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Politica

Sarà Mario Malossini il candidato di Forza Italia per le elezioni Europee del 26 maggio

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Sarà Mario Malossini, già Presidente della Provincia Autonoma di Trento, già assessore al turismo e inventore della farfalla del Trentino, il candidato unico della Regione Trentino Alto Adige della lista Forza Italia per le elezioni Europee del 26 maggio 2019. A darne notizia è la coordinatrice regionale Micaela Biancofiore.

«L’esperienza e la competenza riconosciute di Mario – scrive l’amazzone berlusconiana –  l’aver inventato da Presidente della provincia il coordinamento delle regioni del Nord Est, l’essere stato membro della commissione del 12 e coordinatore regionale del partito, lo hanno fatto assurgere a miglior candidato possibile per rappresentare la nostra regione e la nostra Autonomia in Europa».

«Lo abbiamo messo in campo perché crediamo, – aggiunge Biancofiore – al contrario di quanto si è detto dell’accordo storico con la Svp, che anche grazie a Mario, alla collega Savino e ovviamente al Presidente Berlusconi, riusciremo a conseguire quel 12% dei consensi nel Nord Est utile a farci eleggere due o più deputati europei e fra questo Mario è in pole position. La sua candidatura è stata condivisa con i membri del coordinamento e tutto il partito è pronto a sostenerlo con la stessa gioia e la stessa passione con la quale sosteniamo il Presidente Berlusconi».

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Politica

Roberto Battiston: i disastri spaziali del cocco della sinistra

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Giù le mani dal nipotone di Romano Prodi, giù le mani dalla scienza.

La revoca del mandato di presidente dell’Agenzia spaziale italiana a Roberto Battiston, che era stato rinnovato in articulo mortis da Valeria Fedeli il 7 maggio, continua a scandalizzare le anime belle che «lo spoil system sulla ricerca non si fa».

L’altro giorno, in prima pagina sul Corriere della Sera, il lamento del fisico Carlo Rovelli: «Le mani politiche sulla scienza».

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E l’udienza al Quirinale con Sergio Mattarella per il novello Galileo Galilei del Pd.

Peccato che al Colle andrebbero forse invitati anche i revisori dei conti dell’Asi che, in una serie di relazioni che la Verità è in grado di rivelare, hanno descritto un ente gestito in modo decisamente discutibile da Battiston, tra contratti di lavoro su misura e decreti presidenziali d’urgenza a raffica.

Oltre alle mille magagne del Centro italiano ricerche aerospaziali (Cira) di Capua, oggetto di perquisizione della Finanza proprio nei giorni scorsi.

L’attenta analisi la scrive Francesco Bonazzi su «la Verità» il quotidiano, diretto da Maurizio Belpietro, pochi giorni prima delle elezioni europee dove manco a dirlo Roberto Battiston è candidato del PD 

Dopo la decisione del ministro della Ricerca, Marco Bussetti, di utilizzare i poteri che la legge gli attribuisce, tutti i giornaloni sono stati compatti nel denunciare «la rimozione politica» di Battiston. Ma sono stati egualmente compatti nel tacere due elementi non banali: come denunciato il 16 febbraio scorso da questo giornale, la procedura di selezione per il nuovo presidente era stata smaccatamente anticipata di tre mesi per mettere in sicurezza Battiston. Il quale, oltre che un noto uomo di scienza, è anche il noto marito della nipote di Romano Prodi.

L’incarico di Battiston ai vertici dell’Asi significava, per il centrosinistra, il controllo su un bilancio da 1,6 miliardi di euro e su tutta una serie di incentivi e partnership con le aziende pubbliche e private italiane del settore.

Non è dato conoscere se Battiston sapesse o meno che dopo le elezioni del 4 marzo sarebbe saltato. Ma certo andava di fretta. Nel verbale della riunione del 3 ottobre scorso, il collegio dei revisori dei conti (Natale MonsurròGaetano Tatò e Francesco Mercurio) osserva che dall’inizio del 2018 Battiston ha governato l’ente con 42 decreti presidenziali, la maggior parte dei quali d’urgenza.

I revisori puntano il dito, per esempio, su un contratto a tempo determinato a un ingegnere, Giuseppe Dell’Amore, che riporta come data di registrazione il 1° gennaio, il che suscita «perplessità» se non altro per il giorno festivo. Il 26 gennaio, Battiston proroga al 29 febbraio 2020 un contratto di ricerca a Vanessa Viti. Anche qui, i revisori chiedono la ragione di una proroga «d’urgenza» di addirittura due anni. Con un’altra decisione autonoma, l’ex presidente mette in sicurezza anche la ricercatrice Sara Piccirillo.

