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Trento

Doppio premio al Concorso Internazionale Castello di Duino per la classe 1A della scuola Bresadola di Trento

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Sabato 30 marzo 2019 una rappresentanza della classe 1A della scuola Bresadola, accompagnata dai rispettivi genitori e dal prof. Vittorio Caratozzolo ha partecipato alla cerimonia di premiazione del Concorso Internazionale di Poesia e Teatro “Castello di Duino“, la più importante competizione letteraria  internazionale per giovani autori organizzata in Italia, che la Commissione Nazionale Unesco patrocina dal 2009.

La 1A e il professore hanno vinto il primo premio ex-aequo in due concorsi distinti, entrambi nella sezione “Progetti scuole”.

La giuria del concorso, presieduta dalla prof.ssa Gabriella Valera, ha premiato il progetto denominato «L’OFFICINA DELLA POESIA.

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Poesia e Teatro inclusivi. Laboratorio teorico-pratico», articolato in varie attività, tra cui un’ «Antologia Poetica» costituita da 24 componimenti creati da ogni studente/a della classe.

Nell’ambito del nuovo concorso «Sulle orme di Leonardo: il sogno e la conoscenza», promosso dall’Associazione Poesia e Solidarietà per il 500enario della morte di Leonardo, la giuria ha premiato il progetto  «Conoscere Leonardo da Vinci – Laboratorio teorico-pratico», costituito da 11 differenti attività e prodotti di carattere didattico-pratico, tra cui i laboratori di poesia, indovinelli e drammaturgia; il laboratorio di disegno “leonardeggiante” cui hanno collaborato la prof.ssa Brunella Imparato e il prof. Michele Gammino; il laboratorio di bricolage (costruzione di una gru di Leonardo in formato ridotto); il laboratorio di “traduzione” dall’italiano leonardesco all’italiano contemporaneo; la creazione di cinque giochi didattici concernenti vita e opere di Leonardo.

Nel pomeriggio di sabato, infine, le poesie scritte dalle studentesse Laraib Asif e Julia Anna Rolewska sul tema del concorso (“Sogni”) sono state premiate individualmente nella categoria “giovanissimi”, per la felicità loro e delle loro famiglie, assistenti alla cerimonia.

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Trento

Ski Family in Trentino: in famiglia i bambini sciano gratis. Ecco come funziona

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Ski Family in Trentino è il progetto pensato per le famiglie residenti ed ospiti in Trentino, che prevede l’accesso gratuito per tutti i figli minorenni agli impianti di risalita aderenti al progetto, al costo degli skipass di mamma e papà.

Sono 7 le stazioni sciistiche del Trentino che hanno deciso di aderire: Monte Bondone, Monte Roen – Monte Nock – Predaia, Lavarone, Panarotta, Passo Brocon, Pejo, Pinzolo.

Realtà del territorio che credono particolarmente nello sci a misura di famiglia destinando la proposta anche a chi non risiede in Trentino. In questa direzione si inserisce l’accordo oggi siglato tra la Provincia autonoma di Trento ed i rappresentanti delle stazioni sciistiche coinvolti nel progetto.

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Alla conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa hanno partecipato l’assessore alla famiglia Stefania Segnana, l’assessore allo sport e turismo Roberto Failoni, il dirigente dell’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili Luciano Malfer, il direttore tecnico di Trento funivie Alberto Pedrotti, la responsabile del coordinamento Stazione Sciistica di Funivie Lagorai Eliana Carlin e il presidente di Altipiani Val di Non Ivan Larcher.

“Il nostro grazie – ha detto l’assessore Segnana – va alle stazioni sciistiche che da 10 anni, aderendo al progetto, hanno un’attenzione particolare per le famiglie. Trentino ski family ci consente infatti di offrire ai genitori e ai loro bambini un’opportunità per stare insieme, praticare uno sport e allo stesso tempo scoprire il nostro territorio“.

“I dati ci dicono che sempre meno giovani trentini praticano lo sci – ha aggiunto l’assessore Failoni – questo progetto ha quindi una duplice valenza. Da un lato promuovere lo sport tra le giovani generazioni residenti in Trentino e dall’altro offrire un servizio in più ai tanti turisti che scelgono di sciare nel nostro Trentino.”

Trentino Ski Family racchiude alcuni importanti obiettivi del Piano strategico di legislatura per la natalità, nell’ottica di quel “Sistema Trentino Qualità Famiglia” che sempre più dovrà diventare elemento strategico e qualificante del Trentino.

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Si punta a raggiungere un’attrattività territoriale, ovvero far diventare il territorio attrattivo dal punto di vista turistico anche e perché sa investire nel benessere delle famiglie, sa promuovere offrire proposte vantaggiose alle famiglie residenti e ospiti. Vi è poi un ulteriore aspetto, quello della saturazione del capitale territoriale, ovvero di offrire nuovi servizi alle famiglie senza costi economici per l’ente pubblico, ma semplicemente utilizzando il capitale territoriale esistente, nel nostro caso appunto valorizzando una proposta delle nostre stazioni sciistiche.

Come funziona – Godere di Ski Family in Trentino è semplice per ogni famiglia. Dopo la registrazione on line, ogni famiglia potrà programmare le proprie uscite sulla neve nelle località indicate. Prima di ogni giornata di sci la famiglia, stampando il proprio voucher da presentare alla biglietteria, avrà diritto allo skipass “genitore con figli a seguito” al costo complessivo pari a quello dell’adulto. Lo skipass così emesso dalla biglietteria della stazione invernale consentirà al genitore e ai figli di passare al tornello degli impianti.

Se, ad esempio, un genitore ha due figli al seguito, con il proprio skipass attiverà il tornello per due volte lasciando passare, oltre al genitore, i due figli. Si tratta dunque di una soluzione pensata per la famiglia che scia e utilizza gli impianti sempre insieme. Anche nel caso in cui la stazione fornisca, insieme allo skipass del genitore altri ticket per i figli, questi ultimi dovranno essere utilizzati solo insieme allo skipass del genitore.

Se la stazione prescelta ha più biglietterie, basta rivolgersi alla biglietteria Ski Family in Trentino, consegnare il voucher e richiedere il tipo di skipass desiderato (giornaliero, e anche mattutino, pomeridiano o ad ore a seconda della stazione sciistica prescelta). Il voucher è nominativo e riporterà i dati relativi alla stazione sciistica, alla data della vostra giornata sci, il nome del genitore accompagnatore e il numero dei figli. L’addetto alla biglietteria potrà richiedere un documento d’identità.

Le stazioni sciistiche coinvolte – Sono sette anche quest’anno le stazioni sciistiche trentine che aderiscono a Ski Family in Trentino: Pinzolo, Lavarone, Panarotta, Passo Brocon, Monte Roen – Monte Nock e Predaia, Monte Bondone e Pejo.  La rinnovata adesione è un dato che conferma il valore strategico del progetto e il grande potenziale che possiede all’interno del circuito di crescita economica per il comparto turistico trentino.

Poter provare nuove stazioni è una caratteristica di Ski Family in Trentino. Il sistema di rilascio dei voucher tiene conto delle stazioni già frequentate: ulteriori visite verso una stazione già frequentata sono possibili solo dopo aver effettuato il giro di almeno altre due stazioni. Tutte le stazioni Ski Family in Trentino meritano di essere visitate per provare le diverse dimensioni dello sci e le bellezze dei tanti paesaggi montani trentini.

Le agevolazioni – Al progetto Ski Family in Trentino aderiscono ristoranti e noleggi di attrezzatura invernale, che offrono alle famiglie che presentano lo skipass “Ski Family in Trentino” le seguenti agevolazioni:

– menù Ski Family è composto da un primo, il contorno o il dolce, l’acqua (10 euro)
– noleggio di attrezzature per i bambini (sci, scarponi, casco, bastoncini), fino ad esaurimento della disponibilità (12 euro a giornata a figlio)
– servizi Family Friendly: presso le 7 stazioni sciistiche aderenti la famiglia potrà trovare degli spazi adeguati per: allattamento dei neonati, il cambio dei bambini piccoli, il riscaldamento delle “pappe” e spazio per il gioco.

La proposta per i non residenti in Trentino: Family Audit e Family in Italia – Ski family in Trentino consente inoltre di generare un “co-branding” fra Ski Family e Family Audit, nonché fra Ski Family e Family in Italia; la promozione di questo Distretto tematico si rivolge infatti non solo ai residenti in Trentino – che per ottenere il voucher Ski Family devono prima aver attivato l’EuregioFamilyPass -, ma anche alle famiglie di turisti ospiti in Trentino e alle famiglie di dipendenti di organizzazioni non trentine certificate “Family Audit”.

Quest’anno inoltre vi è una novità importante: la promozione è rivolta per la prima volta anche alle famiglie residenti nei comuni certificati “Family in Italia”.

In questo caso la formula consente gli skipass per un massimo di 3 giorni consecutivi: il primo e/o secondo giorno la persona adulta paga lo skipass al prezzo di listino e tutti i figli minorenni hanno il 50% di sconto; Secondo e/o terzo giorno: la persona adulta paga lo skipass al prezzo di listino e tutti i figli minorenni sciano gratis (formula Ski Family).

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Trento

Firmato accordo per l’avvio del centro NeMO a Villa Rosa

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Presto anche il Trentino avrà un centro all’avanguardia per la cura delle malattie neuromuscolari e neurodegenerative, un punto di riferimento per i malati e le loro famiglie.

È stato infatti sottoscritto ieri all’ospedale Villa Rosa di Pergine Valsugana l’accordo tra Azienda provinciale per i servizi sanitari e Fondazione Serena onlus per l’avvio della sperimentazione del centro NeMO (NeuroMuscular Omnicentre) ad alta specializzazione per la cura di malattie come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), le distrofie muscolari e l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA).

Il programma di sperimentazione per la creazione di un polo sanitario di eccellenza di rilievo nazionale partirà a gennaio 2020 e avrà durata quinquennale.

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Alla firma della convenzione erano presenti il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, l’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, il direttore generale di Apss Paolo Bordon e il presidente del centro clinico NeMo Alberto Fontana.

Il centro clinico NeMO – già presente a Milano, Roma, Messina e Arenzano – si prenderà cura dei 5mila pazienti adulti e pediatrici, provenienti non solo dal Trentino Alto Adige ma anche dalle regioni del nord-est, affetti da SLA, SMA e altre patologie neuromuscolari e neurodegenerative altamente invalidanti e con un grande impatto sociale, caratterizzate spesso da lunghi e complessi percorsi di cura e assistenza.

Grazie al network degli altri centri attivi sul territorio italiano e attraverso l’esperienza di Fondazione Serena NeMO garantirà una presa in carico multidisciplinare per rispondere ai bisogni clinici, assistenziali, psicologici e sociali dei pazienti e delle loro famiglie. Tutto ciò attraverso un percorso di continuità assistenziale condiviso, che parte dalla diagnosi, per arrivare ai trattamenti di cura, fino alla ricerca clinica.

Al centro NeMO di Trento si effettueranno diverse attività, a partire dalla valorizzazione dell’esperienza clinica e riabilitativa presente nell’ospedale Villa Rosa: dalla diagnosi, ai trattamenti terapeutici e riabilitativi attraverso programmi individualizzati di fisioterapia neuromotoria, respiratoria, logopedica per disturbi del linguaggio e della deglutizione, di terapia occupazionale per il recupero e/o mantenimento delle capacità di eseguire attività della vita quotidiana e, ancora, idrochinesiterapia grazie alle piscine presenti in ospedale, fino alla realizzazione di progetti tecnologici individualizzati per lo sviluppo e il mantenimento quanto più a lungo possibile dell’autonomia nel proprio contesto di vita.

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Saranno effettuati ricoveri ordinari, servizi ambulatoriali ad alta specializzazione (per neurologia, pneumologia, medicina fisica riabilitativa e neuropsichiatria infantile) e Day Hospital: il centro sarà dotato di 14 posti letto di degenza ordinaria, 4 posti per Day Hospital e ambulatori specialistici.

L’attivazione di un centro clinico NeMO a Trento avrà un impatto importante sull’assistenza sanitaria trentina: la presenza sul territorio di un punto di riferimento specializzato nella presa in carico della complessità dei bisogni clinico-assistenziali di queste patologie, infatti, porterà nel tempo ad una riduzione della mobilità passiva, andando incontro al bisogno dei pazienti che oggi si trovano costretti ad affrontare viaggi gravosi per poter accedere a strutture sanitarie capaci di prendersi carico in modo efficace della loro patologia.

«Questa firma – ha sottolineato il dg Bordon – è un risultato di eccellenza per tutto il sistema trentino; un’opportunità per mettere insieme le competenze di alto livello dei nostri professionisti con le competenze specialistiche dei centri NeMO. Un insieme di saperi ed esperienze che può fare di Villa Rosa un punto di riferimento nel campo delle patologie neuromuscolari per tutta l’Italia del nord».

Soddisfatto anche il presidente di NeMO Alberto Fontana che ha ringraziato il trentino per aver saputo accogliere, in tempi rapidi, un progetto capace di mettere al centro le persone e i loro bisogni: «questa alleanza permetterà a Villa Rosa di diventare un riferimento per chi soffre di malattie neuromuscolari, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di chi vive l’esperienza della malattia e delle famiglie».

«È un orgoglio per la nostra provincia – ha dichiarato l’assessore Segnana – poter avviare una collaborazione con Fondazione Serena per un progetto cosi ambizioso e innovativo. Questo centro clinico ad alta specializzazione, pensato per migliorare la qualità di vita delle persone affette da patologie particolarmente invalidanti come le malattie neuromuscolari e le distrofie, fornirà un importante supporto clinico, assistenziale e psicologico ai bisogni dei malati e delle loro famiglie. Da parte dell’amministrazione provinciale c’è la massima disponibilità a collaborare e a supportare un centro che potrà diventare un punto di riferimento di eccellenza per i pazienti trentini e anche per quelli fuori provincia e che sarà un’occasione di sviluppo per il territorio dell’Alta Valsugana.”

«Aver portato NeMO a Trento in così poco tempo – ha concluso il presidente Fugatti – è davvero un risultato importante per i pazienti e il nostro territorio. Grazie all’avvio di questo nuovo centro di eccellenza Villa Rosa potrà ambire a risultati ancora maggiori sul fronte riabilitativo, anche in un’ottica di attrazione per i pazienti fuori regione. Il Trentino dimostra, ancora una volta, di essere terreno fertile per progetti innovativi e di ricerca».

 

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Trento

Claudio Cia presenta un emendamento sulle nuove regole ITEA: i componenti del nucleo familiare non possono pagare per i reati altrui

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Nel corso del dibattito riguardante l’art. 15 della legge collegata alla manovra di bilancio provinciale 2020, laddove prevede che se un componente del nucleo familiare viene condannato tutta la famiglia viene mandata via dall’appartamento ITEA, alcuni consiglieri hanno sostenuto che tale fattispecie sarebbe illegittima, in quanto – come stabilito dall’art. 27 della Costituzione – “La responsabilità penale è personale”.

Il consigliere Cia ha espresso fin da subito alcuni dubbi sull’articolo, depositando un emendamento per introdurre il principio di connivenza o complicità della famiglia.

«Per questo sono soddisfatto che la Giunta provinciale abbia aperto alla possibilità di chiarire meglio questa norma, in particolare per garantire di più le posizioni dei famigliari. Il mio emendamento intende intervenire per far sì che i componenti del nucleo familiare non si vedano addossare in maniera automatica – ai fini amministrativi – una responsabilità penale altrui, ma che piuttosto rispondano per i propri atti, quantomeno omissivi. E’ bene ricordare infatti la differenza che esiste tra “responsabilità penale” e “responsabilità ai fini amministrativi”. La Provincia autonoma di Trento, in tutta evidenza, non dispone della competenza in materia penale. Più precisamente, si può sostenere che la PaT, agganciandosi all’esistenza di una responsabilità penale sancita dall’intervento della magistratura, ne fa derivare delle conseguenze sul piano amministrativo con riguardo a soggetti diversi dal reo. Vi è pertanto la necessità giuridica (e morale) che anche la responsabilità di tipo amministrativo trovi un radicamento nella natura delle cose, e non venga ciecamente imputata a soggetti che potrebbero essere del tutto estranei ai fatti da cui la legge fa derivare la revoca sanzionatoria dell’alloggio».

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Secondo Claudio Cia è chiaro a tutti che un nucleo familiare, per fruire di determinati benefici, debba cooperare per garantire che il servizio ottenuto non si ritorca contro la collettività e che non divenga – come nel caso degli alloggi utilizzati a fini illeciti – persino un presupposto per rendere più agevoli le condotte antisociali. Nella vita di tutti i giorni è però possibile che determinati delitti maturino in un ambiente familiare senza che i conviventi possano né prevedere né tanto meno agire in alcuna maniera. E’ altrettanto vero tuttavia che – in non pochi casi – all’interno del nucleo familiare si sviluppano forme di omertà, di collusione, persino di compartecipazione agli illeciti commessi dai propri membri.

«E’ per questa ragione che si deve consentire ai conviventi stessi di fornire una prova liberatoria, – aggiunge Cia – nel senso di dimostrare di non aver agevolato né partecipato – neppure omissivamente – alla realizzazione di condotte antisociali. Ciò permetterebbe di evitare l’irrogazione di ingiuste sanzioni in maniera indiscriminata, ma scongiurerebbe anche l’indifferenza nei confronti dei contesti omertosi di cui sopra. Costituisce un fatto risaputo inoltre, che spesso all’interno degli alloggi forniti dall’edilizia pubblica, e mediamente più che in altri ambienti, a causa della presenza di alcuni nuclei familiari problematici, si vengono a determinare situazioni di grave degrado che vanno a danneggiare gli inquilini che si comportano correttamente, oltre alla collettività nel suo complesso, e che inficiano pesantemente sull’immagine dell’edilizia popolare. E’ pertanto nell’interesse comune, a partire dalla stessa Pubblica amministrazione per giungere poi fino all’intera comunità trentina, agli inquilini e all’istituto ITEA, individuare delle soluzioni concrete, in grado di contenere le criticità che caratterizzano questo settore di welfare e di evitare che l’erogazione di denaro pubblico si traduca in un incentivo all’attività criminale» conclude il consigliere di Agire

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