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Hi Tech e Ricerca

Via libera al Forum per la ricerca

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Via libera dalla Giunta provinciale, su proposta dell’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro, al Forum per la ricerca, soggetto la cui missione è quella di analizzare gli ambiti più rilevanti della ricerca e dell’innovazione in Trentino valutando e orientando il loro impatto sul tessuto economico.

Entro il prossimo luglio il Forum dovrà produrre, attraverso il confronto con i diversi attori della ricerca ma anche con le categorie economiche, un documento di analisi, di visione e di proposta, in base al quale elaborare anche l Piano pluriennale della ricerca.

La gestione del Forum è affidata a Trentino Sviluppo.

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Il Forum è composto da 15 membri, di cui almeno 2 di genere femminile. Otto di essi saranno individuati fra gli esperti in materia di ricerca scientifica e di conoscenza dei mercati; l’indicazione dei nominativi verrà concordata fra Trentino Sviluppo e l’Assessorato allo Sviluppo Economico, Ricerca e Lavoro. Due ciascuno saranno indicati rispettivamente dall’Università di Trento, dalla Fondazione Bruno Kessler e dalla Fondazione Edmund Mach. Infine, ne fa parte di diritto il presidente del Comitato per la ricerca e l’innovazione, prof. Mario Calderini.

Il documento che scaturirà, entro tre mesi, dal lavoro di questo nuovo soggetto, conterrà indicazioni importanti sugli ambiti di ricerca più significativi per lo sviluppo del territorio provinciale. Ciò permetterà di concentrare le risorse nelle direzioni che appaiono maggiormente convincenti, pur garantendo il necessario e imprescindibile sostegno alle attività di ricerca di base, libera e fondamentale.

L’obiettivo insomma è di evitare la dispersione e di fare massa critica negli ambiti che possono generale le ricadute più interessanti, sia sul versante economico sia per la risoluzione di problemi reali e la creazione di nuove opportunità, in ogni senso.

Tutto ciò confluirà poi nel nuovo Programma pluriennale della ricerca, principale documento di programmazione in materia.

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Il Trentino vincitore del BioInItaly Investment Forum 2019

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Organoo, idea imprenditoriale high-tech supportata da HIT e con tecnologia dell’Ateneo-CIBIO, vince il prestigioso premio 2019 di BioInitaly Investment Forum 2019

Il risultato è stato commentato positivamente dall’Assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento, come un’ulteriore dimostrazione di quanto la ricerca scientifica trentina di più alto livello – se ben accompagnata e supportata nelle delicate fasi di trasferimento tecnologico – possa farsi impresa e giungere rapidamente al mercato, arricchendo così il tessuto economico locale in una logica di filiera e generando occupazione altamente specializzata.

Il sistema trentino del trasferimento tecnologico ha ricevuto a Milano – nel corso dell’evento finale di BioInItaly Investment Forum, iniziativa strategica con la presenza di oltre 100 investitori privati del settore delle biotecnologie e scienze della vita, promossa da Intesa Sanpaolo Innovation Center, Assobiotec-Federchimica e il Cluster Tecnologico Nazionale della Chimica verde – un riconoscimento molto rilevante attraverso il progetto imprenditoriale di Organoo: una futura impresa high-tech accelerata da HIT- Hub Innovazione Trentino e nata dalle tecnologie sviluppate all’interno del Dipartimento di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata (CIBIO) dell’Ateneo trentino, premiata come il più rilevante e interessante progetto di startup a livello nazionale per le scienze della vita.

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Il team trentino è stato infatti selezionato come il più promettente (vincendo il Novartis oncology award ed il Z-Cube award) all’interno degli oltre 150 progetti di impresa valutati nel corso degli ultimi mesi dagli organizzatori del programma nazionale, ma anche per le importanti ricadute sulle scoperte di nuove terapie per la cura del cancro.

Tra le 14 finaliste, Organoo era stata selezionata assieme all’altra startup trentina “Bruno Meat”. Organoo e Bruno Meat nascono da tecnologie sviluppate presso l’Università di Trento, Dipartimento CIBIO e sono supportate da HIT con un percorso intenso di accelerazione imprenditoriale dal laboratorio verso il mercato.

In particolare, Organoo prende avvio dagli studi e dalle ricerche sviluppate dal Prof. Luca Tiberi, responsabile del Laboratorio sulle malattie ed il cancro al cervello e giunto in Trentino qualche anno fa grazie ad una borsa di studio molto prestigiosa vinta da CIBIO e finanziata dalla Fondazione americana Armenise-Harvard.

L’idea di business intende costituire una startup per la produzione di kit per test farmacologici su organoidi per velocizzare il processo di scoperta di nuovi farmaci. Ciò permetterà di ridurre drasticamente il costo per il drug screening ed è già in grado di generare modelli di organoidi del cancro umano.

Bruno Meat nasce invece da una collaborazione con gli studi del Prof. Stefano Biressi, esperto in biologia molecolare, e si dedica allo studio di tecnologie biotech innovative per la creazione di carne sintetica in vitro sostenibile.

BioInItaly è dal 2008 l’investment forum di riferimento per l’innovazione nelle biotecnologie e life sciences in Italia.

Dal 2010 è affiancato all’Intesa Sanpaolo Start-up Initiative e dal 2015 viene preceduto da un roadshow nazionale finalizzato alla raccolta e alla selezione dei progetti più interessanti.

All’edizione 2019, hanno partecipato aziende e fondi investimento del livello di Novartis, Novamont, Ellen MacArthur Foundation, Stifel, LCA, Goodwin, LE2C, Bird & Bird, Z-Cube e ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

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Hi Tech e Ricerca

Cimec Rovereto: quando essere cavia aiuta la scienza e anche il portafoglio

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Immaginiamo la ricerca scientifica come una macchina in perenne movimento e quindi con un continuo bisogno di alimentazione.

