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Italia ed estero

Incendio Notre – Dame: La struttura è salva. I sostenitori dell’ISIS esultano

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Un grosso incendio è scoppiato ieri sera nella cattedrale Notre-Dame di Parigi.

Il rogo, che ha provocato il crollo del tetto e della guglia simbolo della città, si è sviluppato da un’impalcatura per i lavori di restauro.

L’intera Ile-de-la Cité, dove sorge la cattedrale, è stata isolata.

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La Procura ha aperto un‘inchiesta per disastro colposo. “La struttura è salva e preservata nella sua totalità”, hanno riferito i pompieri dopo aver lavorato tutta la notte.

I pompieri hanno precisato che le fiamme sono scoppiate nel sottotetto della cattedrale.

Uno dei 400 vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento è rimasto gravemente ferito.

I due campanili sono stati salvati. Le fiamme nella tarda notte sono state definitivamente domate.

La tragedia non è sfuggita all’attenzione dei sostenitori dell’Isis, che hanno celebrato il rogo della cattedrale come “un colpo al cuore dei crociati” e come “castigo e punizione“.

Lo riferisce il Site, il sito di monitoraggio del’estremismo islamico sul web.

Nel frattempo le autorità di Parigi hanno deciso di evacuare i circa mille residenti dell’Ile de la Cité, l’isola sulla Senna dove sorge Notre-Dame, e ha messo a disposizione uno spazio in un altro quartiere per coloro che non hanno altre soluzioni per passare la notte.

Sedici statue del tetto di Notre-Dame si sono salvate per un soffio dall’incendio che sta devastando la cattedrale di Parigi: erano state rimosse per essere restaurate solo quattro giorni fa, l’11 aprile. Lo riferiscono i media francesi, spiegando che è intatto anche il “tesoro” di oggetti sacri presente nella struttura.

I monumenti, alti tre metri e pesanti 250 chili, sarebbero dovuti tornare al loro posto, dopo il restauro, nel 2022.

E’ stata preservata anche la corona di spine di Cristo, che secondo la tradizione viene custodita a Notre-Dame e che è fra le sue reliquie più preziose. Salva anche la tunica di San Luigi.

Molti fedeli si sono radunati sul Lungosenna all’altezza della cattedrale di Notre-Dame in fiamme, intonano preghiere e canti. Alcuni piangono, altri alzano le braccia al cielo, in un’atmosfera di grande emozione e tensione.

Attorno all’Ile-de-la-Cité il traffico è bloccato e la gente affluisce a piedi. Intanto la Santa Sede ha accolto la notizia “con shock e tristezza”.

“Il peggio è stato evitato, ma la battaglia non è vinta completamente”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, recatosi davanti alla cattedrale in fiamme. “Grazie al coraggio dei pompieri la facciata e le strutture non sono crollate. Ve lo dico stasera, questa cattedrale la ricostruiremo tutti insieme. E’ quello che i francesi aspettano, è quello che la nostra storia merita“, ha sottolineato il numero uno dell’Eliseo.

La guglia, alta 93 metri, è crollata su se stessa poco prima delle 20.

Era stata eretta sui quattro pilastri del transetto ed è uno dei simboli della città di Parigi. L’incendio della cattedrale giunge nel primo giorno delle celebrazioni della Settimana santa che porta a Pasqua. Circa 13 milioni di turisti visitano ogni anno Notre-Dame.

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Italia ed estero

Lo sconvolgente delirio del prete anti-Salvini: «È un ladro e bisogna uccidere il ministro»

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Un discorso sconvolgente, e ancora più grave perché pronunciato da un pastore di Dio che dovrebbe invocare il perdono.

Quanto successo, a nostro pare gravissimo, è un’ ulteriore conferma che la Chiesa non ne vuole sapere di rimanere al suo posto. 

Ammazzate Salvini” non è l’uscita violenta, che sarebbe comunque grave, di qualche oppositore, o antagonista esaltato, che non sa più cosa inventarsi per dare addosso al ministro dell’Interno, ma, ancora più grave, è l’ennesima trovata di Don Giorgio De Capitani, un prete.

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A riportare la notizia Mario Giordano su La Verità di oggi, riportando un audio mandato in onda a sua volta dalla trasmissione radiofonica La Zanzara in cui si sente il sacerdote che senza remore dice: “Salvini è un ladro, uccidiamolo”, “Io elogio chi uccide Salvini“.

Il ragionamento alla base della sua invettiva parte dalla legge sulla legittima difesa.Se è lecito uccidere chi minaccia la nostra vita“, spiega “allora io ho il diritto di uccidere Salvini: infatti mi sento minacciato da lui perché ci sta rubando la democrazia”.

Quindi, continua, “lo posso fare fuori“. E se lo fa qualcun altro, “io dico che ha fatta bene”. E per giustificarsi chiarisce: “Seguo soltanto il suo ragionamento”.

Ma non è la prima volta che il prete si lascia andare a questo tipo di sfoghi.

E’ lo stesso che aveva invocato l’ictus per Silvio Berlusconi, aveva definito i nostri soldati in Afghanistan come “mercenari, farabutti e criminali” e aveva chiesto di tenere i leghisti fuori dalle chiese, definendoli “porci, bastardi, risucchiati nel water delle loro ideologie di merda”.

Parole poco degne di un prelato.

Don giorgio ha anche un suo sito personale da dove non si limita a diffondere il verbo e a fare opere di bene, ma si diletta spesso ad affrontare temi di attualità e politica, prendendo di mira con particolare interesse Salvini e il suo partito.

