Connect with us
Pubblicità

Io la penso così…

Il pericolo delle interazioni farmacologiche – di Adriano Bertolasi

Pubblicato

-

Egregio Direttore,

molte volte rimaniamo attoniti nel leggere delle notizie sconvolgenti a livello nazionale, dove dei pazienti vengono dimessi dai diversi presidi di Pronto Soccorso, –“in tutta tranquillità, dopo approfonditi accertamenti che non riscontrano nulla di grave”, e poi nel giro di 24 o 48 ore improvvisamente muoiono.

Si aprono indagini ministeriali che rimangono ovviamente “secretate” e raramente si viene a conoscenza delle possibili e reali cause di questi improvvisi ed “inspiegabili” decessi.

PubblicitàPubblicità

Questa condizione può tuttavia colpire tragicamente ognuno di noi, dopo essere uscito “regolarmente dimesso” dal Pronto Soccorso e affidato al medico curante per proseguire eventuali accertamenti necessari.

Certi decessi improvvisi in diversi casi, tranne patologie preesistenti che degenerano improvvisamente, dipendono a mio modesto avviso dalla non sempre attenta e scrupolosa preparazione in campo farmacologico di alcuni medici. Ogni farmaco dobbiamo precisare che viene dotato di un bugiardino (anche questo nome lascia molto intuire:  il nome non è casuale, in quanto molte volte tendeva ad esaltare, soprattutto in passato, i benefici del farmaco stesso, tenendo segreto invece quanto di più dannoso il farmaco stesso potesse comportare).

Solo piuttosto recentemente dopo diverse leggi in materia, la situazione presenta un’esposizione più ampia in merito agli effetti collaterali e alle controindicazioni, che vengono riportate e non di rado si può leggere anche: “effetti letali o effetti mortali”, se dovesse interagire “sfortunatamente con altri farmaci o presentare intolleranze che il paziente preventivamente non conosce”.

Ora è necessario comprendere il significato di effetti collaterali e controindicazioni.

Pubblicità
Pubblicità

Ma prima di procedere con tale dettaglio, consta amaramente rilevare che la maggior parte dei medici esortano i loro pazienti a “non leggere i bugiardini”, perché sono solo delle formalità, alle quali le case farmaceutiche devono ottemperare per rispettare specifiche norme di legge.

Specifichiamo che effetti collaterali sono elementi soggettivi che possono colpire o non colpire determinanti pazienti, mentre le controindicazioni sono elementi oggettivi che devono escludere automaticamente determinate condizioni patologiche pre-esistenti all’utilizzo del farmaco stesso.

Ora chiediamoci alla luce di certe generalizzazioni: ma queste norme di legge a cosa servono? Secondo una certa logica dovrebbero servire a tutelare la salute dei pazienti ma sembra che sia nella prassi comune un elemento di secondaria importanza secondo una certa visuale medica.

Al “Pronto Soccorso” in particolar modo, e non entriamo nel merito dell’organizzazione degli stessi, in quanto le dieci ore di attesa che tanto mi hanno scandalizzato per quanto occorsomi personalmente presso il presidio Santa Chiara di Trento, che ebbi già occasione di denunciare in un articolo apparso sulla “Voce del Trentino” del 13 febbraio scorso, sono un’inezia rispetto alle condizioni in cui versano certi presidi del pronto soccorso nel resto d’Italia. (E’ sufficiente quanto documentato nel recente servizio televisivo, relativo all’Ospedale S. Camillo di Roma e tanti altri)….

Ma il nocciolo della situazione più grave di ogni altro riscontro, sta nell’assoluta “inadeguatezza professionale in campo farmacologico” da parte di alcuni medici che prestano servizio di “pronto intervento sanitario” e a volte non solo in ambito di “Pronto soccorso”, ma purtroppo ed è ancor peggio, anche in ambito specialistico…..

Con quale criterio si può somministrare un farmaco senza che il paziente sappia anticipatamente se è allergico o ipersensibile a tale farmaco? Come si può al minimo accenno di forma influenzale per esempio, prescrivere degli antibiotici appena la febbre sale di qualche grado, senza prima avere potuto verificare se si tratta di una sindrome virale o batterica? Molte volte gli stessi antibiotici ben si sa, fanno più danni che benefici all’organismo e sono assolutamente dannosi oltre che perfettamente inutili se la sindrome è virale.

