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Alto Garda e Ledro

«Controllo del vicinato». Firmato il protocollo per l’Alto Garda e la Valle di Ledro

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nella foto il prefetto di Trento Sandro Lombardi

Con la sottoscrizione del protocollo d’intesa fra gli enti locali (Commissariato del Governo, Questura, comandi delle forze dell’ordine provinciali), il controllo del vicinato è diventato realtà.

Le zone interessate sono l’Alto Garda e la Valle di Ledro.

Il protocollo avrà una durata di un anno e si inserisce  nel quadro delle iniziative di sicurezza integrata e partecipata con la quale si intende instaurare una collaborazione sul territorio fra istituzione pubbliche e società civile.

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Già approvato il mese scorso dai sindaci dei setti paesi, l’accordo prevede che i cittadini si organizzino in piccoli gruppi e controllino un determinato ambito territoriale per contrastare la microcriminalità.

Ad ogni gruppo farà capo un coordinatore con il compito di mantenere le relazioni fra i componenti, e chiamare le forze dell’ordine in caso di episodi sospetti.

I cittadini non devono sostituirsi alle forze dell’ordine, ma il loro ruolo è esclusivamente quello di sorveglianza.

I volontari non potranno organizzarsi in squadre o ronde, ed è vietata qualsiasi forma di pattugliamento.

Inoltre non potranno indossare uniformi che richiamino corpi di polizia o partiti politici. Nelle zone interessate il comune porrà dei cartelli informativi gialli e bianchi.

L’operazione ha anche l’obiettivo di sensibilizzare e responsabilizzare  i cittadini in materia di degrado e sicurezza, utilizzando ogni utile strategia tesa a consentire inalterato l’attuale livello della qualità di vita nell’ambito della comunità anche attraverso eventuali fenomeni correlati al disagio socio – economico che può appunto determinare degrado e forme di illegalità.

Verranno dunque intensificate le azioni già da tempo intraprese nell’ambito del Tavolo provinciale della legalità per gli studenti al fine di prevenire e contrastare fenomeni di violenza di genere e di discriminazione, nonché di bullismo e di rischio connesso all’accesso alla rete.

“E’ un percorso di educazione alla cittadinanza molto importante quello che iniziamo con questo protocollo – ha detto l’assessore all’istruzione – per il quale ringrazio il Questore. L’auspicio è che il lavoro che faremo insieme ai giovani possa contribuire a formare cittadini consapevoli e responsabili. E’ una sfida complessa, ma con il contributo qualificato della Polizia di Stato possiamo ottimizzare gli interventi educativi al fine di contrastare fenomeni molto preoccupanti come il cyberbullismo o le discriminazioni”.

“Con questo protocollo – ha spiegato il Questore (nella foto sotto) – andiamo ad affiancare e a integrare le molte attività già in essere. Dobbiamo impegnarci per far capire ai ragazzi l’importanza del rispetto delle regole. Metteremo in campo tutte le forze della Polizia, con incontri che si terranno sia negli istituti scolastici che in Questura. Noi incontreremo gli studenti anche per ascoltare le loro esigenze e per dare delle risposte. La nostra attività non è solamente legata al controllo del territorio, ma anche alla capacità di stare vicino alla gente”.

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Alto Garda e Ledro

Caporalato Riva del Garda: sequestrati 300 mila euro ai titolari di Sushiko

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Nelle prime ore del mattino del 29 novembre 2018 i militari delle Fiamme Gialle della Tenenza di Riva del Garda (TN) avevano arrestato C.F., 30 anni, alias Yuri, eW.F., 35 anni, alias Colfù, rispettivamente titolare e socio di una società, la R.S.K. s.r.l., che gestisce Sushiko un ristorante in franchising, con l’accusa di sfruttamento aggravato del lavoro ed estorsione nei confronti di dodici lavoratori pakistani regolarmente residenti in Italia.

Dopo il blitz nel locale Sushiko di Riva del Garda era emersa una situazione drammatica di caporalato secondo la quale dodici lavoratori pakistani dovevano restituire parte dello stipendio e non avevano la malattia retribuita e un orario consono di lavoro.

Inoltre erano costretti a vivere stipati in un appartamento affittato dallo stesso proprietario in condizioni precarie. (foto)

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L’operazione, chiamata “Giardino orientale“, (qui tutti i particolari)aveva portato all’arresto di due persone accusate di sfruttamento dei lavoratori.

Il sistema, iniziato nel 2016, era così articolato: attraverso il passaparola o con contatti diretti, C.F. e W.F. avvicinavano stranieri regolari in evidente stato di bisogno e in ristrettezze economiche, proponendo lavori, nel proprio ristorante, con contratti a tempo determinato per 40 ore settimanali (sette ore al giorno per cinque giorni ed una giornata da cinque ore), che comprendevano la possibilità di fruire dei riposi previsti nonché di vitto e alloggio.

