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Arte e Cultura

Presentata a Cles la mostra “La montagna di Eugenio Dalla Fior. Dialogo con l’arte di Mauro Larcher e Gianluigi Rocca”

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“La montagna di Eugenio Dalla Fior. Dialogo con l’arte di Mauro Larcher e Gianluigi Rocca”: presentata la mostra in conferenza stampa venerdì 5 a Palazzo Assessorile di Cles.

L’Assessore alla Cultura Avv. Vito Apuzzo spiega che questa è la prima mostra delle tante in programma per il 2019, anno impegnativo perchè ricco di anniversari, il 500° anno dalla morte di Leonardo da Vinci, il 40° dallo sbarco sulla luna, il trentennale dalla caduta del muro di Berlino, il 150° dal ritrovamento della Tavola Clesiana, e molte altre esposizioni volte alla valorizzazione del paese. “L’anno prossimo allestiremo anche una mostra tutta dedicata a Cles. Riguardo questo evento, ho personalmente eseguito una ricerca, e sono riuscito a recuperare il verbale di delibera della allora Amministrazione Comunale Clesiana, nel quale si dedicava una nuova via, che va dalla stazione del tram fino al cimitero, intestandone il nome al Dott. Eugenio Dalla Fior. Persona di risalto, in tempi in cui i personaggi di spicco del paese erano il medico, il sindaco, il parroco, il maestro e se c’era, l’avvocato. Lui era un medico molto stimato dai concittadini, viste le condizioni nelle quali operava, in quell’epoca senza raggi X, dove la penicillina ancora non era stata scoperta, faceva parte di quei dottori ai quali bastava guardare il paziente negli occhi per formulare una diagnosi corretta. Ma Dalla Fior era anche un esperto fotografo, ecco il motivo di questa mostra a lui dedicata ed affiancata da opere di artisti in attività come Mauro Larcher e Gianluigi Rocca. Voglio ringraziare il Prof. Luigi Parinello esperto in toponomastica, per il suo aiuto, ed il Comune di Cles, che, pur essendo in contrasto con altri paesi, assegna sempre nomi storici alle vie del borgo, ed in particolare a personaggi del luogo”.

Interviene Lucia Barison, curatrice della mostra, fortemente voluta dal Sindaco Mucchi, creatrice di un percorso espositivo come una metafora di gita, per la quale Palazzo Assessorile con i suoi dislivelli si presta benissimo, proprio come una passeggiata in montagna, dove si sale fino in cima. Prosegue: “Pur essendo un medico impegnato, Dalla Fior è stato uno dei fondatori della Susat, la Sezione Universitaria della Sat, e ne divenne fotografo ufficiale. Oltre che cultore dei tragitti in montagna, creò nuovi itinerari, scattò immagini artistiche e documentaristiche, alle quali abbiamo affiancato le opere di Mauro Larcher e Gianluigi Rocca, sempre inerenti la montagna. Quando subentrarono problemi di cuore, e non potè più salire in montagna, Dalla Fior iniziò a scattare fotografie a Cles. Saranno esposti anche dipinti di altri artisti, facenti parte delle collezioni del Comune di Cles e della Cassa Rurale Val di Non”.

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Dice il Sindaco di Cles Arch. Ruggero Mucchi: “Il Dott. Dalla Fior si meritava questa mostra, a Cles era stimato e benvoluto, e la sua casa esiste ancora. A causa dei problemi di salute dovette trasferirsi al lago di Garda, ma per sua volontà alla morte venne sepolto a Cles, per cui ora rimarrà con noi definitivamente. Pur essendo la fotografia agli albori, lui era molto competente, e tuttora, anche con la tecnologia avanzata, non è facile scattare immagini migliori delle sue. Lucia Barison ha strutturato una mostra dedicata non solo agli appassionati di montagna, anche agli amanti della fotografia, dell’arte, rendendola un messaggio accattivante rivolto a tutti. Questo anno sarà in particolar modo dedicato alla montagna, al suo ambiente, alle comunità montane, ai suoi predatori, all’acqua, al turismo sostenibile. Ringrazio Mauro Grazioli e Cesarino Mutti per la realizzazione del libro “La montagna di Eugenio Dalla Fior”, ed Anna Facchini (Presidente Sat Trentino) e Giorgio Galas (Presidente Sat Riva del Garda) per le loro splendide prefazioni, scritte con trasporto,e l’Associazione Culturale il Sommolago “.