Il suo incarico sarebbe scaduto il 28 febbraio di quest’anno, ma con un mese d’anticipo lui la sistema fino al 29 febbraio 2020. Tra gennaio e il 25 giugno, Battiston si nomina in splendida solitudine dieci commissioni valutatrici per temi che vanno dal contratto con Alenia thales fino alla creazione di un asilo nido aziendale. I revisori dei conti obiettano: ma visto che la relazione finanziaria dice che queste nomine non portano oneri finanziari, non sarebbe il caso di «chiarire il carattere onorifico di detti decreti, atteso che i relativi dispositivi non chiariscono l’aspetto finanziario»?

Poi c’è il capitolo del telelavoro: i revisori scoprono che chi lavora da casa ha un rimborso forfettario delle spese energetiche e telefoniche. Ma l’accordo aziendale prevede che «il predetto rimborso sarà calcolato, e conseguentemente erogato, per le giornate di telelavoro effettivamente prestate».

Nella riunione dell’11 ottobre, i revisori affrontano ancora il tema dell’iperattività del Battiston: «Il collegio rinnova l’invito a voler meglio specificare in ogni provvedimento le motivazioni dell’urgenza che hanno determinato la procedura in deroga». E vengono messi in fila altri provvedimenti, in gran parte a favore di singoli, dei quali non si capisce la fretta.

Poi c’è il Cira di Capua, controllato da Asi, che sembra una specie di buco nero, tra personale scaricato sui suoi bilanci, macchinari costosi mal custoditi e una girandola di manager impressionante. Il magistrato della Corte dei conti il 2 ottobre scodella una relazione che al ministro Bussetti avrà fatto venire i capelli bianchi. Negli ultimi due anni, il Cira ha cambiato tre presidenti e tre direttori generali. Il primo, Luigi Carrino, scelto da Battiston nel 2015, è stato cacciato nel 2016 e denunciato dagli organi di controllo per irregolarità gestionali.

Il secondo, Claudio Rovai, si è dimesso a fine 2017 per asseriti «motivi personali», ma in realtà fonti sindacali parlano di uno scontro durissimo con Battiston su una due diligence. Il terzo presidente, Paolo Annunziato, è stato scelto sempre dall’ex presidente Asi a inizio 2018.

Il primo direttore generale, Mario Cosmo, è stato silurato a marzo 2017 per motivi mai resi noti. Il secondo, Massimo Cavaliere, ha resistito due mesi appena e il terzo, Pierluigi Pirrelli, è stato scelto da Battiston dopo una durissima selezione nel corso della quale ha dovuto vedersela con sé stesso e basta. Pirrelli prende 240.000 euro di stipendio, che son davvero sudati perché per i magistrati contabili ha delle rogne incredibili.

C’è perfino un dirigente da 110.000 euro l’anno che s’è visto solo nei primi giorni, parla spagnolo e ha vinto la selezione anche grazie al fatto che nel bando era richiesta, con stupore di tutti, una lingua: lo spagnolo. Lo stesso Pirrelli è stato sfiduciato due volte dal cda, ma Battiston l’ha sempre difeso.

Non poteva però difenderlo dalla Guardia di finanza, arrivata l’11 ottobre con un mandato di perquisizione su ordine della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Sono stati presi bandi e documenti sulla manutenzione degli impianti, oggetto di una due diligence voluta da Battiston e affidata alla Deloitte, sul periodo 2010-2016. La relazione finale era stata durissima, suggeriva di andare in Procura e di chiedere risarcimenti ai responsabili, ma si è persa nei meandri dell’Asi. Forse è finita nello spazio.

Fonte: la Verità

 

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Politica

Europee: Sergio Berlato per Fratelli d’Italia presentato da Progetto Nazionale

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Ad 11 giorni dal voto, si è tenuto a Trento, presso la sala conferenze del Garnì Villa Fontana, un incontro pubblico organizzato da Progetto Nazionale per presentare la candidatura alle europee di Sergio Berlato nella lista di Fratelli d’Italia.

Berlato, ex Assessore regionale veneto, già europarlamentare del nostro Collegio ed attualmente Capogruppo del partito di Giorgia Meloni in Consiglio regionale del Veneto, è stato invitato nel nostro Capoluogo da Piero Puschiavo, Presidente di Progetto Nazionale, e dal responsabile regionale dell’associazione, Emilio Giuliana.

Nel fare gli onori di casa, Puschiavo ha ricordato la necessità nelle singole tornate elettorali di “scegliere la persona, perché sono le singole persone che fanno la differenza nell’operato politico, che costruiscono rete tra i territori e sintesi di idee e che rappresentano una Comunità all’interno delle Istituzioni”.

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Per questa ragione Progetto Nazionale esprime, in una nota, il proprio sostegno a favore di Berlato “uomo dai saldi principi e che riesce a coniugare il piano ideale con un solido pragmatismo, dimostrato anche durante l’incontro volutamente incentrato su quanto Berlato ha fatto e non tanto su quello che promette di fare“.

