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Italia ed estero

Candelo: una giornata di primavera immersi nel Medioevo

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Nonostante il meteo non sia stato clemente durante tutto lo scorso fine settimana, il primo weekend di aprile ha saputo riservare delle belle sorprese.

Se siete appassionati di Medioevo o di strutture Medievali e avete occasione di trovarvi in zona Biella, in Piemonte, non posso fare a meno di consigliare una visita al Ricetto di Candelo, uno degli esempi di questo tipo di costruzioni meglio conservati d’Europa.

Il Ricetto, che si presuppone essere stato costruito tra il XIII ed il XIV secolo, è una struttura fortificata medievale che serviva ad accumulare i beni di prima necessità all’interno di un paese e che fungeva da rifugio per la popolazione in caso di attacchi nemici. 

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Il Ricetto di Candelo ha la forma di un pentagono e ricopre una superficie di circa 13.000mq grazie alle oltre 200 cellule (=edifici) che lo compongono. A differenza di altri, non è mai stato abitato in maniera stabile, ma le sue ottime condizioni sono state spesso oggetto di studi storici e architettonici. L’unica abitazione che è stata occupata è la cosiddetta casa del Principe, una torre fortificata voluta da Sebastiano Ferrero, il feudatario della zona alla fine del 1400.

Per entrare in questa struttura è necessario passare attraverso una torre dalla pianta quadrangolare, detta Torre Porta, dotata di due aperture: una per i pedoni e una per i carri che, all’epoca, venivano chiuse con dei pesanti ponti levatoi. Dopo essere entrati, alla sinistra, è possibile vedere il palazzo comunale di Candelo, costruito nel 1819 in stile neoclassico, in evidente contrasto con tutto il complesso del Ricetto.

Camminare nel labirinto di vie, chiamate con il termine francese rue, del Ricetto di Candelo è come tornare indietro di 800 anni. Il tempo sembra essersi fermato. Gli unici segni dell’intervento dell’uomo, oltre alle dovute ristrutturazioni ad alcune cellule, sono i rari lampioni che, non appena cala la sera, iniziano ad accendersi facendo diradare la leggera nebbiolina che nelle giornate umide e cupe avvolge le stradine gettando un’aura di mistero sui passanti.

Dalle mura è possibile soffermarsi ad ammirare il paesaggio: grazie alla sua posizione tattica, è infatti possibile avere una vista incredibile su tutta la zona circostante e verso le prealpi biellesi.

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La Pro Loco di Candelo offre la possibilità di visitare ed esplorare gli aspetti meno conosciuti del borgo tramite visite guidate e laboratori didattici per gruppi e scolaresche.

Il calendario degli eventi organizzati in questa struttura varia ogni mese ed è piuttosto fitto. Non mancano degustazioni di vini, concerti e mercati di prodotti tipici. 

Le cellule, non essendo abitabili, vengono utilizzate dai proprietari come centro di attività enogastronomiche e laboratori di artigianato in cui è possibile ammirare delle botteghe d’arte, macine e botti per il vino ristrutturati a dovere.

Tra le principali attrazioni, inoltre, ci sono: il Museo del paesaggio naturale e storico della vitivinicoltura; il Piccolo Museo delle cose di Cucina e Pasticceria; la Sala delle cerimonie; Archivio storico; le cantine dell’Ecomuseo della vitivinicoltura ed il Centro documentazione dei Ricetti in Europa.

Mentre si cammina per le rue, a colpire è soprattutto il silenzio: certo, non manca il chiacchiericcio delle persone che affollano le strade o i suoni di qualche artista appostato tra le vie, ma ad essere particolarmente evidente è soprattutto la mancanza di inquinamento acustico dato da auto e locali. Le mura che circondano quest’area sembrano gettare i turisti in un mondo parallelo, isolato dal presente, accrescendo ulteriormente il fascino medievale della zona.

I prossimi eventi in calendario al ricetto di Candelo sono: “Primavera al Ricetto – Tra Sapori e Colori” il 25-26-27-28 aprile ed l’1-4-5 maggio; “Vinincontro al Ricetto” il 13-14-15 settembre; “Fumetti al Ricetto” il 12 ottobre e “Il Borgo di Babbo Natale” il 23-24-30 novembre e l’1-7-8-14-15 dicembre.

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Italia ed estero

Olanda: vivono in cantina per 9 anni in attesa dell’apocalisse

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Questa incredibile storia arriva dalla provincia di Drenthe (Olanda), e sta facendo il giro del mondo.

I media Olandesi hanno rivelato che un’intera famiglia ha vissuto per ben 9 anni rinchiusa nello scantinato di una fattoria isolata che si trova nel villaggio di Ruinerwold in attesa della fine del mondo.

Tutto è venuto alla luce grazie al figlio maggiore che, fuggito dalla fattoria, si è recato in un pub del vicino villaggio, ha ordinato delle birre e ha detto di aver bisogno d’aiuto.

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Era visibilmente confuso, sporco e vestito di stracci.

La polizia si è recata immediatamente sul posto: in uno scantinato, il cui ingresso era nascosto dietro una credenza, gli agenti hanno trovato un uomo di 59 anni allettato a causa di un ictus e i suoi 5 figli (di età compresa tra i 18 e i 25 anni).

L’uomo è stato arrestato, ma non è ancora chiaro se abbia costretto i ragazzi a vivere reclusi.

