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Ricerca e innovazione a servizio delle investigazioni. Firmato il patto per la sicurezza

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Riciclaggio e finanziamento del terrorismo, traffici illeciti di sostanze stupefacenti, di prodotti contraffatti, di oli minerali: per fare un salto di qualità nel contrasto a queste e a molte altre attività illecite è necessario coniugare le strategie investigative con la ricerca scientifica.

Questo è il senso del patto per la sicurezza firmato questo pomeriggio in Rettorato dal procuratore distrettuale della Repubblica presso il Tribunale di Trento, Sandro Raimondi, dal comandante regionale della Guardia di Finanza per il Trentino-Alto-Adige, Ivano Maccani, e dal rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini.

«L’accordo sottoscritto oggi segna un passo importante nel percorso di collaborazione tra l’Ateneo, le Forze dell’ordine e la Magistratura» ha spiegato il rettore Collini nell’illustrare i contenuti del protocollo. «Nel mettersi al servizio di obiettivi comuni di grande rilevanza per la cittadinanza, come la tutela della sicurezza e il contrasto all’illegalità, la ricerca scientifica può offrire un contributo originale e importante».

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«La lotta alla criminalità organizzata si può e si deve vincere anche con l’innovazione. Coniugando scienze criminologiche con informatica, matematica, statistica e altre discipline è possibile non solo automatizzare molte delle funzioni di analisi delle informazioni, che normalmente verrebbero eseguite manualmente con grande dispendio di energia, ma anche ideare e realizzare straordinari strumenti investigativi», ha aggiunto il procuratore Raimondi. «Incrociando tra loro grosse moli di informazioni, anche di natura diversa e apparentemente estranee tra loro, c’è la possibilità di verificare l’esistenza o meno di legami, relazioni, rapporti che non possono emergere dall’individuale e disgiunta valutazione dei singoli atti. Non solo, ma si può anche risalire a intenzioni, proposte e strategie non ancora palesate, le cui tracce sono state lasciate inconsapevolmente su atti o rinvenute in intercettazioni di colloqui».

«Le sfide investigative di oggi e soprattutto future devono necessariamente fare i conti con scenari quali l’intelligenza artificiale, la robotica, il cyberspazio, gli algoritmi, la blockchain» ha commentato il generale Maccani. «Coscienti di dover agire velocemente, considerati i tempi estremamente rapidi con cui operano la nuova rivoluzione industriale e la criminalità organizzata, vogliamo fare un salto di qualità tramite una strategia comune in grado di produrre nuovi moduli operativi. Per perseguire e centrare l’obiettivo ci affidiamo all’ingegno, alla creatività del capitale umano, al made in Italy tecnologico che rappresenta il nostro petrolio, la nostra vera forza che tutto il mondo ci invidia. Ci confronteremo con docenti di diversi dipartimenti dell’Ateneo di Trento. Spiegando loro le nostre esigenze, tutti insieme cercheremo di cogliere, filtrare e mettere in pratica le loro idee, il loro ingegno, per tradurlo in preziosi e innovativi prototipi investigativi. Se ognuno di noi fa qualcosa, amava dire don Puglisi, allora si può fare molto».

A illustrare i contenuti e obiettivi dell’accordo di cooperazione istituzionale è stato Andrea Di Nicola, professore associato in criminologia nel Dipartimento ‘Facoltà di Giurisprudenza’.

Un primo filone riguarda l’analisi avanzata di dati, strutturati e non strutturati, pubblici e privati, anche l’incrocio con dati di fonti diverse per indentificare trend e segnalare anomalie. Si parla della creazione di strumenti per rendere più efficaci ed efficienti i controlli, ad esempio, su finanziamento del terrorismo, riciclaggio, transazioni monetarie, e movimenti di automezzi.

Un altro fronte è l’esplorazione passiva e attiva di ambienti virtuali (come social network, forum, siti di e-commerce) e l’analisi avanzata di dati online da parte di ricercatori esperti, anche supportati da avanzati sistemi di intelligenza artificiale.

Anche sul dark web. Qui la ricerca è chiamata a supportare l’attività investigativa sul traffico di esseri umani, sul mercato degli stupefacenti, sulla commercializzazione illecita di prodotti contraffatti, oli minerali, sigarette di contrabbando e altro.

