato in avanti per alcuni metri e ha perso i sensi per alcuni minuti.

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Soccorso all’istante dalle persone presenti in malga ha lentamente ripreso conoscenza ed è stato caricato sull’elisoccorso verso l’ospedale Santa Chiara.

Alle 10.25 sul posto sono intervenuti anche gli uomini del Soccorso Alpino insieme ai vigili del fuoco di Vignola Falesina, ma il loro intervento non è stato necessario.

Le condizioni del 73 enne non risultano gravi.

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Valsugana e Primiero

Rubano il cane al presidente degli albergatori Stefan Mayr. Lui lo ritrova e lo recupera con l’elicottero

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Il proprietario dell’hotel Luna e presidente degli albergatori di Bolzano Stefan Mayr è stato protagonista di un evento singolare.

Come lui stesso ha raccontato sul proprio profilo Facebook, è stato derubato del suo cane mentre stava arrampicando sulle Pale di San Martino.

I ladri, secondo lo stesso albergatore, sarebbero due turisti veneziani che avrebbero poi abbandonato il cane fra le rocce. Grazie a due amici bellunesi l’albergatore l’ha rintracciato e recuperato con l’elicottero.

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Stefan Mayr ha raccontato di esser partito in compagnia di un amico e del cane dal rifugio Volpi fino al rifugio Mulaz raggiungendo l’omonima cima che sovrasta passo Valles e la val Vaneggia.

L’obiettivo era la cima del monte Focobon.

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Il cane, di nome Gandhi e di razza swissy, attendeva il suo padrone ai piedi della parete rocciosa, ma al ritorno di Mayr non c’era più.

In quello stesso attimo l’albergatore ha ricevuto una telefonata da due amici bellunesi che conoscevano bene il cane e gli hanno spiegato che lo avevano incrociato su un sentiero fra il rifugio Mulaz e il rifugio Rosetta privo della targhetta di riconoscimento e in compagnia di un paio di persone dall’accento veneziano.

I suoi due amici bellunesi hanno fermato i due turisti affermando che il cane fosse di Stefan Mayr.

A quel punto i due veneziani si sono allarmati e hanno pensato bene di darsi alla fuga. Uno degli amici bellunesi è corso al rifugio Rosetta per dare l’allarme e Mayr ha deciso di chiamare un elicottero per recuperare il cane e l’amico bellunese che era rimasto con lui.

«Ieri mentre arrampicavo in gruppo del Pala due stronzi, bastardi veneziani hanno voluto rubare il mio Ghandi. Grazie all’aiuto di Manuel e l’elicottero sono stato capace di trovarlo e riportarlo a casa»Queste le dure parole del presidente degli albergatori di Bolzano

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Valsugana e Primiero

Giunta in visita alla cantina Cenci di Castelnuovo

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Prosegue l’attività sul territorio dell’amministrazione provinciale, che giovedì ha visitato la cantina Cenci di Castelnuovo, in Valsugana.

“E’ per noi fondamentale conoscere da vicino le realtà locali d’eccellenza.”

“Grazie al contatto con chi fa impresa, abbiamo la possibilità di approfondire punti di forza e di debolezza del sistema Trentino e questo non può che essere di stimolo e di aiuto per proporre misure al passo coi tempi.”

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Sono state le parole del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, accanto al quale erano presenti l’assessore all’agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli, la collega di Giunta con delega alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana e il consigliere provinciale della Valsugana, nonché presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher.

La cantina Cenci offre alla propria clientela un prodotto di alta qualità che si è ritagliata un ruolo di primo piano nel panorama vitivinicolo trentino, nonostante sia nata soltanto un paio d’anni fa.

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L’obiettivo è quello di compiere una crescita importante, pari ad alcune decine di migliaia di bottiglie.

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