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Spettacolo

La scortecata: Emma Dante a Rovereto con una favola sulla vanità

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Martedì 16 aprile alle 21 arriva a Rovereto, all’auditorium Melotti, La scortecata (2017), che Emma Dante ha tratto dalla decima favola de Lo cunto de li cunti di Giovanbattista Basile (1634).

Un re sente un canto muliebre e decide di conoscere la cantante, ignaro che si tratti di una donna vecchia e povera (Rusinella), che vive con la sorella. Questa si cela e prende tempo cercando un modo di nascondere la sua vera età.

Il re e Rusinella passano una notte insieme al buio, ma al sorgere del sole il re si rende conto dell’errore e fa gettare Rusinella dalla finestra – per la fortuna di quest’ultima che, grazie a un incontro fortuito, riceve una seconda giovinezza.

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Il re prontamente s’innamora della nuova Rusinella e decide di sposarla. Rusinella si propone di usare la posizione che otterrà per aiutare la sorella, ma questa non fa che tormentarsi: come ha fatto Rusinella a tornare giovane?

Quello descritto da Basile è un mondo affascinante e sofisticato, animato da personaggi che, attraverso il dialetto napoletano, espressioni gergali e proverbi, producono modi e forme espressamente teatrali, tra lazzi della commedia dell’arte e dialoghi shakespeariani.

Un mondo rintracciabile anche nell’opera di Emma Dante, popolato da due vecchie brutte e sole che vogliono tornare giovani, da un re innamorato e ingannato e da fate pronte a fare incantesimi.

La morale, secondo Emma Dante stessa, è che “il maledetto vizio delle femmine di apparire belle le riduce a tali eccessi che, per indorare la cornice della fronte, guastano il quadro della faccia; per sbiancare le pellecchie della carne rovinano le ossa dei denti e per dare luce alle membra coprono d’ombre la vista.

Ma, se merita biasimo una fanciulla che troppo vana si dà a queste civetterie, quanto è più degna di castigo una vecchia che, volendo competere con le figliole, si causa l’allucco della gente e la rovina di sé stessa”.

Ad interpretare i due ruoli femminili, due uomini, come nella tradizione del teatro settecentesco. In una scena vuota, seduti su due sedie, i due drammatizzano la fiaba di Basile, incarnando le due anziane e il re.

La scortecata

Liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile

Testo e regia Emma Dante

Con Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola

Elementi scenici e costumi Emma Dante

Luci Cristian Zucaro

Produzione Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo

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Spettacolo

Il teatro parrocchiale di Povo cerca volontari

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Il teatro Concordia di Povo dopo aver rischiato la chiusura per ragioni economiche, adesso è alla ricerca di volontari che ne garantiscano l’attività.

Quello che sembrava il problema più grave, visto che gli incassi non coprivano le spese, è stato risolto.

Quest’anno è stata chiusa l’attività del cineforum, ma si è mantenuta la rassegna teatrale.

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La situazione a rischio ha sensibilizzato alcune persone, contrarie alla prospettata chiusura del teatro che si sono adoperate per individuare quelle modalità attraverso le quali fosse possibile garantire la sostenibilità dell’attività del teatro, evitandone la chiusura.

Dopo varie ipotesi recentemente si è definito un progetto di possibile potenziamento delle iniziative con aumento delle aperture al pubblico con conseguenti maggiori incassi che renderebbero possibile il proseguo dell’attività del teatro.

Ma non è ancora sufficiente.

Bisogna ora ampliare il gruppo di volontari esistente in modo da garantire la presenza nelle fasi d’apertura e chiusura del teatro e presidiare la cassa per la vendita dei biglietti.

L’attività è ovviamente gratuita e volontaria e gli interessati possono mettersi in contatto con la parrocchia al numero telefonico 0461- 810420.

Questo è l’ultimo passo necessario per mantenere in vita il teatro parrocchiale di Povo che da decenni è punto di riferimento per tutta la comunità.

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Spettacolo

Cala il sipario sulla stagione teatrale 2018/2019 del Teatro Zandonai di Rovereto

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Indubbiamente, quella di quest’anno, è stata una rassegna ricca di interessanti proposte in cui tutti potevano trovare uno o più spettacoli adatti ai propri gusti.

La prima rappresentazione, andata in scena il 14 novembre scorso, è stata “Bukurosh, mio nipote”, una commedia leggera sequel di “I Suoceri Albanesi” che, fra gli attori, ha visto sul palco anche un coinvolgente Francesco Pannofino. L’edizione 2018/2019 della stagione teatrale è quindi iniziata subito all’insegna di una simpatica e divertente riflessione sulla nostra società, sui nostri pregiudizi, timori e contraddizioni.