Il terzo ambito si riferisce alla creazione di strumenti innovativi per potenziare le attività di controllo sui carichi degli automezzi e dei container, per il pedinamento e l’ascolto.

L’obiettivo è identificare carichi nascosti di droga, armi, migranti e sigarette di contrabbando e verificare la reale provenienza dei prodotti attraverso tecnologie a microonde, trasportabili e facili da usare, nonché migliorare le attività di pedinamento e ascolto attraverso droni e strumenti innovativi.

Infine, la task force istituzionale si occuperà della definizione avanzata delle reti criminali e di finanziamento al terrorismo. Combinando alte competenze, studi di rete (social network analysis) e altri tipi di analisi (come quelle spaziale e statistica e quella affidata a ricercatori esperti) si punta a comprendere le dinamiche dei gruppi criminali e le loro modalità di finanziamento e a ricostruire i patrimoni dei singoli associati in associazioni a delinquere e associazioni mafiose, mettendo quindi in campo migliori azioni di prevenzione e di contrasto.

Gli intenti espressi nella firma di oggi potranno concretizzarsi anche con l’avvio a breve dell’Istituto di Scienze della sicurezza (ISSTN), grande laboratorio interdisciplinare previsto nel piano strategico di Ateneo di Trento di cui Di Nicola sarà referente. Una volta entrato a regime riunirà più di 60 docenti di dieci dipartimenti e centri di UniTrento, esperti di scienze criminologiche, diritto, big data, statistica e matematica, algoritmi, scienze cognitive, biosicurezza, cybersicurezza, blockchain, intelligenza artificiale, robotica, biometria, crittografia, fisica. Assieme a loro una rete di giovani: studenti e studentesse, dottorandi e dottorande, assegnisti e assegniste di ricerca.

Il progetto dell’Istituto di Scienze della sicurezza si svilupperà sulla base di un approccio interdisciplinare alla sicurezza e alle sue sfide globali.

Punto di riferimento in Italia e laboratorio unico nel contesto internazionale, l’Istituto si occuperà di formazione di alto livello e progetti di ricerca applicata multidisciplinare.

Punto chiave attorno a cui ruota l’attività dell’Istituto sarà un patto, nuovo e virtuoso, una collaborazione proficua, tra mondo della ricerca e della formazione universitarie e mondo delle istituzioni pubbliche e delle aziende per rispondere alle sfide della sicurezza che l’Italia deve affrontare.

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2.898 iscrizioni ai test universitari a Trento: domani ultima chiamata

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Domani, giovedì 22 agosto, si svolgeranno in un’unica giornata le prove di ammissione valide per la maggior parte dei corsi di studio.

Sono 2.898 le iscrizioni ai test registrate per questa tornata.

Si conferma così un trend sempre positivo e in linea con il numero di iscrizioni registrate l’anno scorso (per la stessa sessione estiva erano 2.828).

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Giovedì la prova di ammissione ai corsi di laurea in Economia e Management, Gestione aziendale full time e part time, Amministrazione aziendale e diritto inizierà alle 9.30 nella sede del dipartimento in via Inama 5 a Trento.

Sono invece in programma a Palazzo Prodi (via Tommaso Gar 14) le prove per Beni culturali, Filosofia, Lingue moderne, Studi storici e filologico letterari e la prova per Comparative, European and International Legal Studies, entrambe con inizio alle 9.30. Sempre giovedì, nella stessa sede ma alle 14.30, sarà la volta delle prove valide per Scienze e tecniche di psicologia cognitiva, Interfacce e tecnologie della comunicazione, Studi internazionali, Sociologia, Servizio sociale e Giurisprudenza.

Come nelle precedenti edizioni, i test si svolgeranno in contemporanea a Trento (2396 iscrizioni), Mantova (199 iscrizioni), Roma (113 iscrizioni), Bari (111 iscrizioni), Palermo (77 iscrizioni) e Bruxelles (2 iscrizioni). Un’opportunità in più per accedere ai corsi dell’Università di Trento che si conferma sempre molto apprezzata dagli aspiranti iscritti all’ateneo trentino. Circa un quinto delle iscrizioni totali, infatti, è associato a una di queste sedi decentrate.