Certamente per scongiurare eventuali pericoli di ordine batteriologico, risulta molto più facile e apparentemente “rassicurante” prescrivere indiscriminatamente degli antibiotici, senza tenere presente i danni collaterali che gli stessi possono provocare all’organismo, allorché non fossero assolutamente necessari.

Il più delle volte in tali circostanze, nella prescrizione terapica succede che molti medici si “dimenticano”… di prescrivere contestualmente adeguati fermenti lattici, con i conosciuti effetti benefici che in tal caso produrrebbero nell’organismo del paziente, facendo aumentare i “batteri buoni”, a contrasto degli effetti “sommari” di distruzione batteriologica degli antibiotici.

I tamponi salivari inoltre sono degli egregi sconosciuti nella nostra prassi medica e non vengono mai finalizzati a questo preciso scopo di indagine diagnostica.

E’ pur vero che vengono richiesti in fase preliminare di colloquio durante la visita, eventuali farmaci assunti ed eventuali allergie in merito agli stessi, che i pazienti devono confermare in tale circostanza, ma è anche vero che alcuni medici, non risultano adeguatamente informati riguardo alle possibili interazioni a volte letali, che certe somministrazioni di farmaci possono determinare, se prescritti senza sufficiente cognizione farmacologica in merito agli stessi.

Un pratico esempio viene alla luce in particolar modo con i farmaci antipertensivi. Se un paziente prende un farmaco che blocca un canale di assorbimento di determinati farmaci e contestualmente gli si prescrive in aggiunta, in sede di “Pronto soccorso” un farmaco “induttore” dello stesso canale, che rischia di vanificare o aumentare la potenzialità del farmaco in uso, producendo a volte anche un potente effetto tossicologico, aumentandone l’emivita con la conseguenza di dannosi metaboliti,… possono accadere delle situazioni di estrema gravità per il paziente stesso.

Un esempio: se un paziente è in terapia preesistente con Diltiazem (Isoforma P450) che blocca la sottocategoria citocromo Cyp3a4, non gli si può poi prescrivere un farmaco antipertensivo (induttore) che viene metabolizzato tramite lo stesso canale precedentemente bloccato, in quanto l’emivita del farmaco (ovvero il parametro farmacocinetico che riduce del 50% la biodisponibilità del farmaco stesso nel plasma o nel siero) allunga la permanenza dello stesso in tale ambito, producendo dei danni a volte molto gravi di vera intossicazione farmacologica o involontario “sovradosaggio” per mancanza di adeguata metabolizzazione.

Solo pochissimi medici professionalmente preparati si attivano per verificare preventivamente, prima di prescrivere un farmaco, se effettivamente un farmaco è induttore o bloccante di un isoenzima, con relative interazioni a volte molto pericolose, non permettendo un’ adeguata metabolizzazione dei nuovi xenobioti che vengono introdotti nell’organismo o ancor peggio, modificando gli effetti di quelli preesistenti: la maggior parte di loro si limita a rassicurare verbalmente i propri pazienti sulla bontà farmacologica di quanto prescrivono!

Ecco dove nasce un vero pericolo per la nostra salute e a volte per la nostra stessa vita.

Un problema di particolare rilevanza vale per chi soffre di insonnia cronica. Generalmente si attribuisce ad uno stato depressivo maggiore il fenomeno e si indirizza il paziente ad effettuare una visita neurologica che nella sostanza la maggior parte delle volte si esaurisce con la somministrazione di un antidepressivo. (Benzodiazepine e similbenzodiazepine la fanno da padroni in questo campo).

Il neurologo ben se ne guarda dal cercare una seria e concreta motivazione del disturbo, per cui al paziente che soffre di insonnia cronica si limita a prescrivere ad esempio “Mirtazapina”, non analizzando minimamente che questa contiene Imipramina, la quale ha delle ripercussioni negative se il paziente è iperteso o soffre di malattie cardiache o vascolari. (Condizione che anche se viene confermata dal paziente stesso moltissime volte non viene minimamente presa in considerazione).

L’argomento si potrebbe sviscerare all’infinito, ma per condizioni di spazio, limito solo a tali osservazioni il pericolo di assumere dei farmaci, senza conoscere preventivamente le possibili interazioni deleterie che gli stessi possono produrre a contatto con altri farmaci pre-esistenti….