Presente anche Mauro Grazioli, uno dei curatori, insieme a Cesarino Mutti, del libro fotografico ‘Alpinismo. La montagna di Eugenio Dalla Fior’. Grazioli si è incaricato di recuperare dagli archivi della Società Alpinisti Tridentini (SAT) di Riva del Garda le fotografie ed i quaderni con gli itinerari che Dalla Fior aveva loro donato, quali testimonianze delle ricchezze delle nostre zone, divenute ora nostro patrimonio, e di realizzare il volume/catalogo della mostra.

Il coordinatore Marcello Nebl

Infine, Marcello Nebl, che ha coordinato l’immagine e l’allestimento della mostra, fa notare come le immagini di Dalla Fior fossero molto diverse da quelle dell’epoca, stile cartolina, non scattava mai foto di Corso Dante o Piazza Granda, lui immortalava scorci della borgata, dei dintorni, di luoghi poco frequentati, o di lavori comuni, tipo la mietitura, come compare nel libro. “Nel volume sono accostate immagini riguardanti dipinti di epoca antecedente e seguente le foto di Dalla Fior, così da comparare le figure in bianco e nero con le medesime a colori, per esempio, oppure i cambiamenti che si sono verificati nel corso degli anni”.

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Lucia Barison ricorda che l’inaugurazione ufficiale della mostra sarà sabato prossimo, 13 aprile e rimarrà aperta fino al 16 giugno prossimo.

Sponsor ufficiali dell’esposizione l’Antica Trattoria di Cles, la Cassa Rurale Val di Non, e l’APT Val di Non.

 

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Arte e Cultura

E’ uscito “Abisso”, un libro di poesie dalle radici trentine scritto da Maddalena Vettori

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Amore, tradimento, e dolore si uniscono ad un cupo senso di inadeguatezza, di impossibilità di stare al mondo: con “Abisso”, Maddalena Vettori prende le distanze dai toni leggeri e più ottimistici del suo primo lavoro e crea una raccolta di poesie taglienti ed intense che scavano profondamente nella sua sensibilità, mettendo a nudo quell’aspetto tragico e contraddittorio che accompagna la vita di tutti noi. Ogni poesia di questa raccolta parla direttamente al dolore nell’animo, alle sconfitte ed ai momenti più cupi, rivolgendosi contemporaneamente alle donne di ai loro sentimenti, alle relazioni ed agli stati d’animo, man mano che l’autrice condivide col lettore un abisso interiore che, se non esternato, rischierebbe di non vedere più la luce.

Maddalena Vettori vive in Trentino e frequenta il corso di Studi Storici e Filologico-Letterari ad indirizzo Lettere Moderne dell’Università degli Studi di Trento.

Scrive per il sito web del mondo dell’Equitazione Riders Advisor e da qualche tempo anche per il nostro quotidiano indipendente La Voce del Trentino.

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“Abisso” è il suo secondo libro ed è il seguito del primo volume, “Raggi di Alba, edito da 96, rue de-La-Fontaine Edizioni.

RECENSIONE A CURA DI SEBASTIAN HIDALGO

È passato un molto tempo dall’ultima volta che ho avuto occasione di scrivere in italiano, ed una delle ultime volte in cui l’ho fatto è stato proprio qui, per recensire la prima raccolta di poesie di Maddalena Vettori, (foto sotto) una giovane autrice trentina.

