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Io la penso così…

Il pericolo delle interazioni farmacologiche – di Adriano Bertolasi

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Egregio Direttore,

molte volte rimaniamo attoniti nel leggere delle notizie sconvolgenti a livello nazionale, dove dei pazienti vengono dimessi dai diversi presidi di Pronto Soccorso, –“in tutta tranquillità, dopo approfonditi accertamenti che non riscontrano nulla di grave”, e poi nel giro di 24 o 48 ore improvvisamente muoiono.

Si aprono indagini ministeriali che rimangono ovviamente “secretate” e raramente si viene a conoscenza delle possibili e reali cause di questi improvvisi ed “inspiegabili” decessi.

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Questa condizione può tuttavia colpire tragicamente ognuno di noi, dopo essere uscito “regolarmente dimesso” dal Pronto Soccorso e affidato al medico curante per proseguire eventuali accertamenti necessari.

Certi decessi improvvisi in diversi casi, tranne patologie preesistenti che degenerano improvvisamente, dipendono a mio modesto avviso dalla non sempre attenta e scrupolosa preparazione in campo farmacologico di alcuni medici. Ogni farmaco dobbiamo precisare che viene dotato di un bugiardino (anche questo nome lascia molto intuire:  il nome non è casuale, in quanto molte volte tendeva ad esaltare, soprattutto in passato, i benefici del farmaco stesso, tenendo segreto invece quanto di più dannoso il farmaco stesso potesse comportare).

Solo piuttosto recentemente dopo diverse leggi in materia, la situazione presenta un’esposizione più ampia in merito agli effetti collaterali e alle controindicazioni, che vengono riportate e non di rado si può leggere anche: “effetti letali o effetti mortali”, se dovesse interagire “sfortunatamente con altri farmaci o presentare intolleranze che il paziente preventivamente non conosce”.

Ora è necessario comprendere il significato di effetti collaterali e controindicazioni.

Ma prima di procedere con tale dettaglio, consta amaramente rilevare che la maggior parte dei medici esortano i loro pazienti a “non leggere i bugiardini”, perché sono solo delle formalità, alle quali le case farmaceutiche devono ottemperare per rispettare specifiche norme di legge.

Specifichiamo che effetti collaterali sono elementi soggettivi che possono colpire o non colpire determinanti pazienti, mentre le controindicazioni sono elementi oggettivi che devono escludere automaticamente determinate condizioni patologiche pre-esistenti all’utilizzo del farmaco stesso.

Ora chiediamoci alla luce di certe generalizzazioni: ma queste norme di legge a cosa servono? Secondo una certa logica dovrebbero servire a tutelare la salute dei pazienti ma sembra che sia nella prassi comune un elemento di secondaria importanza secondo una certa visuale medica.

Al “Pronto Soccorso” in particolar modo, e non entriamo nel merito dell’organizzazione degli stessi, in quanto le dieci ore di attesa che tanto mi hanno scandalizzato per quanto occorsomi personalmente presso il presidio Santa Chiara di Trento, che ebbi già occasione di denunciare in un articolo apparso sulla “Voce del Trentino” del 13 febbraio scorso, sono un’inezia rispetto alle condizioni in cui versano certi presidi del pronto soccorso nel resto d’Italia. (E’ sufficiente quanto documentato nel recente servizio televisivo, relativo all’Ospedale S. Camillo di Roma e tanti altri)….

Ma il nocciolo della situazione più grave di ogni altro riscontro, sta nell’assoluta “inadeguatezza professionale in campo farmacologico” da parte di alcuni medici che prestano servizio di “pronto intervento sanitario” e a volte non solo in ambito di “Pronto soccorso”, ma purtroppo ed è ancor peggio, anche in ambito specialistico…..

Con quale criterio si può somministrare un farmaco senza che il paziente sappia anticipatamente se è allergico o ipersensibile a tale farmaco? Come si può al minimo accenno di forma influenzale per esempio, prescrivere degli antibiotici appena la febbre sale di qualche grado, senza prima avere potuto verificare se si tratta di una sindrome virale o batterica? Molte volte gli stessi antibiotici ben si sa, fanno più danni che benefici all’organismo e sono assolutamente dannosi oltre che perfettamente inutili se la sindrome è virale.