Pannofino è riuscito a rendere esilarante una situazione ipotetica che, nella realtà, avrebbe solo portato a una grave crisi familiare”.

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Come non citare poi lo spettacolo impostato come classica operetta “Sul Bel Danubio Blu”. Rappresentato con gli inevitabili e comici equivoci uniti alla musica in stile danubiano tipici di questo valzer. “Emozionanti e allegri i balletti, meravigliosi i costumi utilizzati durante questo spettacolo dal cast. Sulle musiche di Johan Strauss, sembrava di essere ritornati indietro nel tempo di 150 anni”.

Tra le rappresentazioni più apprezzate spicca sicuramente la commedia musicale “Aggiungi un posto a tavola” che ha visto sul palco anche un apprezzatissimo Gianluca Guidi, attore ironico e garbato che ha saputo tenere in pugno tutto il pubblico sin dalla prima nota. “Bellissima la scenografia in legno che, tramite una semplice rotazione, riusciva a cambiare luogo alle varie scene senza interrompere lo spettacolo. Nonostante le tre ore, il tempo è letteralmente volato e questa commedia è stata apprezzata da un pubblico sinceramente coinvolto nelle vicende rappresentate.

Sicuramente più impegnativo l’adattamento teatrale dell’omonima opera di Fedor Dostoevskij, ovvero “Delitto/Castigo”. Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio sono state le due voci narranti che hanno trascinato il pubblico nel racconto, facendo vivere in prima persona l’ossessione del protagonista, il suo conflitto interiore, i suoi tormenti. L’omicidio portato in scena ed il castigo che ne segue vengono raccontati, come nel libro, in alternanza tra la prima e la terza persona. “Il delitto viene descritto come specchio del proprio limite, un orizzonte che deve essere necessariamente superato per riuscire ad affermare il proprio sé interiore. Il disagio accompagna lo spettatore per tutto lo spettacolo, portandolo nelle profondità della disperazione del protagonista e, riuscendo a comprendere i tormenti interiori di quest’ultimo come se fossero propri.

Da ricordare, inoltre, lo spettacolo “Un viaggio nel flamenco” rappresentato il 30 novembre scorso da Miguel Angel e Charo Espino. Un omaggio all’artista roveretano Riccardo Zandonai che era stato profondamente e piacevolmente influenzato dalla Spagna e dalla sua musica.

Degno di nota anche il penultimo appuntamento, andato in scena il 5 aprile, ovvero “La Casa di famiglia”, una commedia esilarante che è riuscita a raccontare in maniera semplice e di facile immedesimazione molti sentimenti comuni nelle famiglie. 

L’elenco di opere meritevoli potrebbe continuare poiché, tutte, hanno saputo essere apprezzate dai molti spettatori che hanno riempito i posti disponibili al Teatro Zandonai durante le varie serate.

La stagione si concluderà il 10 aprile con lo spettacolo “Bernstein e Dintorni” con David Riondino e il Ialsax Quartet.

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Spettacolo

“Tempi nuovi” e come sopravviverli: Cristina Comencini al teatro Sociale

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Fino a domenica va in scena al teatro Sociale Tempi nuovi (2017), scritto e diretto da Cristina Comencini e prodotto da Michele Gentile e Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

La commedia, un atto singolo, vuol essere un’indagine sull’effetto delle nuove tecnologie sulle famiglie e i loro componenti.

Il padre Giuseppe (Maurizio Micheli) è uno storico il cui rapporto con la tecnologia è a dir poco difficile: confonde i termini e riesce a mandare in crisi il macOS (il sistema operativo dei Macintosh) con allarmante regolarità.

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Sua moglie Sabina (Iaia Forte), giornalista, ha invece dovuto seguire un corso – la scelta era tra adeguarsi e andarsene – e ora è in grado di comporre gli articoli rapidi ma ricchi di contenuto multimediale che le è richiesto; forte di questo, proclama la sua modernità ad ogni possibile occasione.

Con loro vive il figlio Antonio (Nicola Ravaioli), liceale. Vero figlio della contemporaneità, è abituato al ritmo degli smartphone nella comunicazione come nella vita (nella sua cerchia è la regola di non avere rapporti fissi, ragazzi e ragazze si accoppiano a seconda dell’occasione) ma la vicina maturità lo convince a ricercare l’aiuto paterno.

C’è ancora la figlia Clementina (Sara Lazzaro), ormai indipendente. Ha un paio di cose importanti da comunicare alla famiglia e non si tratta di faccende che si possono dire per posta elettronica.

Tempi nuovi è un’altra pièce assai parlata, che si affida molto agli attori per raggiungere il pubblico. Fortunatamente il cast è all’altezza della prova.

Maurizio Micheli (che ha ereditato il ruolo dallo scomparso Ennio Fantastichini) gioca con umorismo all’intellettuale un po’ polveroso, che vive in mezzo ai libri e se ne dice fiero.