Ritengo a questo punto che maggiore attenzione e competenza specifica da parte di alcuni medici, sia assolutamente condizione obbligatoria prima di prescrivere un farmaco.

Non di meno dobbiamo tenere inoltre presente, che certi farmaci vengono prescritti “on label”, ovvero non per quanto contemplato espressamente come finalità di cura nel bugiardino stesso, ma bensì a livello empirico.

E’ vero sì, che in certi sporadici casi con la metodica “on label”, si sono potuti osservare delle risoluzioni “scientificamente inspiegabili” a problematiche reali, ma con spirito esclusivamente sperimentale, senza poter adeguatamente in realtà definire con cognizione di causa eventuali e probabili danni collaterali emergenti e susseguenti.

Prendiamo in questo caso ad esempio l’utilizzo di Mirapexin (Pramipexolo), un farmaco che sarebbe indicato per la cura del Parkinson, quando il Levadopa non avesse sufficiente presa sulla malattia. Si è rilevato su una rivista scientifica americana, che alcuni pazienti ammalati di Parkinson, dopo avere preso il Mirapexin sono piombati in un sonno profondo improvviso e molto pericoloso per esempio, se si fosse alla guida di una vettura. Ebbene certi medici “specialisti”, prescrivono lo stesso farmaco per combattere l’insonnia in pazienti che non hanno nulla a vedere con il Parkinson, solo per sperare con il “metodo on label” di farli finalmente dormire. (Adducendo in casi simili alibi giustificativi assurdi, che in ultima analisi non trovano alcun riscontro scientifico, ovvero ad esempio che il Mirapexin curerebbe il disturbo delle gambe senza riposo che verrebbe attribuita in certi casi, come causa primaria della mancanza di sonno ristoratore).

Piccolo particolare non trascurabile: la maggior parte di coloro che non soffrono di Parkinson, si ritrova in pochi giorni dall’inizio della “cura” a soffrire di depersonalizzazione e derealizzazione, senza ovviamente avere raggiunto alcun risultato sperato in merito alla ricerca di un buon sonno!

Ora mi chiedo quante sono le persone che soffrendo di insonnia rivolgendosi a “esperti e qualificati” neurologi, si sono sentiti dire: “molto probabilmente Lei soffre di clinofobia”, quando un paziente prova angoscia a doversi coricare alla sera? Penso molto pochi perché purtroppo troppe volte, la cultura medica si ferma al giorno del proprio esame di laurea e questo è il dramma più sconfortante per molti pazienti, che diventano delle vere inconsapevoli cavie umane in mano a case farmaceutiche senza scrupoli complici di certa inadeguatezza professionale a livello medico.

Potrei continuare con molti altri esempi. Premetto a conclusione: non sono medico, quindi tutto ciò fa parte di “mie personalissime considerazioni” che tuttavia desidero compartire con chi desidera informarsi preventivamente prima di venire intossicato da farmaci non pertinenti alle proprie condizioni personali o non compatibili con farmaci già in uso.

Ah!…Dimenticavo un’ ultima cosa: mi sembra di avere letto “da qualche parte”…che l’uso di psicofarmaci, avvalora nell’ambito di certe psicopatologie una condizione che va a determinare il così detto “loop disfunzionale”.

Di cosa si tratta? Semplicemente del fatto che in determinate situazioni, l’uso di psicofarmaci crea l’illusione di una regressione del disturbo di carattere psicologico, (ad esempio ansia), ma non ne risolve alla base il vero motivo scatenante. Ciò accade ad esempio in caso di clinofobia, dove il paziente ha impresso nei propri engrammi, esperienze precedenti negative, legate alle proprie condizioni di riposo notturno che inibiscono “il piacere del riposo”, creando uno stato di ansia notturna.

Ciò andrebbe a determinare semplicemente che sospendendo la “cura” con ansiolitici (antidepressivi) di vario genere, il disturbo tornerebbe inesorabilmente a galla nella quasi totalità dei casi dopo essersi intossicati “gratuitamente”. Ovviamente tali osservazioni non sono esaustive per la cura dell’insonnia cronica, dove molte volte un eccesso di orexina ad esempio, produce uno stato di veglia costante, ma non intendo qui scrivere un trattato sull’insonnia con i relativi rimedi.