Certamente per scongiurare eventuali pericoli di ordine batteriologico, risulta molto più facile e apparentemente “rassicurante” prescrivere indiscriminatamente degli antibiotici, senza tenere presente i danni collaterali che gli stessi possono provocare all’organismo, allorché non fossero assolutamente necessari.

Il più delle volte in tali circostanze, nella prescrizione terapica succede che molti medici si “dimenticano”… di prescrivere contestualmente adeguati fermenti lattici, con i conosciuti effetti benefici che in tal caso produrrebbero nell’organismo del paziente, facendo aumentare i “batteri buoni”, a contrasto degli effetti “sommari” di distruzione batteriologica degli antibiotici.

I tamponi salivari inoltre sono degli egregi sconosciuti nella nostra prassi medica e non vengono mai finalizzati a questo preciso scopo di indagine diagnostica.

E’ pur vero che vengono richiesti in fase preliminare di colloquio durante la visita, eventuali farmaci assunti ed eventuali allergie in merito agli stessi, che i pazienti devono confermare in tale circostanza, ma è anche vero che alcuni medici, non risultano adeguatamente informati riguardo alle possibili interazioni a volte letali, che certe somministrazioni di farmaci possono determinare, se prescritti senza sufficiente cognizione farmacologica in merito agli stessi.

Un pratico esempio viene alla luce in particolar modo con i farmaci antipertensivi. Se un paziente prende un farmaco che blocca un canale di assorbimento di determinati farmaci e contestualmente gli si prescrive in aggiunta, in sede di “Pronto soccorso” un farmaco “induttore” dello stesso canale, che rischia di vanificare o aumentare la potenzialità del farmaco in uso, producendo a volte anche un potente effetto tossicologico, aumentandone l’emivita con la conseguenza di dannosi metaboliti,… possono accadere delle situazioni di estrema gravità per il paziente stesso.

Un esempio: se un paziente è in terapia preesistente con Diltiazem (Isoforma P450) che blocca la sottocategoria citocromo Cyp3a4, non gli si può poi prescrivere un farmaco antipertensivo (induttore) che viene metabolizzato tramite lo stesso canale precedentemente bloccato, in quanto l’emivita del farmaco (ovvero il parametro farmacocinetico che riduce del 50% la biodisponibilità del farmaco stesso nel plasma o nel siero) allunga la permanenza dello stesso in tale ambito, producendo dei danni a volte molto gravi di vera intossicazione farmacologica o involontario “sovradosaggio” per mancanza di adeguata metabolizzazione.

Solo pochissimi medici professionalmente preparati si attivano per verificare preventivamente, prima di prescrivere un farmaco, se effettivamente un farmaco è induttore o bloccante di un isoenzima, con relative interazioni a volte molto pericolose, non permettendo un’ adeguata metabolizzazione dei nuovi xenobioti che vengono introdotti nell’organismo o ancor peggio, modificando gli effetti di quelli preesistenti: la maggior parte di loro si limita a rassicurare verbalmente i propri pazienti sulla bontà farmacologica di quanto prescrivono!

Ecco dove nasce un vero pericolo per la nostra salute e a volte per la nostra stessa vita.

Un problema di particolare rilevanza vale per chi soffre di insonnia cronica. Generalmente si attribuisce ad uno stato depressivo maggiore il fenomeno e si indirizza il paziente ad effettuare una visita neurologica che nella sostanza la maggior parte delle volte si esaurisce con la somministrazione di un antidepressivo. (Benzodiazepine e similbenzodiazepine la fanno da padroni in questo campo).

Il neurologo ben se ne guarda dal cercare una seria e concreta motivazione del disturbo, per cui al paziente che soffre di insonnia cronica si limita a prescrivere ad esempio “Mirtazapina”, non analizzando minimamente che questa contiene Imipramina, la quale ha delle ripercussioni negative se il paziente è iperteso o soffre di malattie cardiache o vascolari. (Condizione che anche se viene confermata dal paziente stesso moltissime volte non viene minimamente presa in considerazione).