Quello che è emerso è che i ragazzi non risultano registrati all’anagrafe e non hanno mai frequentato la scuola: addirittura questi non sapevano che il mondo fuori da quella cantina fosse abitato.

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Per quanto riguarda la madre, la polizia teme che possa essere morta e che sia stata sepolta nella stessa fattoria.

Per fare maggiore chiarezza su questa misteriosa vicenda sono stati interrogati alcuni vicini ed il sindaco del villaggio: qualcuno di loro sostiene che l’uomo non sia il padre dei ragazzi e che non sia neppure il proprietario della fattoria. Per quanto riguarda la madre, pare che sia morta prima del loro arrivo in fattoria.

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Italia ed estero

Trieste: in migliaia ai funerali dei poliziotti Rotta e Demenego

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immagini Rai

Sono terminati poco dopo le 12.30 i funerali celebrati da  mons. Giampaolo Crepaldi dei due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego.

Le due bare sono state portate fuori dalla chiesa alla fine della messa dai colleghi a spalla

Al termine dell’omelia, invitati i fedeli a scambiarsi un segno di pace, il vescovo di Trieste mons. Crepaldi è sceso dall’altare e ha raggiunto la prima panca, dove siedono i familiari dei due agenti uccisi.

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Il vescovo si è trattenuto a parlare con loro poi è tornato sull’altare per riprendere la messa.

Erano tante le autorità presenti ai funerali. Il ministro degli Interni Lamorgese, e il viceministro Matteo Mauri; il ministro dello Sviluppo economico, Patuanelli, il capo della Polizia Gabrielli, il Presidente della Camera Roberto Fico.

Folla di migliaia di persone lungo la strada, dalla Questura alla chiesa di sant’Antonio. 

«E’ un giorno triste e doloroso, ma è anche un giorno che ci fa capire quanto il Paese ci stia vicino». Così, il Capo Direzione anticrimine centrale, Francesco Messina a margine dei funerali solenni oggi a Trieste dei due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. «Quando il Paese in situazioni di questo tipo risponde in questa maniera ciò serve a lenire la nostra ferita».

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Oggi, aggiunge, «ci lecchiamo le nostre ferite, ci stringiamo tra di noi – perché questi ragazzi sono due membri della nostra famiglia. Ma abbiamo la consapevolezza di poter continuare a garantire la sicurezza per questo Paese».

“Oggi è un giorno triste e il dolore è indescrivibile, non solo qui a Trieste, ma nell’animo e nel cuore di tutti i Poliziotti italiani. Un dolore profondo e sordo, che si associa alla preoccupazione per i tanti colleghi che ancora, ogni singolo giorno, sfiorano la morte in ogni angolo d’Italia. E allora mentre eravamo trasportati dal fiume di commozione che ha inondato e travolto tutti ai funerali di Matteo e Pierluigi, il pensiero è stato questo: che da questo dolore, dal sacrificio umano dei nostri fratelli, possa nascere una risposta concreta, fatti, che consentano di neutralizzare tanti futuri drammi evitabili. Drammi che attendono nell’ombra, e che arriveranno inesorabili se non si metterà mano seriamente e concretamente a un assetto che, nel suo complesso, non ci da alcuna garanzia di tutela. Se non avremo presto regole di ingaggio e protocolli operativi seri, se non avremo mezzi, strumenti, addestramenti e dotazioni all’altezza, se non potremo contare su leggi chiare e severe e su una risposta dell’ordinamento che renda certa la pena e che difenda davvero le vittime, allora potremo solo continuare a piangere i nostri fratelli che continueranno, imperterriti, a rendere onore alla loro divisa. Per ribadire tutto questo si manifesterà, ancora una volta, martedì prossimo a Roma, nella speranza che il nostro grido sia ascoltato da una politica fin qui troppo deludente”.

Lo afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale della Federazione Fsp Polizia di Stato, a Trieste per i funerali solenni di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, ribadendo le ragioni della manifestazione indetta per martedì 22 ottobre in piazza Montecitorio, a Roma, a partire dalle ore 11.

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Italia ed estero

Malore per Matteo Salvini che è stato ricoverato all’ospedale

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Il leader della lega ed ex ministro agli Interni Matteo Salvini ha avuto un malore mentre era diretto a Trieste per assistere ai funerali solenni di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti uccisi nella sparatoria in Questura avvenuta venerdì 4 ottobre

Salvini dopo l’atterraggio all’aeroporto di Ronchi – Trieste Airport è stato portato all’ospedale San Polo di Monfalcone (Gorizia), dove è stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso.

Al leader della lega è stata riscontrata una sospetta colica renale.

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È stato trattenuto per tre ore per tutti gli accertamenti del caso e non ha potuto presenziare alle esequie dei poliziotti. “Non si tratta, comunque, di qualcosa di grave“, scrive il quotidiano il Piccolo, “Da quanto si è appreso, Salvini avrebbe ringraziato i medici di Monfalcone e si sarebbe detto dispiaciuto di non poter essere presente all’ultimo addio ai due poliziotti, agenti a cui ha reso omaggio la scorsa settimana durante una visita alla questura di Trieste”.

Salvini è stato dimesso intorno alle 13.

Dalla Lega spiegano che le sue condizioni non destano preoccupazioni. “Salvini è enormemente dispiaciuto per non aver potuto partecipare alla cerimonia per Pierluigi e Matteo, e conferma gli appuntamenti di oggi e domani in Umbria”, dicono dal Carroccio.

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