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Cimec Rovereto: quando essere cavia aiuta la scienza e anche il portafoglio

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Immaginiamo la ricerca scientifica come una macchina in perenne movimento e quindi con un continuo bisogno di alimentazione.

Alimentazione che noi possiamo arricchire soprattutto attraverso le donazioni.

Oltre a donare una parte del nostro possibile reddito, esiste però un’altra concreta opportunità: cioè quella di investire interamente noi stessi, diventando delle vere e proprie cavie umane.

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Tutto questo al CIMEC di Rovereto è possibile.

Il CIMEC (Centro Interdipartimentale Mente/Cervello) è formato da 5 dipartimenti: Psicologia, Scienze Cognitive, Lettere e Filosofia, Fisica, Matematica, Ingegneria e Scienze dell’ Informazione.

Il Centro si occupa di ricerca in diversi settori che spaziano dalla psicologia sperimentale ai metodi di acquisizione di neuroimaging, alle neuroscienze cognitive comprendendo la linguistica computazionale e la cognizione animale.

Se la semplice donazione in denaro non ci fa sentire abbastanza utili per la scienza, il CIMEC offre l’opportunità a persone di ogni sesso ed età di essere cavie per un giorno.

Esperimenti comportamentali elettroencefalogramma, risonanza magnetica, ed osservazione delle azioni sono alcuni degli esperimenti richiesti.

Durante le sessioni, al partecipante viene richiesto di fare vari tipi di esercizi: dai visivi agli uditivi. Riuscendo così ad individuare le risposte da parte del nostro organo principale.

In base al tipo di esperimento ed alla sua durata, la futura cavia riceverà un rimborso spese che potrà variare dai 5 ai 30 euro. Non sorprende infatti che siano in moltissimi a rispondere agli annunci dei ricercatori.

Esiste una vera e propria bacheca sui social all’interno della quale i ricercatori di ogni università possono pubblicare i loro annunci, descrivendone la posizione, i requisiti per partecipare ed il relativo rimborso, se presente.

Nonostante i requisiti di partecipazione siano piuttosto rigidi, (limiti di età, sesso ecc.) l’affluenza nelle risposte è singolare.

A rispondere, soprattutto studenti universitari e questo non sorprende. L’idea di un bonifico seppur minimo infatti, è molto accattivante.

Spesso infatti il mondo dell’università, tra libri, tasse e affitto risulta piuttosto costoso.

«Molti studenti stanno trovando un “comodo appoggio” in questa partecipazione – spiega Anna, studentessa del terzo anno di Lettere e Filosofia. “Perchè non approfittarne per pagarsi un libro?”».

Fare da cavia ad un esperimento scientifico, prestandosi alla scienza ed in cambio ricevere un compenso è comunque una soddisfazione.

In un certo senso è come aiutare il futuro e ritrovarsi a fine mese con quale soldo in più, unisce l’utile al dilettevole.

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Trentino Clima 2019: ad ottobre l’importante appuntamento scientifico a Trento

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Scalda i motori la macchina organizzativa di Trentino Clima 2019.

Sono in programma una serie di iniziative con al centro la Conferenza annuale della Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC) che riunirà la comunità dei climatologi italiani a Trento dal 23 al 25 ottobre.

In primo piano i rischi che gli impatti dei cambiamenti climatici implicano sulla società umana e sugli ecosistemi naturali.

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Ad un anno esatto dagli eventi meteorologici legati alla tempesta Vaia, si terrà a Trento dal 23 al 25 ottobre la Conferenza annuale della Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC) dal titolo: “ClimRisk19 | Il rischio climatico: implicazioni per gli ecosistemi e la società, sfide e soluzioni”.

Le prime due giornate della Conferenza saranno dedicate agli interventi di approfondimento di carattere scientifico e prevedono una quota di iscrizione, mentre nella giornata del 25 ottobre saranno promossi degli eventi aperti al pubblico e che coinvolgeranno in particolare gli studenti delle scuole primarie e secondarie, il mondo dell’informazione e gli amministratori pubblici.

L’occasione di ospitare a Trento la Conferenza annuale della SISC permetterà di organizzare una serie di eventi e di azioni collaterali, grazie al sostegno dell’Assessorato all’urbanistica, ambiente e cooperazione, che consentiranno di coinvolgere la cittadinanza per sensibilizzare sulle tematiche legate alle cause e agli impatti dei cambiamenti climatici con particolare riferimento al contesto alpino e all’ambiente di montagna.

La programmazione di questi eventi, che darà forma a Trentino Clima 2019, sarà resa nota in dettaglio nei prossimi mesi e vede la collaborazione oltre che tra la Provincia autonoma di Trento e la Società Italiana per le Scienze del Clima, anche quella del MUSE, della Fondazione E.Mach, della Fondazione B.Kessler, dell’Università di Trento, di Trentino School of Management e di Trento Film Festival.