Da autore, posso garantire che non capita spesso di vedere uno scrittore lanciare due libri a meno di un anno di distanza l’uno dall’altro. Si tratta di un fatto straordinario, ed effettivamente ci voleva qualcosa di molto fuori dal comune per portarmi a cambiare il mio attuale assetto linguistico e a tornare ad immergermi negli scritti in lingua italiana: quel qualcosa è “Abisso”, la seconda raccolta di poesie di Maddalena Vettori.

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Un libro sicuramente diverso dal primo anche come struttura: se “Raggi di Alba” alternava testi in lingua italiana ad altri in lingua inglese, qui tutto ciò che viene scritto in italiano è anche tradotto a fronte in inglese.

È quasi ironico e di sicuro affascinante notare come, volutamente o meno, il primo volume, “Raggi di Alba”, sia uscito in primavera, mentre “Abisso” esce ora, alle porte dell’inverno, in giornate cupe in cui non vediamo altro che calamità naturali e clima fuori controllo.

A pochi mesi di distanza dai temi naturalisti e dai toni per lo più speranzosi e bucolici di “Raggi di Alba”, Maddalena Vettori ha deciso di rilasciare una seconda raccolta, e l’ha fatto in sordina, sorprendendo chi la segue e la legge soprattutto sui suoi profili Social.

Eppure questo è solo il contesto, perché la vera sorpresa per il lettore sta dentro il libro: anche se, inizialmente, si pensava che a “Raggi di Alba” sarebbe seguita una raccolta ottimista e rigogliosa come l’estate, l’autrice ha preferito proseguire con un brusco cambio di rotta verso l’inverno ed al suo cupo fascino.

Perché “Abisso” è questo: un inverno dell’anima improvviso che investe la vita dell’autrice con la stessa potenza con cui la natura sta colpendo ora le nostre terre. In “Abisso” la Vettori apre un vero e proprio varco per permetterci di guardare nella sua esperienza, nei suoi stati d’animo, coprendo temi che vanno dalle relazioni sentimentali a quelle di famiglia, dalla morte alla depressione, dalla gioventù all’essere donna e adulta in un mondo contraddittorio e colmo di incoerenza.

Abisso” è un lungo e potente viaggio in cui l’autrice ci porta nella sua psiche, mostrandoci con brutale onestà quanto la mente umana possa sprofondare nei più profondi abissi della negatività e della depressione. Maddalena Vettori, poesia dopo poesia, si sfoga, si confessa, e si rifiuta di dare un lieto fine falso e politicamente corretto perché, sebbene questo libro rappresenti solo un momento del suo viaggio umano in questa vita, è un momento che si protrae, che perdura, che lei decide di vivere profondamente ed in ogni sua sfaccettatura in tutta la sua negatività, esplorando a fondo le lezioni di vita nascoste nei momenti di difficoltà, mostrando ancora una volta di essere dotata di una grande sensibilità e di un grande talento nel ricreare a parole ogni minima sensazione umana che va ad avvolgere il lettore man a mano che si prosegue nella lettura.

Un libro sconcertante, un pugno nello stomaco… ma anche, forse, la base di una catarsi che potrebbe essere già iniziata e che potrebbe persino compiersi pienamente nella prossima raccolta attualmente alle sue ultime fasi di stesura.

Solo il futuro ci dirà se saranno le stagioni a scandire i temi ed i lanci dei libri di poesia della Vettori, ma una cosa è certa: chi decide di guardare in questo Abisso si troverà inevitabilmente in preda alla curiosità ed alla necessità di sapere come farà l’autrice e ritrovare quella luce che ha perso, o se deciderà di unirsi all’oscurità che la circonda fino a sparirvi dentro, trovando sempre e comunque un modo per restare leale a se stessa e a tutto ciò in cui crede.

VOTO: 4.0/5

Di Sebastian Hidalgo

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Spettacolo

L’Orestea: al Teatro sociale un classico per il presente

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Martedì 19 novembre alle ore 20 e 30, al teatro Sociale di Trento, andrà in scena la versione della compagnia Anagoor dell’Orestea, la classica trilogia teatrale di Eschilo datata 458 a.C. Nelle parole della compagnia stessa, “un’opera sull’Orestea di Eschilo, prima che una riduzione o un trattamento della stessa”.