L’argomento si potrebbe sviscerare all’infinito, ma per condizioni di spazio, limito solo a tali osservazioni il pericolo di assumere dei farmaci, senza conoscere preventivamente le possibili interazioni deleterie che gli stessi possono produrre a contatto con altri farmaci pre-esistenti….

Ritengo a questo punto che maggiore attenzione e competenza specifica da parte di alcuni medici, sia assolutamente condizione obbligatoria prima di prescrivere un farmaco.

Non di meno dobbiamo tenere inoltre presente, che certi farmaci vengono prescritti “on label”, ovvero non per quanto contemplato espressamente come finalità di cura nel bugiardino stesso, ma bensì a livello empirico.

E’ vero sì, che in certi sporadici casi con la metodica “on label”, si sono potuti osservare delle risoluzioni “scientificamente inspiegabili” a problematiche reali, ma con spirito esclusivamente sperimentale, senza poter adeguatamente in realtà definire con cognizione di causa eventuali e probabili danni collaterali emergenti e susseguenti.

Prendiamo in questo caso ad esempio l’utilizzo di Mirapexin (Pramipexolo), un farmaco che sarebbe indicato per la cura del Parkinson, quando il Levadopa non avesse sufficiente presa sulla malattia. Si è rilevato su una rivista scientifica americana, che alcuni pazienti ammalati di Parkinson, dopo avere preso il Mirapexin sono piombati in un sonno profondo improvviso e molto pericoloso per esempio, se si fosse alla guida di una vettura. Ebbene certi medici “specialisti”, prescrivono lo stesso farmaco per combattere l’insonnia in pazienti che non hanno nulla a vedere con il Parkinson, solo per sperare con il “metodo on label” di farli finalmente dormire. (Adducendo in casi simili alibi giustificativi assurdi, che in ultima analisi non trovano alcun riscontro scientifico, ovvero ad esempio che il Mirapexin curerebbe il disturbo delle gambe senza riposo che verrebbe attribuita in certi casi, come causa primaria della mancanza di sonno ristoratore).

Piccolo particolare non trascurabile: la maggior parte di coloro che non soffrono di Parkinson, si ritrova in pochi giorni dall’inizio della “cura” a soffrire di depersonalizzazione e derealizzazione, senza ovviamente avere raggiunto alcun risultato sperato in merito alla ricerca di un buon sonno!

Ora mi chiedo quante sono le persone che soffrendo di insonnia rivolgendosi a “esperti e qualificati” neurologi, si sono sentiti dire: “molto probabilmente Lei soffre di clinofobia”, quando un paziente prova angoscia a doversi coricare alla sera? Penso molto pochi perché purtroppo troppe volte, la cultura medica si ferma al giorno del proprio esame di laurea e questo è il dramma più sconfortante per molti pazienti, che diventano delle vere inconsapevoli cavie umane in mano a case farmaceutiche senza scrupoli complici di certa inadeguatezza professionale a livello medico.

Potrei continuare con molti altri esempi. Premetto a conclusione: non sono medico, quindi tutto ciò fa parte di “mie personalissime considerazioni” che tuttavia desidero compartire con chi desidera informarsi preventivamente prima di venire intossicato da farmaci non pertinenti alle proprie condizioni personali o non compatibili con farmaci già in uso.

Ah!…Dimenticavo un’ ultima cosa: mi sembra di avere letto “da qualche parte”…che l’uso di psicofarmaci, avvalora nell’ambito di certe psicopatologie una condizione che va a determinare il così detto “loop disfunzionale”.

Di cosa si tratta? Semplicemente del fatto che in determinate situazioni, l’uso di psicofarmaci crea l’illusione di una regressione del disturbo di carattere psicologico, (ad esempio ansia), ma non ne risolve alla base il vero motivo scatenante. Ciò accade ad esempio in caso di clinofobia, dove il paziente ha impresso nei propri engrammi, esperienze precedenti negative, legate alle proprie condizioni di riposo notturno che inibiscono “il piacere del riposo”, creando uno stato di ansia notturna.

