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Benessere e Salute

Oggi è la giornata mondiale dell’emofilia. In Italia 11 mila malati

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“Malattia più unica che rara”: l’emofilia della quale oggi si celebra la quindicesima giornata mondiale.

In Italia sono 11mila le persone affette da malattie emorragiche congenite, tra queste sono 5 mila quelle con emofilia A o B.

Quella di tipo A è la più comune e registra un caso ogni 10 mila maschi.

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Quella B colpisce invece 1 maschio ogni 30mila.

E’ molto raro che l’emofilia colpisca i neonati fino ai 9 mesi di vita; in pratica i primi sintomi possono manifestarsi quando il bambino inizia stare seduto o a camminare.

L’emofilia è una malattia rara di origine genetica che colpisce maggiormente gli uomini rispetto alle donne i cui sintomi sono quelli di una perdita di sangue persistente e di dolore acuto.

Oggi in tutta Italia ci saranno manifestazioni di sensibilizzazione e di promozione dell’attività di FedEmo ( Federazione Associazioni Emofilici) che ha raggiunto ottimi livelli di intervento in campo assistenziale, ma quello che rimane ancora da fare è evidenziare la specificità di questa malattia rispetto a tutte quelle riconosciute come rare, al fine di ottimizzare la rete di cura e dei servizi dedicati ai pazienti.

A FedEmo fanno riferimento 32 associazioni locali.

A Trento opera A.E.T. “Associazione Emofiliaci Trentini  Gabriele Folgheraiter” con sede in Via Salita Giuseppe Dallafior 1, telefono 335 -8243837.

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Benessere e Salute

Come eliminare le tossine dell’inverno e rimettersi in forma a Pasqua

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Per certi versi la Pasqua è totalmente diversa dal Natale per il quale ci si prepara ad affrontare maxi cenoni, dolci in quantità, senza tralasciare gli alcolici.

Se i bagordi sono natalizi, il periodo pasquale potrebbe essere utilizzato invece per coccolarsi.

Come si potrebbe fare con brevi soggiorni in cliniche del benessere per trattamenti specifici per pulire le vie respiratorie, dopo gli attacchi invernali.

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Ma anche sport, dedicandosi alle prime escursioni sempre se il tempo sarà clemente.

Oppure scelte più tradizionali come potrebbe essere un risveglio a Ischia: l’isola si risveglia con l’arrivo della primavera.

Ci sono poi piscine con acque adatte a vari trattamenti.

Per gli adulti la fango-balneoterapia, utile in casi di reumatismi, artrosi e postumi di fratture.

Mentre l’acqua nebulizzata è consigliata nella cura delle allergie o per smaltire le polveri da inquinamento.

In questo periodo il frutto di stagione è la fragola che è anche un potente diuretico naturale.

Vogliamo sconfiggere le tossine accumulate durante l’inverno quando si sono mangiati cibi più grassi e si è fatto meno movimento?

Se si ha la sensazione di avere qualche chilo di troppo per colpa delle tossine e della ritenzione idrica, meglio abbondare con carciofi, cicoria, asparagi, ortica e tarassaco che sono ricchi di antiossidanti oltreché diuretici naturali.

E col bel tempo non dimentichiamoci di fare almeno una mezz’ora di attività fisica quotidiana per contrastare lo sviluppo delle malattie cardiache.

Ci aspettano tre settimane interrotte da ponti ed allora l’occasione può essere buona per pensare a se stessi, utilizzando in un modo più personale, questi giorni di vacanza.

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Benessere e Salute

Partorire in casa o in ospedale: i pro e i contro

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Il 2018 è stato l’anno che ha registrato il minor tasso di natalità in assoluto dall’Unità di Italia ad oggi: 449 mila neonati, 9 mila in meno rispetto al 2017.

Ma quando si entra nel mondo della natalità si mette in discussione tutto.

La scorsa settimana abbiamo parlato di allattamento naturale o artificiale e adesso è la volta del parto casalingo o ospedaliero.

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Partorire in casa è un diritto delle mamme o una scelta alternativa in stile radical chic?

Da una parte le mamme che vorrebbero avere libera scelta, dall’altra i ginecologi che per motivi di sicurezza per madri e neonati, puntano al parto ospedaliero.

In mezzo le ostetriche che reclamano criteri certi perché il parto possa essere affidato in autonomia non solo in aree dedicate.

Oggi le scelte a disposizione della futura mamma sono teoricamente quattro: il parto in casa propria assistita da due ostetriche; le case maternità per il “parto dolce” che sono una decina in Italia; il parto ospedaliero e quello in una delle tre grandi strutture nazionali – a Genova, Torino e Firenze – autogestite dalle ostetriche.

Vediamo quali sono i punti di discussione.

Il parto sarebbe più sicuro in ospedale in considerazione di quel 40% di complicazioni inaspettate che richiedono l’intervento urgente di un medico.

Quella del parto in casa è una scelta molto costosa in quanto il servizio sanitario non lo ha inserito nelle priorità, in considerazione del basso numero di richieste.

Costa 2500 euro con rimborsi che variano da regione e regione. Ma in una clinica privata costa anche di più.

A cambiare è però la filosofia dello stesso parto: quello casalingo diventa un evento sociale e non sanitario con le mamme che possono vivere un’esperienza più intima.

Infine in discussione anche il ruolo dello Stato che dovrebbe garantire o meno la libera scelta della mamma o solo il diritto di partorire in qualsiasi struttura ospedaliera in assoluta sicurezza?

Nelle nazioni del Nord Europa la pratica tra le mure domestiche è molto diffusa: in Olanda, se una gravidanza è fisiologica, cioè non ha complicazioni, il ginecologo non entra quasi mai in gioco.

Se visita a spese pubbliche una donna con una gestazione regolare rischia un richiamo: l’attesa di un bimbo non è una malattia. Ci pensano le ostetriche. Ma intanto fra molte mamme è rivolta.

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Benessere e Salute

Bambini: attenzione al «virus primaverile»

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Gli sbalzi di temperatura tipici della primavera, ma anche le prime festicciole e i giochi all’aperto espongono i bambini al rischio di fastidiose gastroenteriti.

Tanto che le infezioni virali di questo tipo sono le prime cause di accesso al pronto soccorso pediatrico in questo periodo della stagione.

I sintomi sono nausea, dolori addominali, diarrea, talvolta vomito per una sintomatologia del tutto simile a quella influenzale.

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I casi più acuti potrebbero essere dovuti al rotavirus per il quale è possibile vaccinarsi , ma in generale più il bambino è piccolo e più è necessario un intervento del pediatra in tempi brevi, per evitare il rischio della disidratazione.

In tutti i casi è consigliato il riposo e la somministrazione di sali minerali e il bere frequentemente anche piccole quantità di acqua accompagnata da una dieta normale.

Mentre alcuni pediatri in presenza di crampi addominali, sono favorevoli alla somministrazione di antidolorifici da evitare nei casi in cui ci siano tracce di sangue nelle feci o se il bambino appare molto debilitato.

I dolori infatti potrebbero essere campanelli d’allarme per altre patologie e non vanno cancellati con i farmaci, ma opportunamente analizzati.

In questi casi è importante il buonsenso dei genitori che sono i primi a dover gestire il malessere in attesa del consulto col proprio pediatra.

Si può quindi parlare di “ virus primaverile” al quale i bambini possono essere particolarmente esposti che non comporta patologie gravi se è prestata la massima attenzione all’evitare la disidratazione.

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