Giovedì 29 e venerdì 30 agosto sono invece in programma le prove selettive “Tolc” valide per l’ammissione ai corsi di laurea in Fisica, Matematica, Viticoltura ed Enologia, Scienze e tecnologie biomolecolari, Ingegneria per l’ambiente e il territorio, Ingegneria civile, Ingegneria industriale, Informatica, Ingegneria Informatica, delle Comunicazioni ed Elettronica.

A Trento il test Tolc si svolgerà al Polo scientifico e tecnologico “Fabio Ferrari” (via Sommarive 5, Povo). È possibile sostenere il test Tolc anche in una delle altre sedi messe a disposizione da Cisia (http://www.cisiaonline.it/).

Le iscrizioni sono aperte fino al 2 settembre.

Il 5 settembre si terrà la prova selettiva nazionale per l’ammissione al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Ingegneria edile-architettura, per la quale si sono registrate 87 iscrizioni.

Infine, l’ultimo giorno di test, l’11 settembre, vedrà le prove di accesso ai corsi di Educazione professionale (corso interateneo con l’Università di Ferrara) e Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro (corso interateneo con l’Università di Verona). Per entrambe le prove le iscrizioni si sono chiuse qualche giorno fa.

Riconfermata anche quest’anno la possibilità di richiedere l’abbonamento “libera circolazione”: una tariffa agevolata per l’abbonamento annuale al trasporto pubblico su tutto il territorio della provincia di Trento riservata agli iscritti e alle iscritte ai corsi di studio (anche interateneo con sede amministrativa diversa da UniTrento ma frequentanti a Trento), di dottorato, master e agli studenti che arriveranno a Trento nell’ambito di accordi e/o programmi di mobilità internazionale.

Questo tipo di abbonamento, valido dall’1 settembre 2019 al 31 agosto 2020 a un costo di 50 euro, potrà essere attivato, dopo aver ultimato l’iscrizione all’anno accademico 2019/2020, completando la procedura online disponibile sul sito infostudenti.unitn.it/it/libera-circolazione.

Al termine della procedura, entro qualche giorno gli studenti e le studentesse potranno viaggiare sui mezzi del trasporto pubblico urbano e extraurbano validando l’abbonamento tramite smart card o app Open move.

Tutte le informazioni sulle prove di ammissione, sulle tasse universitarie e sulla libera circolazione sono disponibili sul sito: www.infostudenti.unitn.it

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Ricercatori di Trento danno un taglio alla fibrosi cistica. Lo studio pubblicato ora su “Nature Communications”

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Dare un taglio alla fibrosi cistica è possibile, almeno per alcune delle mutazioni che la causano.

Il rimedio arriva dall’editing genomico. Un gruppo di ricerca del Dipartimento Cibio dell’Università di Trento ha infatti dimostrato l’efficacia di Crispr-Cas, la forbice molecolare su cui sta lavorando con successo negli ultimi anni, per risolvere in modo permanente il problema alla base della malattia.

L’approccio adottato dal team dell’Ateneo di Trento, guidato da Anna Cereseto, apre nuove prospettive nella cura della Fibrosi cistica, malattia genetica per la quale al momento non esiste cura definitiva. Il lavoro di ricerca è stato realizzato in collaborazione con KU Leuven, Belgio. Il progetto (“Nuovo approccio di terapia genica: riparare le mutazioni splicing del gene Cftr mediante tecniche di editing genomico”) ha potuto contare su un finanziamento di 90 mila euro in due anni dalla Fondazione ricerca fibrosi cistica anche attraverso la partecipazione dell’Associazione trentina fibrosi cistica. I risultati dello studio sono stati pubblicati oggi su “Nature Communications”, rivista scientifica open access. 

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Alla base della malattia c’è una mutazione del gene responsabile della sintesi della proteina Cftr (Cystic Fibrosis Transmembrane conductance Regulator) il cui malfunzionamento colpisce più organi, in particolare i polmoni.

Il gruppo di ricerca UniTrento/KU Leuven ha adattato il sistema Crispr-Cas, la forbice molecolare che sta rivoluzionando il campo della biomedicina, in modo da correggere in maniera definitiva almeno due tipi di mutazione che causano la Fibrosi cistica.