Ciò andrebbe a determinare semplicemente che sospendendo la “cura” con ansiolitici (antidepressivi) di vario genere, il disturbo tornerebbe inesorabilmente a galla nella quasi totalità dei casi dopo essersi intossicati “gratuitamente”. Ovviamente tali osservazioni non sono esaustive per la cura dell’insonnia cronica, dove molte volte un eccesso di orexina ad esempio, produce uno stato di veglia costante, ma non intendo qui scrivere un trattato sull’insonnia con i relativi rimedi.

La stessa psicologia emotocognitiva stabilisce che non è con gli psicofarmaci che si curano determinati disturbi psicologici, (utili per altro in altre situazioni dove esistono vere e proprie alterazioni morfologiche delle sinapsi di grave rilevanza psichiatrica), perché se in molti casi “minori” il problema “è nella testa” del paziente, la “soluzione va ricercata nella testa stessa del paziente e non nell’ausilio dello psicofarmaco”.

Adriano Bertolasi – Trento

«Io la penso così»  la rubrica dedicata ai lettori – (invia a: redazione@lavocedeltrentino.it)

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Io la penso così…

«Il potere occulto dei neuroni specchio dello sciacallo» – di Adriano Bertolasi

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Egregio Direttore,

lo scenario politico italiano che si aprirà nei prossimi giorni, dopo il prevedibile accordo truffa tra grillini e Pd, che sta “volteggiando concretamente nell’aria” e tanto caro presumo a Mattarella, che dovrà in tal caso, solo “togliere le castagne meno bollenti dal fuoco” , segnerà una nuova ripartizione di poltrone.

I grillini di fatto non vogliono andare al voto ad ottobre (al di là dei proclami di Di Maio) e nemmeno l’”anima renziana” del Pd, entrambi si attaccano alla formula di “Governo istituzionale” nell’interesse della Nazione, “tanto caro” a Matteo Renzi ed Elena Boschi con codazzo al seguito, orchestrati a bacchetta dai più potenti finanzieri e banchieri europei e mondiali!

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Il motivo è molto semplice: in questo momento Matteo Salvini è secondo le indagini Istat al massimo dei consensi e per le opposizioni sarebbe una sconfitta senza precedenti.

Appare evidente a chiunque che esiste una “coalizione internazionale” per “ tentare quindi di decapitare politicamente definitivamente Salvini”.

I 5 stelle ex nemici giurati del Pd, di cui molti di loro sono dei “fuoriusciti”, perché non riuscivano a prendere le poltrone che interessavano a livello individuale all’ interno del “vecchio Pd”, hanno pensato bene di “inciuciarsi” con diversi loro “degni colleghi dell’ ex destra”, che non trovavano luce alla corte di Berlusconi.

Renzi e Boschi (legata geneticamente al mondo bancario e ai poteri forti della politica (Bruxelles-Parigi- Berlino), dopo il clamoroso tonfo del 4 Marzo, e prima ancora quando Renzi quando “aveva promesso che in tal caso si sarebbe dimesso da parlamentare”, (ottima sarebbe stata la sua carriera come marinaio n.d.r),  stanno ora  cercando di approfittare a “piene mani” di questo “difficile momento” cercando di risorgere dalle proprie ceneri politiche (Vedi costante tentativo di sbarco delle Ong orchestrato dai “poteri forti” del mondo della finanza “pulita”,  come elemento più che evidente di “spaccatura organizzata” del languente  Governo giallo verde).

“Momento” tessuto ad hoc da questi signori, che si sentono particolarmente in fibrillazione, a causa alla politica “del vero fare”,voluta da Salvini.

Tutto ciò con il tacito placet e un vivo tifo della malavita organizzata, che potrà riallacciare indisturbata i propri intrallazzi internazionali.