Ma la realtà dei fatti era diversa: non venivano mai concessi i riposi settimanali e le ferie, obbligando i lavoratori a una pausa pranzo di soli quindici minuti, e venivano decurtati significativi importi in caso di malattia o assenza dal lavoro; fino a giugno 2018, i pagamenti avvenivano in contanti, poi, con la recente introduzione dell’obbligo del tracciamento bancario, venivano effettuati per l’intero importo della busta paga ma i lavoratori erano costretti a restituire, dietro minaccia di licenziamento, la parte di importo eccedente gli 800 euro; il costo del vitto era decurtato, per una somma pari a 100 euro, dallo stipendio realmente percepito ed il pasto consisteva in farina per piadine e una modica quantità di pollo, uova e verdura una volta alla settimana; all’atto dell’assunzione, i lavoratori erano costretti a firmare fogli in bianco, sui quali, come minaccia, veniva loro detto che avrebbero potuto essere scritte dichiarazioni attestanti le loro dimissioni o richieste di aspettativa non retribuita

Ad oggi la Guardia di finanza è stata chiamata per calcolare a quanto ammontasse il guadagno indebito della società, arrivando a  310.144,22 euro.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovereto ha disposto il sequestro preventivo di conti correnti, titoli o altri beni fino al raggiungimento della cifra complessiva.

Il rappresentante legale della società ha dichiarato la disponibilità di versare 5 mila euro ogni mese su un conto monitorato dalle Fiamme Gialle fino al raggiungimento dell’importo stabilito. Il giudice del tribunale di Rovereto ha accettato la richiesta.

Purtroppo neanche il Trentino è immune dalla piaga del caporalato. Meno frequente nella ristorazione, è più diffuso nella coltivazione dei frutti.

Fra i casi più eclatanti basta ricordare i 25 lavoratori provenienti da fuori regione che nel settembre 2017 sono stati fermati a bordo di un furgone con vestiti strappati e diretti nei vigneti di Riva del Garda a 1,70 euro l’ora.

Oppure nel maggio 2018 41 lavoratori stranieri erano sfruttati nel lavoro del volantinaggio con tanto di Gps per monitorare gli spostamenti ed erano stipati negli alloggi come sardine.

Sebbene le forze dell’ordine abbiano individuato diversi casi, il fenomeno resta tutt’ora presente. Le leggi per contrastarlo non sono ad oggi sufficienti.

Attualmente le leggi previste sono la legge 148 del 2011 che ha introdotto nel codice penale italiano il reato di sfruttamento del lavoro e la legge 199 del 2016 che recita “disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”.

Da circa un anno i lavoratori vittime di caporalato possono segnalarlo alla Fai Cisl del Trentino grazie al numero verde 800.199.100.

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Alto Garda e Ledro

Vola nel dirupo mentre torna dal lavoro, muore Sergio Dagnoli di 38 anni

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Ha perso la vista a poche centinaia di metri da casa, mentre rientrava dopo il lavoro.

Probabilmente lo ha tradito l’asfalto reso viscido dalla pioggia, oppure un improvviso colpo di sonno o un malore.

La tragedia è successa nella notteSergio Dagnoli, 38enne di Limone sul Garda ha perso la vita in un incidente stradale sulla provinciale 115, strada che sale verso Tremosine.

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L’uomo, stava tornando a casa dopo la fine del suo turno di lavoro effettuato come al solito in un Hotel di Riva del Garda.

La sua autovettura ha sbandato paurosamente finendo contro la parete rocciosa che costeggia la carreggiata: una carambola finita con la caduta nel dirupo a ruote all’aria in uno degli uliveti che costeggia la Sp 115 che dalla Gardesana sale verso Limone e Tremosine.

Il corpo senza vita del 38 enne è stato trovato questa mattina poco dopo le 6.00 all’interno della sua auto,

L’impatto non gli ha lasciato scampo. Alle prime luci dell’alba la vettura è stata segnalata da alcuni automobilisti di passaggio, ma medici e infermieri non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Sul posto le forze dell’ordine e i vigili del fuoco di Riva del Garda.

Nella foto Sergio Dagnoli

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Alto Garda e Ledro

Abita con i figli in un garage, continua l’emergenza abitativa di una famiglia Rivana

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CasaPound Riva continua ad essere al fianco di una famiglia italiana in difficoltà.

L’appello era stato lanciato il 6 maggio ma fino ad ora nessuno si è mosso.

Le istituzioni sono rimaste silenziose, ma confidiamo che tentino di risolvere il problema quanto prima.

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Questa volta il problema che i militanti rivani stanno affrontando, è decisamente molto impegnativo, sono infatti sempre al fianco di una madre e dei suoi due figli: una mamma rimasta sola e costretta per lungo tempo a vivere in un garage insieme ai due ragazzi.

“Insieme abbiamo analizzato la loro situazione, conosciuto la loro storia che abbiamo sottoposto all’attenzione della Comunità di Valle – dichiara Matteo Negri, responsabile locale di CasaPound – fiduciosi che da loro potrà arrivare una buona soluzione per questa famiglia rivana in grave emergenza abitativa. Per sopperire alla temporanea mancanza di un alloggio abbiamo provveduto a pagare l’affitto di un appartamento alla famiglia che rimane però in attesa di una soluzione definitiva. Lanciamo un appello a tutta la comunità rivana e trentina, fiduciosi che una rete di solidarietà si stringerà intorno a questa famiglia”.

Chi vorrà sostenere CasaPound Riva in questa battaglia a sostegno di una famiglia italiana in grave difficoltà potrà dare una mano sia segnalando eventuali case in affitto, oppure contribuire al sostentamento questa mamma con i suoi due figli prendendo contatto con i militanti di CasaPound presso la sede del “Faro”, in Via San Nazzaro 83 C e nei bar del centro, Bar Roma, Caffè Lac e Moby Dick.

Per ulteriori informazioni 348-6288268.

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