Troppo usurata, per essere credibile, la pratica delle promesse multiformi. Come biglietto da visita è maggiormente rappresentativo dire ciò che una persona ha già dimostrato di saper fare e che, quindi, con ugual impegno ma accresciuta esperienza potrà compiere in futuro” , ha detto Puschiavo.

In un clima di dibattito più che di intervento, Berlato ha risposto alle domande del pubblico incentrate sui temi delle politiche ambientali, sicurezza e governo del territorio, problematiche attinenti al mondo della pesca e sulla lotta alla corruzione, uno dei temi, quest’ultimo, a cui è più legato: “È una questione culturale ed un impegno sociale che va ben oltre le dinamiche ed i programmi elettorali. Non dobbiamo mai abbassare la guardia; la lotta alla corruzione, la denuncia di situazioni illecite nella Pubblica Amministrazione e la promozione della legalità rimangono elementi fondamentali per fare politica a testa alta” .

Non solo parole, però: Berlato è conosciuto in Veneto per essere una delle persone che maggiormente si è esposta contro il malaffare, denunciandolo pubblicamente e nelle sedi opportune, arrivando anche a portare in prima persona in Procura documentazioni i in merito ad utilizzo distorto dei fondi pubblici in diversi campi, tra i quali il Mose, vicenda sulla quale ben prima della storica retata, Berlato aveva già raccolto e girato alle autorità le segnalazioni degli operatori del settore opere pubbliche.

Andiamo in Europa per cambiarla, con grande determinazione. Vogliamo che l’Europa non sia vittima dei grandi gruppi finanziari e dei potentati economici e bancari, ma una confederazione di Stati sovrani che possa essere al servizio delle imprese, dei cittadini e delle famiglie”, si avvia a concludere Berlato.

E poi, un riferimento al piano valoriale: “Nella Carta europea deve essere esplicitato, e ci impegneremo per questo, il riferimento alle radici cristiane del vecchio ContinenteAndiamo in Europa per difendere la famiglia che per noi non è un’aggregazione casuale tra due persone che si vogliono bene, magari dello stesso sesso: la famiglia è una sola, quella naturale, che scaturisce dall’unione tra un uomo ed una donna e l’eventuale frutto del loro amore”.

Dopo aver ringraziato i presenti, ha concluso l’incontro Emilio Giuliana, rimarcando la necessità di fare una chiara scelta di campo tra due modelli antropologici e politici differenti: “Mentre in Trentino qualcuno appoggia un candidato di Fratelli d’Italia rinviato a giudizio per corruzione -personaggio salito per questo agli onori della cronaca veneta e non solo-, come Progetto Nazionale intendiamo chiarire che la politica è ben altra cosa, che si può e si deve saper governare con la schiena dritta ed a testa alta”.

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Politica

Europee contro vincoli e immigrazionismo: la Lega presenta Mara Bizzotto

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No all’Europa del vincolo di bilancio al 3 per cento, no all’Europa dell’immigrazione incontrollata e della morsa che schiaccia l’economia italiana.

Idee chiare e soprattutto tanto mordente per la vicentina Mara Bizzotto, candidata ufficiale del Carroccio per le elezioni europee del 26 di maggio.

Con Mirko Bisesti ha parlato di Parlamento europeo e di programmi da rispettare per fare sì che l’Italia torni a dare un futuro ai propri cittadini.

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Convinta di portare a Bruxelles una Lega in grado di fermare i tagli che questa Europa vorrebbe applicare all’economia italiana perché “vale ben tre miliardi la scure che calerà sull’agricoltura nazionale nel prossimo settennato, il che equivale a cercare di azzerare la sostanza stessa del comparto agricolo italiano – afferma – . Abbiamo saputo lottare all’interno del Parlamento europeo facendo capire qual è l’idea di Europa che vogliamo portare a casa. Non sarà diverso questa volta“.

Ci crede Mara Bizzotto che qualcosa al di là del confine possa cambiare, lontano dai diktat di Francia e Germania (quegli stessi diktat che le due potenze hanno quasi sempre imposto solo ad altri senza rispettarli) e dall’imposizione di un’ideologia immigrazionista che negli ultimi anni ha portato 700mila clandestini nel nostro Paese.

Ci crediamo perché non si può vivere sotto la minaccia dell’obbligo di accoglienza per farsi perdonare i conti o per fare sì che l’economia federata funzioni. Abbiamo dato 50 miliardi negli ultimi anni che non sono più tornati indietro. 14 miliardi per il sostegno della cultura Rom“.

E per restare lontano anche dalla morsa dell’austerità, delle penalizzazioni e dell’imposizione di regole ingiuste, questa Europa, per Bizzotto, dovrà adottare il ‘metodo Salvini’.

Noi non siamo la sinistra. Non scriviamo sui muri ma scriviamo le nostre leggi battagliando all’interno delle Istituzioni. O adesso o mai più.“, conclude.

 

 

 

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