Questi “signori e signore” vassalli dei poteri forti della finanza internazionale, con Soros in testa, ovvero Renzi e Boschi, con seguito di paggetti e damigelle delle più svariate categorie “prendendo esempio dai neuroni specchio”, degli sciacalli, quando vedono un Leone in difficoltà…cosa stanno in cuor loro pensando di fare?

Pur di rosicchiare qualche “boccone”, aspettano che “qualcuno” al posto loro, possa fare la prima mossa “per vedere se il Leone è veramente moribondo o solo ferito di striscio”! 

Per fare questo si appellano al redivivo Prodi, uomo che politicamente ha condotto per oltre trent’anni sistematicamente l’Italia nelle condizioni di crisi economica in cui si trova oggi. (Svendendo la nostra vera ricchezza nazionale per regalare alle fauci dell’Europa la nostra economia, per sistemare gli amici degli amici!)

A tal riguardo per spiegare meglio il concetto invito a leggere i link che seguono: forse si capirà meglio cosa si sta rischiando e chi sta muovendo certe fila per tornare alla ribalta per finire  politicamente ed economicamente il lavoro di svendite e regalie iniziato e poi interrotto (a danni fatti) oltre trent’anni fa.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/18/privatizzazione-quando-e-come-e-iniziata-la-svendita-del-patrimonio-pubblico/4567350/

https://www.byoblu.com/2016/01/14/privatizzazioni-cosi-ci-siamo-fatti-rubare-tutto/

https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Geronzi (tanto per inciso in tutta la vicenda)

https://it.wikipedia.org/wiki/George_Soros

In tale lucrosa circostanza, vengono “sfruttati” dei “poveri cristi”, per commuovere a facili lacrime il “sentimento cattolico” degli Italiani che hanno votato Lega, dove una certa frangia dei quali, ora in conflitto politico- religioso, “senza conoscenza di fondo dei fatti internazionali”, vengono  influenzati ad ogni omelia, dalle “parole calibrate” del Pontefice al senso “dell’accoglienza cristiana”….

In tutto questo bailamme di “intrighi internazionali” si pretenderebbe o almeno ci tentano i grillini, di far passare Salvini come “traditore” della politica italiana!

Vorrei far ricadere su tale paventata ipotesi, (inciucio grillini e renziani) in particolar modo l’attenzione dei pensionati, su un link molto significativo, che invito a leggere completamente, ricordando loro che l’unica arma che tale categoria ha è la scheda elettorale.

https://www.fanpage.it/politica/cosa-cambia-con-i-tagli-alla-sanita-del-governo-renzi-e-chi-ci-rimette/

A cura di Adriano Bertolasi 

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Io la penso così…

Morti Brento: un’ordinanza inattuabile per Fravezzi, ci spieghi i motivi – di Adriano Bertolasi

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Egregio direttore,

desidero esprimere la mia personale perplessità in merito alle affermazioni del sindaco di Dro Vittorio Fravezzi, riportando testualmente quanto risulterebbe da lui dichiarato in un’intervista e riportato anche in internet-notizie.

Mi riferisco alle decine di morti che si sono susseguiti negli ultimi venti anni sul Becco dell’Aquila la tristemente famosa montagna, dove diversi giovani e meno giovani hanno lasciato tragicamente la vita, facendo base jamping nelle più “svariate e sconsiderate” maniere.

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Ecco cosa riferirebbe il sindaco di Dro: (fonte internet)

Il sindaco di Dro Vittorio Fravezzi proprio ad aprile scorso aveva parlato di «Una follia, un modo davvero singolare di scherzare con la propria vita. Del resto non vedo cosa posso fare per fermare questa lunga lista di morti». E ancora aveva aggiunto: «Ho commissionato diversi studi giuridici per capire come si può regolamentare. Mi hanno spiegato che si può fare poco. Non posso impedire l’accesso alla montagna. Potrei vietarlo, è vero. Ma poi la regola andrebbe fatta osservare e dovrei piazzare due vigili urbani fissi sulla vetta. Irrealizzabile».

Comprendo che piazzare due vigili in vetta potrebbe risultare dispendioso e poco pratico, ma non penso che tutti coloro che praticano tale “sport” arrivino direttamente con l’elicottero in vetta.