Saranno previsti, come detto, eventi specifici rivolti alla popolazione e al mondo dell’informazione, per garantire la più ampia diffusione possibile delle conoscenze più aggiornate in materia.

Chi è la Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC) – La Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC) nasce come punto di incontro tra gli scienziati dei diversi settori disciplinari che utilizzano le informazioni climatiche per le proprie ricerche e intende contribuire al progresso scientifico e all’innovazione delle scienze climatiche in Italia promuovendo la convergenza delle discipline e la multidisciplinarietà delle ricerche.

La Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC) si pone come interlocutore a supporto della società in particolare per aumentare l’impatto degli studiosi sul dibattito sul clima, dando rigore scientifico all’analisi delle politiche climatiche di mitigazione e adattamento; per promuovere il dialogo tra scienziati, decisori pubblici, imprese e cittadinanza per supportare azioni nell’interesse della società e dell’ambiente; per mettere al servizio delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini i risultati della ricerca e incoraggiarne l’uso.

Il confronto tra ricercatori e società civile viene promosso in particolare mediante la Conferenza annuale della SISC che dal 2013 viene promossa in maniera itinerante in differenti città italiane.

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Il fondo di trasferimento tecnologico “Progress Tech Transfer” ora più vicino alla ricerca e all’innovazione del Trentino

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Grazie ad un recente accordo quadro sottoscritto con HIT-Hub Innovazione Trentino, è stato presentato oggi il principale fondo di investimento nazionale sulla sostenibilità ambientale ed energetica.

La sostenibilitá ambientale ed energetica è un concetto molto spesso abbinato all’innovazione ed è questo il tema centrale della nuova iniziativa Progress Tech Transfer che, con una disponibilità di investimento superiore a 40 milioni di euro, è destinata a finanziare lo sviluppo delle migliori tecnologie prodotte da università e centri di ricerca. Il Fondo – di cui MITO Technology S.r.l. è l’advisor – è sottoscritto da Cassa Depositi e Prestiti e dal Fondo Europeo per gli Investimenti all’interno della piattaforma strategica nazionale ITAtech.

Grazie alla partnership tra HIT e MITO Technology, il sistema della ricerca trentino (con numerosi ricercatori di Università, Fondazione Kessler e Fondazione Mach) e alcune startup del territorio hanno potuto conoscere direttamente le opportunità di investimento che Progress Tech Transfer rende disponibili, con l’obiettivo di candidare le proprie tecnologie sulla sostenibilità, declinate nei settori delle tecnologie per agricoltura, ambiente ed energia.

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“L’evento di oggi rientra pienamente nella mission di HIT come attore territoriale di supporto al trasferimento tecnologico avanzato – commenta il Prof. Deflorian, Consigliere di HIT – Favorire la connessione di startup e ricercatori con le opportunità dei fondi di investimento sta diventando sempre più una priorità ed il Trentino evidenzia sempre più casi di successo in questo contesto”.

“Con questa iniziativa puntiamo a sostenere e finanziare alcune tra le migliori tecnologie sviluppate dalla ricerca pubblica, che, per carenti risorse economiche, faticano a maturare e a raggiungere il mercato – aggiunge Francesco De Michelis, CEO di Progress TT – Focus degli investimenti saranno tecnologie di eccellenza in grado di offrire soluzioni nell’ambito della sostenibilità: un tema che impatta sul quotidiano nostro e delle prossime generazioni e che, inoltre, impegna costantemente le aziende nel ricercare input produttivi”.

L’attività rientra nella mission di HIT di favorire opportunità di investimento per la valorizzazione di risultati della ricerca che possano portare ricadute concrete nell’economia trentina, sia attraverso la costituzione di nuove imprese high-tech, sia attraverso il finanziamento delle startup già esistenti.

Grazie all’intesa con MITO Technology, HIT potrà infatti fornire ai propri fondatori scientifici – Università di Trento, Fondazione Bruno Kessler e Fondazione Edmund Mach – e alle startup territoriali attive in questo settore opportunità di investimento e reperibilità di risorse, anche aggiuntive rispetto a quelle già eventualmente disponibili, nonché un sensibile incremento nelle opportunità di selezione delle tecnologie, per il loro posizionamento sul mercato.

Durante la presentazione congiunta tenuta nelle sale della Fondazione Bruno Kessler, a Povo, il pubblico di addetti ai lavori ha potuto rilevare modalità e interazioni possibili per gli interventi previsti da questo fondo. “Progress Tech Transfer” prevede infatti un portafoglio di investimenti su due principali modelli: – una fase iniziale di finanziamento (da 50.000 a 200.000 euro) per il testing delle tecnologie di ricerca per una validazione in contesto di mercato (c.d. proof-of-concept) per tecnologie a basso livello di maturazione, al fine di farle giungere alla fase di sfruttamento commerciale e al successo economico.