Questo personaggio è professorale fino al midollo: per criticare la sessualità disinvolta del figlio non concepisce di meglio che brandire I dolori del giovane Werther (Goethe, 1774); per attaccare l’ossessione della velocità cita Gramsci (si suggerisce che il nome del figlio sia un omaggio); verso la fine della commedia cita, ovviamente in latino, Guglielmo di Occam.

Il suo atteggiamento è comprensibile: colto impreparato da una rivoluzione tecnologica che ha mutato la vita di tutti in Occidente, rifiuta di alzare bandiera bianca ed invece sceglie di combattere in un ruolo vicino al dotto di Salamanca come venditor di Apocalisse descritto da Umberto Eco.

“Al dotto di Salamanca — se vuole sopravvivere — a questo punto si propongono due alternative: o sottomettersi ad un corso di addestramento per acquisire sufficienti conoscenze tali da permettergli di essere maestro di cultura e di vita nel mutato orizzonte di rapporti, o costituire le basi di una nuova scienza, che consista nel sostenere la negatività morale e culturale della scoperta dell’America.

In questa disciplina egli potrebbe assurgere a dignità di esperto e diventare nuovamente maestro di vita per migliaia di discepoli”.

Iaia Forte ha dichiarato di aver accettato il ruolo per fare un cambio di passo rispetto ai consueti ruoli forti. Chi la ricordava in film come Luna e l’altra (ma anche i suoi film con Pappi Corsicato) non poteva dubitare che la sua Sabina avrebbe beneficiato molto dal suo temperamento e dalla sua energia.

Sabina, si è detto, padroneggia la tecnologia come deve, ed è legittimamente fiera di dirsi donna moderna, eppure sotto la pelle le cose stanno altrimenti.

Come Giuseppe anche lei ha dei libri che ama estrarre dalla libreria, ma si tratta degli album di famiglia (più di venti, dice), che conserva e aggiorna con impegno e devozione e che non vede l’ora di accrescere ulteriormente.

Udite le nuove della figlia, a stento nasconde lo shock e le serve un po’ di tempo per abituarsi ai cambiamenti.

Come in Indovina chi viene a cena?, proclamarsi avanzati risulta meno facile quando la realtà comincia a riguardarci.

Nicola Ravaioli offre al suo adolescente la bonomia e la rilassatezza di tanti pacifici e coccolati millennial che conosciamo.

Sara Lazzaro ha il ruolo di chi farà saltare gli equilibri consolidati della famiglia, e lo fa con tranquilla dignità e con una sicurezza che manca ai genitori.

Dopo l’annuncio di lei le cose non saranno più come prima: il più colpito sarà Giuseppe, che complice una breve convalescenza ospedaliera si tuffa nei nuovi media con l’ardore del neoconvertito, abiurando gli amati libri al punto di non tollerare nemmeno di udire il termine (la famiglia reagisce come se avesse perso il senno).

Un’autentica crisi di mezza età, solo con i social media al posto di un’amante e di una motocicletta.

Qui c’è forse un punto critico, ossia che amare i libri non implica in alcun modo che si debbano odiare i computer, e viceversa. Ma il tono è garbato, e Micheli in questa fase finale lascia briglia sciolta al suo talento comico.

Esiste ancora in lui abbastanza del professore per citare, come detto, Occam, filosofo noto al pubblico soprattutto per il concetto del rasoio di Occam: in soldoni, per risolvere un problema basatevi sulle ipotesi più semplici possibile (evitando di supporre infinite quanto inutili varianti).

Che è, credo, il senso della commedia come detto dalla Comencini stessa: “Non c’è una morale. L’importante è vivere la propria storia, perché le cose cambiano dentro di noi lentamente, non possono essere acquisite” (intervista a Repubblica; occhio che l’Autrice non condivide affatto la mia reticenza per i particolari della trama).

Una parola anche per la scenografia di Paola Comencini. Ritrae lo studio di casa, con altissime librerie, qualche poltrona e la scrivania.

Molto semplice, ma efficace: quando la si rivede con le librerie vuote, comunica in modo inequivocabile che niente sarà più come prima.

Ci si diverte con Tempi nuovi, opera brillante e leggera che ha spesso fatto ridere il pubblico in sala. I primi minuti forse sono stati un po’ rallentati dall’esposizione, ma in seguito lo spettacolo ha proceduto, arguto e agile, a dimostrare il suo umorismo intelligente.

La compagnia incontrerà il pubblico al teatro Sociale alle 17 e 30 di venerdì; lo spettacolo va in replica venerdì 5 e sabato 6 aprile alle 20 e 30 e ancora domenica 7 alle 16. La rappresentazione si è conclusa poco prima delle 22.

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