La stessa psicologia emotocognitiva stabilisce che non è con gli psicofarmaci che si curano determinati disturbi psicologici, (utili per altro in altre situazioni dove esistono vere e proprie alterazioni morfologiche delle sinapsi di grave rilevanza psichiatrica), perché se in molti casi “minori” il problema “è nella testa” del paziente, la “soluzione va ricercata nella testa stessa del paziente e non nell’ausilio dello psicofarmaco”.

Adriano Bertolasi – Trento

«Io la penso così»  la rubrica dedicata ai lettori – (invia a: redazione@lavocedeltrentino.it)

Pubblicità
Pubblicità

Io la penso così…

Grillo e l’abolizione del voto agli anziani, Cia (AGIRE): «Chi non sa apprezzare il valore di queste persone non può rappresentare i cittadini»

Pubblicato

-

Egregio Direttore,

sono rimasto a dir poco basito dalle recenti dichiarazioni di Beppe Grillo, fondatore del Movimento

ll comico genovese, infatti, propone suo blog il tema dell’abolizione del diritto di voto agli anziani i quali, cito testualmente, “saranno meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani”.

Pubblicità
Pubblicità

Una dichiarazione che parrebbe essere l’inizio di un suo spettacolo comico, se non fosse che è il “capo ombra” di quel partito che ha la maggioranza relativa in Parlamento e che si è sempre eretto a baluardo della democrazia e dell’uguaglianza.

Una provocazione, è certo, ma il ragionamento stona pensando alla squadra di giovani che ha portato in Parlamento… evidentemente non sono stati in grado di portare il cambio di visione tanto auspicato, oppure anche i suoi giovani parlamentari erano già “vecchi dentro”.

Eppure Grillo è determinato: agli anziani andrebbe tolto il voto in quanto non in grado di essere al passo con i tempi, con il mondo multiculturale o con la tecnologia (forse non saper accedere alla piattaforma Rousseau?). Tra le varie “colpe” dei più anziani, elencate sul blog del leader 5 stelle, vi è ad esempio avere più probabilità di essere contrari ai matrimoni gay, o di essere pro-Brexit, oppure di essere tendenzialmente contrari alla legalizzazione della Marijuana. E il Premier Conte cosa fa? Invece di rispedire al mittente l’ennesima boutade, ironizza proponendo di fare “dei sondaggi”!

Agli anziani, ai nostri véci, non può essere chiesto di ragionare come un millennials, perché non ne sono in grado, e non hanno motivo per dover ragionare in modo uguale.

Pubblicità
Pubblicità

Credo che la generazione che il comico vorrebbe socialmente annichilire ha ben altre qualità, dalle quali dipende il presente che noi tutti, Grillo compreso, viviamo: i nostri anziani portano sulle spalle anni di sudore, di lotta, di conquiste e di umiltà. Ci ricordano di quando il lavoro era bello perché c’era e di come fosse difficile vivere al tempo della guerra, e di quanto si siano sacrificati per garantirci quelle libertà e quel benessere di cui oggi, nonostante tutto, beneficiamo.

Se Grillo vuole toglierci le nostre radici e i nostri valori noi dobbiamo rispondere che gli anziani hanno diritto di vivere il presente, senza che un cabarettista in delirio di onnipotenza pretenda da loro una visione del futuro diversa da quella che ci hanno già donato. Il volto di queste persone è espressione di chi ha vissuto, espressione di chi ci ha consegnato un Trentino prospero e di chi ha fatto questo Paese.

Gli anziani rappresentano un patrimonio inestimabile per noi e per i nostri figli e privarli del voto, oltre che incostituzionale, significherebbe annullarli socialmente, toglier loro il diritto di parola, abbandonarli ad un mondo che non li ascolta e che non li vuole.

Chi non sa apprezzare il valore di queste persone, a parer mio, non è in grado di essere rappresentante i cittadini perché, se è vero che il giovane corre più veloce, il vecchio conosce la strada.

Cons. Claudio Cia – AGIRE per il Trentino

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Io la penso così…

Autismo e Pronto Soccorso: grazie mille agli ospedali di Cles e Borgo Valsugana

Pubblicato

-

Spett.Le Direttore,

con grande soddisfazione vorrei ribaltare un luogo comune molto diffuso: molte volte abbiamo la percezione che negli ospedali non funzioni nulla o poco, quello che ci è capitato come famiglia qualche giorno fa ci ha lasciato senza parole, da un punto di vista positivo.