Alimentazione che noi possiamo arricchire soprattutto attraverso le donazioni.

Oltre a donare una parte del nostro possibile reddito, esiste però un’altra concreta opportunità: cioè quella di investire interamente noi stessi, diventando delle vere e proprie cavie umane.

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Tutto questo al CIMEC di Rovereto è possibile.

Il CIMEC (Centro Interdipartimentale Mente/Cervello) è formato da 5 dipartimenti: Psicologia, Scienze Cognitive, Lettere e Filosofia, Fisica, Matematica, Ingegneria e Scienze dell’ Informazione.

Il Centro si occupa di ricerca in diversi settori che spaziano dalla psicologia sperimentale ai metodi di acquisizione di neuroimaging, alle neuroscienze cognitive comprendendo la linguistica computazionale e la cognizione animale.

Se la semplice donazione in denaro non ci fa sentire abbastanza utili per la scienza, il CIMEC offre l’opportunità a persone di ogni sesso ed età di essere cavie per un giorno.

Esperimenti comportamentali elettroencefalogramma, risonanza magnetica, ed osservazione delle azioni sono alcuni degli esperimenti richiesti.

Durante le sessioni, al partecipante viene richiesto di fare vari tipi di esercizi: dai visivi agli uditivi. Riuscendo così ad individuare le risposte da parte del nostro organo principale.

In base al tipo di esperimento ed alla sua durata, la futura cavia riceverà un rimborso spese che potrà variare dai 5 ai 30 euro. Non sorprende infatti che siano in moltissimi a rispondere agli annunci dei ricercatori.

Esiste una vera e propria bacheca sui social all’interno della quale i ricercatori di ogni università possono pubblicare i loro annunci, descrivendone la posizione, i requisiti per partecipare ed il relativo rimborso, se presente.

Nonostante i requisiti di partecipazione siano piuttosto rigidi, (limiti di età, sesso ecc.) l’affluenza nelle risposte è singolare.

A rispondere, soprattutto studenti universitari e questo non sorprende. L’idea di un bonifico seppur minimo infatti, è molto accattivante.

Spesso infatti il mondo dell’università, tra libri, tasse e affitto risulta piuttosto costoso.

«Molti studenti stanno trovando un “comodo appoggio” in questa partecipazione – spiega Anna, studentessa del terzo anno di Lettere e Filosofia. “Perchè non approfittarne per pagarsi un libro?”».

Fare da cavia ad un esperimento scientifico, prestandosi alla scienza ed in cambio ricevere un compenso è comunque una soddisfazione.

In un certo senso è come aiutare il futuro e ritrovarsi a fine mese con quale soldo in più, unisce l’utile al dilettevole.

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Genetica per la biodiversità, FEM guida il nuovo network europeo “G-BiKE”

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La FEM al vertice di “G-BiKE”, una nuova rete europea di ricerca per valorizzare la genetica e la genomica nell’ambito della conservazione della biodiversità.

Il network, inserito nel programma Horizon 2020 COST, si è dato appuntamento per la prima volta a marzo a Bruxelles, eleggendo come Chair (Coordinatore) e rappresentante scientifico Cristiano Vernesi, ricercatore della Fondazione Edmund Mach con grande esperienza nel campo.

La sfida principale è promuovere l’uso di queste scienze biologiche come strumento standard nel monitoraggio e nella gestione di specie vegetali e animali per garantire la loro persistenza e assicurare di conseguenza la continua disponibilità di servizi ecosistemici, anche alla luce degli impatti del cambiamento climatico.

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G-BiKE”, acronimo di Genomic Biodiversity Knowledge for Ecosystems Resilient, è promosso nell’ambito del programma COST (European Cooperation in Science and Tecnhology), all’interno di Horizon 2020. Come il telaio di una bicicletta, il network intende unire due “ruote”: da un lato gli scienziati, che rispondono a questioni scientifiche usando strumenti come genomica e genetica, e dall’altro professionisti e stakeholders.

Lo scopo principale è quindi “pedalare” per stabilire il ruolo della genetica nella gestione dei sistemi naturali e nella loro capacità evolutiva e sviluppare strumenti standard per il monitoraggio, da implementare nella politiche locali ed europee.

Nel primo incontro, svoltosi a marzo a Bruxelles, si sono riuniti più di 45 scienziati provenienti da 27 Paesi europei. In quell’occasione Cristiano Vernesi, ricercatore del Centro Ricerca Innovazione della Fondazione Edmund Mach, è stato eletto come Chair e rappresentante scientifico.

La Fondazione Edmund Mach, attraverso il Centro Ricerca e Innovazione, si occupa di diversi progetti che prevedono l’uso della genetica per la conservazione della biodiversità. Tra gli altri il monitoraggio dei grandi carnivori, la ricostruzione dell’adattamento di piante selvatiche alla siccità e all’altitudine, lo studio delle dinamiche di popolazione del lupo attraverso l’analisi di Dna antico e l’analisi della biodiversità vegetale con estrazione di materiale biologico dai ghiacciai.

In seno a “G-BiKE” sono stati pianificati corsi di formazione e laboratori in siti Natura 2000, eventi scientifici di divulgazione, conferenze e webinars. I vari sotto-gruppi del progetto, guidati sia da scienziati sia da professionisti della conservazione, sono “Implementing genetic into management”, “Monitoring of genetic diversity”, “Genomics and ecosystem services”, “Biotechnological assessment and knowledge sharing”.

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