Per fare un esempio di come non si freni davanti a nessuno, in uno dei suoi articoli in apertura di home page commenta il caso di Noa la 17enne olandese che si è lasciata morire e scrive a proposito di un tweet di Papa Francesco contro l’eutanasia:” Questo si è bevuto il cervello!“. E ancora: “Vorrei semplicemente chiedere: se tutti i bambini violentati dai preti (migliaia e migliaia), diventati grandicelli, decidessero di morire come Noa, che succederebbe? Io li prenderei per le loro palle, e li appenderei ad una forca! Ma non solo loro. Prenderei per le palle il papa, i cardinali, i vescovi, Mario Delpini e li appenderei ad un palo!”.

Don Giorgio De Capitani è stato ordinato sacerdote nel 1963, ha girato vari paesi della diocesi di Milano, fino al 2013, quando monsignor Angelo Scola gli ha tolto la gestione della parrocchia di Monte. Da allora vive a Villetta Brianza e celebra ogni domenica alle 18 nella parrocchia di Dolzago, in provincia di Lecco.

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Italia ed estero

Matteo Salvini firma il decreto sicurezza bis. Nuovo giro di vite su molti reati

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto in materia di sicurezza.

Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa alla fine della riunione insieme al vice presidente e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti.

I suoi 18 articoli si occupano di lotta all’immigrazione clandestina, contrasto alla violenza negli stadi, inasprimento delle pene a carico di chi durante le manifestazioni pubbliche aggredisce rappresentanti delle forze dell’ordine, un piano di assunzioni straordinario di 800 tra uomini e donne in ruoli amministrativi per le notifiche di atti giudiziari nella lotta ai clan malavitosi (cd. norma “spazzaclan”).

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Il ministro dell’Interno Matteo Salvini dichiara di aver firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane come previsto appunto dal nuovo decreto sicurezza. «Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficati» ha dichiarato Salvini.

È stata anche deliberata la concessione della cittadinanza per meriti speciali a Ramy Shehata e Adam El Hamami, i due ragazzi della scuola media Vailati di Crema che con il loro coraggioso comportamento erano riusciti a sventare il 20 marzo scorso il tentativo di dirottamento dello scuolabus che avrebbe dovuto riaccompagnarli insieme con i compagni e i professori all’Istituto scolastico.

«Ritengo che i giovani abbiano reso eminenti servizi al nostro Paese» ha scritto il ministro Salvini nella relazione di accompagnamento alla proposta.

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Italia ed estero

Arriva in Italia il calabrone asiatico che può uccidere

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Il calabrone gigante asiatico meglio noto come vespa mandarinia sarebbe arrivato anche in Italia.

Si tratta di uno degli insetti più pericolosi ed aggressivi che si trovano in natura. In Francia avrebbe già causato 6 morti.

È catalogato come il calabrone più grande del mondo, nativo in Asia orientale temperata e tropicale. Il suo corpo è lungo circa 50 mm, con un’apertura alare di circa 76 mm.

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Le regine possono raggiungere una lunghezza di 55 mm.

Negli ultimi tempi sono stati registrati alcuni avvistamenti della Vespa mandarinia anche in Italia, in particolare in Liguria.

Anche in Friuli Venezia Giulia e Piemonte sono stati avvistati alcuni esemplari di questo pericoloso insetto.

Le segnalazioni però non sono state ufficializzate da esperti del settore per cui il condizionale resta ancora d’obbligo.

Il pungiglione è lungo circa 6 mm e può iniettare un potente veleno che contiene, come quello delle api e delle vespe, un peptide citolitico, che può danneggiare i tessuti con un’azione di fosfolipasi, in aggiunta alla sua propria intrinseca fosfolipasi.

Masato Ono, un entomologo della Tamagawa University vicino Tokyo, descrisse una puntura ricevuta “come un chiodo rovente conficcato nella mia gamba”.

Un soggetto allergico può morire per reazione allergica; il veleno però, contenendo una neurotossina chiamata mandaratossina, può essere letale anche per persone non allergiche.

Ogni anno fra le 20 e le 40 persone muoiono in Giappone dopo essere state punte.

In Francia si contano già sei vittime per la puntura di questi calabroni: l’insetto sarebbe arrivato nel vecchio continente all’interno di un container di ceramiche cinesi e si sarebbero diffusi in Francia, Portogallo, Spagna e Italia

Ogni anno in Giappone muoiono circa 40 persone a causa della puntura della Vespa mandarinia. I decessi sono causati nella maggior parte dei casi da una reazione allergica alle tossine del veleno.

Ha la testa color arancione, gli occhi composti e gli ocelli sono color marrone scuro, le antenne sono marrone-arancione.

Il clipeo (lamina a forma di scudo davanti alla testa) è arancione e punteggiato; la parte posteriore del clipeo ha lobi stretti, arrotondati. La mandibola è grande, arancione, con un dente nero (superficie masticatoria interna).

Il torace e il propodeum (segmento che forma la parte posteriore del torace) della vespa mandarinia hanno un caratteristico color dorato e un grande scutello dalla linea mediale profondamente impressa.

Il postscutello sporge e sovrasta il propodeum. Le zampe anteriori sono color arancione con tarsi marrone scuro; quelle centrali e quelle posteriori sono color castano scuro. Le ali dell’insetto sono di color grigio-marrone scuro. Le tegula sono marroni.

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