Presso gli antichi greci le singole tragedie erano parti di trilogie, e la saga degli Atridi è l’unica conservatasi integralmente fino ai giorni nostri.

La prima tragedia, Agamennone (che i drammaturghi Simone Dorai e Patrizia Vercesi presentano quasi integralmente) racconta del ritorno dell’eroe eponimo, re di Argo, dalla guerra di Troia e del suo assassinio da parte della moglie.

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La seconda, Le Coefore (qui ribattezzata Schiavi), presenta il ritorno in patria di Oreste, dilaniato dalla necessità di vendicare il padre che si contrappone all’orrore di poterlo fare solo uccidendo la madre.

Infine, in Le Eumenidi (qui Conversio), Oreste è perseguitato per la sua colpa. Anagoor sostituisce l’originale impianto eschileo dedicato alla giustizia in favore di una soluzione originale alla tematica.

Questa Orestea ha inaugurato nel 2018 il 46° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, che aveva incoronato la compagnia vincitrice del Leone d’argento lo stesso anno.

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Uno spettacolo di quattro ore, comprendente declamazioni, musica, danza, filmati, ambizioso in scala ed esecuzione, nel volersi far somma del teatro e delle discipline ad esso affini.

Simone Dorai, anche regista, spiega: “noi usiamo questa riduzione come un prisma attraverso il quale poter guardare la tragedia e percepire ancora quella scossa che agitava lo spettatore ateniese […]

Se l’Agamennone è recuperato integralmente, e in Schiavi ancora rimangono stralci di Coefore, in Conversio invece non compare alcuna parte testuale di Eumenidi.

Tuttavia, vengono rispettate la natura e la struttura concettuale delle tre tragedie, così come la loro natura musicale, il loro andamento […]

È stato raccolto il testimone di Eschilo, più che l’esito formale originario, che invece era rivolto all’Atene del quinto secolo, pensato da Eschilo per i propri concittadini. Così anche noi abbiamo desiderato rivolgerci ai nostri concittadini”.

Orestea / Agamennone, Schiavi, Conversio

sull’Orestea di Eschilo

drammaturgia e traduzione dal greco Simone Derai, Patrizia Vercesi

orizzonte di pensiero e parola S. Quinzio, E. Severino, S. Givone, W.G. Sebald, G. Leopardi, A. Ernaux, H. Broch, P. Virgilio Marone, H. Arendt, G. Mazzoni

con Marco Ciccullo, Sebastiano Filocamo, Leda Kreider, Marco Menegoni, Gayané Movsisyan, Giorgia Ohanesian Nardin, Eliza G. Oanca, Benedetto Patruno, Piero Ramella, Massimo Simonetto,

Valerio Sirna, Monica Tonietto, Annapaola Trevenzuoli

danza Giorgia Ohanesian Nardin

musica e sound design Mauro Martinuz

scene e costumi Simone Derai

video Simone Derai, Giulio Favotto

light design Fabio Sajiz

regia Simone Derai

produzione Anagoor 2018

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eventi

Un aperitivo a Km Zero e la proiezione di “Resina”, un film sulla comunità cimbra

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A partire dalle ore 17 di giovedì 14 novembre, presso la sede della Fondazione Franco Demarchi, a dare il via ai lavori del convegno “La montagna che cambia: nuove prospettive di welfare per le comunità alpine” sono previsti un momento conviviale e un evento culturale a ingresso libero, aperti a tutti gli interessati.

Si potrà così gustare un “Aperitivo a km zero”, conoscere ed essere informati sui progetti di welfare generativo come “Comunità Frizzante”, “DES Fiemme e Fassa”, “Tutti nello stesso campo” e “Orti in bosco & vita in centro”.

A seguire, alle ore 18.30, ci sarà la proiezione del film “Resina” di Renzo Carbonera, che porta alla riscoperta della comunità dei cimbri, una piccola comunità di montagna che vanta una storia millenaria, che costituisce una ricchezza di cultura e tradizioni per questo territorio e che rischia di sparire nell’oblio.