Ci sarà presumo una o forse due strade di accesso per arrivarvi e penso che transennare tali strade sia una competenza con un costo accettabile per le casse comunali.

Se quella montagna rappresenta un reale pericolo per chi la frequenta con tale scopo, gradirei sapere quali sono i cavilli giuridici per i quali tale ipotesi non può essere presa in considerazione, senza dovere ipotizzare e contemporaneamente scartare la presenza di due vigili in vetta per impedire la discesa “suicida”.

Oppure le cause di tale “impossibile ed inopportuna scelta” sono legate ad altri motivi? Magari di ordine economico e turistico per la zona?

Adriano Bertolasi – Trento

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Io la penso così…

Bambina di 4 anni salvata dal pediatra di Cavalese. Il padre ringrazia l’ospedale e chi ha voluto la riapertura del punto nascite

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Buongiorno Direttore,

mi è già capitato di scrivere a sostegno del punto nascite dell’ospedale di Cavalese, dov’era nata la mia prima figlia, mentre per la seconda ci toccò un pellegrinaggio in Val d’Adige.

Lo faccio nuovamente a seguito di una nuova esperienza che ritengo significativa.

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Questa notte (13 agosto, ore 23) mia figlia di quattro anni ha avuto una crisi asmatica: probabilmente nulla di veramente pericoloso, però respirava a fatica, non riusciva a parlare, rantolava paurosamente e ovviamente si è agitata molto.

Non era la prima volta e noi genitori eravamo preparati; tuttavia ci siamo spaventati perché è stata più severa e lunga delle altre e non migliorava nonostante l’inalatore prescritto dal pneumologo.

Quindi ci siamo recati al pronto soccorso di Cavalese, dove in pochi minuti è arrivato il pediatra di turno in reparto e ha risolto la situazione: abbiamo presto potuto tornare a riposare e tranquillizzare la mamma.

Se ciò fosse accaduto l’anno scorso, quando il punto nascite era chiuso, mi chiedo come si sarebbe evoluta la vicenda. Mi sarei ritrovato su un’ambulanza, con una bambina ansimante, incapace di parlare e terrorizzata fra le braccia, fino a Trento?

Forse l’Azienda Sanitaria avrebbe impegnato un elicottero con la relativa equipe d’emergenza per fare un aerosol a una bimba asmatica?

E se qualcuno avesse avuto nel frattempo un infarto a Storo, chi avrebbe avuto quel morto sulla coscienza?

Se fosse accaduto a gennaio, sotto una fitta nevicata, quando l’elicottero non vola e le strade sono poco praticabili? Dove e dopo quanto tempo avrei trovato un medico disposto a prendersi cura di mia figlia?

Non è la prima volta che io e mia moglie portiamo al pronto soccorso di Cavalese una delle nostre figlie: in Val di Fiemme ci sono appena due pediatri di base, oberati di lavoro; sicché per un bambino che sta male (fosse anche solo febbre alta) questa è spesso l’unica alternativa a una lunga attesa in ambulatorio. Anzi, durante i fine settimana o nelle ore notturne, è proprio l’unica assistenza disponibile in loco.

Com’è ovvio, questa presenza può rivelarsi molto più preziosa per chi si trovi ad affrontare una vera emergenza pediatrica; ma anche per molti pazienti critici adulti, poiché soltanto l’operatività del punto nascite garantisce che nel nostro piccolo ospedale sia sempre in servizio un medico rianimatore.

Vorrei quindi ringraziare ancora una volta tutto il personale medico e sanitario dell’Ospedale di Fiemme: sempre disponibili, professionali, rapidi, estremamente efficaci, splendidamente gentili e accoglienti.

Ugualmente vorrei ringraziare chi in questi anni si è adoperato per la riapertura del punto nascite di Cavalese, confidando che nessuno dimentichi più quanto questo presidio sia essenziale per la sicurezza e la serenità di chi abita o visita le nostre montagne.

Andrea Rizzi 

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