– Investimento diretto in startup tecnologiche, arrivando fino a 1.5 milioni di euro sotto forma di investimento in equity per singolo progetto.

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Decodificato il genoma dell’abete bianco: nel consorzio internazionale per l’Italia ci sono FEM, C3A e CNR

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Dopo la decodifica del genoma di vite, melo, fragola, lampone, olivo, pesco e di insetti come la Drosophila suzukii e loro patogeni (Plasmopara viticola) la Fondazione Edmund Mach è coinvolta in un’altra importante attività di sequenziamento: il codice genetico dell’abete bianco.

Un team internazionale che per l’Italia ha coinvolto FEM in collaborazione con il Centro Agricoltura Alimenti Ambiente congiunto con UniTrento, e il CNR, è riuscito a decodificare il patrimonio genetico di un abete bianco partendo da un albero di un bosco a Birmensdorf, in Svizzera.

Per completare il sequenziamento è stato necessario decodificare 18 miliardi di coppie di basi azotate, ossia dei singoli tasselli che compongono il DNA dell’albero. Una cifra sei volte superiore alle coppie di basi presenti nel genoma umano.

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Nonostante l’alto numero di sequenze genomiche ripetute abbia reso il compito dei ricercatori particolarmente complesso, i componenti del patrimonio ereditario che contengono geni, ovvero le informazioni genetiche per la produzione di proteine con determinate funzioni, sono ben descritti. Per comporre un quadro complessivo a partire da questi tasselli i ricercatori hanno ancora molto lavoro da compiere.

L’abete giusto per ogni luogo: Lo sforzo viene premiato, in quanto un genoma decodificato contribuisce a comprendere la diversità genetica all’interno della specie, utile ad esempio per scoprire quali alberi crescono meglio in un determinato sito. Conoscere la variabilità genetica permetterà di riconoscere le caratteristiche desiderate già nelle giovani piante, senza dovere aspettare che crescano per alcuni anni.

Il contesto nazionale: L’abete bianco è una specie chiave degli ecosistemi alpini e appenninici, fortemente minacciata dai cambiamenti climatici, in particolare dai significativi aumenti delle temperature e dello stress idrico.

L’abete bianco in Italia è caratterizzato da una complessa e peculiare struttura genetica, frutto della sua articolata storia demografica durante i cicli glaciali-interglaciali, con presenza di numerosi rifugi anche lungo la catena appenninica e una probabile connessione trans-adriatica tra popolazioni del sud d’Italia e quelle della Penisola Balcanica.

Tutto ciò fa assumere all’abete bianco in Italia una straordinaria valenza da un punto di vista conservazionistico, quale bacino di variazione genetica di enorme importanza per l’adattamento di questa specie agli stress generati dai cambiamenti climatici.

Il Trentino e il prezioso contributo che questa specie arborea potrebbe fornire a seguito della devastazione della tempesta Vaia

A seguito dei cambiamenti climatici, questa specie assume oggi una crescente importanza in selvicoltura, in particolare in boschi misti con abete rosso e faggio formando associazioni forestali stabili, più resilienti e in grado di sopportare meglio eventi estremi come per esempio la recente tempesta che ha duramente colpito le foreste trentine.

L’abete bianco, con le sue radici profonde, è fortemente ancorato al terreno e resiste meglio di altre specie ai forti venti. Questa specie è molto diffusa in Trentino occupando più del 10 % del territorio forestato e raggiunge dimensioni notevoli con esemplari anche di quasi 50 metri.

Le Abetine in Trentino costituiscono la formazione forestale con il maggior contenuto di carbonio, fornendo un importante contributo alla mitigazione dell’effetto serra.

Pubblicazione originale: G3: Genes, Genomes, Genetics
“A reference genome sequence for the European silver fir (Abies alba Mill.): a community resource in support of climate change research”

Mosca E., Cruz F, Gómez Garrido J, Bianco L., Rellstab C, Brodbeck S, Csilléry K, Fady B, Fladung M, Fussi B, Gömöry D, González-Martínez SC, Grivet D, Gut M, Hansen OK, Heer K, Kaya Z, Krutovsky KV, Kersten B, Liepelt S, Opgenoorth L, Sperisen C, Ullrich KK, Vendramin GG, Westergren M, Ziegenhagen B, Alioto T, Gugerli F, Heinze B, Höhn M, Troggio M., Neale DB (2019).
doi 10.1534/g3.119.400083

Foto. Il primo abete bianco di cui è stato sequenziato il DNA si trova in un bosco a Birmensdorf (ZH) ed è un esemplare poco appariscente della sua specie. (Foto: Christian Rellstab/WSL).

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