Al termine della proiezione è prvisto un confronto, introdotto da Piergiorgio Reggio, presidente della Fondazione Franco Demarchi, tra Renzo Carbonera, regista del film, e Mattia Pelli, giornalista e ricercatore in storia contemporanea.

I progetti protagonisti della serata di apertura del convegno sono alcuni dei vincitori del bando Caritro “Welfare a Km Zero”, che proporranno i loro prodotti, tutti da assaggiare, gustare e provare.

In particolare Comunità Frizzante (Associazione culturale Brave New Alps, ente capofila), attraverso la produzione di bibite, mira ad entusiasmare le persone, coltivare relazioni, stimolare la conoscenza e aumentare il senso di appartenenza alla Vallagarina (Rovereto).

Un progetto finalizzato quindi a fare comunità coinvolgendo gruppi sociali eterogenei, in un grande processo di formazione e di inclusività sociale, a stretto contatto con il territorio e la natura. DES Fiemme e Fassa (Cooperativa Oltre, ente capofila) è un progetto che punta alla messa in rete di imprese sociali e quindi alla creazione di un Distretto dell’Economia Solidale del territorio della Val di Fiemme e Val di Fassa in ambiti trasversali: dall’agricoltura al turismo passando per la ristorazione.

Altro protagonista sarà Tutti nello stesso campo (Cooperativa sociale La Rete, ente capofila), progetto che punta a creare inclusione attraverso l’agricoltura e la ristorazione, che dispone di uno spazio agricolo dedicato alla coltivazione di erbe aromatiche, officinali e prodotti dell’orto, oltre ad aver inaugurato da poco un agriturismo nei dintorni di Civezzano (Trento).

All’interno del progetto trovano spazio diversi tipi di utenti: persone con disabilità e le loro famiglie, o di fragilità segnalate. Infine il progetto Orti in bosco & Vita in centro (Comune di Rovereto, ente capofila) punta alla riqualificazione di due zone della città di Rovereto che condividono elementi comuni: Ortinbosco, nello specifico, è un orto sociale al Bosco della Città, uno spazio verde, aperto, di condivisione e di sinergia tra chi vuole scoprire luoghi di rigenerazione e seminare cambiamento; Vita in centro punta al cuore della città, promuovendo attività di animazione sociale e di inclusione per la cittadinanza.

Al termine dell’aperitivo, alle ore 18.30, è prevista la proiezione del film “Resina”, opera prima del regista vicentino-bavarese Renzo Carbonera, che porta alla riscoperta di una comunità montana ed esprime “l’urgenza di raccontare un microcosmo che ha bisogno di una resina sociale per contrastare le numerose avversità”.

I protagonisti del lungometraggio sono un coro di uomini, un direttore donna, una famiglia e una piccola comunità, che hanno bisogno di ritrovare il senso d’unione, per affrontare la sfida del domani. La giovane violoncellista Maria, delusa dallo spietato mondo della musica, ritorna al paesino di montagna delle sue origini, una piccola enclave isolata dove si parla ancora una lingua arcaica: il cimbro… Il risultato finale è un caleidoscopio di personaggi che con ironia e ritmo, raccontano un piccolo mondo, alle prese con lo spauracchio del cambiamento climatico e con la determinazione di una giovane donna.

Al termine della proiezione ci sarà un momento di confronto, introdotto da Piergiorgio Reggio, presidente della Fondazione Franco Demarchi, tra Renzo Carbonera, regista del film, e Mattia Pelli, giornalista e ricercatore in storia contemporanea.

L’apertura del Convegno è un’iniziativa organizzata dalla Fondazione Franco Demarchi in collaborazione a Welfare Km Zero (Fondazione Caritro, Fondazione Franco Demarchi, PAT, Consiglio della autonomie loca della provincia di Trento), Società dei Territorialisti/e onlus e Trento Film Festival 365.

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