Al Pronto Soccorso di Cles, dove ci siamo recati urgentemente per un infortunio da caduta epilettica di nostra figlia, già dall’accettazione iniziale il personale ha capito immediatamente che avevano a che fare con una ragazza con bisogni speciali e nei due minuti successivi siamo stati fatti entrare in un ambulatorio e con grande professionalità e con un po’ di timore da parte del personale siamo riusciti senza anestesia a suturare il taglio al mento che la nostra ragazza si era procurato.

Pubblicità
Pubblicità

Ringrazio tutto il personale che con assoluta calma, ma anche con professionalità e con grande umiltà (chiedevano a noi genitori come fare) hanno saputo affrontare una situazione molto difficile. Altri avrebbero immediatamente affrontato l’urgenza somministrando l’anestesia totale, con nostro stupore invece hanno praticato una piccola anestesia locale per poter dare i punti e con molta fatica in 5 persone ci siamo riusciti.

Evitare l’anestesia generale per una persona con autismo non è cosa da poco, avendo conseguenze imprevedibili e per lo più molto negative.

Altri Pronto Soccorso avrebbero bisogno di una formazione specifica su come affrontare una persona con Autismo in caso di emergenza e sollecitiamo l’Azienda Sanitaria di attivarsi per prevedere salette riservate con il duplice obiettivo di evitare che l’Autistico disturbi gli altri pazienti presenti e dove i genitori o accompagnatori della persona con autismo non si sentano osservati aumentando il disagio e l’agitazione propria e dell’infortunato.

Prendo lo spunto per un ringraziamento particolare anche al centro di Psichiatria dell’Ospedale di Borgo Valsugana, che ha saputo affrontare al meglio una grave emergenza su un’altra ragazza autistica. (Io lo definirei ”casino farmacologico”…).

Pubblicità
Pubblicità

La dottoressa Pozzi ci ha messo molto del suo nel pensare, valutare e risolvere un gravissimo stato emotivo di una ragazza che solo chi è genitore di un Autistico può capire.

L’Autismo è una delle condizioni meno comprese, si fa poca ricerca perché non esiste, per il momento, un interesse economico, un “business farmacologico”, anzi mi correggo, esiste ed è in aumento vertiginoso, ma non per curare gli Autistici bensì per curare le patologie da stress che subentrano nei genitori, aggravate dalla grande solitudine e incomprensione che su di loro grava.

Ringrazio di cuore tutto il personale che si è preso cura della nostra figliola e grazie al reparto di Psichiatria di Borgo Valsugana per aver aiutato una famiglia e una ragazza in condizioni gravissime, ora di nuovo simpatica, serena e collaborativa.

Fam. Coletti Giovanni e Emanuela

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Io la penso così…

Ma le tasse dei pensionati sono soldi di serie B? – di Adriano Bertolasi

Pubblicato

-

Caro Direttore,

Leggendo le varie proposte che in questi giorni stanno “girando” per il “Palazzo”, la cosa più sconcertante è che il cuneo fiscale riguarderà solo i lavoratori e non i pensionati.

Mi risulta che pure i pensionati pagano le tasse (e a volte inique rispetto a certe pensioni al limite della sopravvivenza), ma questi ultimi dopo avere lavorato una vita, non vengono presi in considerazione, se non di tanto in tanto, per rosicchiare loro ciò che percepiscono da uno Stato, che usa il termine “pensionati” da parte di qualche partito politico, solo per aggiungere maggiore cassa di risonanza durante la propaganda politica pre-elettorale.

Pubblicità
Pubblicità

Mi chiedo veramente se a questo punto le tasse pagate dai pensionati siano il frutto di ciò che pensava tempo addietro la Merkel, ovvero di costituire L’Euro A e L’Euro B! I pensionati secondo le singole circostanze in cui vengono tirati in ballo usano l’Euro A quando devono pagare e vengono a ritrovarsi l’Euro B quando fanno i conti con le loro tasche.