La tecnica è chiamata “SpliceFix” perché ottiene la riparazione del gene (fix) e ripristina il corretto meccanismo di produzione della proteina (splicing).

Giulia Maule, (foto) studentessa del dottorato in Scienze biomolecolari all’Università di Trento e prima firmataria dell’articolo, spiega: «Abbiamo messo a punto una strategia di correzione genomica basata su Crispr-Cas per eliminare in modo permanente due specifiche mutazioni che stanno alla base della malattia. Crispr-Cas funziona come un bisturi genomico che permette di eliminare in maniera super precisa gli elementi mutati. Abbiamo dimostrato che la nostra strategia di riparazione è efficace in organoidi derivati da pazienti e ha un alto grado di precisione colpendo soltanto le sequenze mutate e lasciando intatto il Dna non interessato dalla mutazione».

La giovane ricercatrice sottolinea un aspetto innovativo della sperimentazione: «In sostituzione dei modelli animali l’utilizzo di organoidi sviluppati a partire da cellule dei pazienti ci ha permesso di verificare l’efficacia della strategia molecolare in un contesto vicino a quello dei pazienti affetti da Fibrosi cistica».

La fibrosi cistica viene chiamata anche “malattia invisibile” perché non è accompagnata da particolari segni esteriori eppure condiziona in modo pesante la vita delle persone che ne sono colpite.

Soffrono soprattutto di problemi respiratori e di digestione.

La malattia si eredita dai genitori. In Italia c’è un portatore sano ogni 25 persone.

Una coppia di portatori sani, a ogni gravidanza, ha una probabilità su quattro di generare un figlio malato. Le persone malate in Italia sono circa 6 mila con 200 nuovi casi l’anno.

L’articolo, dal titolo “Allele specific repair of splicing mutations in cystic fibrosis through AsCas12a genome editing”, è stato pubblicato oggi da “Nature Communications”.

È stato scritto da Giulia Maule, Antonio Casini, Claudia Montagna, Gianluca Petris e Anna Cereseto (Università di Trento) e da Anabela S. Ramalho, Kris De Boeck, Zeger Debyser e Marianne S. Carlon (KU Leuven).

L’articolo è disponibile in open access sul sito di Nature Communications a questo indirizzo

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L’università protagonista di Trento ma che ancora oggi divide

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L’Università di Trento si è talmente ramificata in città da poter quasi parlare di visite guidate degli edifici di UniTrento.

Anche se non è mai stato un percorso facile sin dal suo primo insediamento.

Era il 1962 quando nacque l’Istituto Universitario Superiore di Scienze Sociali, da allora l’Università è diventata una delle protagoniste della storia cittadina.

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Si parte nel 1962 quando per dare una sede alla facoltà di sociologia, venne scelto lo storico edificio di Via Verdi che ospitava una scuola elementare.

Fu la prima di una serie di riqualificazioni di edifici storici come l’ex Falegnameria Wolf, poi sede del quotidiano Adige che da alcuni anni ospita la facoltà di Giurisprudenza, il Molino Vittoria, mentre il Centro Linguistico di Ateneo ha preso il posto dell’ex panificio Cavazzani in Via Giuseppe Verdi 8, Palazzo Sardagna, nonché il Palazzo di Economia, già Istituto Bacologico, costruito tra l’ Ottocento ed il Novecento.

Un altro spazio abbandonato e riqualificato è quello del Palazzo Paolo Prodi sede attuale del Dipartimento di Lettere e Filosofia.

Ma in un certo qual modo l’Università è intervenuta in aiuto alla città anche con la Biblioteca Universitaria Centrale.

Il suo intervento alla pari di quello dell’Itas è servito a salvare l’ambizioso progetto del quartiere modello delle Albere, nato dalla riqualificazione dell’area ex Michelin di fatto mai decollato in termini di investimento immobiliare.

L’Università ha creato anche un indotto economico per nulla trascurabile, sta cambiando il volto di Trento ed è amata e odiata dai trentini.

Diciamo che ancora oggi l’università divide: da una parte chi l’accetta senza esclusione, dall’altra chi ne vorrebbe solo i benefici e non i problemi.

Ma a livello architettonico è stata protagonista di un’azione di recupero di edifici che in altro modo non si sarebbe mai potuto realizzare.

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