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Trento

Viabilità, aggiornamento della situazione in Trentino

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La perturbazione che dalla tarda serata di mercoledì ha interessato il territorio provinciale è in via di esaurimento.

Le precipitazioni a carattere nevoso hanno riguardato in modo diffuso le aree a quote superiori ai 700 -1000 metri, con accumuli fino a circa 150 centimetri sui passi con maggiore altitudine del Trentino Occidentale (Passo Tonale).

A causa dei rilevanti accumuli di neve, nella serata di ieri e durante la notte si sono registrate cadute di piante in alta Val di Sole, in Val di Fiemme e Fassa che hanno imposto la chiusura di alcune tratte stradali. La raccomandazione è quella di prestare attenzione.

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A seguire il dettaglio per ogni settore

Strade sett 4 – TRENTO – MONTE BONDONE – PAGANELLA

Sono caduti fino a 60 cm sulla SP 85 in località Viote. Dopo il taglio di una pianta ad alto fusto in località Vaneze, la strada è stata riaperta ed è ripresa l’attività delle frese per completare gli allargamenti della carreggiata.

Non si registrano problemi per la viabilità.

Strade sett 5 – VAL DI NON E SOLE

La nevicata ha interessato la media ed alta Valle di Sole e l’Alta Valle di Non.

Gli accumuli di neve hanno raggiunto circa 120 cm a Passo Tonale, 90 a Passo Campo Calo Magno, 70-80 cm a Marilleva 1400 e Pejo, 30-40 cm in Alta Val di Non.

Al momento sono chiuse per consentire il controllo ed il taglio delle piante instabili la SS 239 di Campiglio nel tratto tra Folgarida e Passo C.C. Magno e la S.S. 42 tra Vermiglio e Passo Tonale.

La S.S. 42 è chiusa anche nel tratto compreso tra gli innesti della S.P. 19 di Ruffrè per caduta piante. Il traffico sulla relazione Ronzone Passo Mendola è deviato attraverso la S.P. 19 di Ruffrè.

Da segnalare anche alcuni smottamenti in bassa Val di Non, con puntuali restringimenti di carreggiata.

A causa dell’abbondante nevicata per buona parte della giornata saranno in attività i mezzi per lo sgombero neve ed in particolare le frese e turbine saranno impegnate per buona parte della giornata per completare le operazioni di pulizia del piano viabile e l’allargamento della carreggiata.

Non si registrano particolari problemi per la viabilità.

Strade sett 6 – VALLI GIUDICARIE – VAL RENDENA

La nevicata ha interessato l’alta Val Rendena e le zone più in quota delle Giudicarie Esteriori (Passo Durone).

Sono caduti circa 80-90 cm nella zona di Madonna di Campiglio; 5-10 cm in località Passo Durone.

Non si registrano particolari problemi per la viabilità.

Strade sett 7 – ZONA ALTO GARDA, VAL DI LEDRO E VAL DI GRESTA

La nevicata ha interessato solo le strade più in quota e cioè la parte della S.P. 127 nella zona di Tremalzo, dove gli accumuli di neve fresca hanno raggiunto i 50 cm.

Non si registrano problemi per la viabilità.

Strade sett 2 – BASSA VALSUGANA E PRIMIERO

Al Passo Rolle sono caduti 90 cm, al Passo Brocon 40 cm come al Passo Cereda, quota neve 750 m.

Passo Brocon chiuso per pericolo valanghe dal km 24+600 al passo (lato Vanoi).

Permane la chiusura del Passo Rolle per pericolo valanghe da San Martino di Castrozza (km 87 circa) al passo.

Si raccomanda l’utilizzo di attrezzatura da neve.

Si rammenta la chiusura della S.P.31 del Passo Manghen dal km 14+400 a località Piazzol a Molina di Fiemme nel Comune di Castello-Molina di Fiemme (km 38+520).

Si segnala la formazione di buche lungo la SS 47 della Valsugana.

Strade sett 3 – VALLI DI FIEMME E FASSA

Nella notte nevicate fino a 800 m (più in basso pioggia). Sui passi dolomitici caduti fino a 100 cm, la neve è pesante ed il transito sui passi rimasti aperti è difficoltoso.

Sulla SP 71 tra Scancio e Segonzano (km 15 circa) a causa di un piccolo smottamento si transita a senso unico alternato.

Il Passo Lavazè (SS 620) precedentemente chiuso è stato riaperto fino al passo ma permane la chiusura sul lato Bolzano per pericolo caduta sassi.

Riaperta tutta la SS 48 fino a Canazei precedentemente chiusa in prossimità di Soraga per caduta piante.

Passo Pordoi e Passo Sella chiusi da Canazei, Passo Fedaia chiuso da Penia (Canazei).

Passo Valles chiuso per pericolo caduta piante.

Permane la chiusura del Passo San Pellegrino lato Veneto per pericolo valanghe.

Si raccomanda l’utilizzo di attrezzatura da neve.

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Trento

Stamane il presidio SBM davanti ai cancelli UNIFARM per ricordare Michele Dematté

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Stamattina, tra le ore 09:30 e le ore 12:30 il Sindacato di Base Multicategoriale ha svolto un presidio davanti ai cancelli dell’UNIFARM per ricordare la morte dell’operaio Michele Demattè, avvenuta lo scorso 29 giugno 2019 dopo che il giorno prima era stato trovato, esanime, sul posto di lavoro da un collega.

Giunto all’ospedale Santa Chiara di Trento, le sue condizioni sono apparse subito gravissime ed a nulla sono valsi gli interventi effettuati nel reparto di rianimazione.

La diagnosi fin da subito è stata di morte per un colpo di calore.

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Solo dopo alcuni giorni e quando la notizia era oramai nota a tutti, la direzione aziendale UNIFARM affiggeva un breve comunicato a tutto il personale sul decesso: “Buongiorno, in merito a quanto riportato sui giornali locali del Trentino siamo addolorati per quanto accaduto al nostro dipendente alla fine del turno di lavoro. Il lavoratore, che svolgeva le proprie mansioni in locali idonei e climatizzati, era sottoposto a visite periodiche ed era stato ritenuto anche recentemente idoneo alla mansione sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale. Oggi hanno avuto accesso le autorità competente a cui abbiamo fornito e forniremo il massimo supporto per ricostruire l’accaduto. Cordiali saluti. La Direzione”.

Il sindacato di base multicategoriale da subito ha denunciato pubblicamente questo breve comunicato, definendolo «una dichiarazione squallida e tardiva, funzionale solamente ad escludere ogni responsabilità dell’azienda sulla morte dell’operaio. Per tale motivo abbiamo convocato due assemblee (una per ciascun turno) in ditta ma la dirigenza della società ravinense ha deciso di vietarle con la scusante che non siamo firmatari della contrattazione collettiva applicata ai loro dipendenti».

Per questo motivo, il sindacato ha ripiegato su un presidio esterno allo stabilimento.

«Con l’ausilio di un impianto audio – aggiunge il sindacato –  abbiamo spiegato ai lavoratori ed alle lavoratrici (che ci hanno potuto ascoltare) le nostre ragioni ed il perché il decesso dell’operaio non può archiviarsi come casuale o accidentale. In particolare abbiamo posto un semplice quesito: se i locali ove prestava servizio Michele Demattè erano idonei e compatibili con il suo stato di salute, certificati sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale, nonché erano locali climatizzati, come ha potuto morire per “colpo di calore”, così come accertato dall’autopsia? La versione aziendale non sta in piedi».

La denuncia del sindacato verte sul fatto che i vertici non dialogano mai, non ricevono i rappresentanti sindacali e respingono tutte le, non autorizzano le assemblee, e l’unica modalità relazionale sono le continue minacce di denunce penali.

 

 

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Trento

Orso M49, Fugatti: «Nessun conflitto con il ministro Costa»

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“Non c’è nessun conflitto con il ministro dell’ambiente Sergio Costa sulla vicenda dell’orso M49. Non da oggi, ma da diverso tempo, abbiamo attivato un dialogo costante con il Ministero, attraverso l’Ispra, l’isituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con il quale ci siamo più volte confrontati”.

Questo il commento del presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, dopo le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dal ministro Costa.

“Abbiamo sempre rispettato, nei nostri interventi, i protocolli di Ispra e siamo pronti a collaborare con l’Istituto anche nella situazione che si è venuta a creare con la fuga di M49. A questo riguardo si evidenzia, peraltro, che il recinto nell’ambito del quale l’orso in questione durante la notte è stato rilasciato e rinchiuso è un recinto realizzato con il finanziamento del Ministero dell’Ambiente, previa valutazione tecnica di Ispra, autorizzato dalla commissione Cites, che detiene orsi senza problema alcuno da 12 anni. L’ipotesi di abbattimento – precisa inoltre Fugatti – è riferita solamente al caso in cui vi possa essere un pericolo concreto per l’uomo”.

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Trento

Fuga Orso M49, autonomisti popolari: «Ridicole le dichiarazioni del consigliere Rossi che crede di essere ironico»

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«Sorprendenti le dichiarazioni di molti politici, trentini e non, che si affannano ad accusare la Giunta provinciale di aver gestito male la vicenda dell’orso M49. Persino ridicole le dichiarazioni del consigliere Rossi che crede di essere ironico. Ricordiamo tutti che lui ed il suo fido assessore avrebbero risolto il problema con i campanellini, o, peggio, consigliando di sedersi a terra senza paura». – Così in una nota gli autonomisti popolari

«In realtà – aggiungono gli autonomisti popolari – la situazione dell’ orso M49 è da tempo grave e solo l’intervento del Presidente Fugatti ha, ad oggi, evitato guai peggiori. Gli animali problematici e pericolosi per l’ordine pubblico, di qualunque taglia e di qualunque specie, vanno messi in condizione di non nuocere. Ben venga dunque la cattura o l’abbattimento di M49, solidarietà alle guardie forestali e al Presidente Fugatti».

Ricordiamo che all’ex presidente della provincia Ugo Rossi andò anche peggio.

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Infatti nel tentativo di catturare l’orsa Daniza la uccise sollevando un polverone che durò parecchi mesi e che vide protagonista tutto il mondo animalista.  

«Servono misure di contenimento di fronte alla documentata aggressività che mette a rischio la presenza dell’uomo e delle attività di allevamento e coltivazione nelle montagne». E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento alla fuga dell’orso M49 che è riuscito a scappare scavalcando un muro elettrificato dopo essere stato catturato.

«Negli ultimi quattro mesi del 2019 l’orso – sottolinea la Coldiretti – è stato protagonista di 16 tentativi di intrusione in zone abitate e 13 uccisioni di animali da allevamento con rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone. Bisogna comprendere – precisa Prandini – le ansie e le preoccupazioni di chi vive in montagna e si sente indifeso di fronte ai pericoli di un esemplare del quale è stata scientificamente accertata l’aggressività.  Occorre intervenire – continua Prandini – con urgenza per garantire in primo luogo la sicurezza degli agricoltori e delle loro famiglie e non costringerli alla fuga e all’abbandono dei pascoli e della tradizionale attività di alpeggio delle numerose malghe con danni economici ed ambientali incalcolabili. Una esigenza manifestata in modo civile e costruttivo da quasi 1500 allevatori, agricoltori e cittadini che sono scesi a valle venerdì scorso con la Coldiretti a Trento per far conoscere le drammatiche storie di paura e danni».

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