Questo governo nato con il chiaro ed esclusivo intento anti-lega, ne inventa una ogni giorno con operazioni di brainstorming di matrice psichiatrica! Si parte da idee folli come la tassa sulle merendine, alle bibite gassate, per poi ritrovarsi a volere aumentare la tassa sulla fortuna, tassando i vari giochi in caso di vincite.

Partendo dal presupposto che i “giochi” di Stato sono un’importante entrata per le casse erariali fine a se stesse e che le probabilità di vincita sono sempre a favore del “banco” e mai del giocatore, così facendo si va a disincentivare alla fonte una potente fonte di entrate fiscali, con riflessi che non saranno certamente positivi per  quanto riguarda le entrate. L’unica cosa positiva sarà che verrà parzialmente limitato il fenomeno del gambling (gioco d’azzardo compulsivo).

Altra scelta politica “irresponsabile e demenziale”,   riguarda la costante penalizzazione del mercato dell’automobile, inventando soluzioni da trattamento sanitario obbligatorio! Anziché promuovere il mercato dell’automobile con tutti i vantaggi anche per  per  gli indotti di settore, come è avvenuto negli anni passati in America, dove di conseguenza l’economia americana ha ripreso quota dopo un periodo di lungo stallo,  si cerca di penalizzare costantemente quella che potrebbe diventare l’asse portante della nostra economia.

Pubblicità
Pubblicità

Si tassano autovetture di grossa cilindrata in tutte le maniere, dal costante aumento delle accise sui carburanti ai super-bolli- ai “malus” “sulle emissioni inquinanti oltre certi parametri”,  permettendo solo ai super-ricchi di possederle, in quanto sono gli unici in grado poi di sostenere le spese di mantenimento delle stesse e limitando quindi un mercato in possibile espansione, con conseguenti limitazioni di introito di IVA a favore delle casse erariali!

Vengono sponsorizzate le auto elettriche per “ragioni di inquinamento ambientale”, quando non esiste ancora un’ adeguata rete di ricarica delle stesse sul territorio nazionale, senza tenere presente altri diversi fattori di non secondaria importanza.

Riusciranno quando saranno a regime gli impianti di distribuzione di ricarica elettrica, le singole società di distribuzione ad erogare in tutta Italia l’energia che verrà consumata? Oggi come oggi ricaricare una macchina elettrica presenta dei grossi problemi sia logistici sia di tempo per la  ricarica stessa, inoltre nessuno mai, informa dei costi delle batterie di tali autovetture!

Una casa automobilistica garantisce la batteria mediamente per otto anni di durata. Dopo tale periodo di tempo una batteria quando dovrà essere sostituita, avrà  un costo diretto a carico del proprietario, ma nessuno affronta pubblicamente i costi di tali batterie, che secondo il tipo di autovettura, partono sempre da diverse migliaia di euro: ( attualmente i prezzi oscillano orientativamente intorno ai 10-15 mila euro e anche più a batteria, secondo il modello delle singole autovetture). Inoltre nessuno ha pensato seriamente ad un programma di base, finalizzato allo smaltimento di tutte le batterie che si riverseranno nei vari centri di raccolta rifiuti,….con i problemi che si determineranno a causa delle difficoltà di smaltimento delle stesse.

La salvaguardia ecologica è argomento serio e importante e non semplice e irresponsabile spot elettorale!…Questi concetti sarebbe utile farli presenti a coloro che pontificano  “Green” dalla mattina alla sera, senza avere minimamente cognizione di causa, di quale immenso impatto ambientale  dovremmo affrontare nei prossimi anni!   Ora in aggiunta a tutte queste “oculate” scelte governative, si vuole  limitare anche l’uso del contante nei prossimi mesi, che dovrebbe scendere fino a 1000 euro nel 2021, convinti di arginare in tale maniera l’evasione fiscale….
Una scelta al limite del ridicolo!

Iniziamo invece nel giro di due mesi, a mettere fuori corso tutti i biglietti da 200 e 500 euro in tutta Europa e poi potremo vedere quanti forzieri si apriranno magicamente, per fare emergere tutto il sommerso che in questi anni è finito nelle banche estere e non solo! Ma in realtà ci sono troppi interessi intrecciati tra mafia e politica per avere il coraggio di intraprendere iniziative e scelte radicali per dare un serio stop all’evasione fiscale.

 Adriano Bertolasi – Trento 

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza